More
    Home Blog Pagina 79

    Quando tornerà la pace… ( voci dall’Africa)

    0

    elefanti vannoAbdirashid Hassan Jama ha vent’anni, ed e’ nato ed è cresciuto a Mogadiscio, durante la guerra civile. E’ in Italia da tre mesi e vive a Roma nel Centro di accoglienza di Casale San Nicola. Studia l’italiano e questo è il primo pensiero che ha scritto nella nostra lingua.

    “Prima in Somalia abitavano tanti animali.
    Zebre, leoni, elefanti, giraffe.
    Però, quando è cominciata la guerra, tutti gli animali sono scappati in Kenya.
    Perché gli animali vogliono la pace, come le persone.
    Però io spero che gli animali torneranno in Somalia, un’altra volta.
    Quando la Somalia sarà in pace”.

    Maskerate…

    0

    2  sf-sh-hollywood-nathan-sawaya-lego-060614-002Qualche divagazione, in tempo di Carnevale. A proposito di maschere e mascherate.
    Leggendo, dell’infelice idea di una ditta inglese. Che ha proposto sul suo sito di vendite online una maschera da “piccolo migrante”. Pantaloni e camicia qualche taglia più grande, più da orfanello alla Dickens, per dire la verità…, un vestito slabbrato e valigia di cartone, più da migrante del secolo scorso, a ben guardare. Ma l’annuncio è chiaro: bambini-costume “profugo”. Misure 104-152. Costo 24-36 euro, e tutti i prezzi includono l’IVA. E non sembra essere stato uno scherzo di Carnevale. Ho letto della bufera che come si poteva immaginare subito si è scatenata e ha convinto gli amministratori del sito a ritirare l’annuncio, che è stato on line il tempo di un sospiro. Eppure, eppure… (…)

    Una voce dall’Africa

    0

    tramonto senegalQuesti versi sono di un giovane poeta africano che vive a Roma nel centro di accoglienza di Casale San Nicola. Li ha scritti prima in francese, poi in Mandinga, la sua lingua, e sono l’espressione – ci spiega- di quello che sente:

    Si tu m’apprecies, dis le moi/ si je te manque, montre le moi/ si tu m’aimes, prouve le moi.
    Se tu mi desideri, dimmelo/ se io ti manco, dimostramelo/ se tu mi ami, provamelo.
    Ni icèe miranna afognèe ni gne méyaa ayitandina ,niyan canou na gnini.

    Tu es peut étre une femma parmi les autre, mais c’est cette femme que j’ai choisis parmi les autres, et cette femme c’est toi, mon ange.
    Tu forse sei una donna tra le altre, ma è questa donna che ho scelto tra le altre, e questa donna sei tu, angelo mio.
    Ga mouso mi gnill ittelame, ga mouso mi gnini ana gnionou mamoulou itelamou wotti. (.

    bolge domestiche…

    0

    antonellia-lia-inferni-familiariGiornate, di famiglie in piazza. Con tutta la retorica del cosa è giusto e buono e bello, e cosa non lo è… Randagiando fra manifestanti di ‘family day’ passati e presenti, rimane intatto lo stupore davanti a tanta profusione di impegno per limitare i diritti di qualcun altro. Grande spreco di palloncini colorati (azzurri, bianchi? ), appuntai l’ultima volta, mentre tanto ci sarebbe da pensare alle famiglie che ci ritroviamo. A proposito di infelicità che per via di aspettative, apparenza, incomprensioni e quant’altro, proprio dalla famiglia nascono.
    Ieri rileggevo di Susy… “Finalmente sposi! Dopo sette anni, quattro mesi, dodici giorni e circa sei ore di fidanzamento, Susy corona il suo sogno d’…amore?
    Veramente solo una settimana fa ha detto a Luca: -Vattene via! Non so se ti amo più- .
    In realtà lo sa… ma non ha il coraggio di confessarlo neanche a se stessa: non lo ama più come prima. Ma ormai…”
    Ma ormai… Susy si sposa e inizia la discesa nel girone dell’inferno che si apre per lei.
    La storia di Susy è la prima delle tante narrazioni raccolte in un libro che molto aiuta a scavare dentro di noi, e già dal titolo, è una bella picconata alla retorica dell’happy family: “Inferni familiari. Storie bizzarre di bolge domestiche”. Di Antonella Lia, che è psicologa, sociologa, psicoterapeuta, e di vicende familiari ne conosce. Ce le racconta indagandone i disturbi emotivi. In un percorso che si snoda in un susseguirsi di bolge dove come nell’inferno dantesco s’incontrano persone, e i loro tormenti, i dubbi, gli errori, gli orrori a volte, le storie (vere, i nomi ovviamente no) che nascono sullo sfondo di famiglie tanto simili alle nostre…
    Susy, ostinatamente fedele all’immagine di sé che (…) 

    dipingere la morte, dipingere la vita…

    0

    ceija stoicaGiorno della memoria… torno, permettete, sullo sterminio degli altri, di quelli di cui raramente si parla. Il genocidio di sinti e rom, Porrajmos, “grande devastazione”, in lingua romanì.
    C’è un libro nel quale inciampai tempo fa. Un libro che trasmette tremore fin dal titolo: “Forse sogno di vivere”. Ma è il sottotitolo che, così, semplice e didascalico, apre le porte sullo strazio della storia: una bambina rom a Bergen-Belsen. Un libro da avere fra le mani. E’ stato pubblicato una decina d’anni fa in Italia da Giuntina nella collana Schulim Vogelmann.
    E’ rievocata, la bambina che è stata, da Ceija Stojka, che era nata del 1933 in un paesino della Stiria, che fu deportata a Bergen-Belsen con la madre quando aveva undici anni, e che cinquant’anni dopo racconta, ritrovando lo sguardo e le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che si fa fatica a immaginare. Stupore rimasto intatto, più di mezzo secolo dopo, perché: “mi volto, dice, e sono ancora lì”. (…)

    Lo sguardo dell’Utopia…

    0

    ugoUtopia. Ne sentiremo parlare nei prossimi mesi… Che sono cent’anni che fu pubblicato il libro di Tommaso Moro, con il racconto di quel mondo che ancora tanto riempie il nostro immaginario, ma che soprattutto ci ha insegnato a pensarla, ciascuno di noi, una nostra utopia, piccola o grande che sia…
    Per questo mi è sembrato bellissimo, e ve lo propongo rigirandovelo, se ancora non ne avete sentito parlare, il sogno di Riccardo Petrella ( l’economista di “Dichiariamo Illegale la Povertà”, per chi non lo sapesse) a nome dell’Università del Bene Comune: “l’impossibile che diventa possibile”. Un progetto che consiste nella pubblicazione su Facebook, a partire dalla fine di gennaio fino ad ottobre 2016 di post dedicati all’analisi di come gli “impossibili” ( u-topie) sono diventati “possibili” (eu-topie), “delle realtà feconde di ben fare e vivere insieme”. Dunque in tema di giustizia sociale, diritti, lavoro, disuguaglianza, povertà, Stato, potere, libertà, denaro…
    “Se faccio riferimento ad Utopia, spiega Petrella, non é per suggerire analogie tra quanto scritto da More e i nostri giorni, anche se l’Inghilterra dell’epoca era in guerra e in uno stato di grande miseria e diseguaglianze, come lo è il nostro mondo globale in preda alla guerra “totale” e dove 82 persone posseggono altrettanta ricchezza personale che la metà più povera della popolazione mondiale. Il motivo per farlo è piuttosto semplice: lanciare, sotto l’egida dell’Università del Bene Comune, l’idea di “ I cammini dell’utopia”. (…)

    Farfalle di Rodi…

    0

    DSCN0986 (3)Sentite che mi scrive Daniela Morandini… Una storia nella storia…
    “Dai libri rimessi in ordine, riaffiora una cartolina del 1965, da Rodi, da quella valle, unica al mondo, dove, una volta all’anno, si incontrano tutte le farfalle della Grecia. L’indirizzo è quello di Bologna di Carlo, il mio più caro amico da sempre. Niente di strano che una sua cartolina sia finita in un mio libro. Ma è singolare che non riconosca i nomi di chi mandava i saluti da laggiù: Celeste e Antonio. Chi sono? Scrivo a Carlo ,chiedendo spiegazioni. Questa è la risposta:

    Cara Daniela, trovo simpaticamente bizzarro il rinvenimento della cartolina.
    Ora ti espongo gli indizi del giallo di Rodi: occorre andare molto indietro negli anni senza fermarsi al lontanissimo 1965, quando tu ed io avevamo… 9 anni; bisogna raggiungere un tempo ancora più remoto, lontano, lontano, quando noi non eravamo ancora nati.
    In quegli anni, poco prima della seconda guerra e dunque (…)

    Muri parlanti….

    0

    Graffiti Fernando Nannetti Volterra-2Ripensando, a una scritta letta un qualche fine o inizio d’anni fa sul muro di un vicolo di Napoli, fra San Gregorio Armeno e Santa Chiara. “Un muro pulito è un muro morto”, diceva, la scritta. C’era accanto, disegnato, il profilo di un corpo, disteso e morbido, come corpo ondeggiante di sirena, e peccato che non l’ho fotografato… avreste visto anche voi come quel corpo dolcemente dondolava, e come tutto il vicolo seguendone incantato il movimento palpitava.
    Così ho pensato possa sussultare di nuovi respiri il parco dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. Dove un progetto di street art ha regalato nuova vita a mura di padiglioni fino a poco tempo fa abbandonati. Per la cronaca, Caledoscopio è il titolo del progetto, e l’idea è “di far vedere il bello anche in luoghi difficili come questo, attraverso i colori dell’arte urbana”. Così muri fino a ieri spenti sono oggi gonfi dei colori della vita che raccontano, nella leggerezza di uno sprazzo di farfalle che volano libere verso il cielo fuggendo da una porta socchiusa, nel tormento di mani che si cercano, in abbracci, in cieli di stelle e prati, in corpi di donne… che chi lì dentro ha vissuto la terribile vita reclusa del tempo dei manicomi, mai ha potuto carezzare…
    Ma prima di perdersi nei colori dei dipinti che i tanti artisti hanno regalato al parco, l’invito è a percorrere il viale che porta al padiglione 6, dove oggi c’è il “Museo della mente”, e andare nella sala dove, su una lunga lastra trasparente, è riprodotto un cenno di un’opera che è stata monumentale e, a pensarci, lascia senza fiato. (…)

    In attesa…

    0

    1_2016 tutta la verità (5)In aprile uscirà il nuovo libro di mario trudu: “Cent’anni di memoria”.. ricchissimo delle sue storie e dei suoi disegni, dedicato alla sua Arzana… nell’attesa, un appuntamento romano…

    rose di Jericho

    0
    OLYMPUS DIGITAL CAMERA
    OLYMPUS DIGITAL CAMERA

    L’augurio per quest’anno nuovo è che fioriscano rose di Gerico. Ne avete mai avuta una tra le mani? Ha la bellezza misteriosa di un rovo d’inverno… la pensi ormai morta, ma bastano poche gocce d’umido a compiere il miracolo della sua rinascita… La chiamano la pianta della resurrezione… Con l’augurio, quindi, che possa ritrovare nuova vita un pensiero, un desiderio, un progetto, che magari si pensava già arreso.
    E il pensiero va a una storia che proprio dalla Palestina arriva, da Betlemme La storia di Hamdan Jewei, della sua disperante, impossibile condizione, che poi, un giorno… Ascoltate.
    Hamdan, che ha vissuto sulla sua pelle cosa significa essere emarginato, invisibile quasi. Chiuso in casa fino all’età di undici anni, perché di un bambino disabile c’è solo da vergognarsi, soprattutto se si vive in un povero villaggio, in una famiglia che, come Hamdan racconta, non aveva “gli strumenti per capire come comportarsi con me, non erano abbastanza ‘civili’ per capire il concetto di integrazione sociale”. Dove, anche, guardandosi intorno, è difficile trovare aiuto, strutture che aiutino, e aiutino a capire. Eppure, quando mi ha raccontato la sua storia, (…)