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    Home Blog Pagina 112

    Un invito…

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    Un invito…. ad ascoltare la puntata di “Pagine in frequenza”, che  Alessandro Forlani dedica all’ergastolo, domenica 21 ottobre, alle 9,30, su gr Parlamento. Ospiti, oltre la sottoscritta, Roberto di Giovanpaolo presidente del Forum Nazionale sulla Salute in Carcere, Franco Corleone, che è stato parlamentare e sottosegretario alla Giustizia, autore fra l’altro, insieme ad Andrea Pugiotto de “Il delitto della pena”, delle edizioni Ediesse, e Carla Lunghi, autrice, per Franco Angeli, di “Creative evasioni” . Nel corso della trasmissione, letture di Valentina Montanari, dal libro “Urla a bassa voce. Dal buio del 41 bis e finepenamai”. Buon ascolto.. la trasmissione è anche scaricabile dal sito del programma: “Pagine in frequenza”.

     

    Cosa desidero, a parte la libertà…

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    E si sta affollando, quest’altra riva, di voci dal carcere e dintorni… non si placano… e ancora gli diamo dunque spazio… rispondendo alle domande di Toni Castellano, del Gruppo Abele, ad esempio…

    L’ergastolo ostativo nega nella sua natura il concetto di rieducazione dell’individuo condannato, contraddicendo l’art. 27  della Costituzione italiana. Come si spiega l’esistenza di questa pena nel nostro Paese?

    L’ergastolo ostativo nasce da un meccanismo prodotto dall’inasprimento delle pene introdotte per combattere la mafia all’inizio degli anni ’90.  Norme particolarmente restrittive per chi compia reati legati ad associazioni di stampo mafioso. Norma chiave, il 4 bis, che impedisce la concessione di pressoché tutti i benefici previsti dalla legge, per chi è detenuto per reati di associazione mafiosa, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. A meno che non si scelga di essere “collaboratore di giustizia”. Credo che intanto bisogna avere presente il momento storico nel quale questa normativa è nata, sull’onda dell’emozione causata dalle stragi nelle quali sono morti il giudice Falcone, Francesca Morvillo, gli agenti della scorta, e poi il giudice Borsellino e i suoi agenti. Un momento “d’emergenza”, in cui si decise di rafforzare le misure da prendere per combattere  le grandi organizzazioni criminali. E se queste misure, giuste o non giuste le si consideri, sono rimaste inalterate a distanza di venti anni da quei giorni, credo sia perché il nostro paese rimane “assediato” dalle organizzazioni criminali, una battaglia ancor più difficile da combattere, se gli intrecci di mafia-politica-economia sembrano rafforzarsi, anziché scemare, negli anni. Insomma, lo Stato, pur vincendo battaglie, la sua guerra contro la mafia non l’ha ancora vinta, a differenza di quanto è accaduto invece con il terrorismo. E credo proprio perché ben più radicate nel tessuto sociale sono le organizzazioni di stampo mafioso, non ci si è accontentati della “dissociazione” per dimostrare il proprio distacco dall’organizzazione di appartenenza, ma si è chiesto un atto più radicale: collaborare.(…)

    Pensiero d’autunno

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    Affidato questa volta ai versi di un poeta… Rainer Maria Rilke… da un libricino che un’amica giusto ieri ha regalato… dunque, Giorno d’autunno

    “Signore: è tempo. Grande era l’arsura. /Deponi l’ombra sulle meridiane,  / libera il vento sopra la pianura. /// Fà che sia colmo ancora il frutto estremo; concedi ancora un giorno di tepore, / che il frutto giunga a maturare, e spremi / nel grave vino l’ultimo sapore. /// Chi non ha casa adesso non l’avrà. / Chi è solo a lungo solo dovrà stare, / leggere nelle veglie, e lunghi fogli / scrivere, e incerto sulle vie tornare / dove nell’aria fluttuano le foglie. ”

    Anche la copertina del libricino ha il colore dell’autunno, l’autunno schizzato dell’arancio caldo dei frutti del loto…  E ben venga allora, questo autunno, a soffondere le luci, a preparare al tepore dell’inverno… prima che arrivi aprile, a risvegliare, come diceva altro poeta, le sopite radici... crudele, come sempre…

    Ancora, una lettera dal buio

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    Come può l’uomo pensare di appropriarsi della terra?

    Deve prendere coscienza che è solo un passeggero di transito, alimentato da un fragile alito di vita. La risorsa sociale dell’uomo che vive la condizione dell’ergastolo “ostativo”, è rappresentata dalle testimonianze, vere, sincere; non è il comodo pentimento del Caino di turno che divora Abele. Per avere dei privilegi da una giustizia bugiarda. Dobbiamo ricordarci che siamo uomini e sappiamo che non si vive di solo pane, ma anche di testimonianze di vita. Io sono stato represso per trenta anni nelle carceri speciali, mi è stato impedito di avere un’istruzione, sono stato costretto ad abbrutirmi ogni giorno di più con la repressione sadica del potere sbagliato dei governanti di turno. All’uomo che vive nella nostra società senza conoscere il proprio razzismo e si crede migliore di qualsiasi uomo, in qualsiasi luogo si trovi, gli dico che non ha capito nulla della vita, che si è chiuso dentro la sua bollicina fragilissima di sapone. E non vuole conoscere il mondo che lo circonda. Per avere una collaborazione coi propri simili bisogna iniziare a non cancellare la luce dalle menti delle persone.

    È una vita che aspetto persone capaci, che sappiano farmi vedere la luce che c’è oltre il buio.

    Giovanni Farina

    da “Urla a bassa voce”. Non  per autocitazione.. è che da quando conosco queste storie non riesco, ogni giorno, a non pensarci…

    Un invito, su Roma

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    Un sorriso fra le sbarre…

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    Avrebbe voluto esserci, avrebbe dovuto esserci, all’incontro su “Carcere e democrazia”, ieri 2 ottobre, a Roma, nella luce soffusa di un luogo del Senato. Ma Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo ora nel carcere di Padova, non c’era, e più di una volta è stato citato. E’ arrivata invece una sua lettera. Lettere dal carcere… Ascoltate..

    “Avrei voluto esserci, ma la Magistratura di Sorveglianza mi ha detto ancora di no. Ci sarò però lo stesso se mi date un po’ della vostra voce e luce per far sapere che molti uomini ombra (gli ergastolani ostativi come li chiamo io) non sono più le persone di venti anni fa. E la Società non potrà mai sapere chi siamo oggi se continua a tenerci murati vivi per il resto dei nostri giorni, senza un fine pena e senza nessuna speranza. Credo che voi oggi stiate facendo la storia dell’abolizione della “Pena di Morte Viva” (come chiamo io l’ergastolo ostativo in Italia). E probabilmente la maggioranza politica e quella del Paese è contraria all’abolizione dell’ergastolo, ma la storia è piena di maggioranze che sbagliano. Essere in molti non significa di per sé che si abbia ragione. Per questo il mio cuore vi dice grazie di avere il coraggio oggi di parlare di abolizione dell’ergastolo. Non c’è quasi nessuno che dà speranza agli uomini ombra, il mio cuore vi dice grazie di provarci voi. E adesso non mi resta che  lanciarvi un sorriso fra le sbarre, a tutti a tutti voi, e in particolare ad Agnese Moro, che con il suo libro su suo padre mi ha fatto sentire più colpevole di tutti i reati che ho commesso e anche per quelli che non ho fatto, a Giuseppe Ferraro perché è riuscito a voler bene a un cattivo e colpevole per sempre e a Francesco Ferrante per avere avuto il cuore e il coraggio d’invitarmi in questo Convegno.

    Buona vita a tutti. E che l’amore sia sempre con voi.

    Carmelo, Carcere di Padova, ottobre 2012

    Stragi…

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    Per la cronaca. Due giorni fa un detenuto si è suicidato nel carcere di Biella. 51 anni. Si è impiccato con i lacci delle scarpe. Per la cronaca: è il centodiciottesimo morto nelle carceri italiane per questo 2012. Il quarantunesimo per suicidio. La strage di Stato continua…

    suoni… 2

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    Un saluto a settembre… con voci che ancora arrivano dal vicolo… ancora un parlare di terra di fado accompagnato da brevi accenni di chitarra… che questa volta però si fermano… e diventano concitato discorrere con qualcuno… dall’altra parte di un telefono… dall’altra parte del mare, sembra… rimasto ad aspettare sull’altra riva… e  lui, il ragazzo ( che ora, è mattina, lo posso nella luce grigia sbirciare ) magro e aspro e dolce come la sua voce, presto se ne va… lasciando il vicolo muto. Peccato. M’ero messa, paziente, in attesa. Di un nuovo canto… Buon fine settembre a tutti!

    Fermoimmagine

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    “Vedete questa foto? L’ho fatta fuori al campo di calcio e non in una cella, ma per la prima volta non vedo me stesso, vedo un’altra persona, guardo questa mia foto e mi domando chi è costui? Mi sembra uno sconosciuto, quando l’ho vista per la prima volta gli stavo dicendo che hanno sbagliato, che non è la mia foto. La guardo ancora dopo mesi e non mi riconosco, non so se sono io, forse il fotografo ha fotografato un carcerato che sono io, ma che non sono più io, io sono quello di Sulmona con il camice bianco che dipingeva in una stanza e non questo in un campo da calcio dentro a un carcere. Questo assomiglia a un avanzo di galera, e non a me che non mi sento tale. E’ come vedere una persona sconosciuta, una persona che ti sconvolge solo a guardarlo, ho paura che chi mi vede in questa foto ha la stessa paura che ho io, è come vedere una foto del vecchio west quando mettevano la foto con la taglia di un ricercato, per questo mi sconvolge”. Giuseppe Reitano

    da: “Urla a bassa voce. Dal buio del 41bis e finepenamai”

     

    Un racconto…

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    ” Tutto è iniziato in un giorno di marzo, mentre tornavamo insieme alla scuola. Di solito era nonno Ignazio a venirmi a prendere e ad accompagnarmi a casa. Ma quel giorno, forse perché pioveva e c’erano molti ombrelli aperti e tanto traffico, nonno non ricordava più la strada giusta per ritornare…” poi dimenticherà tante altre cose, nonno Ignazio… come racconta il suo nipotino ne “La maglia del nonno”, di Gabriella Genisi, che ricordiamo per La circonferenza delle arance (2010) e Giallo ciliegia (2011), le inchieste della commissaria Lolì che hanno ispirato le serie televisiva per la Rai.. e tanti altri libri ancora… Ma questo è il suo primo racconto per bambini, il secondo in cui parla di Alzheimer… Ispirato, ci dice, alla storia vera di un noto giornalista sportivo morto qualche anno fa. E quando ne ha ascoltato la storia dai suoi nipoti, ricorda, si è intenerita, e ha deciso di raccontarla, e intenerisce ancora anche la sua voce, mentre ne parla. “La maglia del nonno” è un racconto  dolcissimo e delicatissimo per parlare di Alzheimer, anche per introdurre i bambini a questa malattia, purtroppo sempre più frequente nei loro nonni…  Un linguaggio fresco, anche divertente a tratti, e non è facile cogliere il punto di vista, il linguaggio del bambino… (…)