Ripensando, a una scritta letta un qualche fine o inizio d’anni fa sul muro di un vicolo di Napoli, fra San Gregorio Armeno e Santa Chiara. “Un muro pulito è un muro morto”, diceva, la scritta. C’era accanto, disegnato, il profilo di un corpo, disteso e morbido, come corpo ondeggiante di sirena, e peccato che non l’ho fotografato… avreste visto anche voi come quel corpo dolcemente dondolava, e come tutto il vicolo seguendone incantato il movimento palpitava.
Così ho pensato possa sussultare di nuovi respiri il parco dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. Dove un progetto di street art ha regalato nuova vita a mura di padiglioni fino a poco tempo fa abbandonati. Per la cronaca, Caledoscopio è il titolo del progetto, e l’idea è “di far vedere il bello anche in luoghi difficili come questo, attraverso i colori dell’arte urbana”. Così muri fino a ieri spenti sono oggi gonfi dei colori della vita che raccontano, nella leggerezza di uno sprazzo di farfalle che volano libere verso il cielo fuggendo da una porta socchiusa, nel tormento di mani che si cercano, in abbracci, in cieli di stelle e prati, in corpi di donne… che chi lì dentro ha vissuto la terribile vita reclusa del tempo dei manicomi, mai ha potuto carezzare…
Ma prima di perdersi nei colori dei dipinti che i tanti artisti hanno regalato al parco, l’invito è a percorrere il viale che porta al padiglione 6, dove oggi c’è il “Museo della mente”, e andare nella sala dove, su una lunga lastra trasparente, è riprodotto un cenno di un’opera che è stata monumentale e, a pensarci, lascia senza fiato. (…)