“Beh, qui siamo mica a Bollate”, Gatto Randagio ha sentito spesso così sospirare qualcuno dei “cattivi” soggetti che ormai stabilmente frequenta. Bollate, carcere modello sinonimo di civiltà (se civile può mai essere l’idea della carcerazione), sogno di chiunque varcato il cancello di un istituto di pena, inizia a capire dov’è che è davvero finito…
E a Bollate dunque, ha letto il Gatto, verrà sperimentato un arredo per celle più funzionale, in maniera che dallo stesso pur breve spazio si possano ricavare piccole “comodità”. Tipo barre multiuso che diventano mensole, tavolini smontabili, guardaroba ricavati in angoli del letto a castello… “Stanze sospese”, la mostra in cui si presenta il progetto, al quale hanno lavorato designer e detenuti, nell’ambito del Fuorisalone milanese.
Certo negli spazi costipati, e spesso fuori norma, delle celle in cui sono ristretti i nostri detenuti, potrebbe un po’ rasserenare sapere dove mettere una maglietta in più, dove sedersi, dove poggiare con agio un libro… ma, primo pensiero del Randagio, di Bollate ce ne è uno solo… e poi e poi … c’è sempre quel tarlo che gli rode dentro, da quando ha toccato con mano cosa sia una detenzione, che per quanto si possa abbellire, riformare, attenuare… proprio non lo convince quella strana idea di rieducare imprigionando corpi… sorvegliando e punendo…