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    senza scampo…

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    36225154_volume-ergastolani-senza-scampo-di-musumeci-pugiotto-0“Lo spirito di vendetta non ha copertura costituzionale”. Appuntando sul taccuino questa frase, dalla prefazione di Gaetano Silvestri (che è stato presidente della Corte Costituzionale) a un libro da tenere d’occhio, in questi tempi di smarrimenti… in cui prima vittima è la nostra coscienza critica… “Gli ergastolani senza scampo”, il titolo. Carmelo Musumeci e Andrea Pugiotto gli autori. Ergastolano il primo, docente di Diritto costituzionale il secondo. E siccome randagiando lungo sentieri delle nostre carceri quotidiane ho incontrato sia l’uno che l’altro, ero davvero curiosa di questo intreccio di linguaggi, diversi e pure legati da una simile passione del sentire e del fare…
    “Forse continuo a respirare perché non ho il coraggio di morire”. Così testimonia Musumeci (detenuto dal 1991, che in carcere si è laureato, e da anni anima una campagna contro l’ergastolo) attraverso pagine di un diario, che è a tratti battibecco con il proprio cuore. Con quella parte viva di sé, che rimane la sola con cui liberamente parlare e confrontarsi, in un luogo che tutto intorno vuole morto. Dove ci si chiede “a che serve essere vivo se non puoi più esistere?”. Dove la speranza “è un veleno che mi sta intossicando da un ventennio”. Sono, quelle di Musumeci, le pagine di un diario che scandiscono il tempo della giornata, dal mattino che “ho sempre paura di svegliarmi”, alla notte che “finalmente il filo dei pensieri si spezza”.
    Raccontando la vita (…)

    Se la Rems fosse una soglia. Storia di Mattia

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    mani_muro-220x300Non si ricorda mai abbastanza, quanto sia enorme il volume di sofferenza che la malattia mentale sempre porta con sé. Non si ricorda mai abbastanza, sopraffatti dall’ansia per noi sani e per una presunta nostra sicurezza che tanti orrori ha prodotto e ancora produce. Eppure, la storia dell’esperienza di Trieste e dintorni, ci ha dimostrato e ancora continua a dimostrarci che esistono strade, che queste strade è più facile trovarle quando al centro della ricerca è la coscienza dell’umanità e del dolore dell’altro. Come ci racconta quello che accade in questi giorni a Mattia.
    Mattia. Una vicenda triste, se snoccioliamo le difficoltà della sua vita, i momenti di autentica sofferenza, fino ai primi segni di fragilità profonda di una persona da sempre portata ad amplificare le paure. Ma la sua vita è una rimonta costante. Mattia si è laureato, ha avviato lavori, ha una vita sociale, amici, ha chiesto troppo, ha avviato imprese forse troppo grandi. Ha dovuto chiedere aiuto al Centro di salute mentale del suo quartiere.
    Accade che (…)

    Reliquie…

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    cuorPassando, all’inizio della settimana scorsa davanti a piazza san Pietro… anzi circumnavigandola, perché tra transenne, militari, controlli ecc… sono finiti i tempi in cui la piazza la si poteva attraversare liberamente in lungo e in largo. E in lungo e in largo randagiare godendo degli spazi del capolavoro di architettura e urbanistica barocca. Ma non è questo il punto. Circumnavigando dunque la piazza e vedendo il fiume di persone sotto il colonnato in fila per entrare, e pensando all’esposizione delle reliquie dei due santi, ospitate fino al giorno delle Ceneri nella basilica. San Pio da Pietralcina e San Leopoldo Mandic, esposte per la venerazione dei fedeli…
    Di San Leopoldo Mandic leggo qualcosa in questi giorni. Della gestione di memoria e profitti che riguardano il buon Padre Pio, sempre ho avuto un certo raccapriccio. Di volta in volta, tra una riesumazione e l’altra, tra un’ostensione e l’altra, non riesco a cancellare l’impressione tetra di quel suo corpo, che corpo più non è, e, nelle sue mille riproduzioni, la tristezza del profilo addormentato di quel viso che non è più viso, ma maschera. Già. Questa, si sa, è in silicone, realizzata da un’azienda londinese, specializzata in questi lavori. Lessi che era la stessa che ha realizzato molti dei volti del museo delle cere di Londra…
    Sotto la maschera, dunque, quasi più nulla. Del corpo vero, si sa, rimane ben poco. Reliquie, comunque, da venerare. Da vedere, soprattutto. La gente, qualcuno ha detto, ha bisogno di vedere. La fede si deve toccare. (…)

    Quando tornerà la pace… ( voci dall’Africa)

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    elefanti vannoAbdirashid Hassan Jama ha vent’anni, ed e’ nato ed è cresciuto a Mogadiscio, durante la guerra civile. E’ in Italia da tre mesi e vive a Roma nel Centro di accoglienza di Casale San Nicola. Studia l’italiano e questo è il primo pensiero che ha scritto nella nostra lingua.

    “Prima in Somalia abitavano tanti animali.
    Zebre, leoni, elefanti, giraffe.
    Però, quando è cominciata la guerra, tutti gli animali sono scappati in Kenya.
    Perché gli animali vogliono la pace, come le persone.
    Però io spero che gli animali torneranno in Somalia, un’altra volta.
    Quando la Somalia sarà in pace”.

    Maskerate…

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    2  sf-sh-hollywood-nathan-sawaya-lego-060614-002Qualche divagazione, in tempo di Carnevale. A proposito di maschere e mascherate.
    Leggendo, dell’infelice idea di una ditta inglese. Che ha proposto sul suo sito di vendite online una maschera da “piccolo migrante”. Pantaloni e camicia qualche taglia più grande, più da orfanello alla Dickens, per dire la verità…, un vestito slabbrato e valigia di cartone, più da migrante del secolo scorso, a ben guardare. Ma l’annuncio è chiaro: bambini-costume “profugo”. Misure 104-152. Costo 24-36 euro, e tutti i prezzi includono l’IVA. E non sembra essere stato uno scherzo di Carnevale. Ho letto della bufera che come si poteva immaginare subito si è scatenata e ha convinto gli amministratori del sito a ritirare l’annuncio, che è stato on line il tempo di un sospiro. Eppure, eppure… (…)

    Una voce dall’Africa

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    tramonto senegalQuesti versi sono di un giovane poeta africano che vive a Roma nel centro di accoglienza di Casale San Nicola. Li ha scritti prima in francese, poi in Mandinga, la sua lingua, e sono l’espressione – ci spiega- di quello che sente:

    Si tu m’apprecies, dis le moi/ si je te manque, montre le moi/ si tu m’aimes, prouve le moi.
    Se tu mi desideri, dimmelo/ se io ti manco, dimostramelo/ se tu mi ami, provamelo.
    Ni icèe miranna afognèe ni gne méyaa ayitandina ,niyan canou na gnini.

    Tu es peut étre une femma parmi les autre, mais c’est cette femme que j’ai choisis parmi les autres, et cette femme c’est toi, mon ange.
    Tu forse sei una donna tra le altre, ma è questa donna che ho scelto tra le altre, e questa donna sei tu, angelo mio.
    Ga mouso mi gnill ittelame, ga mouso mi gnini ana gnionou mamoulou itelamou wotti. (.

    bolge domestiche…

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    antonellia-lia-inferni-familiariGiornate, di famiglie in piazza. Con tutta la retorica del cosa è giusto e buono e bello, e cosa non lo è… Randagiando fra manifestanti di ‘family day’ passati e presenti, rimane intatto lo stupore davanti a tanta profusione di impegno per limitare i diritti di qualcun altro. Grande spreco di palloncini colorati (azzurri, bianchi? ), appuntai l’ultima volta, mentre tanto ci sarebbe da pensare alle famiglie che ci ritroviamo. A proposito di infelicità che per via di aspettative, apparenza, incomprensioni e quant’altro, proprio dalla famiglia nascono.
    Ieri rileggevo di Susy… “Finalmente sposi! Dopo sette anni, quattro mesi, dodici giorni e circa sei ore di fidanzamento, Susy corona il suo sogno d’…amore?
    Veramente solo una settimana fa ha detto a Luca: -Vattene via! Non so se ti amo più- .
    In realtà lo sa… ma non ha il coraggio di confessarlo neanche a se stessa: non lo ama più come prima. Ma ormai…”
    Ma ormai… Susy si sposa e inizia la discesa nel girone dell’inferno che si apre per lei.
    La storia di Susy è la prima delle tante narrazioni raccolte in un libro che molto aiuta a scavare dentro di noi, e già dal titolo, è una bella picconata alla retorica dell’happy family: “Inferni familiari. Storie bizzarre di bolge domestiche”. Di Antonella Lia, che è psicologa, sociologa, psicoterapeuta, e di vicende familiari ne conosce. Ce le racconta indagandone i disturbi emotivi. In un percorso che si snoda in un susseguirsi di bolge dove come nell’inferno dantesco s’incontrano persone, e i loro tormenti, i dubbi, gli errori, gli orrori a volte, le storie (vere, i nomi ovviamente no) che nascono sullo sfondo di famiglie tanto simili alle nostre…
    Susy, ostinatamente fedele all’immagine di sé che (…) 

    dipingere la morte, dipingere la vita…

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    ceija stoicaGiorno della memoria… torno, permettete, sullo sterminio degli altri, di quelli di cui raramente si parla. Il genocidio di sinti e rom, Porrajmos, “grande devastazione”, in lingua romanì.
    C’è un libro nel quale inciampai tempo fa. Un libro che trasmette tremore fin dal titolo: “Forse sogno di vivere”. Ma è il sottotitolo che, così, semplice e didascalico, apre le porte sullo strazio della storia: una bambina rom a Bergen-Belsen. Un libro da avere fra le mani. E’ stato pubblicato una decina d’anni fa in Italia da Giuntina nella collana Schulim Vogelmann.
    E’ rievocata, la bambina che è stata, da Ceija Stojka, che era nata del 1933 in un paesino della Stiria, che fu deportata a Bergen-Belsen con la madre quando aveva undici anni, e che cinquant’anni dopo racconta, ritrovando lo sguardo e le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che si fa fatica a immaginare. Stupore rimasto intatto, più di mezzo secolo dopo, perché: “mi volto, dice, e sono ancora lì”. (…)

    Lo sguardo dell’Utopia…

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    ugoUtopia. Ne sentiremo parlare nei prossimi mesi… Che sono cent’anni che fu pubblicato il libro di Tommaso Moro, con il racconto di quel mondo che ancora tanto riempie il nostro immaginario, ma che soprattutto ci ha insegnato a pensarla, ciascuno di noi, una nostra utopia, piccola o grande che sia…
    Per questo mi è sembrato bellissimo, e ve lo propongo rigirandovelo, se ancora non ne avete sentito parlare, il sogno di Riccardo Petrella ( l’economista di “Dichiariamo Illegale la Povertà”, per chi non lo sapesse) a nome dell’Università del Bene Comune: “l’impossibile che diventa possibile”. Un progetto che consiste nella pubblicazione su Facebook, a partire dalla fine di gennaio fino ad ottobre 2016 di post dedicati all’analisi di come gli “impossibili” ( u-topie) sono diventati “possibili” (eu-topie), “delle realtà feconde di ben fare e vivere insieme”. Dunque in tema di giustizia sociale, diritti, lavoro, disuguaglianza, povertà, Stato, potere, libertà, denaro…
    “Se faccio riferimento ad Utopia, spiega Petrella, non é per suggerire analogie tra quanto scritto da More e i nostri giorni, anche se l’Inghilterra dell’epoca era in guerra e in uno stato di grande miseria e diseguaglianze, come lo è il nostro mondo globale in preda alla guerra “totale” e dove 82 persone posseggono altrettanta ricchezza personale che la metà più povera della popolazione mondiale. Il motivo per farlo è piuttosto semplice: lanciare, sotto l’egida dell’Università del Bene Comune, l’idea di “ I cammini dell’utopia”. (…)

    Farfalle di Rodi…

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    DSCN0986 (3)Sentite che mi scrive Daniela Morandini… Una storia nella storia…
    “Dai libri rimessi in ordine, riaffiora una cartolina del 1965, da Rodi, da quella valle, unica al mondo, dove, una volta all’anno, si incontrano tutte le farfalle della Grecia. L’indirizzo è quello di Bologna di Carlo, il mio più caro amico da sempre. Niente di strano che una sua cartolina sia finita in un mio libro. Ma è singolare che non riconosca i nomi di chi mandava i saluti da laggiù: Celeste e Antonio. Chi sono? Scrivo a Carlo ,chiedendo spiegazioni. Questa è la risposta:

    Cara Daniela, trovo simpaticamente bizzarro il rinvenimento della cartolina.
    Ora ti espongo gli indizi del giallo di Rodi: occorre andare molto indietro negli anni senza fermarsi al lontanissimo 1965, quando tu ed io avevamo… 9 anni; bisogna raggiungere un tempo ancora più remoto, lontano, lontano, quando noi non eravamo ancora nati.
    In quegli anni, poco prima della seconda guerra e dunque (…)