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    pensando ad Antonio

    Un pensiero, in questi momenti di stralunato andare, ad Antonio, Antonio Mottola, e ai suoi giorni chiusi (di lui e della sua insensata vicenda si può leggere su forum che da sempre segue questa storia insensata http://www.news-forumsalutementale.it/la-storia-minima-di-…/).
    Come non pensare, oggi, al suo tempo fermo, che non conosce domeniche e feste e anni nuovi… Perché dopo le denunce, lo stupore, le interpellanze, la visita, persino, della Commissione del senato per i diritti Umani, Antonio è ancora isolato in una stanza dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Emilia.
    Quale avvento, quale speranza… Venti anni appena, un carico enorme di violenza subita fin da bambino, fra contenzione del corpo e della mente, e ora inchiodato dalla “presunzione di pericolosità sociale”, orrore lombrosiano che ancora ci portiamo dietro.
    Riusciamo a immaginarlo, Antonio, questo Natale, per lui giorno buio come tutti gli altri, dietro le grate di una cella, che non capisce, lui che non ha mai fatto nulla di male a nessuno, perché si trova lì. E la solitudine dei suoi genitori, che in qualche modo, pure, avrebbero voluto riavvicinarlo. Quale stridore… lui dentro e solo… e tutto il resto fuori.
    Quali luci, quale avvento…
    E pensare che Antonio un Natale come il nostro avrebbe potuto averlo anche lui. Un progetto alternativo è pronto da tempo, con persone pronte ad accoglierlo e a seguirlo e accompagnarlo nel suo ancora possibile ritorno al vita. Eppure il suo giudice ha rifiutato il progetto alternativo. Antonio è stato lasciato a marcire da un sistema che non vuole vedere oltre la gabbia di norme che sopravvivono a un codice feroce e vecchio e ci fanno dubitare della nostra democrazia.
    C’è poco da festeggiare, in questi giorni, pensando alla sofferenza dei più indifesi. E Antonio, per noi, li rappresenta tutti. Gli indifesi prigionieri di istituzioni totali come quella che lo ingabbia e che ancora fanno fatica a morire. Anche perché forse, prima, dobbiamo far morire le nostre stolte paure, e l’indifferenza del nostro ingordo egoismo.
    Ed è quello che ci auguriamo accada, magari riflettendo un po’ davanti a uno dei tanti presepi che spuntano in giro… ricordando che è nato, il presepe, come rappresentazione della discesa in un mondo dove, superata l’angoscia del buio, sarà possibile partecipare all’avvento della nuova luce. Epifania alla quale tutti, ma proprio tutti, sono chiamati a partecipare. Pensando ad Antonio, e a chi per lui può sciogliere catene…

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