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    I Granai della Cultura…

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    E per saperne di più… questo il Comunicato Stampa del festival

    Dal 18 al 30 agosto 2020 Pitigliano ospita
    GRANAI DELLA CULTURA, XIX FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA RESISTENTE
    IL TRIBUTO DI MARCELLO BARAGHINI AI CINQUANT’ANNI DI STAMPA ALTERNATIVA
    A cinquant’anni dalla fondazione di Stampa Alternativa, Marcello Baraghini attraversa gli anfratti più provocatori e sintomatici delle sue “Strade bianche” per esprimere il futuro dell’editoria all’incontrario e le passioni, le pulsioni, le storie di chi, i libri, li ha scritti, di chi li legge da sempre e di chi ancora non li ha letti mai.
    E così, ergastolani, geni, pazzi, fumettisti, scrittori, illustratrici, analfabeti, piccoli e piccolissimi popoleranno gli eventi dei “Granai della cultura – XIX Festival Internazionale di letteratura resistente”, a Pitigliano dal 18 al 30 agosto: una rassegna liquida, capace di scivolare dalle sale espositive dei Granai della Fortezza Orsini ai gradini delle Macerie, incanalandosi ostinata tra i vicoli del centro storico e gli ambienti scavati nel tufo della libreria Strade Bianche, adattandosi disinvolta alle platee più discordi e dissonanti.

    Fresco di Stampa…

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    appuntamento a Pitigliano…

    “Il libro col sangue letterario dentro, in ogni pagina, in ogni disegno, con trama mozzafiato. Mica storytelling all’acqua distillata per proporre il Nulla. Poi, se non lo avete ancora fatto, senza però comprarlo che sarebbe un delitto, leggete qualche pagina del Colibrì, e capirete il Nulla letterario di cui parlo… parola di Marcello Baraghini… storico “editore all’incontrario”….

    Amicus Curiae. Per discutere del diritto alla Speranza

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    Amicus Curiae è la denominazione dei seminari “preventivi” ferraresi – promossi dal gruppo di costituzionalisti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo estense – dedicati all’approfondimento di un “caso” (quaestio, ricorso, conflitto, quesito referendario) pendente davanti alla Corte costituzionale, scelto per la sua rilevanza e il carattere inedito, preferibilmente se di natura interdisciplinare.
    Obiettivo dei seminari: favorire una leale collaborazione tra dottrina e giurisdizione costituzionale.
    In continuità con l’incontro dello scorso anno (dal titolo “Per sempre dietro le sbarre?”), quest’anno si discuterà del «diritto alla speranza» anche per l’ergastolano ostativo non collaborante, oggi condannato a una pena de jure perpetua e de facto non riducibile, se non attraverso l’utile e possibile collaborazione con la giustizia.
    L’appuntamento è per il 25 settembre a partire dalle ore 10. L’incontro si svolgerà nelle modalità del webinar…
    Introdotta dalle relazioni dei proff. Marco Ruotolo e Glauco Giostra, si svilupperà una discussione plurale e interdisciplinare sulla dubbia compatibilità con gli artt. 3, 27 e 117 Cost. dell’automatismo legislativo che preclude la liberazione condizionale al condannato all’ergastolo per uno dei reati associativi di cui all’art. 4-bis, comma 1, ord. penit.
    Tutta la documentazione predisposta per il seminario è disponibile nel sito www.amicuscuriae.it, dove troverete anche il form per l’iscrizione per partecipare. I lavori dunque si svolgeranno “in remoto” su piattaforma informatica. La loro registrazione audio-video sarà fruibile anche sul sito di Radio Radicale. Gli atti, in volume monografico composto in tempi utili per il giudizio della Corte costituzionale, saranno pubblicati nella Rassegna di Forumcostituzionale.it

    Non possiamo dimenticare

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    “Non abbiamo dimenticato, né possiamo farlo”. Le riflessioni di Paolo Rausa:

    “2 agosto 1980/2 agosto 2020. 40 anni. Il treno, l’attentato alla stazione di Bologna, gli 85 morti, gli oltre 200 feriti. Che fare? Ricordare. Ri/vendicare i nostri morti. Denunciare il piano folle criminale di squadracce che non hanno avuto pietà di quegli uomini e donne, sacrificati sull’altare della strategia cosiddetta della tensione, senza pietà. Pietà l’è morta. Il nemico è intorno a noi. La pensa diversamente, coinvolge i gangli dello Stato. Restano nascosti nell’ombra i loro ispiratori e fiancheggiatori e cospiratori, non contro un esercito invasore, un potere tirannico, no.

    L’insostenibile dolore della memoria

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    “Diciamo che lo vedo la prima volta alla stazione ferroviaria. E’ mattina io arrivo sempre di corsa… sono di fretta quindi lo noto… spicca tra le persone, le facce che mi vengono incontro… non per gli abiti o qualcosa in particolare, ma lo noto e ci penso… ci sto ancora pensando mentre aspetto di scendere dal mio treno… alla sera poi mi sembra di rivederlo, grosso modo sempre allo stesso posto, mi sembra, ma ne sono quasi sicuro… io non voglio dare troppa importanza, ma mi sembra che abbia una divisa… no, non è un militare, è un fantasma…”

    La strage della stazione di Bologna, l’estate di quarant’anni fa, il 2 agosto, l’esplosione che alle 10,25 nella sala d’aspetto della seconda classe uccide 85 persone, ne ferisce oltre 200… La vogliamo ricordare con le parole del protagonista del monologo scritto da Marcello Fois, La stazione, che racconta l’apparizione di questo fantasma che un uomo vede accanto ai binari… lui solo, lo vede, fra la folla indifferente, come un incubo al quale è impossibile sfuggire…
    Con questa figura diafana, quasi di fumo, eppure così presente che rimane come un pensiero molesto, Marcello Fois ha dato voce agli incubi di un uomo che nella strage del 2 agosto del 1980 ha perso moglie, figlia… tutto insomma…

    Tu con chi stai?

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    Paolo Rausa, a proposito di Mario e della sua ILiade… e della scelta di Ettore. Una bella riflessione, sulla sua vita messa in gioco per tutti noi…

    “Mario Trudu/Ettore, Mario Trudu/Ulisse, due personaggi leggendari ed eroici che popolano fra i tanti questi due poemi, trascritti da Omero e dagli aedi che con lui e dopo di lui hanno decantato le gesta eroiche di squaw pelle di luna, canta Battiato. Credo che in questa dualità dei personaggi ci sia tutto Mario e anche oltre, ovviamente. Quegli eroi hanno riempito anche la nostra fantasia giovanile. Tu con chi stai? Non so se è un caso, forse no, ma anch’io stavo con Ettore, come Mario. Non capivo bene perché allora. Forse lo consideravo più umano, più simile a noi, con una famiglia, la moglie che lo attende con il figlioletto in braccio alle Porte Scee, per salutarlo – intuisce – per l’ultima volta. Anche Ettore sa che il suo destino è segnato eppure, per amor di patria, non rinuncia a combattere, a fare il suo dovere. Come Mario, Ettore si batte per tutta la città.

    Due grandi sardi…

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    Vittorio da Rios accosta Mario Trudu ad Antonio Gramsci. Un accostamento che avrebbe commosso Mario… Ascoltate:

    “Un altro grande sardo, un intellettuale con l’eroico nel proprio DNA come lo definiva il Maestro Gerardo, vale a dire Antonio Gramsci, patì sofferenze inaudite in carcere. Il corpo piccolo e un po’ deforme di salute assai cagionevole occhi di un azzurro quasi metallico penetranti come lo definì Gobetti nel 1924 in “la rivoluzione Liberale” . Ricorda Gramsci quando nel carcere di Palermo durante un “transito” da un carcere all’altro fu presentato a un detenuto Anarchico che gli chiese: “Gramsci Antonio?”. “Sì, Antonio”, rispose Gramsci. “Non può essere” replicò il detenuto Anarchico. “Perché Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo cosi piccolo”. Anche il brigadiere della scorta si immaginava Gramsci “Ciclopico” ed era molto disilluso da questo punto di vista, ma poi non rinuncia a esibirgli la sua variopinta cultura da autodidatta, e a un certo punto comincia chiamarlo “maestro”.

    L’Iliade di Mario Trudu. Fra eroi e battaglie, una vita che non conosce resa

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    Su’ scriere est bellu unu donu / ti prenat de amore e de bellesa / est romanticu rumorosu sonu / est poesia est vida chene resa. // In costu logu si no l’area connotu / su tempus are passadu tristemente / chene risu, ma lagrimas a fiotu / ca in profundhu vivendhe so comenten // a Tiresia in su regnu de su scuriu / agantu no esistit ne note ne die / ca passadu de s’oltretomba su riu / ite terrore, su logu fritu, est che nie…

    Lo scrivere è un bel dono / ti riempie di amore e bellezza / è un romantico, rumoroso suono /
    è poesia, è vita che non conosce resa. // In questo posto se non l’avessi mai conosciuto / il tempo l’avrei passato con tristezza, / senza sorriso, ma lacrime a fiumi, / perché nel profondo sto vivendo come// Tiresia, nel regno dell’oscurità, / dove non esiste né il giorno né la notte / perché attraversato il fiume dell’oltretomba, / che terrore, il posto è freddo, è come la neve…

    Difficile, per me, trattenere il pianto, rileggendo questi versi con cui Mario Trudu (ne ho parlato tanto… l’eterno ergastolano che un sistema feroce e ingiusto ha lasciato morire dopo quarant’anni di carcerazione assoluta, senza la pietà di lasciargli rivedere la sua casa, nemmeno per il respiro di un attimo, quando già gravemente malato…) chiude il suo ultimo libro. Che è struggente e inconsapevole (forse) testamento, ma anche potente manifesto letterario…
    Quale più bella definizione dello scrivere, questo “romantico e rumoroso suono”, che è “vita che non conosce resa”. E la forza dell’animo che non conosce resa tutta esplode nelle pagine di questo suo ultimo libro di cui voglio parlarvi oggi: “La mia Iliade. Un’odissea di quarant’anni a inseguire la vita”, edito da Strade Bianche di Stampa Alternativa.
    Mario conosceva a memoria il poema di Omero,

    Il Nobel che meriterebbe…

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    La mia Iliade—- il sogno di Mario Trudu

    40 anni a inseguire la vita… 

    Mario Trudu, la sua Iliade e il premio Stregone

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    Beh, che dire, c’era da aspettarselo… da quello strepitoso editore all’incontrario che è Marcello Baraghini. L’aveva promesso ed ecco che ci siamo. Esattamente fra una settimana, la sera del 2 di luglio, in contemporanea con la serata finale del premio Strega, verrà ufficialmente proclamato il vincitore della terza edizione del premio Stregone.
    E sarà l’ultimo libro di Mario Trudu “La mia Iliade”, di cui vi parleremo. Libro purtroppo postumo. Mario è morto, dopo quaranta anni di carcerazione senza l’alito di uno spiraglio, nell’ottobre dello scorso anno. Nell’ospedale di Oristano, dove era stato ricoverato quando ormai era troppo tardi, nonostante le sollecitazioni, le richieste, le denunce perché, ammalato da tempo, ricevesse le cure necessarie, e in una struttura adeguata. I “no”, le “distrazioni”, le lentezze sono stati l’ultimo accanimento nei suoi confronti.
    Di Mario Trudu Marcello Baraghini si era da subito innamorato,
    fin da quando, ormai quasi una decina d’anni fa, gli avevo portato i primi manoscritti. Riconoscendo la forza della sua scrittura, di pensieri e parole vergati col sangue, che è l’inchiostro della vera letteratura. Tutto il sangue, nel bene e nel male, di una vita senza un attimo di quiete.
    E del colore del sangue è questa sua Iliade, che Natalino Piras nella prefazione definisce libro “meraviglioso, immenso”.