La gente, diceva Bukowski, è lo spettacolo più bello del mondo. Concordo da sempre. Passerei giornate intere al limite di una piazza, a vedere passare persone. Era anche uno dei passatempi preferiti di Sartre e della sua amata Simone. Immagino quanto sul mondo abbiano ragionato guardandosi intorno, affacciati su strade e piazze, dal tavolino di un bar…
Domenica scorsa qualcosa sul mondo ho potuto registrare anch’io, che ferma col marito all’angolo di una piazza m’è capitato di dover aspettare per circa due ore. Bèh questa ve la voglio raccontare…
Dunque. Puntatina al mare di Ostia, pranzettino in trattoria, e in assoluta satolla calma si risale in macchina per ritornare verso Roma. Si riparte, ma… due secondi dopo l’urto contro lo spigolo del marciapiede un fischio sinistro dà un brivido allo stomaco. Sembra una ruota che si sgonfia. E’ una ruota, bucata, che si sgonfia.
Va bèh, c’è quella di scorta, che vuoi che sia… ma ahimè l’operazione non riesce. La botta deve aver incastrato qualcosa, e la ruota bucata rimane bella infissa al suo posto. Sono le tre del pomeriggio, giornata di caldo…
… o dell’indifferenza
La voce delle pietre
Con la voce delle pietre parla l’anima della Terra… lo raccontava Pinuccio Sciola, lo scultore sardo che tutti ricorderanno come il grande artista che con le sue pietre sonore ha dato forma al linguaggio della materia. E forse solo dalla Sardegna poteva venire il suo dono. Dal suono dei suoi monti aspri, dalla luce delle sue lune, dalla potenza inebriante delle sue primavere… E mi è sembrato che proprio l’anima della Sardegna, con la forza dei suoi miti antichi, abbia attraversato il mare per colpire diritto al cuore Emanuela Nava, una delle più belle voci della letteratura per ragazzi italiana, e suggerirle il suo ultimo racconto, “Il cielo fra le sbarre” (Raffaello l’editore). Che si apre proprio con l’immagine di un bellissimo uomo, un gigante agli occhi del bambino al quale racconta che le pietre sono vive, “sono acqua fuoco e stelle, sono il seme del mondo”. Mentre incidendole le fa suonare come arpe, e getta dietro di sé sassi, perché nei campi generino draghi e giganti…
E pietre, che risuonano del canto della terra, (…)
Gerardo Marotta, la filosofia, i giovani…
A proposito di Gerardo Marotta, la sua biblioteca, la sua filosofia… ecco cosa scrive Vittorio da Rios. Ascoltate…
“Mi pare importante riportare Ciò che scrisse e disse il Maestro Gerardo a riguardo della filosofia e del pensiero filosofico.
–La battaglia per la filosofia—
Benedetto Croce rileva il presidente dell’istituto italiano per gli studi filosofici sottolineava l’universalità della filosofia dichiarando che la filosofia è sempre presente nell’agire umano e che dove essa è grande e benefica i Paesi prosperano, mentre le filosofie deteriori portano alla rovina gli Stati e le comunità e pertanto i veri filosofi hanno il dovere di combattere le filosofie deteriori.
André Malraux, negli anni trenta del novecento, ha scritto che –il nostro secolo sarà il secolo della filosofia o non sarà secolo–. Quest’ultima citazione sta a significare l’urgenza della riflessione e dell’autoconsapevolezza in un’epoca contraddistinta da una crisi di proporzioni talmente vaste da risultare incomprensibile ad una visione meramente pragmatica, empirica, appiattita sul quotidiano, sull’inessenziale, sull’accidentale.
Viviamo oggi in un mondo in cui la pace tra gli uomini diventa sempre più un fatto lontano e le guerre non hanno mai sosta e gli Stati decadono (…)
Il Maestro e il libraio
Prendendo appunti, a proposito di libri, librerie e biblioteche… Due foto che arrivano da Napoli.
Dal centro dell’inquadratura ci guardano due persone. Dalla prima un ragazzo, dallo sguardo garbato, e un cenno timido delle labbra. Giancarlo Di Maio, 27 anni. Sullo sfondo una parete di libri. Che è lo sfondo del suo sogno: essere libraio per sempre. Impresa difficile nel centro storico di una città dove negli ultimi tempi decine di librerie hanno chiuso i battenti e ora anche la sua Dante&Descartes, che pure ha una storia antica che vanta anche un’attività editoriale, rischia di dover andare via. I proprietari hanno messo in vendita il locale, al numero 14 di piazza del Gesù Nuovo.
Dalla seconda foto ci guarda un uomo dallo sguardo acuto e a un tempo lontano di chi ha attraversato tante stagioni. Alle spalle, la libreria del suo studio che si percepisce immensa, e libri, uno sull’altro, in pile. accanto e dietro di lui… si immaginano ovunque. E così è la casa di
Dal paese del sole…
Ho incontrato Mario Trudu, curandone il lavoro, mentre si trovava nel carcere di san Gimignano. Attualmente si trova in Sardegna, ad Oristano. Alcune riflessioni che accompagnano il libro.
Quando si incontra qualcuno in carcere, difficile che poi la tua vita scorra come prima. Quando poi quel qualcuno ha trascorso quasi tutta la sua, di vita, dentro quattro mura, e in regime di Alta Sicurezza, e per di più con una pena che non finirà mai… quando conosci di cosa è fatto il cammino del suo tempo, e chi non è entrato in un carcere non può immaginare, allora è davvero difficile, anche solo per poco, scrollarsene di dosso il pensiero. Così, ho continuato a seguire la vita prigioniera di Mario Trudu, mese dopo mese, prendendo ogni volta che è stato possibile la via che porta al carcere di San Gimignano. Ogni volta ritornando verso casa carica dei suoi appunti, delle sue lettere, dei suoi racconti. Di straordinaria forza. Come mi è subito sembrato anche questo lungo racconto che tempo fa mi aveva consegnato, un po’ arrossendo e un po’ schermendosi, come sempre fa lui: “Leggi questo, se hai tempo da perdere…”.
Manoscritto dal paese del sole, l’aveva intitolato. Perché il ricordo di Arzana, (…)
Mamma Felicia
Una madre. Che è davvero difficile levarsela dalla testa. L’avrete vista… in qualche spezzone di tg, negli anni passati, al tempo delle denunce e poi del processo per l’omicidio di suo figlio. Peppino Impastato. E oggi che cade l’anniversario della morte di quel suo figlio, ritorna in mente, con forza, il volto di lei. Felicia Bartolotta Impastato. Alla sua figura, alla sua fierezza, sono stati dedicati libri, filmati. Un nuovo lavoro proprio questa settimana andrà in onda in tv…
Ancora un pensiero oggi, a Felicia, che era moglie di un uomo di mafia e madre di un militante di sinistra che la mafia volle combattere. Quale più grande, intima, lacerazione. Ma presto, prima ancora della scelta inequivocabile dopo l’uccisione del suo Peppino, non vede compromessi di sorta. Ed è Madre. Non era, non è, una scelta scontata. Che troppe sono le gabbie, dentro e fuori di noi.
Andate a riascoltare oggi, che si celebrano le madri, questa mamma Felicia. Basta sfogliare le pagine di youtube…
Osservate. Il suo viso minuto e morbido, gli occhi spalancati dietro le lenti che ancor più dilatano lo sguardo. Dentro il cerchio della montatura sembrano ancora più stupiti, mentre lei parla della più lacerante delle lacerazioni…
“C’era l’infermo in questa casa.. (…)
Othello a Rebibbia
L’8 giugno prossimo si terrà presso il teatro del carcere di Rebibbia lo spettacolo di teatro integrato con un gruppo di persone recluse e degli studenti della facoltà di lettere e filosofa di Tor Vergata, “Othello o della verità”. La regia è di Giancarlo Capozzoli, collaboratore fra l’altro della cattedra di Drammaturgia antica di Tor Vergata, scrittore, autore per Huffingtonpost e tante altre cose ancora…
“Sarebbe bello- scrive Capozzoli nell’invitare all’appuntamento- che il teatro fosse pieno proprio in funzione di quel carcere aperto che autorevoli studiosi volontari e giuristi stanno cercando di realizzare”
Ma, per chi non lo sapesse, entrare in carcere per vedere lo spettacolo non è una cosa semplice. Bisogna essere inseriti in una lista autorizzata, i posti a disposizione sono 300circa… Chi volesse esserci, può inviare una mail con i dati anagrafici (luogo e data di nascita e residenza … ) a: othellodirebibbia@hotmail.com . Prima possibile perché entro il 25 maggio va consegnata la lista al direttore per autorizzare gli iscritti. Ci auguriamo di essere in tanti…
distrazioni….
E’ un po’ di giorni che Gatto Randagio ci gira intorno… e ha aspettato che se ne parlasse…
E’ vero che da un po’ di tempo non leggo più “a tappeto” (come da manuale del buon giornalista) i giornali, eppure, eppure… Forse mi è sfuggito qualcosa, forse qualche trafiletto interno,,, ma nessuna traccia neanche nella homepage dei “principali” quotidiani on line (‘Avvenire’ a parte, ma quello, si sa, è un altro mondo… e poi l’informazione di settore come Ristretti Orizzonti).
Di cosa parlo? Parlo delle conclusioni degli Stati Generali dell’esecuzione della pena. Che hanno visto al lavoro per sette mesi circa 200 persone di varia professionalità: funzionari del ministero di Giustizia, direttori di carcere, magistrati, sociologi, docenti di diritto, volontari, architetti… Per sette mesi hanno discusso intorno al nostro sistema penale e carcerario. Alla fine ne sono nate proposte che “i tempi sono maturi per entrare nel vivo di una riforma. Si è acclarata in modo corale l’esigenza di un cambiamento profondo del modello di esecuzione della pena”. Che non è certo negazione della necessità della pena, “ma (…)
Con occhi da bambino
E questa è la bella, densissima introduzione che Natalino Piras ha fatto al libro di Mario Trudu, “Cent’anni di memoria”.
“Questo libro racconta con occhi da bambino – raccontare con gli occhi definisce lo stile di narrazione – l’infanzia contadina e pastorale di Mario Trudu, negli anni cinquanta del Novecento, ad Arzana, in Ogliastra, Sardegna orientale. Gli occhi da bambino sono quelli di un ergastolano, fine pena mai., capaci di immettere il remoto dentro una più vasta latitudine. Tale l’effetto che questa narrazione suscita nel lettore. Il racconto procede per intersechi, per flashback, per catalogazioni di tempi, luoghi, spazi. Il paese dell’infanzia diventa così il proprio mondo, dove altri si riconoscono. Sono stato anch’io bambino, coevo di Mario Trudu. Come lui ho conosciuto la neve del ’56, anch’io ho visto “le persone anziane col sedere per terra”, ho partecipato anch’io alla costruzione di case e fortezze di ghiaccio. Come questo narratore anch’io so cosa significa l’incanto delle stagioni, il rosseggiare de sa mela de lidone, le bacche del corbezzolo, in autunno. Parlo sardo-italiano come Trudu pure se la variante arzanese dà più sul campidanese del mio bittese-logudorese. Come il bambino che è stato condivido a leit motiv della narrazione la memoria della prima guerra mondiale raccontata da (…)
Cent’anni di memoria….
Dal 28 in libreria il nuovo libro di Mario Trudu , che ho avuto il piacere di curare per Stampa Alternativa
CENT’ANNI DI MEMORIA
Elogio dei miei vecchi
Con prefazione di Natalino Piras
Rimpiange e racconta, Mario Trudu, ergastolano, in carcere da 36 anni con condanna per sequestro di persona, il tempo della sua infanzia e adolescenza, ad Arzana, paese nel cuore della Barbagia. L’autore, Mario Trudu, pastore, nato ad Arzana (Nuoro) nel 1950, nel 1979 viene arrestato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Condannato per un delitto del quale da sempre si dichiara innocente, durante una breve latitanza è responsabile del sequestro dell’ingegner Gazzotti. Condannato all’ergastolo, ostativo (“fine pena mai” effettivo), in carcere, a Spoleto, si diploma all’Istituto d’Arte. Attualmente è nel carcere di Oristano. La sua vicenda è raccontata nell’autobiografia “Totu sa beridadi, tutta la verità. Storia di un sequestro”. Stampa Alternativa. Questo è il suo secondo libro, un racconto ricco del fascino che un ragazzino riesce a cogliere in tutto, nonostante le durezze di un ambiente molto povero e dalle regole implacabili. Incantato soprattutto dal racconto della vita che fanno i vecchi, quando la trasmissione del sapere era ancora loro appannaggio.
La narrazione è (…)