More
    Home Blog Pagina 34

    L’ominide contemporaneo…

    0

    La strage degli animali, a nostro uso e consumo… La riflessione di Vittorio da Rios, chiama in causa innanzitutto le donne…   

    “Forse noi non abbiamo ancora molta consapevolezza di cosa sia in realtà l’ominide contemporaneo. Cioè cosa noi siamo ancora in questo inizio di terzo millennio. Un agglomerato di molecole e neuroni ancora in fase di lavorazione per produrre, così si spera, l’ominide adulto finalmente. Poiché quello attuale è ancora nella fascia infantile, pre- sapiens. Questo è bene averlo sempre presente onde evitare di darci eccessive considerazioni immeritate. Basti pensare che ancora si invoca Dio in ogni dove e luogo e lo si recita pregando per chiedere aiuto e perdono, a garantirci il “paradiso eterno a morte avvenuta”.

    Da animali a dei….

    0

    A proposito del nostro rapporto con gli animali… Paolo Rausa ci parla di come nel tempo si è in/evoluto… Ascoltate:

     “L’uomo e l’animale: un rapporto che si è in/evoluto fino alla condizione attuale. Il mondo animale, e, non solo, anche quello vegetale sono stati assoggettati nel modo più drammatico che si potesse immaginare. E’ vero che siamo passati da un periodo in cui l’uomo ne aveva paura. Gli animali erano prede e voraci competitori, poi è sopraggiunto il fuoco, le armi e soprattutto l’organizzazione sociale. I rapporti si sono rovesciati. L’uomo cacciatore stabiliva un rapporto di bisogno con l’animale, che era in qualche modo sacro. Rappresentava un equilibrio, era il dio, il totem. Quando si abbatteva, si indossava la sua pelliccia per coprirsi, ma anche per ingannare gli spiriti che sarebbero intervenuti per vendicarlo. Questo rispetto si aveva anche nei riguardi di un albero patriarca. Il suo abbattimento

    L’eterna Treblinka degli animali…

    0

    Difficile allontanare dalla mente le immagini dello sterminio dei visoni di Danimarca, uccisi per via di una versione mutata del coronavirus trovata in alcuni di loro. 17 milioni di bestioline da allevamento per pellicce. Uccisi, quelli malati insieme a tutti quelli sani. Per eradicare il virus mutato…
    17 milioni. Numero enorme.
    Leggo che in Danimarca la parola dell’anno è “Samfudssind”, che significherebbe “solidarietà pronta al sacrificio in nome degli altri e dell’interesse generale”. Solidarietà, si immagina degli allevatori, che sacrificano il proprio interesse privato in nome di quello generale. E le loro preziose pellicce da mercato andate in fumo…
    Un pensiero, dal punto di vista degli animali, a proposito di questa “solidarietà pronta al sacrificio” di cui fanno le spese i loro corpi straziati, dopo la tremenda vita prigioniera di “animale da pelliccia”, che se appena appena ne conoscete le condizioni…

    Scavando nella Storia…

    0

    Scavando nella Storia… e un grazie e Paolo Rausa, che scrive:

    “E’ incredibile come, scavando nella storia, si riesca a far emergere tanti personaggi speciali, eppure normali. Come Francisco. Che è problematico, neurodiverso, dotato però di una forza interiore in/decifrabile. Come i pazzi presso gli indiani d’America, a cui il dio delle praterie, il totem, insuffla lo spirito divino e li rende eccezionali, a loro modo. ‘Da vicino nessuno è normale’, recita lo slogan di Olinda che organizza attività culturali e teatrali, nell’ex Ospedale Psichiatrico ‘Paolo Pini’ di Milano, una rassegna dove ognuno porta la propria diversità. Francisco ci insegna che la presunta minorità in realtà nasconde una ricchezza che si esprime in modalità diverse ma sempre significative.

    Francisco, il “matto buono” dei frati, nella Spagna di Cervantes

    0

    La Storia, le storie…
    “Siamo tutti protagonisti del Racconto Universale, ognuno con quello che può dare…” mi scrive accompagnando il dono del suo ultimo libro Gabriella La Rovere, medico, scrittrice, che ora restituisce alla Storia una storia ricca di tenerezza e compassione (compassione, che non è pietà, ma quel sentimento che è slancio dell’anima di chi sa percepire la sofferenza altrui e in qualche modo vuole sollevarla…)

    La Storia di Francisco, “il matto buono dei frati” recita il titolo del libro (edizioni Augh!), che ci porta nella Spagna della seconda metà del Cinquecento. Francisco che, nato a Villapalacios e vissuto ad Alcalà di Henares, la terra di Cervantes, alla sua morte viene proclamato venerabile e giusto il 16 di questo mese in Spagna viene festeggiato. Il primo venerabile della storia con una probabile neurodiversità, suggerisce Gabriella La Rovere.
    E chi poteva raccontarlo meglio di lei che è medico, che, come dice sempre, è ‘forse l’unico medico italiano con un solo paziente’, sua figlia, Benedetta, che soffre di una malattia rara ed è affetta da autismo, e che da sempre indaga il mondo complesso, doloroso, ma anche ricco di stupefacenti sorprese che è l’universo dell’autismo, la sua folla di persone che “… non dicono cose fuori dal mondo e probabilmente vedono quello che noi ancora non riusciamo a vedere. Magari siamo solo troppo presi per vederle ma dobbiamo avere l’umiltà di non sentirci superiori”.
    Francisco, dunque, il frate probabilmente autistico…

    i sogni, la realtà, gli intrusi…

    0
    EPSON MFP image

    Una riflessone di Paolo Rausa ( che molto ringrazio), a proposito di sogni, di realtà, di virus, di Pasolini… leggete…

    “I sogni sono una proiezione della realtà? E oltre? Specialmente quelli di primo mattino quando si è accumulato tanto tempo a letto e il nostro pensiero è potuto andare avanti e indietro, volteggiando sulle nostre città, sui fiumi, i laghi, i mari, e poi più da vicino, sulle nostre vite di formiche che si affannano per portare a casa il chicco di grano buono per il prossimo inverno… Ma quest’anno c’è un intruso, un virus come tanti che abitano il nostro pianeta e che abbiamo assunto nel nostro organismo. Questo però è restio, combatte, sino alla fine, senza arrendersi. A volte viene sconfitto, ma lui non arretra.

    Sogno d’una notte di mezz’autunno…

    0
    EPSON MFP image

    Tutto è iniziato da un disegno che mi ha mandato mio nipote Leonardo (in arte Inkmo) che, sempre col suo zainetto zeppo di fogli e matite colorate, produce più immagini che parole… Eccolo: un maialino con le ali, cappelletto conico della festa e una bacchetta di quelle suppongo magiche, per via della stellina… E stavo giusto pensando che sembrava quasi animato, quel maialino, che… accidenti!, con un colpo d’ali salta fuori dal foglio, mi si mette a volteggiare intorno, l’occhio un po’ spiritato e, con un traballante tentativo di sorriso, mi chiede in una supplica: “Posso passare qui la notte? Per favore… ho paura…”
    Capite bene che la cosa mi ha un po’ inquietata, sono rimasta senza parole…
    “Solo il tempo di questa notte, ti prego…” ha insistito. “Tutto questo vuoto… mi spaventa quasi più della folla di mostriciattoli in carne e ossa che l’anno scorso, di questa notte, si aggiravano per le strade”.
    Certo che detto da lui…
    E già, la notte dei morti. La notte degli spiriti che, ignorando le leggi del tempo e dello spazio, tornano sulla terra. Un po’ per nostalgia, un po’ per consolarci, per dirci che in fondo non ci hanno dimenticati del tutto. Un po’, diciamo la verità, per rincuorare se stessi, per ricordare, magari fossero assaliti da insane nostalgie, che quello che hanno lasciato sulla terra non è certo meglio del mondo della loro eternità…

    Sul tassì, al tempo del coronavirus. Storielle (vere) per provare a sorridere un po’… nonostante tutto…

    0

    Va beh, questa volta, derogando ai suoi principi Gatto Randagio ha preso un taxi… Che volete, la fretta, il bus che non passava… Ma alla fine devo dire che ne è valsa la pena. Anche perché il caso ha voluto che appena montato sul tassì…

    “Ehi! Da quanto tempo…” l’autista l’ha salutato con occhi sorridenti e … “Mario! Ma sei proprio tu?!”. Il Randagio l’ha riconosciuto subito, nonostante la mascherina e gli occhiali da sole, dall’inconfondibile timbro della voce. Mario Pontillo, il tassista. Sì, proprio lui… quello che una decina d’anni fa l’aveva aiutato, al Gatto, a raccogliere opinioni sull’ergastolo. E aveva intervistato i suoi clienti. Il Randagio ancora gliene è grato.
    E così, chiacchierando del più e del meno, ovviamente si è presto finiti col parlare di questo benedetto covid, e potete immaginare quante ne possano capitare a un tassista girando per di qua e per di là. Racconti da covid da strada… Io ve li propongo come Mario li ha raccontati al Gatto, e come il Randagio li ha riportati a me…

    “Dunque, senti questa. A luglio, in piazza Venezia, circa le 11. Mi ferma una donna…

    Crimini di guerra, crimini di sistema…

    0

    Crimini di guerra, crimini di sistema. Vittorio da Rios, che ancora ringrazio. I suoi ricordi, i suoi interrogativi, la sua conoscenza… :
    ” Mai potrò dimenticare gli occhi di mia madre, lo sguardo doloroso e triste, e al contempo sempre permeato di quella serena e composta accettazione con grande dignità della sua appartenenza alla civiltà e sapienza contadina. di cosa aveva visto e provato da bambina e poi da adulta: la tragedia della guerra. Ma in fondo ci siamo mai chiesti come è potuto accadere che lo scorrere della storia dell’umanità si sia macchiata di tali crimini, e come si possa ancora continuare a investire somme spaventose in armi e si continui a assassinare e uccidere l’altro definendo questi sistemi democrazie? Come sono state utilizzate le scoperte scientifiche che trovano i massimi ingegni in Galileo e Leonardo menti eccelse al servizio dei processi evolutivi del genere umano se non anche ai fini della distruzione genocidaria dell’altro?

    Sono morto come un vietcong Leucemie di guerra

    0

    Non so in quanti questa settimana, in tutto il nostro agitarsi per la nuova ondata d’epidemia, abbiamo dedicato anche solo un pensiero distratto alla morte di Marco Diana. L’ex maresciallo sardo che dopo aver combattuto in Somalia e in Kosovo, ha dovuto combattere la sua guerra personale contro una terribile malattia, ma soprattutto contro chi negava che il suo male derivasse dall’uranio impoverito. Una sigla che sa di morte, U238, la materia di cui sono fatti proiettili capaci di penetrare i thank dei teatri di guerra… e sono 400 i militari italiani morti e 7500 quelli malati per le conseguenze del loro uso… almeno questo il dato ufficiale dichiarato dal ministro della salute del governo Conte 1 …

    “E sui poligoni dove si sperimentano armi all’uranio impoverito? Nemmeno una parola per quei morti di leucemia, di linfoma, per quei bambini malformati, per i pastori uccisi in pochi mesi da patologie fulminanti, nella loro terra espropriata, ferita, militarizzata, senza neanche sapere perché”. E’ la denuncia di Marina Rachel Veca, dell’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito. Denuncia che trovo nella postfazione al libro che ho appena terminato di leggere. “Sono morto come un vietcong” di Giulia Spada, edito da ‘Sensibili alle foglie’. Sottotitolo, Leucemie di guerra. E la guerra è quella non dichiarata, e ignorata, che si combatte sul suolo sardo, che ospita il 60 per cento delle aree destinate al demanio militare italiano…