Dopo la terribile strage di Latina… Ogni volta sembra che la tragedia ci colga di sorpresa… Eppure,
provate a digitare in rete due paroline. “Orrore” e “famiglia”… l’elenco che salta fuori ve lo risparmio, ma c’è da restarne raccapricciati, e non c’è paese o ceto sociale che si salvi. Inferni familiari…
“Io ho dato latte e so quanto è dolce amare il bambino che ci sugge il seno e tuttavia gli avrei strappato il capezzolo dalle tenere gengive nel momenti stesso in cui mi sorrideva e gli avrei spezzato il cervello, se lo avessi giurato”. Così Lady Macbeth… e chi meglio di Shakespeare ha saputo esplorare l’animo umano, anche nei suoi più cupi recessi. E meglio non poteva fare Antonella Lia, psicologa, psicoterapeuta, da anni impegnata contro la violenza in famiglia, scegliendo citazioni dalle opere del drammaturgo inglese a far da esergo a ogni capitolo del suo nuovo libro. “Cercando Ofelia” (edito da NulloDie).
Da quando ho letto il suo primo lavoro,
Cercando Ofelia
La quercia il Gatto e Maddalena …
Vedete quest’albero piegato dal vento? E’ una quercia… “Albero forte, centenario, piegato dal maestrale, con le radici anche scoperte ma forte e vivo, che nonostante le difficoltà e le intemperie resiste….”. Così racconta Maddalena, che ne ha fatto il simbolo della sua casa, Casa Madda, a Selargius, sul confine di Cagliari, dove mi ha ospitato la settimana scorsa. Sì, perché l’altra settimana Gatto Randagio è tornato in Sardegna. Come mancare all’appuntamento di Buon compleanno Faber… così magistralmente e simpaticamente orchestrato da Gerardo Ferrara, il padrone di casa della manifestazione costruita intorno alle canzoni di De André…
Ma mi perdonerà Gerardo se questa volta non parlerò di lui e neppure dei tanti temi che si sono dipanati fra incontri mattutini nelle scuole e serate a Cagliari e dintorni, e neppure dei tantissimi suoi ospiti… che ognuno meriterebbe pagine …
Il fatto è che questa volta Gatto Randagio ha passato tutto il tempo praticamente acquattato sotto le gonne di Maddalena. Maddalena Senis,
abbracciati alla luna…
Accendendo, ieri sera, il computer dopo un breve tempo d’assenza, dopo due giorni di incontri, parole, allegria, anche… mi si è fermato il cuore leggendo della morte di Bea… otto anni e una malattia rarissima, tanto rara che nemmeno sembra abbia un nome, che l’aveva ingabbiata in un corpo immobile… E proprio non mi riesce di andare oltre e raccontarvi quello che avevo da raccontarvi a proposito del mio bel viaggetto. Ci sarà tempo.
Oggi, permettete, un pensiero per Bea che, come ricorda il padre, è stata una bambina coraggiosissima, che amava la musica, la danza e mai si lamentava…
“Come tutte le storie che racconta Erik anche questa dev’essere stata una storia bellissima, per quanto dalla luna la sua voce non si udiva… “. L’articolo di giornale che parla della bambina, mi è stato mandato, accompagnato da questa dedica, da Daniela Messi (e davvero la ringrazio per avermi fatto partecipe), che cita un passo di un bellissimo libro che aveva curato per Angolo Manzoni (interessante casa editrice che purtroppo non c’è più): la “Brevissima storia di una bambina e una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna”.
Tornare a parlare di questo libro mi sembra la cosa migliore per ricordare Bea e tutti i bambini coraggiosi
In vista del 4 marzo…
Ascoltando questa mattina Prima Pagina, la rassegna stampa di radio3… la seconda parte, sapete, dà spazio agli interventi degli ascoltatori, che sempre hanno cose interessanti da osservare…
Più d’uno naturalmente gli interventi a proposito delle elezioni. Come quello di Alberto… “chi va alle Camere dovrebbe rappresentare i cittadini, ma questa è solo una ratifica … io invito tutti a votare… ma vado con rincrescimento per quello che potevano rappresentare queste elezioni e che invece…”
Come quello di Fabio, che non ricordo da dove chiamasse, ma che rilevava, camminando per le strade del suo centro dove pure sono stati messi a disposizione spazi per i manifesti elettorali… “non c’è un solo spazio occupato, non ci sono programmi, non ci sono annunci di comizi… un vuoto assoluto” costretto, se volesse informarsi, a seguire i media. …
Se ti abbraccio…
Avete mai sentito parlare della “macchina degli abbracci”? L’ha ideata, che era ancora giovanissima, Temple Grandin (docente della Colorado State University, una delle più famose personalità affette da disturbo dello spettro autistico) dopo aver osservato, in un allevamento, come le mucche diventavano tranquille quando contenute in un’arla di travaglio. E Temple, giovane autistica con problemi di relazione, per la quale un abbraccio poteva diventare qualcosa da cui fuggire perché “sovraccarico sensoriale di impulsi contraddittori”, pensò che qualcosa del genere avrebbe potuto tranquillizzare anche lei… lei e, come poi sperimentò, i bambini autistici che in quella condizione si lasciavano abbracciare… protetti dalla “hug machine”…
Me lo ha ricordato Fabrizia Rondelli, presidente dell’associazione l’Ortica che
gemiti…
Vedete questa foto? Il volto di Mariella, bellissimo e nudo di trucco, dietro un foglio di vetro che la separa dal mondo.
Mi è tornato davanti agli occhi dopo le parole di Ennio (il titolare), che parlando di quella cosa terribile… i test-tortura dei gas di scarico su scimmie e uomini… alla fine annota: ma intanto le città italiane avvelenano i loro cittadini. Già, goccia a goccia. Mentre fingiamo di non accorgercene.
Il volto di Mariella mi era venuto incontro tempo fa insieme a quello di una pattuglia di “fantasmi” con i segni segreti della sua stessa malattia, di cui nessuno sa… MCS, si chiama, Sensibilità Chimica Multipla, che è patologia che si sviluppa in seguito a esposizione a sostanze tossiche, che a loro volta producono sensibilizzazione ad altre sostanze chimiche… Ve ne voglio parlare perché è uno dei volti della trappola che ci stiamo costruendo intorno, una delle malattie più insidiose di questo nostro tempo, che ci regala dosi sempre più massicce di inquinamento ambientale.
MCS. …
Ancora AIWA
Dai Ragazzi di AIWA, ricevo e volentieri pubblico:
“Lo avevamo promesso e lo stiamo facendo.” Aiwa la nostra Africa” continua dove il libro finisce. Siamo arrivati dall’Africa circa due anni fa. Ora, c’è chi ha i documenti in regola, e chi sta ancora aspettando. C’è chi ha cominciato a lavorare, chi ha trovato una nuova famiglia e chi ha cercato un’altra via in un altro paese. Non è stato facile raccontare la nostra cultura, e comprendere quella in cui viviamo adesso.E’ difficile imparare l’ italiano. Non è semplice affrontare la lontananza, le ostilità, le differenze. A volte, è doloroso. Ma, con il nostro piccolo libro di disegni, abbiamo fatto un pezzo di strada. Abbiamo parlato con tante persone. Abbiamo partecipato al Festival di Letteratura Resistente. Abbiamo trovato spazio in tante gallerie e in tante librerie indipendenti, alla radio, alla televisione, sui giornali. Ma, soprattutto, abbiamo continuato a studiare.Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato: la Guardia Costiera, il nostro editore Marcello Baraghini,il drammaturgo Alberto Gozzi, l’Unhcr, la Comunità di Sant’Egidio, l’Anpi, Eugenio Bennato. Ma soprattutto grazie a quelle più di 2000 persone che continuano ad accompagnarci e che hanno scaricato gratuitamente il nostro E book www.stradebianchelibri.com/aiwa.
Belve…
Ha proprio ragione Alessandra Celletti, che nella prefazione a “La Belva della cella 154” chiarisce subito di non farsi ingannare dal titolo: questa, assicura, “è una storia d’amore, di amicizia e di perdono, dove durezza e crudeltà si sciolgono come la neve al sole”… “La belva della cella 154”, nel libro risponde al nome di Nino, alias Carmelo Musumeci, ergastolano scrittore, detenuto dal 1991, oggi in regime di semilibertà. Naturalmente cambiato tutto quel che c’è da cambiare fra il protagonista di un romanzo, a metà fra realtà e fantasia, e il suo autore.
Di reale, realissimo, in questo racconto c’è il carcere, quell’Assassino dei sogni che non ammette la speranza, che ha molte armi per uccidere a poco a poco, dove c’è chi si aggrappa alla vita con rabbia e disperazione e chi finisce col non avere paura più di nulla, e amare solo la propria solitudine.
Eppure davvero durezze e crudeltà, in questo racconto,
Incantesimo napoletano ( o casertano)
Ci crediate o no, questa è la storia di un incantesimo…
Dovete sapere che c’è un angolo nella mia casa che è una sorta di piccola aiuola. Che, come tutte le cose che hanno vita, nel tempo si trasforma seguendo cicli: esplode di fiori, regala nuovi rami e gemme e piantine da moltiplicare, si infoltisce di foglie, le vede cadere in aliti di silenzi… al ritmo delle stagioni… Stagioni dell’anima anche… se una volta (e il motivo è segreto fra noi) tutto è all’improvviso appassito. E chissà a quale stagione dell’anima quel che è successo in questi giorni risponde… Vi racconto.
Accanto alle mie belle piante, qualche tempo fa sono arrivate due orchidee. Una l’avevo raccattata, morente, da casa di un’amica che, per sua avvilita ammissione, proprio non sapeva che farne… L’altra lasciata in custodia a me da mia madre al termine dell’ultima sua festa di compleanno, carica di splendidi fiori bianchi,
Captivi e impegni elettorali
Inchiodata, l’altra mattina, alle pagine di un libro fotografico… Captivi, di Pietro Basoccu (Soter editrice). Racconto di un carcere della Sardegna. Immagini in bianco e nero, che meglio non potrebbero dipingere il grigio soffocante di un’ossessione, fatta di ruggine, ferro e silenzi, che sono urla sussurrate… Guardate questi occhi, guardate queste ombre… ritratte nella quotidianità di dettagli che mai immaginereste, se non per indecenze antiche…
Pietro Basoccu, che è medico pediatra fotografo, per questa campagna fotografica del 2010 era allora entrato in carcere per la prima volta. Il suo stupore … “Muri muri, ovunque vedo muri, spessi, di granito, che decorano alcune celle e mi riportano alla memoria luoghi sacri… strutture ipogeiche dell’era neolitica…”. Dai suoi appunti: “Voltaire diceva che la civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle nostre carceri. Le sue parole sono per la nostra società una condanna senza appello”. E “cos’è il domani per un fine pena datato 99-99-9999?”
Ancora ringrazio Pietro Basoccu per il dono del suo racconto d’immagini e per domande e pensieri che sono anche i miei. (…)