Vedete questa foto? Il volto di Mariella, bellissimo e nudo di trucco, dietro un foglio di vetro che la separa dal mondo.
Mi è tornato davanti agli occhi dopo le parole di Ennio (il titolare), che parlando di quella cosa terribile… i test-tortura dei gas di scarico su scimmie e uomini… alla fine annota: ma intanto le città italiane avvelenano i loro cittadini. Già, goccia a goccia. Mentre fingiamo di non accorgercene.
Il volto di Mariella mi era venuto incontro tempo fa insieme a quello di una pattuglia di “fantasmi” con i segni segreti della sua stessa malattia, di cui nessuno sa… MCS, si chiama, Sensibilità Chimica Multipla, che è patologia che si sviluppa in seguito a esposizione a sostanze tossiche, che a loro volta producono sensibilizzazione ad altre sostanze chimiche… Ve ne voglio parlare perché è uno dei volti della trappola che ci stiamo costruendo intorno, una delle malattie più insidiose di questo nostro tempo, che ci regala dosi sempre più massicce di inquinamento ambientale.
MCS. …
gemiti…
Ancora AIWA
Dai Ragazzi di AIWA, ricevo e volentieri pubblico:
“Lo avevamo promesso e lo stiamo facendo.” Aiwa la nostra Africa” continua dove il libro finisce. Siamo arrivati dall’Africa circa due anni fa. Ora, c’è chi ha i documenti in regola, e chi sta ancora aspettando. C’è chi ha cominciato a lavorare, chi ha trovato una nuova famiglia e chi ha cercato un’altra via in un altro paese. Non è stato facile raccontare la nostra cultura, e comprendere quella in cui viviamo adesso.E’ difficile imparare l’ italiano. Non è semplice affrontare la lontananza, le ostilità, le differenze. A volte, è doloroso. Ma, con il nostro piccolo libro di disegni, abbiamo fatto un pezzo di strada. Abbiamo parlato con tante persone. Abbiamo partecipato al Festival di Letteratura Resistente. Abbiamo trovato spazio in tante gallerie e in tante librerie indipendenti, alla radio, alla televisione, sui giornali. Ma, soprattutto, abbiamo continuato a studiare.Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato: la Guardia Costiera, il nostro editore Marcello Baraghini,il drammaturgo Alberto Gozzi, l’Unhcr, la Comunità di Sant’Egidio, l’Anpi, Eugenio Bennato. Ma soprattutto grazie a quelle più di 2000 persone che continuano ad accompagnarci e che hanno scaricato gratuitamente il nostro E book www.stradebianchelibri.com/aiwa.
Belve…
Ha proprio ragione Alessandra Celletti, che nella prefazione a “La Belva della cella 154” chiarisce subito di non farsi ingannare dal titolo: questa, assicura, “è una storia d’amore, di amicizia e di perdono, dove durezza e crudeltà si sciolgono come la neve al sole”… “La belva della cella 154”, nel libro risponde al nome di Nino, alias Carmelo Musumeci, ergastolano scrittore, detenuto dal 1991, oggi in regime di semilibertà. Naturalmente cambiato tutto quel che c’è da cambiare fra il protagonista di un romanzo, a metà fra realtà e fantasia, e il suo autore.
Di reale, realissimo, in questo racconto c’è il carcere, quell’Assassino dei sogni che non ammette la speranza, che ha molte armi per uccidere a poco a poco, dove c’è chi si aggrappa alla vita con rabbia e disperazione e chi finisce col non avere paura più di nulla, e amare solo la propria solitudine.
Eppure davvero durezze e crudeltà, in questo racconto,
Incantesimo napoletano ( o casertano)
Ci crediate o no, questa è la storia di un incantesimo…
Dovete sapere che c’è un angolo nella mia casa che è una sorta di piccola aiuola. Che, come tutte le cose che hanno vita, nel tempo si trasforma seguendo cicli: esplode di fiori, regala nuovi rami e gemme e piantine da moltiplicare, si infoltisce di foglie, le vede cadere in aliti di silenzi… al ritmo delle stagioni… Stagioni dell’anima anche… se una volta (e il motivo è segreto fra noi) tutto è all’improvviso appassito. E chissà a quale stagione dell’anima quel che è successo in questi giorni risponde… Vi racconto.
Accanto alle mie belle piante, qualche tempo fa sono arrivate due orchidee. Una l’avevo raccattata, morente, da casa di un’amica che, per sua avvilita ammissione, proprio non sapeva che farne… L’altra lasciata in custodia a me da mia madre al termine dell’ultima sua festa di compleanno, carica di splendidi fiori bianchi,
Captivi e impegni elettorali
Inchiodata, l’altra mattina, alle pagine di un libro fotografico… Captivi, di Pietro Basoccu (Soter editrice). Racconto di un carcere della Sardegna. Immagini in bianco e nero, che meglio non potrebbero dipingere il grigio soffocante di un’ossessione, fatta di ruggine, ferro e silenzi, che sono urla sussurrate… Guardate questi occhi, guardate queste ombre… ritratte nella quotidianità di dettagli che mai immaginereste, se non per indecenze antiche…
Pietro Basoccu, che è medico pediatra fotografo, per questa campagna fotografica del 2010 era allora entrato in carcere per la prima volta. Il suo stupore … “Muri muri, ovunque vedo muri, spessi, di granito, che decorano alcune celle e mi riportano alla memoria luoghi sacri… strutture ipogeiche dell’era neolitica…”. Dai suoi appunti: “Voltaire diceva che la civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle nostre carceri. Le sue parole sono per la nostra società una condanna senza appello”. E “cos’è il domani per un fine pena datato 99-99-9999?”
Ancora ringrazio Pietro Basoccu per il dono del suo racconto d’immagini e per domande e pensieri che sono anche i miei. (…)
L’amore molesto
Qualche riflessione e molte domande… Leggendo l’intervista rilasciata dall’ancor bella e seducente e intelligente Catherine Deneuve… volto della lista delle cento firmatarie del manifesto apparso su “Le monde”… “Nous défendons une liberté d’importuner, indispensabile a la liberté sexuelle”…
Delicata e complessa la questione della libertà sessuale, è vero, e pieno di spunti anche su cui riflettere quel manifesto… ma molte le perplessità, se entra a gamba tesa nel dibattito sulla violenza sessuale esploso con la denuncia delle “molestie” del signor Weinstein… spostando innanzitutto decisamente il fuoco del dibattere. Insomma, tanto per cominciare, mi è sembrato un manifesto un po’ “fuori tema”. Che dimentica che il nodo della questione riguarda innanzitutto il rapporto con il potere, qualsivoglia volto abbia, in qualsiasi struttura con una gerarchia, ogni volta che si ha di fronte qualcuno dal quale si dipenda per un sì, per un no, per un proprio spazio nella vita, pubblica o privata che sia…
Il telefono. La tua voce…
“Straordinario! Distante anni luce dal nostro povero paese… Bèh, certo… come non considerare che quando in Francia scoppiò La Rivoluzione, la nostra penisola era ancora un grumo di stati spesso con vedute l’uno dall’altro lontane…”, ho sentito l’altro giorno bofonchiare il Gatto mentre leggeva il giornale. Ho dato un’occhiata anch’io e… davvero rivoluzionaria, la novità che arriva d’oltralpe… Udite udite: nelle carceri francesi i detenuti potranno avere presto un telefono in cella…
Avete sentito bene. Notizia davvero stupefacente, se vista con ottica italiana, data la considerazione che mediamente si ha nel nostro paese delle persone per un motivo o l’altro affidate alla discutibile custodia delle nostre prigioni, e sapendo cosa succede invece da noi.
Per la precisione, in Francia, si parla di installare apparecchi telefonici in più di 50.000 celle di circa 180 prigioni. Ovviamente, limitati e controllati i numeri da poter chiamare, identificate le persone che ricevono la chiamata… ma nessun limite di tempo, di giorno e di notte. Questo per aiutare a mantenere più saldi i legami familiari e favorire un futuro reinserimento… Il provvedimento viene preso dopo un esperimento partito l’anno scorso nella prigione di Montmédy, che sembra già dare i suoi frutti…
E pensare che nelle nostre carceri, quando va di lusso, si può fare una telefonata a settimana, ciascuna di massimo dieci minuti… e potete immaginare…
Andersen, oggi….
E che storia raccontare, oggi che anche il Natale e’ passato, e ci siamo tutti un po’ commossi e tutte le preghiere sono state recitate e magari abbiamo detto che sì, cercheremo di essere un po’ più buoni…. ora che siamo qui ad aspettare che giunga l’anno nuovo…
Ci ha pensato Gatto randagio, a suggerirmi una fiaba che arriva con il vento del nord e sa di neve e freddo e buio, e nella notte s’accende, a tratti, di desideri…
“C’era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio. Era la sera dell’ultimo dell’anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada…”.
E’ la bambina dei fiammiferi, storia del nostro egoismo, che ci rende ciechi a quello che non vogliamo vedere, sordi alle domande che non vogliamo sentire, e fa il mondo un po’ più crudele… Andersen la scrisse nel 1848. Per essere precisi, quello fu l’anno della sua prima pubblicazione, centosettant’anni fa… ma, guardatevi intorno…, è ancora storia d’oggi…
“Sai – mi diceva giusto ieri Vittorio, Vittorio da Rios, che a tratti mi regala le sue parole e mi affascina di questioni fra la filosofia e la storia e la morale, e interrogandosi m’interroga su quel legno storto di cui è fatto l’uomo’…- sai, nei pressi dell’ospedale di Treviso, ho visto l’altra mattina una figura rannicchiata, accartocciata nei panni…”. Di quelle, per intenderci, che per un malinteso senso del “decoro” qualcuno vorrebbe allontanare dai centri lustri delle città…
lettera per Leonardo…
Leonardo Serafino è artista i cui lavori ho sempre molto ammirato… Qualche giorno fa, parlando dell’ipotesi di una mostra, mi ha chiesto, un po’ scherzando, un po’ no… “perché non scrivi qualcosa per me?”. ma, sapete, non sono critico d’arte… e mai mi permetterei. ” Al massimo posso scrivere un racconto, sui tuoi quadri…” ho risposto un po’ scherzando, un po’ no… Leonardo, i quadri che sceglierebbe per la sua mostra me li ha fatto vedere…. E così, il racconto, devo dirvi la verità, è nato da solo… uscendo, zitto zitto, dalle sue tele… Leggete un po’, ha la veste di una lettera. I racconti…. sono loro a scegliere la veste che vogliono…… spero vi incuriosisca e vi porti tutti prima o poi a vederli, i suoi bei dipinti…
“Quando ti ho chiesto… fammeli vedere, quei dipinti… e tu, senza accompagnarmi, mi hai indicato con un gesto la porta della stanza, laggiù in fondo… e mi sono incamminata lungo il corridoio, e poi ho aperto la porta… mi sono trovata, all’improvviso, da sola, al centro di un cerchio di pareti, e intorno tutti loro… volti, come di fantasmi meridiani, appena trasudati dalle pareti della stanza, che mi venivano incontro…
Sapevo della follia di giochi scanzonati con i tuoi fantasmi, ma mai avrei immaginato che nel tempo ti avesse preso, quella follia, per mano e insegnato a catturare sguardi, da tenere qui, tutti prigionieri della tua magia…
Mi sono subito accorta, sai, del trucco dello spazio che appare dilatato pur fra brevi pareti, ma mi hai fregato lo stesso. Non ho potuto evitare di smarrirmi, e tutto ha preso a vorticare…
Per fortuna che è comparso all’improvviso uno sgabello (o c’era già e non me ne ero accorta)… così mi sono seduta. Un attimo solo, mi sono detta, per riprendere fiato e poi scusarmi con tutti loro, e spiegare che ero lì solo per dare un’occhiata. La mia curiosità, che volete… ma presto sarei andata via…
Ma quegli sguardi, fissati come in attimi di attese, hanno rapito anche me, nel loro cerchio fatato.
