“Ah, libertà, libertà! Persino un vago accenno, persino una debole speranza che essa sia possibile dà le ali all’anima, non è vero?”, da ‘L’uomo nell’astuccio’, Cechov. Leggendo, di sogni e di prigionie… leggendo dell’ultima fuga di Papillon, l’orso che agita i sonni di chi, lì fra i monti del Trentino, lo vuole in gabbia. O morto…
Vorrei raccontarla come una favola di fine agosto, un canto al desiderio di libertà che, anche quando condizionata, l’estate sempre sprigiona. Sarà quel sentore di vapore caldo che lievita verso il cielo… quel sapore di vita che libera delle vesti… quella fame d’anima che diventa urgente, e l’estate suggerisce possibile, acquietare… Così, annusandola nell’aria, immagino sia nata la speranza che ha dato ali all’anima dell’orso M49 (sì, gli orsi hanno sigle, come marchio di detenuto), che un giorno d’estate, lo scorso anno, per la prima volta era fuggito dalla prigione che gli uomini gli avevano costruito intorno. Ricatturato, era di nuovo scappato. Impresa mirabolante se, dicono le cronache, “è fuggito riuscendo a scavalcare una barriera alta 4 metri e tre recinti elettrificati”.
A Papillon, fratello d’amarezza e libertà
Il carcere come i manicomi e la via indicata da Basaglia
<Durante la resistenza Franco Basaglia aveva conosciuto il carcere come prigioniero politico. La sua prima impressione era stata quella di “entrare in un’enorme sala anatomica, dove la vita aveva l’aspetto e l’odore della morte”. Dopo più di quindici anni, Basaglia varca la soglia di un’altra istituzione totale, il manicomio, anche se questa volta come direttore: “Ero dalla parte del carceriere, ma la realtà che vedevo non era diversa: anche qui l’uomo aveva perso ogni dignità umana; anche il manicomio era un’enorme letamaio”>
Nei libri sempre si cerca ciò su cui la propria mente continua a interrogarsi… così, leggendo la monografia su Franco Basaglia (“Franco Basaglia”, di Mario Colucci e Pierangelo di Vittorio, riedito da Alpha Beta Verlag a quarant’anni dalla scomparsa dello psichiatra), non posso che ripensare continuamente a quanto il carcere svolga oggi la funzione che avevano una volta i manicomi… E sfogliando le pagine di questo densissimo lavoro, non posso non pensare a come potrebbe essere guida, e che guida!, per un percorso che, sulle tracce di quello che ha portato ad aprire le porte del manicomio, arrivi in futuro ad abbattere anche le mura delle prigioni… un percorso che, come ha radicalmente cambiato il rapporto con la follia, possa portare a cambiare anche il nostro rapporto con la devianza e il crimine e quindi con il concetto di pena.
E questo perché “fra le istituzioni della violenza, il manicomio costituisce un punto tragicamente privilegiato, a partire dal quale si può osservare la continuità e l’implacabilità del funzionamento di un meccanismo istituzionale di controllo della devianza dalla norma, che attraversa trasversalmente la nostra società”.
Non prendetela come provocazione, piuttosto come offerta di spunti di riflessione. Azzardo dunque alcuni punti…
Con il cuore coperto di neve…
A proposito di società solidalista… Vittorio da Rios ci regala questa sua attenta riflessione, di cui molto lo ringraziamo:
“Ritorna fondamentale l’assioma portante di tutta l’opera Hegeliana: LA SECONDA NATURA. Uscito dall’utero della madre chi tu VUOI ESSERE nella vita, nella società. Quale ruolo ti vuoi dare. Superando la sciocca domanda ontologica-metafisica: Cos’è l’Uomo! In cosa vuoi essere tu Donna e Uomo! Non credo che nonostante il grande valore della costruzione di una SOCIETA’ SOLIDARISTICA basti per dare risposte alle sfide inedite della società attuale. Né il ritorno pur lodevole a forme romantiche nel gestire la propria esistenza dentro illusori paradigmi consolatori, e da esempio sia la forma più razionale per rispondere allo strapotere enorme dei CRIMINI DI SISTEMA. Non potevo non andare con la memoria a un capolavoro pietra miliare della moderna cultura giuridica, vale a dire la SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE di Gaetano Filangieri, dove il grande intellettuale partenopeo dedica un libro, dei sette programmati all’inizio, alla costruzione della FELICITA’. Domandandosi che occorre andare oltre quella personale per quanto effimera e breve a quella collettiva, cioè la FELICITA’ di tutti. Ed eravamo nel 1700. Silvestro Montanaro nel suo straordinario lavoro tra i tanti, “CON IL CUORE COPERTO DI NEVE”
Pietro l’eremita, e il sogno di una società “solidalista”
“Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace”, spiegava quel predicatore polemista che fu l’Abate Dinouart …
E, rivedendo vecchi appunti a proposito della sua “Arte del tacere”, mi sono chiesta quanto sia diventato, o se lo sia sempre stato, così profondamente padrone di sé Pietro Tartamella. Gatto Randagio ve ne ha già parlato… e che volete, come non amare un girovago raccontatore, che lavora nelle strade, nelle scuole, nelle carceri, in birrerie e fiere, leggendo poesie e raccontando storie e che pure da quando si è fermato con la sua Anna per fondare Cascina Macondo, continua a percorrere, nomade stanziale, le vie degli incontri e della parola… E oggi ve ne vuole parlare perché l’ha scoperto così profondamente padrone di sé che, fra le tante strade percorse nella vita, Pietro ha provato anche a vivere da eremita. Che significa senza televisore né radio, senza libri, senza giornali, senza internet, senza luce, senza bagno, senza acqua corrente, senza sapere che ora è… soprattutto, senza parlare. Riuscite a immaginare?
Fresco di Stampa…
“Il libro col sangue letterario dentro, in ogni pagina, in ogni disegno, con trama mozzafiato. Mica storytelling all’acqua distillata per proporre il Nulla. Poi, se non lo avete ancora fatto, senza però comprarlo che sarebbe un delitto, leggete qualche pagina del Colibrì, e capirete il Nulla letterario di cui parlo… parola di Marcello Baraghini… storico “editore all’incontrario”….
Amicus Curiae. Per discutere del diritto alla Speranza
Amicus Curiae è la denominazione dei seminari “preventivi” ferraresi – promossi dal gruppo di costituzionalisti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo estense – dedicati all’approfondimento di un “caso” (quaestio, ricorso, conflitto, quesito referendario) pendente davanti alla Corte costituzionale, scelto per la sua rilevanza e il carattere inedito, preferibilmente se di natura interdisciplinare.
Obiettivo dei seminari: favorire una leale collaborazione tra dottrina e giurisdizione costituzionale.
In continuità con l’incontro dello scorso anno (dal titolo “Per sempre dietro le sbarre?”), quest’anno si discuterà del «diritto alla speranza» anche per l’ergastolano ostativo non collaborante, oggi condannato a una pena de jure perpetua e de facto non riducibile, se non attraverso l’utile e possibile collaborazione con la giustizia.
L’appuntamento è per il 25 settembre a partire dalle ore 10. L’incontro si svolgerà nelle modalità del webinar…
Introdotta dalle relazioni dei proff. Marco Ruotolo e Glauco Giostra, si svilupperà una discussione plurale e interdisciplinare sulla dubbia compatibilità con gli artt. 3, 27 e 117 Cost. dell’automatismo legislativo che preclude la liberazione condizionale al condannato all’ergastolo per uno dei reati associativi di cui all’art. 4-bis, comma 1, ord. penit.
Tutta la documentazione predisposta per il seminario è disponibile nel sito www.amicuscuriae.it, dove troverete anche il form per l’iscrizione per partecipare. I lavori dunque si svolgeranno “in remoto” su piattaforma informatica. La loro registrazione audio-video sarà fruibile anche sul sito di Radio Radicale. Gli atti, in volume monografico composto in tempi utili per il giudizio della Corte costituzionale, saranno pubblicati nella Rassegna di Forumcostituzionale.it
Non possiamo dimenticare
“Non abbiamo dimenticato, né possiamo farlo”. Le riflessioni di Paolo Rausa:
“2 agosto 1980/2 agosto 2020. 40 anni. Il treno, l’attentato alla stazione di Bologna, gli 85 morti, gli oltre 200 feriti. Che fare? Ricordare. Ri/vendicare i nostri morti. Denunciare il piano folle criminale di squadracce che non hanno avuto pietà di quegli uomini e donne, sacrificati sull’altare della strategia cosiddetta della tensione, senza pietà. Pietà l’è morta. Il nemico è intorno a noi. La pensa diversamente, coinvolge i gangli dello Stato. Restano nascosti nell’ombra i loro ispiratori e fiancheggiatori e cospiratori, non contro un esercito invasore, un potere tirannico, no.
L’insostenibile dolore della memoria
“Diciamo che lo vedo la prima volta alla stazione ferroviaria. E’ mattina io arrivo sempre di corsa… sono di fretta quindi lo noto… spicca tra le persone, le facce che mi vengono incontro… non per gli abiti o qualcosa in particolare, ma lo noto e ci penso… ci sto ancora pensando mentre aspetto di scendere dal mio treno… alla sera poi mi sembra di rivederlo, grosso modo sempre allo stesso posto, mi sembra, ma ne sono quasi sicuro… io non voglio dare troppa importanza, ma mi sembra che abbia una divisa… no, non è un militare, è un fantasma…”
La strage della stazione di Bologna, l’estate di quarant’anni fa, il 2 agosto, l’esplosione che alle 10,25 nella sala d’aspetto della seconda classe uccide 85 persone, ne ferisce oltre 200… La vogliamo ricordare con le parole del protagonista del monologo scritto da Marcello Fois, La stazione, che racconta l’apparizione di questo fantasma che un uomo vede accanto ai binari… lui solo, lo vede, fra la folla indifferente, come un incubo al quale è impossibile sfuggire…
Con questa figura diafana, quasi di fumo, eppure così presente che rimane come un pensiero molesto, Marcello Fois ha dato voce agli incubi di un uomo che nella strage del 2 agosto del 1980 ha perso moglie, figlia… tutto insomma…



