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    i sogni, la realtà, gli intrusi…

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    Una riflessone di Paolo Rausa ( che molto ringrazio), a proposito di sogni, di realtà, di virus, di Pasolini… leggete…

    “I sogni sono una proiezione della realtà? E oltre? Specialmente quelli di primo mattino quando si è accumulato tanto tempo a letto e il nostro pensiero è potuto andare avanti e indietro, volteggiando sulle nostre città, sui fiumi, i laghi, i mari, e poi più da vicino, sulle nostre vite di formiche che si affannano per portare a casa il chicco di grano buono per il prossimo inverno… Ma quest’anno c’è un intruso, un virus come tanti che abitano il nostro pianeta e che abbiamo assunto nel nostro organismo. Questo però è restio, combatte, sino alla fine, senza arrendersi. A volte viene sconfitto, ma lui non arretra.

    Sogno d’una notte di mezz’autunno…

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    Tutto è iniziato da un disegno che mi ha mandato mio nipote Leonardo (in arte Inkmo) che, sempre col suo zainetto zeppo di fogli e matite colorate, produce più immagini che parole… Eccolo: un maialino con le ali, cappelletto conico della festa e una bacchetta di quelle suppongo magiche, per via della stellina… E stavo giusto pensando che sembrava quasi animato, quel maialino, che… accidenti!, con un colpo d’ali salta fuori dal foglio, mi si mette a volteggiare intorno, l’occhio un po’ spiritato e, con un traballante tentativo di sorriso, mi chiede in una supplica: “Posso passare qui la notte? Per favore… ho paura…”
    Capite bene che la cosa mi ha un po’ inquietata, sono rimasta senza parole…
    “Solo il tempo di questa notte, ti prego…” ha insistito. “Tutto questo vuoto… mi spaventa quasi più della folla di mostriciattoli in carne e ossa che l’anno scorso, di questa notte, si aggiravano per le strade”.
    Certo che detto da lui…
    E già, la notte dei morti. La notte degli spiriti che, ignorando le leggi del tempo e dello spazio, tornano sulla terra. Un po’ per nostalgia, un po’ per consolarci, per dirci che in fondo non ci hanno dimenticati del tutto. Un po’, diciamo la verità, per rincuorare se stessi, per ricordare, magari fossero assaliti da insane nostalgie, che quello che hanno lasciato sulla terra non è certo meglio del mondo della loro eternità…

    Sul tassì, al tempo del coronavirus. Storielle (vere) per provare a sorridere un po’… nonostante tutto…

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    Va beh, questa volta, derogando ai suoi principi Gatto Randagio ha preso un taxi… Che volete, la fretta, il bus che non passava… Ma alla fine devo dire che ne è valsa la pena. Anche perché il caso ha voluto che appena montato sul tassì…

    “Ehi! Da quanto tempo…” l’autista l’ha salutato con occhi sorridenti e … “Mario! Ma sei proprio tu?!”. Il Randagio l’ha riconosciuto subito, nonostante la mascherina e gli occhiali da sole, dall’inconfondibile timbro della voce. Mario Pontillo, il tassista. Sì, proprio lui… quello che una decina d’anni fa l’aveva aiutato, al Gatto, a raccogliere opinioni sull’ergastolo. E aveva intervistato i suoi clienti. Il Randagio ancora gliene è grato.
    E così, chiacchierando del più e del meno, ovviamente si è presto finiti col parlare di questo benedetto covid, e potete immaginare quante ne possano capitare a un tassista girando per di qua e per di là. Racconti da covid da strada… Io ve li propongo come Mario li ha raccontati al Gatto, e come il Randagio li ha riportati a me…

    “Dunque, senti questa. A luglio, in piazza Venezia, circa le 11. Mi ferma una donna…

    Crimini di guerra, crimini di sistema…

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    Crimini di guerra, crimini di sistema. Vittorio da Rios, che ancora ringrazio. I suoi ricordi, i suoi interrogativi, la sua conoscenza… :
    ” Mai potrò dimenticare gli occhi di mia madre, lo sguardo doloroso e triste, e al contempo sempre permeato di quella serena e composta accettazione con grande dignità della sua appartenenza alla civiltà e sapienza contadina. di cosa aveva visto e provato da bambina e poi da adulta: la tragedia della guerra. Ma in fondo ci siamo mai chiesti come è potuto accadere che lo scorrere della storia dell’umanità si sia macchiata di tali crimini, e come si possa ancora continuare a investire somme spaventose in armi e si continui a assassinare e uccidere l’altro definendo questi sistemi democrazie? Come sono state utilizzate le scoperte scientifiche che trovano i massimi ingegni in Galileo e Leonardo menti eccelse al servizio dei processi evolutivi del genere umano se non anche ai fini della distruzione genocidaria dell’altro?

    Sono morto come un vietcong Leucemie di guerra

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    Non so in quanti questa settimana, in tutto il nostro agitarsi per la nuova ondata d’epidemia, abbiamo dedicato anche solo un pensiero distratto alla morte di Marco Diana. L’ex maresciallo sardo che dopo aver combattuto in Somalia e in Kosovo, ha dovuto combattere la sua guerra personale contro una terribile malattia, ma soprattutto contro chi negava che il suo male derivasse dall’uranio impoverito. Una sigla che sa di morte, U238, la materia di cui sono fatti proiettili capaci di penetrare i thank dei teatri di guerra… e sono 400 i militari italiani morti e 7500 quelli malati per le conseguenze del loro uso… almeno questo il dato ufficiale dichiarato dal ministro della salute del governo Conte 1 …

    “E sui poligoni dove si sperimentano armi all’uranio impoverito? Nemmeno una parola per quei morti di leucemia, di linfoma, per quei bambini malformati, per i pastori uccisi in pochi mesi da patologie fulminanti, nella loro terra espropriata, ferita, militarizzata, senza neanche sapere perché”. E’ la denuncia di Marina Rachel Veca, dell’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito. Denuncia che trovo nella postfazione al libro che ho appena terminato di leggere. “Sono morto come un vietcong” di Giulia Spada, edito da ‘Sensibili alle foglie’. Sottotitolo, Leucemie di guerra. E la guerra è quella non dichiarata, e ignorata, che si combatte sul suolo sardo, che ospita il 60 per cento delle aree destinate al demanio militare italiano…

    L’epopea di una pena. L’Asinara fra diritto e poesia

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    “Rientrato all’Asinara, mi misero a lavorare nell’orto di ‘Soffia’, che fiancheggiava l’agglomerato di case nell’abitato di Trabuccato, ed essendo solo, immerso nella mia solitudine, come sempre mi estraniavo vagando con la mente, sempre in cerca di qualcosa di irreale che mi facesse volare sulle ali della mia desiderata libertà. Un sera mentre me ne stavo sdraiato sotto un albero a occhi chiusi, mi ritrovai davanti al Tempio di Febo (Apollo), a poca distanza dalle mura di Troia. Lì Ettore…

    Ed eravamo tutti lì pronti a sbarcare sull’isola dove “La mia Iliade” è nata (ve ne ho parlato https://www.remocontro.it/2020/06/28/liliade-di-mario-trudu-fra-eroi-e-battaglie-una-vita-che-non-conosce-resa/ ), ma non poteva che essere di pianto il cielo… a quasi un anno dalla morte, cattiva e ingiusta, di Mario Trudu, che l’Iliade conosceva a memoria e che, nel suo racconto, diventa anche l’epopea della sua pena…

    Ho sceso, dandoti il braccio, un milione di scale…

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    Certo, a ridosso della festa del nonno, quante belle parole abbiamo già visto profuse a piene mani a proposito delle persone più anziane: sostegno e welfare delle nostre famiglie… scrigno della memoria… Questi nostri vecchi che pure spesso affidiamo ai gesti estranei delle case di riposo, fingendo di non sapere di consegnarli a una sorta di pre-morte, come arrugginiti arnesi che non servono più (e dove hanno pure avuto modo di dare il più alto tributo di vite al demonio virale dei nostri tempi…).
    Ma, d’accordo con il Randagio, abbiamo pensato di regalare un pensiero, anzi due, a un aspetto della vita che noi sembriamo non voler più riconoscere loro: l’amore. L’amore di coppia, intendo, che sempre scalda l’anima, e non è, come a volte con distrazione un po’ arrogante si pensa, prerogativa della giovinezza…

    Racconti metropolitani, al tempo delle mascherine…

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    Spostatevi con i mezzi pubblici, e guardatevi intorno… lo sostengo da sempre, nessun sociologo potrà meglio spiegarvi quel che ci sta accadendo…
    Ascoltate quello che mi ha raccontato il Gatto, l’altra sera, dopo cena, al rientro da alcuni suoi giri che non vi so dire. Due episodi piccoli piccoli, ma forse neanche poi tanto…

    “Il viaggetto sembrava promettere bene. All’andata – ha iniziato il Randagio – ero tranquillamente salito su un autobus lì all’inizio dell’Appia. Vettura semi vuota, cosa che non capita spesso, e ne ero abbastanza contento. Contento ancor di più notando che le persone erano compostamente sedute sui sedili dove è lecito sedersi. Rispettate le distanze, tutti con la loro brava mascherina sul volto. Insomma, mi ero accomodato sereno…”
    Fortunato, il Randagio, che vi assicuro non sempre è così…
    “Mi guardo intorno…- ha continuato – e ho notato che erano tutti, o quasi, anziani”.
    Certo che detto da uno non di primo pelo… Ma le scuole non sono ancora aperte, e chi va al lavoro in linea di massima si è mosso molto presto la mattina, quindi la popolazione, per le strade di un quartiere piuttosto anzianotto come San Giovanni, questa è…
    “Non mi interrompere, non è questo il punto” mi ha zittita.
    “Dunque, alla seconda fermata…

    A proposito di censure… e indifferenza…

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    E chissà che ne avrebbe detto Mario… che nel maggio del 2019, … scrisse:

    “Ah…! Questo mese di maggio dove tutto in natura si rinnova, io lo definirei il mese delle meraviglie, se non fosse che in me rinnova ricordi e realtà bruttissime. Ecco questo maggio del 2019, è il mese, l’anno in cui compio 40 anni, un momento, non è che state pensando che questa sia la mia età, e noo! Signori sono solo 40 anni di carcere effettivi che ho compiuto meglio espiato gli anni, di età posso garantirvi che sono molto di più, sono vicinissimo ai settant’anni. Ma non è che tutto questo tempo trascorso nelle patrie galere di uno stato farabutto, diciamo pure senza dignità, che può spaventarmi, credo che per mettermi paura ci vorranno ancora infiniti mesi di maggio, a mettermi paura è soltanto l’indifferenza delle “persone” che dovrebbero occuparsi di noi detenuti. (…) 

    a proposito di Caino e del suo dio crudele…

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    Cain Fleeing Abel
    William Blake, 1826

    da Vittorio da Rios, che come sempre ringrazio, una interessante analisi della narrazioni intorno a Caino…. :

    “Un tema decisivo nella storia non solo delle tradizioni Religiose. Ma del processo evolutivo culturale e filosofico di noi tutti. Cita Saramago, e penso al suo tra i maggiori capolavori della maturità: CAINO. Ma chiediamoci quale figura realmente nella narrazione e tradizione tramandatoci emerge in Caino, il colpevole assoluto? Una marchio di assassino del fratello, il prototipo e antesignano di tutti i caini della storia? Ma non è forse da una errata interpretazione di questa narrazione che nascono molte tragedie che hanno condizionato la storia dell’ominide, e lo stesso legno storto dell’Umanità? Giovanni Franzoni che ha dedicato studi,molti libri, ricerche, conferenze, e vita vissuta sulla propria pelle, a testimoniare il Cristo storico, dalla parte della umanità sofferente, dentro il “gemito dei viventi” balducciano, ci ha offerto una lettura assai diversa di Caino da come la letteratura tradizionale narra e ci ha abituati a pensare sia quella giusta e indiscutibile.