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    Sette fiori di malva rosa…

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    Appuntatevi questi ingredienti:
    “un pizzico di fiori di camomilla, sette fiori di malva rosa, guscio di nocciola, guscio di mandorla, una mezza carruba, un cucchiaino di miele, un fico secco. Fare bollire una tazza d’acqua, calare il tutto e lasciare in infusione per sette minuti. Il tutto accompagnato dalla lettura di una fiaba… Perché la pozione sia efficace è necessario attenersi scrupolosamente alla ricetta e ricordare che il racconto di una fiaba è l’unico ingrediente davvero indispensabile”.
    Questa è un’antica ricetta, antidoto per le artecheche che, se non lo sapete, nella tradizione popolare di un nostro sud indicano i momenti in cui i bambini sono particolarmente agitati e hanno bisogno di calma e di essere seguiti… Sono andata a ricercarla, questa ricetta, perché a volte non solo i bambini hanno bisogno di qualcosa che li acquieti… Così ho ripreso in mano “Sette fiori di malva rosa”, di Anna Rita Persechino, che è ricercatrice di narrazioni popolari, insegnante di scuola primaria e di bambini, e di racconti, se ne intende…

    Il giardino dei limoni…

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    Ancora, a proposito di donne e della loro hambre del alma…, una bella riflessione di Paolo Rausa, che ancora aggiunge pensieri…

    “Mi vengono in mente tante storie, Francesca, di lotta e di resistenza delle donne contro il dominio degli uomini, non solo per affermare i grandi ideali o i diritti di genere, ma anche piccole storie di amori non corrisposti, o di spazi non concessi, di sentimenti negati e aspirazioni troncate che arrivano al punto di rottura, drammatico. Leggiamo purtroppo le cronache di questi tempi, di questi giorni, che hanno costretto coppie già sull’orlo di una crisi a convivere forzatamente, con le conseguenze il più delle volte di sottoporre la donna a comportamenti di sudditanza e in caso di ribellione al femminicidio, cosiddetto. Fra tutti i diritti quello più calpestato è il diritto all’amore e ai sentimenti.

    Col cuore coperto di neve…

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    Tutto da leggere l’intervento di Vittorio da Rios, a proposito di donne, di violenza, dei drammi del mondo….

    “Mai riuscirà l’ominide a diventare adulto? Utopia? In questi giorni e notti mi capita di seguire interventi di intellettuali di prestigio, coloro che hanno la presunzione “motivata da indubbio sapere” di trasmettere le conoscenze fin qui acquisite e in qualche modo di elaborare un nuovo paradigma culturale. Non noto niente di nuovo sotto il sole che già non si sappia con limitate modificazioni di superficie. Cosa centra direte con il bellissimo racconto-saggio di Francesca che ci aggiorna sulle tante violenze fatte alle donne, 30 assassinate alla data odierna con incremento dovuto alla Pandemia? Poiché tutto è unito in questa orrenda babele… il femminicidio, la tragedia del sistema carcerario, le non più tollerabili sperequazioni sociali, l’odissea inumana dei profughi da guerra e violenze di ogni tipo, i trenta milioni di uomini “gli eserciti” super armati e ben pagati per rafforzare e perpetrare i crimini di sistema, e permettere cosi a una esigua minoranza di assorbire e godere del 90% della ricchezza prodotta sul pianeta terra. Noi viviamo dentro questa tragica realtà. Già negli anni ’60 Pier Paolo Pasolini parlava di “un universo orrendo”

    Hambre del alma…. le donne che la quarantena non ha salvato

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    Ma quante sono le cose, e i drammi, cui non sembriamo far tanto caso, sommersi come siamo da notizie, vere e meno vere, attendibili e meno attendibili, a proposito del virus che tutto sembra occupare, dei nostri corpi, delle nostre menti, di ogni molecola dell’aria che respiriamo…
    Per ricordare che la vita, e la morte, non sono solo Covid19, e per dare l’addio a questo maggio, mese di donne e di madonne… due storie finite in tragedia, e un libro che può aiutare a salvarsi…Un pensiero ancora alle donne vittime di violenza, che la quarantena non salva, anzi… I numeri dicono che durante questi mesi “ristretti” è stata uccisa, in “famiglia”, una donna a settimana… Una trentina se vogliamo fare la conta dall’inizio dell’anno. La mattanza dunque continua, anche se la rappresentazione della violenza reale sembra assai più debole di quella ‘percepita’, dalle vittime naturalmente. Come se le morti di donne uccise da mariti e compagni, attuali o ex, siano diventate come quelle altre morti (per tumori da inquinamento ambientale, per incidenti stradali, per alcool e fumo…) con le quali abbiamo deciso di convivere, come prezzo della vita che ci siamo costruiti…
    Oggi voglio ricordare due di quelle donne, passate via nel soffio di una pagina di cronaca… uccisa, l’una, perché voleva andare via, l’altra per essere troppo restata… Andando e stando…

    A proposito di fiabe…

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    A proposito de “Il sogno di Cora”, il racconto di Emanuela Nava, a proposito di fiabe… l’accorato intervento di Vittorio da Rios …

    “Come non ringraziare due figure di donne e intellettuali della caratura e sensibilità culturale e umana espresse da Emanuela e Francesca? La potenza delle fiabe è universalmente conosciuta da secoli oramai. Ma ora nell’era atomica, post moderna dentro il paradigma inedito “catastrofale” odierno, la potenza delle fiabe può dare un notevole contributo, non solo a superare contesti esistenziali quotidiani di estrema sofferenza e disagio che una infinità di infanzia soffre, per causa e responsabilità, “DEI CRIMINI DI SISTEMA”, quanto costruire quello che Balducci definiva l’uomo nuovo inedito ancora nascosto ma che sta lentamente emergendo, e le fiabe ne stanno incentivando la definitiva nascita. Utopia? Pensare alla formazione di un nuovo paradigma oltre la “cultura” della tribù bianca sia mera presunzione nel tentativo di dare futuro alla umanità liberata da violenza, sopraffazione moderne schiavitù determinate da guerre e genocidi in cui l’uccidere a livello di massa dagli eserciti è garantito da adeguate legislazioni che ne danno legittimità e diritto, sia un inutile esercizio?

    Il sogno di Cora, una fiaba per non aver paura della verità

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    Conoscete la mia passione per le fiabe, che ovunque ne cerco… convinta, con Rodari, di quale utile strumento siano per “chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione e sa quale valore di liberazione possa avere la parola”. Così, anche da adulti, sì è ancora in cerca di quelle figure che così bene sanno agire “nel purgatorio, e nell’inferno, del presente”. E sapete bene quanti inferni siamo capaci di creare su questa terra… Per fortuna c’è sempre qualcuno che ci tende una mano, muovendosi lungo il sentiero tracciato dai grandi scrittori di fiabe, e in questi giorni, pensate, ho incontrato una fiaba scritta per quei bambini che portano nel cuore un peso davvero tremendo… bambini che hanno un genitore in carcere.
    Ascoltate… “C’era una volta una compagnia di artisti che recitava nei più grandi teatri del mondo. Tra i vari artisti si esibiva un mago capace di far sparire uno spettatore in prima fila, per farlo riapparire in fondo alla platea. L’artista più piccola si chiamava Cora e aveva imparato dai suoi genitori a fare difficili numeri di giocoleria, come tenere tre palline in equilibrio sulla coda. Un giorno il suo papà sparì all’improvviso, e Cora capì subito che non si trattava di un trucco di magia. La mamma le disse che era andato ad esibirsi in altre città e che sarebbe tornato presto…”
    Ma il papà di Cora non torna. Non torna e non telefona…

    Non solo Ravanusa. L’uso deviato del T.S.O.

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    Alla fine mi sono fatta coraggio e l’ho ascoltata… la registrazione della brevissima telefonata fra Dario Musso, il giovane arrestato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio a Ravanusa, paese dell’agrigentino, e il fratello…
    In un pugno di secondi, che colgono un momento di intensissima sofferenza, appena si percepisce, proveniente da chissà quali lontananze, la voce impastata, la fatica, l’afasia, quasi… “non posso muovere le mani, le braccia… come sta la mamma…”. Non ti preoccupare, abbiamo scritto al tribunale, ti tireremo fuori di lì…
    Hanno fatto il giro del web, come si dice, le immagini dell’arresto di Dario, fermato perché girava in auto per le strade del paese, e con un megafono incitava i cittadini a uscire in strada… che “la pandemia non esiste”.
    Arrivano i carabinieri, i medici. Dario è messo a terra, bloccato e… “mammamia, lo stanno sedando, lo stanno sedando” la voce spaventata di chi ha visto e ripreso dal balcone quel che accadeva giù in strada. Dario viene sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio.
    E così è finito legato a un letto di contenzione un attivista, un “disturbatore della quiete pubblica”, già noto per qualche atto di intemperanza…

    Ancora madri…

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    Ancora parlando di madri… il pensiero di Paolo Rausa…

    “Il Mese Mariano, questo. Omaggio alla Madonna e a tutte le Madri, che sono felici quando sembra che tutto vada bene in famiglia, soprattutto quando i figli stanno bene, sono sereni e hanno imboccato la strada del benessere, della apparente felicità, ecc. E sono tristi, le mamme, quando qualcosa di insolito, di strano, di anormale devia la vita dei figli dalla direzione intrapresa, quando per qualche caso del destino qualcosa va storto… E accompagnano i figli nel loro calvario, non voluto, eppure la madre non si dà per vinta.

    Madri….

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    A proposito di “Esercizi sulla madre”, Vittorio da Rios ci accompagna in un viaggio fra letture, storia, cronache…. di storie di madri….

    “Stimolato dal racconto ho ripreso in mano un testo di valore assoluto: Mauro Cameroni, L’HANDICAP DENTRO E OLTRE (Feltrinelli 1983) ,con una straordinaria prefazione di Giovanni Berlinguer. Sconsiglio la lettura di questo libro, rileva Berlinguer, agli handicappati morali, una categoria più numerosa, purtroppo, degli handicappati fisici e mentali, e certo più influente; spesso meno recuperabile. Lo sconsiglio anche agli ipercritici pronti a catalogare come ingenuità l’espressione di forti sentimenti. Essi storcerebbero il naso di fronte a invettive, denunce, appelli e utopie che si susseguono tumultuose in queste pagine. Mauro non ha scritto per loro.

    Esercizi sulla madre

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    Perdonate se oggi, festa della mamma, vi intristisco ricordando una terribile vicenda di cronaca di qualche settimana fa, arrivata dalla periferia Sud di Roma. L’omicidio di una donna, accoltellata dal figlio, un ragazzo di 20 anni. Scarne le notizie… i carabinieri hanno fermato il ragazzo… chiuso, introverso, nervoso, leggo delle testimonianze… “da quanto si apprende affetto da problemi psichici”… ora in carcere… alla catena di quel suo terribile gesto…
    Una storia che mi sembra difficile accantonare. Senza per almeno un attimo chiedermi cosa sia mai accaduto nella mente di quel figlio. Senza chiedermi, soprattutto oggi, cos’è stato quel cuore di madre, con quali occhi ha guardato quel suo figlio, nel momento tremendo del gesto omicida…
    Storia estrema, che mi ha riportato alle pagine di un romanzo, letto qualche anno fa e che mi è rimasto nell’animo: “Esercizi sulla madre”, di Luigi Romolo Carrino. Anche nel romanzo di Carrino accade qualcosa di terribile, e le domande sono tante e tremende… Ma gli scrittori, quelli veri, loro sì che hanno risposte, o comunque sanno aprire per noi strade, per noi che volessimo cercare di capire…