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    Pensando a Giuda… un libro, un film…

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    giudaRandagiando intorno alla Pasqua… inciampando ogni volta nella figura di Giuda, che senza di lui forse nulla si sarebbe compiuto…
    Giuda il traditore, dunque, quello che conosciamo tutti, nell’Ultima Cena di Leonardo, seduto alla tavola alla destra di Cristo, davanti Pietro e Giovanni. Ha l’espressione colpevole e impugna la borsa dei denari, mentre con il busto un po’ indietreggia, rovesciando agitato la saliera… che Cristo ha appena detto: “In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà”. E tutti gli altri stupiscono e s’interrogano.
    Eppure. “Più di una volta avevano avvertito Gesù che Giuda iscariota era un uomo malfamato e che bisognava diffidare di lui”. Lo assicura Leonid Andreev, che così inizia il suo racconto, Giuda iscariota, appunto. Andatelo a leggere. Con un’avvertenza: c’è il rischio che alla fine ne resterete turbati e respinti e definitivamente attratti… Che il cristianesimo inquieto di Andreev, così personale, profondo, fuori dalla tradizione, ci restituisce l’immagine di un uomo che il tormento rende figura a tinte così forti, che tutti gli altri sbiadiscono intorno.
    Ha un viso turpe, Giuda, astuto e maligno come “un diavolo guercio”. Ma Gesù pure lo accoglie, (…)

    catturando deserti…

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    thumbs_gabbie-voloPer festeggiare la giornata mondiale della poesia, quest’anno il gruppo “Poeti italiani su Facebook” e la comunità on line PoetiSocial.it chiedono fra le varie cose di fare un gesto rivoluzionario: comprare un libro di poesie. Gatto Randagio aderisce, e suggerisce una cosa ancora più rivoluzionaria: cercate poesie scritte in carcere. Ne troverete, di cose belle, di cose vere…
    Che una delle definizioni di poesia che più mi ha dato da pensare, proprio in versi scritti dal carcere l’ho trovata. A cosa serve la poesia? “La poesia ti aiuta solo a catturare i tuoi deserti”. E’ un verso da Canzone corta, di Emidio Paolucci, la raccolta “Senza Speranza e Senza Disperazione” ( edito da Rupe Mutevole).
    Catturare i tuoi deserti… immagine di fulminante verità. Perché nel deserto di vita che è il mondo del carcere, c’è un deserto ancora più deserto, che è l’assenza di vita affettiva e sessuale. Immaginate? Questa pena che si aggiunge a pena, questa compressione di pulsioni naturali, violenta e devastante, e tutto il dolore fisico e psichico che si porta dietro. Ed è difficile che ne parli, chi è dentro. C’è quasi timore. Il dolore è insostenibile. Quindi meglio non pronunciare, negare. Che a volte diventa negazione della vita stessa.
    Le poesie di Paolucci, invece, sono lì, a catturare questo deserto, con immagini affollatissime di donne. (…)

    Streghe per sempre….

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    noce b“Sulla piazza del mercato stanno impilando legna secca./ Un boschetto di ombre è mediocre riparo. Abito / l’immagine in cera di me stessa, un corpo di bambola. / Inizia qui la malattia: sono il gioco a freccette delle streghe. / Solo il diavolo può divorare il diavolo. / Nel mese delle foglie rosse salgo su un letto di fuoco. / (…) ”.
    Randagiando fra le pagine della raccolta La luna e il tasso e altre poesie, di Sylvia Plath, che Piera Mattei, che è poeta anch’essa, ha tradotto per le edizioni Via del vento… Rimanendo inchiodata ai versi di Rogo di strega. Che ad altro non viene da pensare a ridosso, chiamiamolo così, del giorno delle mimose. Che ora che questo (il giorno) è passato, rimane il pensiero di quello (il letto di fuoco). E parlo proprio di quello strazio di corpi che rimanda ai secoli di processi, torture e roghi di cui leggiamo nella storia. Perché la caccia alle streghe non è affatto finita.
    In senso letterale. Ne avevo letto, ad esempio, tempo fa, nella denuncia (…)

    I ragazzi di San Nicola…

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    DSCN1052 (3)Guardando, le terribili immagini di chi si aggrappa alle nostre frontiere… e l’enormità di questa folla che nulla e nessuno fermerà. Pensando alla storia minima di un piccolo gruppo di uomini, uguale a tanti altri che si affacciano qua e là nel nostro paese, e che da quella folla arriva…
    Parlo dei settantasette profughi ospitati nel Casale San Nicola, periferia della Roma Nord, fra la Storta e l’Olgiata, dove la borgata diventa zona residenziale. Mi sarebbe piaciuto raccontare “la storia minima”, di un piccolo gruppo di uomini che qui sta ricostruendo la propria vita. E invece…
    Entro il 12 marzo questi ragazzi, sopravissuti alle guerre, al terrorismo islamico, al deserto e al mare, devono andare via anche da qui. Il prefetto di Roma ha ordinato lo sgombero del Centro di Accoglienza, intimando alla cooperativa Isola Verde, che lo gestisce, di proporre entro quel termine “l’utilizzo di altri stabili”. Insomma, da qui se ne devono andare. La decisione, si legge nell’ordinanza, viene presa per “motivi ambientali”.
    Ma non fraintendete, non sono gli ospiti del centro a creare problemi “all’ambiente” intorno (nessun reato è a loro ascritto). A turbare l’ordine pubblico sono altri… certi italiani…

    Un’altra vita mi darai…

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    Antonio, ricordate? Finito poco più che diciottenne in un ospedale psichiatrico giudiziario grazie a un perverso gioco di rimandi fra giustizia e psichiatria. La sua assurda vicenda Gatto Randagio l’ha raccontata l’estate scorsa (http://www.remocontro.it/2015/08/23/gatto-randagio-vera-follia-rimbalzi-giustizia-psichiatria/ )… E come tutti quelli che hanno seguito la storia si era in attesa che il Tribunale di Sorveglianza si pronunciasse sul ricorso contro la condanna a quattro anni di Opg in misura di sicurezza detentiva.
    Ebbene, la pronuncia c’è stata, all’inizio di febbraio, ma s’è aspettato un po’ a dirlo. Forse un po’ per scaramanzia, forse un po’ perché dopo tanto dannarsi e tanto lottare contro le maglie di meccanismi paradossali e crudeli, c’è bisogno di riservarsi del tempo, c’è bisogno di tenere dentro di sé la gioia, accarezzarla con tremore, difenderla dal frastuono del mondo…
    Ma la notizia è che Antonio è finalmente fuori delle mura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove ha trascorso, chiuso in una cella, gli ultimi otto mesi.
    E’ successo che (…)

    Non chiudete Casale San Nicola!

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    DSCN1138 (4)Il racconto di Daniela Morandini su quel che sta accadendo al centro di accoglienza di san Nicola. Gli ospiti di Casale San Nicola, e le persone che si stringono intorno a loro…

    “Conto alla rovescia per i profughi del Casale San Nicola, a Nord di Roma.
    Proprio mentre “Fuocoammare”, il film sulle tragedie di Lampedusa, trionfa a Berlino, il prefetto di Roma Gabrielli ordina lo sgombero di questo Centro di Accoglienza.
    Entro il 12 marzo questi settantasette ragazzi, sopravissuti alle guerre, al terrorismo islamico, al deserto e al mare, devono andare via anche da qui, dove la borgata diventa zona residenziale.
    L’ordinanza intima alla cooperativa Isolaverde, che gestisce il Centro, “di proporre entro 30 giorni l’utilizzo di altri stabili”.
    La decisione, si legge, viene presa per “motivi ambientali”. (…)

    Sgombero del Casale San Nicola…

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    DSCN1052 (3)Ordine di sgombero per motivi “ambientali”, per i profughi del Centro d’accoglienza di Casale san Nicola a Roma… dove si legge che non è più sostenibile un dispiegamento continuativo di forze dell’ordine per la protezione degli immigrati. in luglio infatti erano stati assediati da una folla di abitanti e dai militanti di Casa Pound, che avevano provocato scontri. a carico dei rifugiati non ci sono reati. E’ chiaro di deve difendersi da chi…
    la solidarietà di chi sa cosa vuol dire essere il Sud del Sud

    “Isolaverde s.c.r.l. onlus
    Centro di Accoglienza Straordinario Casale San Nicola, Roma
    Tel 06/30891842 cellulare 347/6610851
    Indirizzo: Via del Casale di S. Nicola, 150 – 00123 Roma

    Piero Terracina, Edith Bruck, James Senese, Eugenio Bennato si uniscono al sostegno per i rifugiati del Centro di Accoglienza di Casale San Nicola a Roma, dopo l’ordine di sgombero del Prefetto Gabrielli, per “motivi ambientali”.
    Edith Bruck, deportata ad Auschwitz:
    “La mia piena solidarietà ad ogni profugo , da dovunque venga e ovunque si trovi”.
    Piero Terracina, deportato ad Auschwitz:
    “Dell’indifferenza sono stato testimone e vittima quando (..)

    senza scampo…

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    36225154_volume-ergastolani-senza-scampo-di-musumeci-pugiotto-0“Lo spirito di vendetta non ha copertura costituzionale”. Appuntando sul taccuino questa frase, dalla prefazione di Gaetano Silvestri (che è stato presidente della Corte Costituzionale) a un libro da tenere d’occhio, in questi tempi di smarrimenti… in cui prima vittima è la nostra coscienza critica… “Gli ergastolani senza scampo”, il titolo. Carmelo Musumeci e Andrea Pugiotto gli autori. Ergastolano il primo, docente di Diritto costituzionale il secondo. E siccome randagiando lungo sentieri delle nostre carceri quotidiane ho incontrato sia l’uno che l’altro, ero davvero curiosa di questo intreccio di linguaggi, diversi e pure legati da una simile passione del sentire e del fare…
    “Forse continuo a respirare perché non ho il coraggio di morire”. Così testimonia Musumeci (detenuto dal 1991, che in carcere si è laureato, e da anni anima una campagna contro l’ergastolo) attraverso pagine di un diario, che è a tratti battibecco con il proprio cuore. Con quella parte viva di sé, che rimane la sola con cui liberamente parlare e confrontarsi, in un luogo che tutto intorno vuole morto. Dove ci si chiede “a che serve essere vivo se non puoi più esistere?”. Dove la speranza “è un veleno che mi sta intossicando da un ventennio”. Sono, quelle di Musumeci, le pagine di un diario che scandiscono il tempo della giornata, dal mattino che “ho sempre paura di svegliarmi”, alla notte che “finalmente il filo dei pensieri si spezza”.
    Raccontando la vita (…)

    Se la Rems fosse una soglia. Storia di Mattia

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    mani_muro-220x300Non si ricorda mai abbastanza, quanto sia enorme il volume di sofferenza che la malattia mentale sempre porta con sé. Non si ricorda mai abbastanza, sopraffatti dall’ansia per noi sani e per una presunta nostra sicurezza che tanti orrori ha prodotto e ancora produce. Eppure, la storia dell’esperienza di Trieste e dintorni, ci ha dimostrato e ancora continua a dimostrarci che esistono strade, che queste strade è più facile trovarle quando al centro della ricerca è la coscienza dell’umanità e del dolore dell’altro. Come ci racconta quello che accade in questi giorni a Mattia.
    Mattia. Una vicenda triste, se snoccioliamo le difficoltà della sua vita, i momenti di autentica sofferenza, fino ai primi segni di fragilità profonda di una persona da sempre portata ad amplificare le paure. Ma la sua vita è una rimonta costante. Mattia si è laureato, ha avviato lavori, ha una vita sociale, amici, ha chiesto troppo, ha avviato imprese forse troppo grandi. Ha dovuto chiedere aiuto al Centro di salute mentale del suo quartiere.
    Accade che (…)

    Reliquie…

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    cuorPassando, all’inizio della settimana scorsa davanti a piazza san Pietro… anzi circumnavigandola, perché tra transenne, militari, controlli ecc… sono finiti i tempi in cui la piazza la si poteva attraversare liberamente in lungo e in largo. E in lungo e in largo randagiare godendo degli spazi del capolavoro di architettura e urbanistica barocca. Ma non è questo il punto. Circumnavigando dunque la piazza e vedendo il fiume di persone sotto il colonnato in fila per entrare, e pensando all’esposizione delle reliquie dei due santi, ospitate fino al giorno delle Ceneri nella basilica. San Pio da Pietralcina e San Leopoldo Mandic, esposte per la venerazione dei fedeli…
    Di San Leopoldo Mandic leggo qualcosa in questi giorni. Della gestione di memoria e profitti che riguardano il buon Padre Pio, sempre ho avuto un certo raccapriccio. Di volta in volta, tra una riesumazione e l’altra, tra un’ostensione e l’altra, non riesco a cancellare l’impressione tetra di quel suo corpo, che corpo più non è, e, nelle sue mille riproduzioni, la tristezza del profilo addormentato di quel viso che non è più viso, ma maschera. Già. Questa, si sa, è in silicone, realizzata da un’azienda londinese, specializzata in questi lavori. Lessi che era la stessa che ha realizzato molti dei volti del museo delle cere di Londra…
    Sotto la maschera, dunque, quasi più nulla. Del corpo vero, si sa, rimane ben poco. Reliquie, comunque, da venerare. Da vedere, soprattutto. La gente, qualcuno ha detto, ha bisogno di vedere. La fede si deve toccare. (…)