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    L’epopea di una pena. L’Asinara fra diritto e poesia

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    “Rientrato all’Asinara, mi misero a lavorare nell’orto di ‘Soffia’, che fiancheggiava l’agglomerato di case nell’abitato di Trabuccato, ed essendo solo, immerso nella mia solitudine, come sempre mi estraniavo vagando con la mente, sempre in cerca di qualcosa di irreale che mi facesse volare sulle ali della mia desiderata libertà. Un sera mentre me ne stavo sdraiato sotto un albero a occhi chiusi, mi ritrovai davanti al Tempio di Febo (Apollo), a poca distanza dalle mura di Troia. Lì Ettore…

    Ed eravamo tutti lì pronti a sbarcare sull’isola dove “La mia Iliade” è nata (ve ne ho parlato https://www.remocontro.it/2020/06/28/liliade-di-mario-trudu-fra-eroi-e-battaglie-una-vita-che-non-conosce-resa/ ), ma non poteva che essere di pianto il cielo… a quasi un anno dalla morte, cattiva e ingiusta, di Mario Trudu, che l’Iliade conosceva a memoria e che, nel suo racconto, diventa anche l’epopea della sua pena…

    Ho sceso, dandoti il braccio, un milione di scale…

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    Certo, a ridosso della festa del nonno, quante belle parole abbiamo già visto profuse a piene mani a proposito delle persone più anziane: sostegno e welfare delle nostre famiglie… scrigno della memoria… Questi nostri vecchi che pure spesso affidiamo ai gesti estranei delle case di riposo, fingendo di non sapere di consegnarli a una sorta di pre-morte, come arrugginiti arnesi che non servono più (e dove hanno pure avuto modo di dare il più alto tributo di vite al demonio virale dei nostri tempi…).
    Ma, d’accordo con il Randagio, abbiamo pensato di regalare un pensiero, anzi due, a un aspetto della vita che noi sembriamo non voler più riconoscere loro: l’amore. L’amore di coppia, intendo, che sempre scalda l’anima, e non è, come a volte con distrazione un po’ arrogante si pensa, prerogativa della giovinezza…

    Racconti metropolitani, al tempo delle mascherine…

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    Spostatevi con i mezzi pubblici, e guardatevi intorno… lo sostengo da sempre, nessun sociologo potrà meglio spiegarvi quel che ci sta accadendo…
    Ascoltate quello che mi ha raccontato il Gatto, l’altra sera, dopo cena, al rientro da alcuni suoi giri che non vi so dire. Due episodi piccoli piccoli, ma forse neanche poi tanto…

    “Il viaggetto sembrava promettere bene. All’andata – ha iniziato il Randagio – ero tranquillamente salito su un autobus lì all’inizio dell’Appia. Vettura semi vuota, cosa che non capita spesso, e ne ero abbastanza contento. Contento ancor di più notando che le persone erano compostamente sedute sui sedili dove è lecito sedersi. Rispettate le distanze, tutti con la loro brava mascherina sul volto. Insomma, mi ero accomodato sereno…”
    Fortunato, il Randagio, che vi assicuro non sempre è così…
    “Mi guardo intorno…- ha continuato – e ho notato che erano tutti, o quasi, anziani”.
    Certo che detto da uno non di primo pelo… Ma le scuole non sono ancora aperte, e chi va al lavoro in linea di massima si è mosso molto presto la mattina, quindi la popolazione, per le strade di un quartiere piuttosto anzianotto come San Giovanni, questa è…
    “Non mi interrompere, non è questo il punto” mi ha zittita.
    “Dunque, alla seconda fermata…

    A proposito di censure… e indifferenza…

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    E chissà che ne avrebbe detto Mario… che nel maggio del 2019, … scrisse:

    “Ah…! Questo mese di maggio dove tutto in natura si rinnova, io lo definirei il mese delle meraviglie, se non fosse che in me rinnova ricordi e realtà bruttissime. Ecco questo maggio del 2019, è il mese, l’anno in cui compio 40 anni, un momento, non è che state pensando che questa sia la mia età, e noo! Signori sono solo 40 anni di carcere effettivi che ho compiuto meglio espiato gli anni, di età posso garantirvi che sono molto di più, sono vicinissimo ai settant’anni. Ma non è che tutto questo tempo trascorso nelle patrie galere di uno stato farabutto, diciamo pure senza dignità, che può spaventarmi, credo che per mettermi paura ci vorranno ancora infiniti mesi di maggio, a mettermi paura è soltanto l’indifferenza delle “persone” che dovrebbero occuparsi di noi detenuti. (…) 

    a proposito di Caino e del suo dio crudele…

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    Cain Fleeing Abel
    William Blake, 1826

    da Vittorio da Rios, che come sempre ringrazio, una interessante analisi della narrazioni intorno a Caino…. :

    “Un tema decisivo nella storia non solo delle tradizioni Religiose. Ma del processo evolutivo culturale e filosofico di noi tutti. Cita Saramago, e penso al suo tra i maggiori capolavori della maturità: CAINO. Ma chiediamoci quale figura realmente nella narrazione e tradizione tramandatoci emerge in Caino, il colpevole assoluto? Una marchio di assassino del fratello, il prototipo e antesignano di tutti i caini della storia? Ma non è forse da una errata interpretazione di questa narrazione che nascono molte tragedie che hanno condizionato la storia dell’ominide, e lo stesso legno storto dell’Umanità? Giovanni Franzoni che ha dedicato studi,molti libri, ricerche, conferenze, e vita vissuta sulla propria pelle, a testimoniare il Cristo storico, dalla parte della umanità sofferente, dentro il “gemito dei viventi” balducciano, ci ha offerto una lettura assai diversa di Caino da come la letteratura tradizionale narra e ci ha abituati a pensare sia quella giusta e indiscutibile.

    Caino e il suo dio crudele. Ma il diritto è “violenza domata”

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    Cain Fleeing Abel
    William Blake, 1826

    “… Tu sei caino, e malvagio, infame uccisore del tuo stesso fratello, Non tanto malvagio e infame quanto te, ricordati dei bambini di sodoma. Ci fu un lungo silenzio, poi caino disse, Adesso puoi anche uccidermi, Non posso, dio non si rimangia la parola, morirai di morte naturale nella terra abbandonata e gli uccelli rapaci verranno a divorare la tua carne, Sì, dopo che tu avrai prima divorato il mio spirito…”

    E torniamo a parlare di Caino… sì, pure in un momento in cui terribili crimini riaccendono mai sopite polemiche a proposito di delitti e di pene. Anzi, proprio per questo… Di Caino ma anche di quel dio che, nella narrazione di Saramago, è un dio cattivo, ingiusto e vendicativo e che, soprattutto, non ama gli uomini.
    Ve ne parlo spesso, dei “peggiori” Caini del nostro tempo. Gli ergastolani ostativi. Persone condannate all’ergastolo che più ergastolo non si può, se esclusi da tutti i benefici pur previsti per chi è condannato anche alla massima pena. Una pena perpetua e immutabile, la loro, che arriva fino alla morte, cui ci si può sottrarre “solo collaborando utilmente con la giustizia”. Per intenderci, cainissimo è stato Mario Trudu (e quanto ve ne ho parlato…), 40 anni di carcerazione senza spiragli, neanche quando gravemente malato, e poi una morte cattiva…
    E poi c’è quel dio… e mai si può smettere di interrogarsi su questa giustizia che troppo spesso veste i panni del dio ingiusto e crudele, che sa a volte essere più cattivo del più cattivo degli uomini. Che è potere tremendo, quello dell’uomo sull’uomo…

    L’epopea di una pena…

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    Appuntamento all’Asinara. Ringraziando Monica Murru e la Camera Penale di Oristano per averci accolto…

    A proposito di bambini e del nostro inferno tecnologico

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    A proposito di bambini e il nostro inferno tecnologico… l’intervento di Vittorio da Rios, che come sempre ringraziamo…:

    “Mi ero recato prima della Pandemia a far visita a Pasolini al cimitero di Casarza dove riposa a fianco della amatissima mamma. Era una tarda mattinata di un assolato sabato. Rimasi per alcuni minuti fermo a osservare l’originale tomba, per l’ennesima volta, e il pensiero velocemente a percorrere le sue opere vaste quanto profonde e originali. Le sue profetiche denunce sulla corruzione, sul degrado della società, sul rapporto mafia istituzioni, sul disastro antropologico compiuto dalla TV di allora che era rispetto a quella odierna “innocente”, e in alcuni programmi formativa. Ma Pasolini ne aveva intuito e colto l’evoluzione tragica quanto devastante nella formazione delle future generazioni. Fu grande profeta allora avversato quanto ignorato. Anni fa un illustre studioso e zootecnico il Prof Ballarini pubblicò un testo con questo titolo: “l’animale tecnologico” e come sotto titolo: ” e l’uomo costruì l’animale a suo uso e consumo”. Lo stesso è per i bambini descritti dalla carissima Francesca: Il paradiso “tecnologico” una variante dell’inferno come denunciato da Ceronetti. Ma proviamo a scavare un po’ in profondità.

    I bambini e il nostro paradiso tecnologico… variante dell’inferno, denunciava Ceronetti

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    “Ma quelli che predicano di fare più figli hanno mai provato un attimo di compassione, di sollecitudine vera, per la sofferenza umana? E per la sofferenza che gli umani in soprannumero infliggono spietatamente a tutto il mondo, dove non sono soli, dove è vivente tutto?

    Giornata uggiosa… ché ci sono vicende che lasciano acquattate nell’animo ombre di paure e domande. Ma non penso solo a quelle che dominano le cronache di questo cattivo fine d’estate, dal tremendo omicidio di Colleferro, alla scia di violenze, ancora, su donne… Perché era iniziata, questa settimana, con il pensiero triste di un’amica per quella neonata lanciata dalla finestra, ennesima vittima (il bambino ucciso a bastonate, i fratellini soffocati…) della violenza adulta di questo nostro inferno contemporaneo.
    Lo strazio dei bambini… tutto sempre parte da lì, da quello che pensiamo di poter infliggere a chi crediamo in nostro possesso o a noi inferiore. Vigliaccamente avrei preferito accantonare, non pensarci, tanto le vicende sono insostenibili, ma proprio non mi è possibile mandarne via il pensiero. E neppure trovare le parole…
    Per questo oggi mi permetto di affidarmi alle parole di chi come pochi ha ben saputo trovarle, e usarle. Guido Ceronetti…

    La guerra contro i bambini

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    La guerra, il dolore, la morte… se sempre sono immagini che straziano, c’è qualcosa di tremendo in più che si rapprende nell’animo quando arrivano attraverso i disegni dei bambini, qualcosa di tremendo che le tinte dei pastelli non attenuano… anzi ancor più angosciano, al pensiero dell’incerta mano che ha disegnato profili, che ha dato colore alla polvere… Le avevo messe da parte, alcune immagini di disegni dei bambini di Gaza, che nel tempo a tratti arrivano…
    Case in fiamme, alberi sradicati, carri armati in terra e sagome nere su strisce di cielo e tanti tanti soldatini. Nei tratti infantili sembrano quelli dei giochi dei nostri bambini che la guerra, quella vera, non conoscono.
    Un disegno fra tutti mi aveva più di altri colpito: in primo piano una casa dalle finestre ferite che piangono e, appena più indietro, un bambino come inchiodato alla soglia di un muro, che allarga le braccia e spalanca la bocca come per chiedere aiuto mentre ombre di uccelli neri si abbassano su uno stretto cielo… Disegno di bambino molto molto piccolo, suggeriscono i tratti. Eppure è tutta lì, in pochi elementari segni, che pure sono potenti simboli, la risposta alla domanda: come si cresce, come si vive in una prigione a cielo aperto…
    Come si cresce, come si vive e come, sempre più, si muore…