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    Muri parlanti….

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    Graffiti Fernando Nannetti Volterra-2Ripensando, a una scritta letta un qualche fine o inizio d’anni fa sul muro di un vicolo di Napoli, fra San Gregorio Armeno e Santa Chiara. “Un muro pulito è un muro morto”, diceva, la scritta. C’era accanto, disegnato, il profilo di un corpo, disteso e morbido, come corpo ondeggiante di sirena, e peccato che non l’ho fotografato… avreste visto anche voi come quel corpo dolcemente dondolava, e come tutto il vicolo seguendone incantato il movimento palpitava.
    Così ho pensato possa sussultare di nuovi respiri il parco dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. Dove un progetto di street art ha regalato nuova vita a mura di padiglioni fino a poco tempo fa abbandonati. Per la cronaca, Caledoscopio è il titolo del progetto, e l’idea è “di far vedere il bello anche in luoghi difficili come questo, attraverso i colori dell’arte urbana”. Così muri fino a ieri spenti sono oggi gonfi dei colori della vita che raccontano, nella leggerezza di uno sprazzo di farfalle che volano libere verso il cielo fuggendo da una porta socchiusa, nel tormento di mani che si cercano, in abbracci, in cieli di stelle e prati, in corpi di donne… che chi lì dentro ha vissuto la terribile vita reclusa del tempo dei manicomi, mai ha potuto carezzare…
    Ma prima di perdersi nei colori dei dipinti che i tanti artisti hanno regalato al parco, l’invito è a percorrere il viale che porta al padiglione 6, dove oggi c’è il “Museo della mente”, e andare nella sala dove, su una lunga lastra trasparente, è riprodotto un cenno di un’opera che è stata monumentale e, a pensarci, lascia senza fiato. (…)

    In attesa…

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    1_2016 tutta la verità (5)In aprile uscirà il nuovo libro di mario trudu: “Cent’anni di memoria”.. ricchissimo delle sue storie e dei suoi disegni, dedicato alla sua Arzana… nell’attesa, un appuntamento romano…

    rose di Jericho

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    L’augurio per quest’anno nuovo è che fioriscano rose di Gerico. Ne avete mai avuta una tra le mani? Ha la bellezza misteriosa di un rovo d’inverno… la pensi ormai morta, ma bastano poche gocce d’umido a compiere il miracolo della sua rinascita… La chiamano la pianta della resurrezione… Con l’augurio, quindi, che possa ritrovare nuova vita un pensiero, un desiderio, un progetto, che magari si pensava già arreso.
    E il pensiero va a una storia che proprio dalla Palestina arriva, da Betlemme La storia di Hamdan Jewei, della sua disperante, impossibile condizione, che poi, un giorno… Ascoltate.
    Hamdan, che ha vissuto sulla sua pelle cosa significa essere emarginato, invisibile quasi. Chiuso in casa fino all’età di undici anni, perché di un bambino disabile c’è solo da vergognarsi, soprattutto se si vive in un povero villaggio, in una famiglia che, come Hamdan racconta, non aveva “gli strumenti per capire come comportarsi con me, non erano abbastanza ‘civili’ per capire il concetto di integrazione sociale”. Dove, anche, guardandosi intorno, è difficile trovare aiuto, strutture che aiutino, e aiutino a capire. Eppure, quando mi ha raccontato la sua storia, (…)

    Babbo Natale anarchico…

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    bab natUna riflessione con la mente forse un po’ ottenebrata, dal troppo odore di dolciumi che c’è in giro. Ma, aiutatemi a capire… Babbo Natale è anarchico?
    L’interrogativo leggendo, in questi giorni, di Petr Kropotkin, in un articolo apparso questo mese su “A”, rivista anarchica. Che dunque si chiede e ci chiede: ma Babbo Natale è anarchico?
    Ha sempre qualcosa di particolarmente interessante, fuori dai binari dell’ovvio, questa rivista che ogni volta sfoglio chiedendomi ‘cosa mi regalerà questo mese’… Ma questa, scusate l’ignoranza, proprio mi ha sorpreso. Per cui apprendo del fascino che Saint Nicolas ha esercitato sul “principe degli anarchici”, che pure al barbuto e corpulento signore un po’ assomigliava e che, riflettendo e riflettendo, a margine di un foglio scrisse: “Intrufolatevi nei negozi, regalate a tutti i giocattoli…” e via via ipotizzando espropriazioni natalizie di giocattoli “perché è giusto e largamente li distribuiremo a quelli che ne hanno bisogno”. Sorridendo al pensiero delle officine degli elfi, che sempre lavorano con felicità perché lavorano per la gioia delle persone, che sarebbero diventate “il prototipo delle fabbriche di un futuro che avrebbe trasformato il regalo da azione occasionale a condivisione abituale”.
    Prospettiva un po’ più sorridente (…)

    pensando ad Antonio

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    Un pensiero, in questi momenti di stralunato andare, ad Antonio, Antonio Mottola, e ai suoi giorni chiusi (di lui e della sua insensata vicenda si può leggere su forum che da sempre segue questa storia insensata http://www.news-forumsalutementale.it/la-storia-minima-di-…/).
    Come non pensare, oggi, al suo tempo fermo, che non conosce domeniche e feste e anni nuovi… Perché dopo le denunce, lo stupore, le interpellanze, la visita, persino, della Commissione del senato per i diritti Umani, Antonio è ancora isolato in una stanza dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Emilia.
    Quale avvento, quale speranza… Venti anni appena, un carico enorme di violenza subita fin da bambino, fra contenzione del corpo e della mente, e ora inchiodato dalla “presunzione di pericolosità sociale”, orrore lombrosiano che ancora ci portiamo dietro.
    Riusciamo a immaginarlo, Antonio, questo Natale, per lui

    presepi e comete…

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    vietnamSpara sti botte, / alluma sti bengale; / arrust’ ‘e capitune, / ch’è Natale!… / Ncoll’ ‘e pasture!…
    Ca mpunto mezanotte, / nasce ‘o Bammino. / Chella, mamma, è devota,/ perciò nasce ‘o Bammino.//
    Sti Bammeniello nasce n’ata vota?/ Lassat’ ‘o j’… / Chillu stesso martirio ‘e quanno è nato / l’adda turnà a suffrì?
    ( spara questi botti/ accendi questi bengala; arrostisci il capitone, che è natale!… Incolla i pastori!… // Che a mezzanotte in punto nasce il bambino. Quella, mamma, è devota, / perciò nasce il bambino // Questo bambino nasce un’altra volta?/ Lasciatelo stare… / Quello stesso martirio di quando è nato/ deve tornare a soffrire?)
    Non per rovinarvi il piacere del vostro bel presepe… semmai lo avete fatto con tutti i crismi e carismi. Ma a queste strofe della poesia di Eduardo, ‘a vita ( la vita), è andato il pensiero leggendo quanto mi descrive in una sua lettera Claudio Conte (cito ancora parole di un ergastolano ma, che volete, le riflessioni migliori ultimamente mi arrivano da lì…) a proposito di un presepe che con alcuni compagni di sezione ha preparato nel carcere di Catanzaro. Perché sapete a cosa si è ispirato il nostro Claudio? Alla morte del piccolo Aylan annegato sulle coste della Turchia.
    Ha realizzato, mi scrive, una metropoli di grattacieli fatti di scatole di cartone, lasciando ben in evidenza la pubblicità che hanno stampata sopra, addobbandoli con luminarie stile Las Vegas e installando in cima ai grattacieli a caratteri cubitali queste parole: egoismo, globalizzazione, indifferenza. Poi, spiega, ha diviso lo spazio con una rete e del filo spinato, e (…)

    La festa colorata di Casale san Nicola…

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    DSCN0915 (2)Domenica scorsa nel centro rifugiati di Casale san Nicola, Roma Nord, c’è stata una festa. Una bella festa, che, a fare un po’ d’attenzione, racconta la storia del mondo. Daniela Morandini c’è stata e così ce l’ha raccontata…
    “Oggi è festa a Casale San Nicola, dove la borgata ritorna campagna, e diventa zona residenziale. Qui la cooperativa Isolaverde, vinto l’appalto, ha trasformato la Socrate, una scuola abbandonata, in un centro per rifugiati. Appena iniziati i lavori, proprio lì di fronte, alcuni cittadini romani, senza casa, avevano occupato un campo, alzato una tendopoli e sventolato la bandiera tricolore.
    “Tocca prima a noi” dicevano.
    “No agli immigrati” si leggeva sugli striscioni di un presidio di residenti, davanti al circolo del tennis.
    In luglio,un blocco stradale aveva fermato il primo pullman di ragazzi africani. Era arrivato anche un manipolo di Casapound: facce nascoste dai caschi, manganelli , (…)

    La rosa e la quercia…

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    GCOPERTINA COMPLETAA proposito di fascino discreto ( e indiscreto) degli epistolari. Rimane intatto a riempirti di nostalgie, del tempo in cui ancora non si era precipitati nell’abisso delle mail e degli sms, che indubbiamente sono una gran bella comodità, ma… avete dimenticato ( o siete così giovani da non averlo mai conosciuto?) il tremore di mani che aprono lettere…
    Leggendo un libro che questi tremori ce li riconsegna tutti interi, con un carteggio d’eccezione, che testimonia di “un amore importante” di Grazia Deledda. Che giusto giusto nel dicembre di ottantanove anni fa ricevette, finora unica donna italiana della storia, il premio Nobel per la letteratura. Potenza della sua scrittura… che a distanza di un’infinità d’anni ancora ho impresso nell’anima le emozioni che mi dette la lettura, ai tempi della scuola, di “Canne al vento”…
    Per cui immaginate com’è stato facile perdersi andando randagiando, e con quanta curiosità e quante aspettative, fra le pagine di “La quercia e la rosa”, di Ludovica De Nava.
    L’amore ‘importante’ è quello nato fra la scrittrice e Giovanni De Nava, poeta, conferenziere, giovane ricco degli ideali del socialismo, che dell’autrice del libro era l’affascinante nonno. Ventitré anni lei, ventuno lui. Un amore che (…)

    Quadri sonori…

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    pedjman_20150224151122venerdì sera, randagiando, a Roma, per Trastevere… I’inaugurazione della mostra di “Quadri sonori” di Pejman Tadayon, che sarà aperta, in piazza sant’Egidio, fino a martedì 15 dicembre. E se non fate in tempo, per saperne di più, www.pejmantadayon.it
    Il racconto dell’incontro di Daniela Morandini

    “Prima di tutto, bisogna accordare i quadri- spiega Pejman- “.
    Sì, quadri da accordare.
    E allora, torna alla mente Des Esseintes, protagonista del simbolismo francese, insieme al suo organo che non emette suoni, ma profumi e assoli di menta.
    E si scontrano nella testa anche i colori delle vocali di Rimbaud: A nero, E bianco, I rosso, U verde , O blu.
    Le tavole di questa mostra non hanno origine nei poeti delle stagioni all’inferno, ma in una cultura, lontana e antica. Eppure prendono forma anch’essi dalla contaminazione dei sensi.
    Pejman nasce, a Esfahan, in Iran, nel ’77. Studia gli strumenti della tradizione, il tar e il setar. Approfondisce il Radif, l’antico repertorio armonico persiano.(…)

    Storia di Mona

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    luoghicomunL’ultimo racconto di Gatto Randagio ( RemoContro)… “Oggi vi parlerò di Mona, che in arabo significa ‘desiderio’. Mona è una donna egiziana che diciotto anni fa è venuta a vivere in Italia, convinta dall’uomo che si è innamorata di lei e in Italia, dove già da qualche tempo lavorava, l’ha voluta portare sposa. Mona e suo marito Ahmed e i loro due figli, Mohamed e Lamis, abitano a Torpignattara. Sì, il quartiere romano dove da anni è insediata una comunità musulmana, “raccontato” dal discutibile ( e discusso e contestato) servizio andato in onda all’indomani della strage di Parigi sulla rete de La Sette, che ci ha propinato un quartiere sotto assedio, con romani che definire insofferenti è un eufemismo, e tutto l’armamentario che possiamo immaginare in termini di luoghi comuni, paure eccitate, percorsi bui, battute smozzicate, rubate, eccetera eccetera…
    Il viso di Mona, il suo andare ondeggiante, i suoi foulard colorati, il suo sorriso che esplode quando meno te lo aspetti, anche quando parla di tragedie piccole e grandi del vivere quotidiano, ci accompagna durante tutto il percorso di un bel documentario realizzato da Angelo Loy. E immaginando che ve lo chiederete, come me lo sono chiesto anch’io… il più noto Nanni era suo zio, e buon sangue non mente… per la curiosità, la capacità di andare dentro le cose che accomuna allo zio il nostro Angelo, che da sempre ha scelto di perdersi nei meandri delle nostre periferie. Bèh, se potete, andate a vederlo. “Luoghi comuni”, s’intitola il documentario, (…)