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    Devianze e incontri sulle note di un violino…

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    alexisDi Daniela Morandini questo pensiero per “Desvìos y encuentros”, devianze e incontri, che è il primo album da solista di Alexis Lefevre, musicista di origini francesi, cresciuto a Positano, ma cittadino del mondo. Per chi volesse saperne di più… www.alexislefevre.com, intanto invito a leggere

    “A Positano lo ricordano quando, ancora guaglione, suonava il violino davanti alla Chiesa, o sulla scala dei leoni, o al Fornillo, un pezzo di mare tra due torri saracene. Alexis ha un legame fortissimo con quella terra del Sud ma, a diciotto anni, dopo un’impronta classica, se ne va. Vuole trovare altre note. Arriva a Buenos Aires: suona con Luis Salinas, e contamina a musica tradizionale sudamericana, con le improvvisazioni del jazz contemporaneo. Non basta: nel 99 torna in Europa e va a Siviglia. Le sue incursioni nel flamenco iniziano alla Carboneria, quel locale tra i vicoli di Santa Cruz, dove si respira un’aria gitana, e l’anima zingara segna le facce dei musicisti. Era in quella taverna che poeti, artisti, e personaggi della notte, avevano trovato rifugio nell’ultimo periodo franchista. Tra quei tavoli di legno, si sarebbero visti anche Pete Seeger e Frank Zappa. A Paco Lira, l’anima della Carboneria, Alexis dedica la sua “ Calle Levies 18”, la strada dove ci si incontra. In poco tempo, è al fianco di Vicente Amigo, di Juan Carlos Romero, di Tomatito. La sua ricerca continua, trasversale: (…)

    Quand’ero un ragazzo…

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    fine-pena-maiDal carcere di Padova, una lettera di Giovanni Zito. Pubblicata sull’ultimo numero della rivista “Una città”. Ascoltate.
    “Quando ero un ragazzo non pensavo alle conseguenze degli errori commessi, oggi ho 46 anni e sono detenuto ininterrottamente dal 1996.
    La vita in carcere è una tortura fisica e psicologica, specialmente quando si ha una famiglia. Io avevo una compagna al mio fianco, ma la mia condanna e il mio allontanamento forzato hanno fatto sì che io perdessi l’affettività familiare. Mantenere l’affettività, il contatto con i figli, è fondamentale, è la base di ogni famiglia, ed è dura rimanere in piedi quando si perdono le speranze.
    Io ho perso le gioie di mia figlia, non potendo effettuare colloqui con lei, e ancora oggi ho enormi difficoltà per i colloqui familiari. E la mia condanna si è riversata sulla mia situazione familiare già precaria. Mantenere in vita un rapporto è la cosa più bella che un uomo possa desiderare. Io posso subire una punizione, è giusto che sia così, ma mia figlia non si rende conto del perché ci sia una pena così devastante per tutti. (…)

    che la forza sia con te….

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    4amicialbar-600x398Una conversazione carpita al bar sotto casa, che oggi non può che partire da Parigi.
    Dunque, quattro amici al tavolino accanto. A conversazione già avanzata, afferro al volo una frase: “…ma mostrare i muscoli è di per sé una dimostrazione di forza? I campioni di body building alla prova della forza reale si rivelano tigri di carta… Ricordate l’augurio del maestro Yoda all’allievo Luke in ‘Guerre stellari’?”
    “Che la forza sia con te!”, risponde pronto uno del gruppo.
    “Bravo”, riprende il primo che sembra guidare la discussione. “Grande parabola di una forza reale fatta di intelligenza, astuzia, arte del combattimento, senso di giustizia che si contrappone all’esercito meccanico di Dart Fener. Che mi fa proprio pensare all’armamentario messo in campo da noi europei: città, Roma compresa, con soldati armati di mitra (col colpo in canna?) a presidiare stazioni metro, luoghi sensibili e quant’altro, mentre aerei russi e francesi bombardano le postazioni dell’Isis… Bèh, comincerei a temere questo pericoloso mix di muscolose rappresentazioni di apparati bellici dei governi e la più o meno lucida follia omicida ( e sucida) dei fanatici terroristi”.
    “Già – fa un altro- ma non c’è qualche soluzione più intelligente?”. (…)

    parole, etimologie e idiozie…

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    Una bella, condivisibilissima riflessione, di Emanuela Nava

    “Anche le parolacce hanno la loro etimologia.
    Deficiente da deficere, mancare di intelletto.
    Stupido da stupere, stupire.
    Scemo da semus, mezzo, da cui anche scemare, diminuire.
    E idiota, la più brutta parolaccia che ci sia?
    Da idios, particolare, privato.
    Anche idioma, linguaggio, ha la stessa provenienza: idios.
    Questo significa che chi parla solo la sua lingua si comporta in modo idiota.
    Una idiozia è stata abolire la festa di Natale in una scuola della provincia di Milano, pensando di rispettare le altre culture. Come si fa a rispettare gli altri se non si comincia a rispettare se stessi, ad amare l’anima del mondo che è fatta di tante lingue, e quindi anche della propria?
    Rispetto significa guardare e riguardare il mondo e la sua bellezza come se fosse la prima volta. Spero che il preside che ha abolito una festa così sentita e festeggiata in tutti i paesi, anche in quelli a minoranza cristiana, ci ripensi, altrimenti non solo non rispetterà i bambini, ma rischierà di farli diventare idioti. Un grande dolore per l’anima del mondo”.
    Emanuela Nava

    a proposito di emergenze….

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    COPURLALeggendo, in questi giorni, d’emergenza, d’emergenze e di documenti e misure speciali a proposito di terrorismo, di annunci di sospensioni di regole e pezzi di costituzioni… , sospendendo piuttosto per un attimo la commozione per la nostra commozione… sempre mi chiedo cosa mai ci autorizzi a dichiarare sante le nostre guerre e legittimare i nostri, di orrori, e quali vittorie, quali insegnamenti, quali democrazie possano mai nascere da sospensioni del diritto che giustificano violenze inflitte ad altri. Dentro e fuori dei nostri confini.
    Tornano immagini, ad esempio, di quel pozzo nero che è stato, che ancora è, Guantanamo… le storie dei detenuti della “guerra al terrore”, e molti, sappiamo, mai neppure erano stati formalmente incriminati. Fra le tante violenze e forme di disumanizzazione, torna sempre in particolare, chissà perché, l’immagine di quell’uomo trasportato in carriola, e di quell’altro, trascinato a braccia, che non riesce a muoversi…
    E ascoltate questo: “ … si è avuto notizia che due detenuti sono stati recati fuori sezione, l’uno all’interno di una carriola da muratore, certamente non in grado di camminare da solo, l’altro (…)

    rose nel deserto…

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    rosa di gerico...Avete mai avuto tra le mani una rosa di Gerico? ha la bellezza misteriosa di un rovo d’inverno… la pensi ormai morta, ma bastano gocce d’umido a compiere il miracolo della sua rinascita… ad Anna Rita Persechino ha ispirato queste parole…

    Liberta’ Libertà
    Dove sei Dove sei
    Dove ti trovi nascosta
    Rosa del Deserto
    Rosa di Jericho
    Dimmi qual e il tuo seme
    Se vuoi germinare eternamente
    Tra le mie braccia (…)

    Sonata di viaggio

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    piras libroGatto Randagio…
    Pur randagiando randagiando… sempre interrogandomi e in qualche modo girandovi intorno, mai sono arrivata fino ad Auschwitz. Per via, chissà, del timore di non riuscire a trovare schermo al dolore, a sussurri e grida che mai lasceranno quei luoghi. Eppure, è un cammino che prima o poi bisognerà pure intraprendere. Ma partendo da dove? Me lo sono chiesta in questi giorni, leggendo di un cupo anniversario, il 30 novembre del 1943, l’ordine d’arresto per tutti gli ebrei, firmato RSI.
    Ebbene, una risposta, e un aiuto che indichi la via, l’ho trovata oggi in un libro. “Il dio che sta ad Auschwitz” di Natalino Piras ( edizioni letteratura alla macchia). Sottotitolo: Sonata di viaggio. Dove il diario del viaggio, “pacchetto 600 euro a persona, tutto compreso, organizzato da un’agenzia di Dorgali per 25 viaggiatori sardi, fra cui molta gente dell’Associazione nazionale Partigiani”, è solo un breve segmento di un itinerario molto più vasto che nel tempo e nei luoghi, anche della mente, scava, e scava, e scava… Libro complesso e pur lineare, con un’infinità di informazioni, che ci suggerisce, soprattutto, come guardarci dentro, come guardarci intorno…
    Perché, come scrive Piras, questo è “un viaggio nel tempo dilatato. (…)

    Conversazioni romane…

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    1200x630_316246_roma-prefetto-di-milano-tronca-nominatDomande stralunate ad un amico al bar… giusto per trapuntare il fiume del suo borbottio, sul calare della sera, a partire dal lamento a proposito di commissari, allenati tra il cardo e decumano dell’Expo, mandati ad esportare a Roma il modello sperimentato a Milano…
    Parlava, l’amico, dell’arrivo del commissario Tronca: “Mai nome più appropriato per chi deve perfezionare la macchina amministrativa per “stroncare” le delittuose attività che, ci informa la stampa, sono lo sport preferito dei cittadini romani. E ora che l’argomento in ballo è il Giubileo, se la rinascita di Milano si attribuisce al “successo” dell’Expo, la rinascita di Roma si affida al successo del Giubileo…!”
    Già. La domanda viene spontanea: ma le città sono solo il palcoscenico di eventi?
    “Eh no! Le città sono sistemi complessi, ancor più le città metropolitane, come Roma e Milano. Per queste non funziona la logica di causa ed effetto: non è detto, anzi improbabile, che un eventuale successo del Giubileo estenda il suo respiro positivo su tutta la città, dal momento che, tanto per cominciare, i percorsi giubilari da riqualificare non passeranno né da Tor Sapienza né da Tor Bella Monaca… Ma i media amano gli eventi… Accidenti a loro… (…)

    pensando alla “morte viva”…

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    E va bene, remiamo un po’ contro… Visto che il calendario dice che in questi giorni si celebrano i morti, non resistendo alla tentazione di celebrare “quelli della morte viva”.
    Quelli che, come mi scrive dal carcere di Padova Giovanni Zito, “si potrà mai scontare una pena superiore alla vita stessa?”. Insomma i fine-pena-mai-ma-proprio-mai, che morti viventi li vogliamo per davvero. E come altro pensare persone che solo uscendo dalla vita potranno volare oltre le mura del carcere? Dove, scrive Carmelo Musumeci, “di notte il silenzio non è un silenzio normale, è silenzio che profuma di morte”. Insomma, come argomento per il 2 novembre ci siamo…
    Vi risparmio prediche, a volte, capisco, difficili da comprendere per chi non abbia mai messo piede in un carcere, per chi non abbia mai guardato negli occhi un fine-pena-mai. Abbiamo così misera immaginazione… Inizio invece parlando di un colore. (…)

    Meltèmi

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    meltemi_paraskeva_160x220La memoria dei luoghi ti rimane addosso
    appiccicosa,
    come il cucinato nel
    salone.
    E per scappare segui
    la scia della brezza di oltremare
    e vai oltre.

    Aprendo una pagina di Meltèmi, raccolta di poesie di Helene Paraskeva, edito da LietoColle. Meltèmi, ricorda la poetessa, è vento secco che viene da nord-nordest del mare Egeo. A volte anche da nordovest. Vento governato da Apollo, spesso in armonia con il cosmo, a volte, anche, furente…