Urla a bassa voce. La prefazione di don Luigi Ciotti
“Urla a bassa voce, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che – di fatto – ci riguardano. Urla a bassa voce è anche un libro di non facile lettura perché documenta e informa anche su che cosa significa – per il nostro ordinamento – “ergastolo ostativo”. Il termine, di per sé duro e respingente, significa che qualsiasi riduzione di pena decisa dalla legge per chi è in carcere, è negata a chi vive la condizione dell’ergastolo. Per chi è condannato all’ergastolo – detto in altri termini – non ci sono benefici di legge possibili sulla pena. Vale a dire che l’ergastolo è totale, effettivo e senza termine.
Non è “una” facile lettura perché in contesti di reati, di delitti, di difesa sociale e di torti subiti…, non è possibile attivare il pensiero semplice. Le ragioni (sacrosante e legittime) di chi dal delitto è stato ferito nella vita e negli affetti non possono essere negate, così come non può essere dimenticato che ci è chiesto di muoverci nella direzione di una giustizia che sappia riparare, essendo in realtà impossibilita a risarcire davvero, poiché alla perdita di un bene supremo qual è la vita non c’è rimedio possibile.
Impedire alla giustizia di diventare vendetta è la vera sfida a cui siamo chiamati. Impedire che la giustizia “chiuda” chi ha sbagliato nel suo errore (e gli neghi le possibilità del cambiamento) è l’altra faccia della stessa medaglia.(…)
… e con grande tristezza, per quella terra dove avrebbe voluto andare a chiudere i suoi giorni. La terra verso la quale non riesco a non pensare si sia già incamminato. Perché ognuno, so, arriva nell’aldilà che si è costruito. Sia pure questo, solo pensiero di terre di mezzo in attesa di ritornare al niente o al tutto nel quale si è creduto. Non conosco i tempi del procedere quando leggeri del corpo, ma chissà…. forse è già sul limite della valle di pietra e di pietre. Ai piedi delle mura colore di terra e sabbia, ma che al tramonto bruciano come oro rosso. O forse le ha già attraversate, quelle mura, passando per la porta dei Leoni, per riaffacciarsi al suq, a barattare, magari, con gioia sommessa, quel suo primo bastone che lì aveva comprato…
Due anni fa neppure sapevo di che si trattasse. Tutto è cominciato curando, sull’argomento, una puntata di una trasmissione di Radio Uno cui collaboro, “La radio ne parla”. Ho ancora la scaletta: e tra parentesi Nadia Bizzotto, responsabile della Casa di Accoglienza della Comunità Giovanni XXIII di Bevagna, alle porte di Perugia. Nadia… tutto è cominciato con lei, che da anni di questi detenuti si occupa, e con il suo ostinato inviarmi “lettere dal carcere”. Lettere, appelli, comunicati, soprattutto di Carmelo Musumeci, che da tempo cerca di sfondare il muro della nostra indifferenza, scrivendo, scrivendo, scrivendo. Un giorno gli ho scritto io. Parole timide, imbarazzate forse, perché (avete mai provato?) non è facile trovare le parole per chi sai da anni e anni pensi abbia un orizzonte totalmente chiuso. Cosa gli dici? Parole di speranza? ( ridicolo! ) di condivisione? ( ridicolo, io non sto dentro e presumo mai ci sarò) , di consolazione ( e di cosa? saprebbe di pietismo), dell’ultimo film? dell’ultima cena con amici? Bèh, sì, puoi mandare qualche libro e poi discutere di quello… Ma Musumeci questo orizzonte si ostina a non volerlo chiuso per sempre ed era stata sua l’idea di raccogliere interventi di ergastolani nella sua condizione per farne poi un libro. E ha chiesto a me di curarlo, questo libro… ecco tutto è cominciato così. Con un gran timore davanti a una valanga di parole, che all’inizio sembravano incomprensibili… ma poi il libro è nato.
Ripropongo un racconto accolto, con mio grande piacere, fra i Racconti nella Rete per quest’edizione 2012. In attesa della manifestazione, a Lucca, il 13 e il 14 ottobre…
Tornando, e rimanendo ancora in argomento, nello spazio così breve e così profondo fra il dentro e il fuori,… con un invito, giusto giusto per Ferragosto. All’Idroscalo di Milano, per il progetto di recupero ambientale a cura della Casa di reclusione di Milano Bollate. Che il direttore del carcere, Massimo Parisi, annuncia con queste parole, che volentieri accogliamo: