More
    Home Blog Pagina 34

    Un “abbaglio letterario”…

    0

    Per raggiungere la felicità possibile. Ascoltate le parole di Paolo Rausa, a proposito di Dante, della libertà, della felicità….

    “Mi fa sorridere questo ruolo di Dante, Francesca, come appiglio alla vita… Non l’avevo mai considerato. Ma è bello scoprire i passi che sotto la sua guida ha compiuto Alfredo, redivivo. Eppure è così. Alfredo ha imparato a sue spese a varcare il limite della quotidianità, della consuetudine, del torpore mentale e culturale. Per un caso ha subito un abbaglio… letterario. Causa un verso della Commedia del buon padre Dante, che non era nuovo a esperienze di ogni tipo.

    Dante, dal carcere alle scuole, un assordante richiamo alla vita…

    0

    Ancora una volta riflettendo… che le persone che ho incontrato in carcere, con le loro vicende, i loro racconti, i loro percorsi per quanto dolorosi e drammatici, hanno aperto per me le porte su mondi che forse altrimenti mai avrei incontrato. Ogni volta imparando e stupendomi. Come è accaduto questa settimana…

    Ricordate Alfredo Sole? Era al 41bis e una notte più cupa delle altre sembrava proprio deciso a farla finita, quando lo sguardo è caduto su un testo della Divina Commedia che fino ad allora solo distrattamente aveva sfogliato. Lo riapre… “Nel mezzo del cammin di nostra vita”… e va avanti a
    leggere fino all’alba, e con la luce fuggono i pensieri di morte e ritorna il desiderio di vita. Di vita e di bellezza… (ne abbiamo parlato https://www.remocontro.it/2015/08/09/gatto-randagio-commedia-vita-dante-stagioni/)
    Ebbene questa storia, cammina cammina, è arrivata nelle mani di Stefania Meniconi, docente di Italiano e Latino, che su Dante stava elaborando un suo bel progetto. E che poi, ben sapendo quanto i giovani sempre sappiano emozionarsi quando leggono i versi del Sommo poeta, la storia di Alfredo l’ha voluta raccontare anche ai suoi studenti, i ragazzi della V^ CS del liceo scientifico Marconi di Foligno…
    Con loro già durante lo scorso anno scolastico era iniziata una riflessione sulla libertà. A partire da Beccaria. I delitti e le pene… la pena di morte… se, per chi subisce la condanna, è meglio esserci e continuare a vivere o non esserci più e non dover più vivere una vita mutilata dalla libertà…
    “Una scelta che nasce quasi spontaneamente dal testo di Beccaria, poi non lo sapevamo ancora, ma è diventata molto urgente durante il confinamento che ci ha colto di sorpresa subito dopo”.
    E quando all’inizio di quest’anno è stato ripreso il discorso…

    Voci di dentro

    0

    Voci di dentro… che in questo numero ha accolto anche un racconto di Mario Trudu, Oceani di libertà, da “la mia Iliade” edito da Strade bianche di Stampa Alternativa…

    Covid in carcere, quasi una sentenza capitale

    0

    La vendetta persiste anche nell’esercizio della giustizia… Ascoltando sulla terza rete tv una bella puntata di “Lezioni”, dove con il filosofo Umberto Curi si è parlato delle derive oscure della giustizia, del fondo di vendetta che comunque sempre rimane…
    E come non pensare ancora a quel serpeggiare silente di vendetta, sapendo di quel che accade dentro le carceri di questi tempi di pandemia, cercando di capire, ancora una volta, le ragioni di tanto spregio, che diversamente non saprei come definire … Se ne parla poco, pochissimo, in giornali e tv, eppure la notizia dovrebbe far sobbalzare: quasi ottocento i detenuti positivi, e sono già circa mille i positivi fra gli operatori che lavorano nelle carceri. In quasi la metà degli istituti di pena si è verificato almeno un contagio. E, udite udite, questa insidiosa bestiolina che è il covid-19 è penetrato persino nelle blindatissime sezioni del 41bis, a dispetto di chi le ha in qualche modo definite “a prova di virus”.

    Il diritto alla salute è di tutti, nessuno escluso

    0

    Nelle carceri sta accadendo quello che è accaduto in primavera nelle RSA. IMporta a qualcuno? L’appello lanciato dall’associazione Yairaiha…

    Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
    Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
    Al Ministro della Sanità Roberto Speranza
    Al capo del DAP Bernardo Petralia
    Al Garante Nazionale Mauro Palma
    Ai Parlamentari della Repubblica
    Ai Senatori della Repubblica
    Al Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli

    Il diritto alla salute è di tutti, nessuno escluso.

    Fin dall’inizio della pandemia avevamo già rivolto alle SS. VV. un appello affinché venissero adottati provvedimenti straordinari per la popolazione detenuta che la mettesse al riparo dal rischio contagio e diffusione del virus, consapevoli sia dei limiti della sanità penitenziaria già in condizioni di normalità sia del sovraffollamento cronico che impedisce, di fatto, il distanziamento sociale che la trasmissibilità del Covid 19 impone quale misura primaria di prevenzione.
    Nell’appello facevamo riferimento soprattutto a quella parte di popolazione detenuta maggiormente vulnerabile se esposta a contatti con soggetti contagiati: anziani e ammalati; d’altra parte, le linee guida elaborate dall’OMS e dal Centro di prevenzione e controllo delle malattie europeo, e le raccomandazioni del CPT sulla gestione dell’emergenza Covid per le persone detenute e internate sono chiarissime e sottolineano la preminenza del diritto alla salute di ognuno senza distinzioni di sorta.
    Preminenza sancita dalla nostra Costituzione all’art. 32 che, ricordiamo, è l’unico diritto qualificato quale fondamentale, e finanche dal Codice Penale del 1930 agli articoli 146 e 147 che determinano la recessione della potestà punitiva dello Stato a fronte del diritto alla salute, ed è azione obbligatoria nei casi individuati ai sensi dell’art. 146.
    Sottolineiamo che lo Stato italiano è obbligato ad attenersi alle raccomandazioni elaborate dagli organismi internazionali ai sensi dell’art. 117 della Costituzione. Alle indicazioni fornite dagli esperti della realtà penitenziaria

    L’ominide contemporaneo…

    0

    La strage degli animali, a nostro uso e consumo… La riflessione di Vittorio da Rios, chiama in causa innanzitutto le donne…   

    “Forse noi non abbiamo ancora molta consapevolezza di cosa sia in realtà l’ominide contemporaneo. Cioè cosa noi siamo ancora in questo inizio di terzo millennio. Un agglomerato di molecole e neuroni ancora in fase di lavorazione per produrre, così si spera, l’ominide adulto finalmente. Poiché quello attuale è ancora nella fascia infantile, pre- sapiens. Questo è bene averlo sempre presente onde evitare di darci eccessive considerazioni immeritate. Basti pensare che ancora si invoca Dio in ogni dove e luogo e lo si recita pregando per chiedere aiuto e perdono, a garantirci il “paradiso eterno a morte avvenuta”.

    Da animali a dei….

    0

    A proposito del nostro rapporto con gli animali… Paolo Rausa ci parla di come nel tempo si è in/evoluto… Ascoltate:

     “L’uomo e l’animale: un rapporto che si è in/evoluto fino alla condizione attuale. Il mondo animale, e, non solo, anche quello vegetale sono stati assoggettati nel modo più drammatico che si potesse immaginare. E’ vero che siamo passati da un periodo in cui l’uomo ne aveva paura. Gli animali erano prede e voraci competitori, poi è sopraggiunto il fuoco, le armi e soprattutto l’organizzazione sociale. I rapporti si sono rovesciati. L’uomo cacciatore stabiliva un rapporto di bisogno con l’animale, che era in qualche modo sacro. Rappresentava un equilibrio, era il dio, il totem. Quando si abbatteva, si indossava la sua pelliccia per coprirsi, ma anche per ingannare gli spiriti che sarebbero intervenuti per vendicarlo. Questo rispetto si aveva anche nei riguardi di un albero patriarca. Il suo abbattimento

    L’eterna Treblinka degli animali…

    0

    Difficile allontanare dalla mente le immagini dello sterminio dei visoni di Danimarca, uccisi per via di una versione mutata del coronavirus trovata in alcuni di loro. 17 milioni di bestioline da allevamento per pellicce. Uccisi, quelli malati insieme a tutti quelli sani. Per eradicare il virus mutato…
    17 milioni. Numero enorme.
    Leggo che in Danimarca la parola dell’anno è “Samfudssind”, che significherebbe “solidarietà pronta al sacrificio in nome degli altri e dell’interesse generale”. Solidarietà, si immagina degli allevatori, che sacrificano il proprio interesse privato in nome di quello generale. E le loro preziose pellicce da mercato andate in fumo…
    Un pensiero, dal punto di vista degli animali, a proposito di questa “solidarietà pronta al sacrificio” di cui fanno le spese i loro corpi straziati, dopo la tremenda vita prigioniera di “animale da pelliccia”, che se appena appena ne conoscete le condizioni…

    Scavando nella Storia…

    0

    Scavando nella Storia… e un grazie e Paolo Rausa, che scrive:

    “E’ incredibile come, scavando nella storia, si riesca a far emergere tanti personaggi speciali, eppure normali. Come Francisco. Che è problematico, neurodiverso, dotato però di una forza interiore in/decifrabile. Come i pazzi presso gli indiani d’America, a cui il dio delle praterie, il totem, insuffla lo spirito divino e li rende eccezionali, a loro modo. ‘Da vicino nessuno è normale’, recita lo slogan di Olinda che organizza attività culturali e teatrali, nell’ex Ospedale Psichiatrico ‘Paolo Pini’ di Milano, una rassegna dove ognuno porta la propria diversità. Francisco ci insegna che la presunta minorità in realtà nasconde una ricchezza che si esprime in modalità diverse ma sempre significative.

    Francisco, il “matto buono” dei frati, nella Spagna di Cervantes

    0

    La Storia, le storie…
    “Siamo tutti protagonisti del Racconto Universale, ognuno con quello che può dare…” mi scrive accompagnando il dono del suo ultimo libro Gabriella La Rovere, medico, scrittrice, che ora restituisce alla Storia una storia ricca di tenerezza e compassione (compassione, che non è pietà, ma quel sentimento che è slancio dell’anima di chi sa percepire la sofferenza altrui e in qualche modo vuole sollevarla…)

    La Storia di Francisco, “il matto buono dei frati” recita il titolo del libro (edizioni Augh!), che ci porta nella Spagna della seconda metà del Cinquecento. Francisco che, nato a Villapalacios e vissuto ad Alcalà di Henares, la terra di Cervantes, alla sua morte viene proclamato venerabile e giusto il 16 di questo mese in Spagna viene festeggiato. Il primo venerabile della storia con una probabile neurodiversità, suggerisce Gabriella La Rovere.
    E chi poteva raccontarlo meglio di lei che è medico, che, come dice sempre, è ‘forse l’unico medico italiano con un solo paziente’, sua figlia, Benedetta, che soffre di una malattia rara ed è affetta da autismo, e che da sempre indaga il mondo complesso, doloroso, ma anche ricco di stupefacenti sorprese che è l’universo dell’autismo, la sua folla di persone che “… non dicono cose fuori dal mondo e probabilmente vedono quello che noi ancora non riusciamo a vedere. Magari siamo solo troppo presi per vederle ma dobbiamo avere l’umiltà di non sentirci superiori”.
    Francisco, dunque, il frate probabilmente autistico…