Gatto Randagio (RemoContro) sotto le mura dei 41bis…
“Da quando partii, e sono già passati sette mesi, non ho più mangiato carne. Ormai sono vegetariano di fatto. Purtroppo però l’alimentazione non prevede questo vitto, e con molta difficoltà e tante rinunce, che puoi immaginare, integro due porzioni di fagioli a settimana e seppur insufficiente mi accontento ritenendomi comunque illuminato dalla scelta. Altri impegni? Zero! Non c’è molto di più che i libri del “panottico”e sinceramente non mi entusiasma leggere ciò che è imposto di fatto alle mie regioni memoniche. Povero mio intelletto! Comunque scrivo mettendo insieme frammenti biografici della cattività del vivere nei piccoli segmenti perimetrali…”
Quelle che ho tra le mani sono lettere di persona detenuta in regime di 41 bis. Niente paura, nulla di trafugato o illegale. Ogni pagina ha tanto di stampiglio “visto censura”. Lettere tremende, e ne parlerò… anche perché se di quello che ha combinato chi le firma, Davide Emmanuello, potete andare a leggere nelle cronache passate, nulla si dice dei suoi sedici anni in 41 bis né del meccanismo che ve lo tiene chiuso, nonostante le revoche che della misura restrittiva hanno fatto nel tempo ben tre tribunali. Che per quanto terribili possano essere state le colpe per cui si è condannati, continuo a pensare che nulla giustifichi, in uno stato che pretendiamo di diritto e civile, gli anni di tortura fisica e psicologica che questo regime comporta.
Ritorno oggi sul dettaglio di alcune righe perché, sapete?, le persone in regime di 41bis da qualche tempo non possono neppure più ricevere libri né giornali per posta, né (…)
Dal buio del 41bis..
Cent’anni di memoria…

e questa è la copertina e del nuovo libro di Mario Trudu, andato oggi in stampa… ne parleremo presto!
“Rimpiange e racconta, Mario Trudu, ergastolano, in carcere da 36 anni con condanna per sequestro di persona, il tempo della sua infanzia e adolescenza, ad Arzana, paese nel cuore della Barbagia.
Dall’autore di “Tutta la verità, storia di un sequestro” (Stampa Alternativa 2015) un racconto ricco del fascino che Trudu ragazzino riesce a cogliere in tutto, nonostante le durezze di un ambiente molto povero e dalle regole implacabili. Incantato soprattutto dai racconti dei “suoi vecchi”, che sono trasmissione di sapere, ma anche storie di guerra, di cui si conservano ricordi, commoventi e crudi.
Spazi onirici si aprono con i sorprendenti disegni, di cui Trudu è autore, che si intrecciano alla narrazione”
dirottatori, cicogne e spaesamenti…
Divagazioni assolutamente arbitrarie. Per salutare aprile, il più crudele dei mesi. Che ancora genera, come disse il poeta (S.T. Eliot, ricordate?) Lillà da terra morta, confondendo / Memoria e desiderio, risvegliando / Le radici sopite con la pioggia della primavera …
Scherzandoci un po’ sopra, ma forse neanche troppo, è alle radici sopite risvegliate dal tempo a ridosso d’aprile che ho pensato leggendo di Seif Eddin Mustafa, il dirottatore del volo dell’Egyptair che martedì scorso per qualche ora ha gettato nel panico un pezzetto di mondo. Seif Eddin Mustafa, che si teme sia terribile terrorista, ma poi si svela solo persona piuttosto confusa, che vuole andare a Cipro per incontrare la moglie, ormai ex, e per lei ha una lettera…
Le prime voci dicevano avesse anche farneticato qualcosa a proposito di (…)
Pensando a Giuda… un libro, un film…
Randagiando intorno alla Pasqua… inciampando ogni volta nella figura di Giuda, che senza di lui forse nulla si sarebbe compiuto…
Giuda il traditore, dunque, quello che conosciamo tutti, nell’Ultima Cena di Leonardo, seduto alla tavola alla destra di Cristo, davanti Pietro e Giovanni. Ha l’espressione colpevole e impugna la borsa dei denari, mentre con il busto un po’ indietreggia, rovesciando agitato la saliera… che Cristo ha appena detto: “In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà”. E tutti gli altri stupiscono e s’interrogano.
Eppure. “Più di una volta avevano avvertito Gesù che Giuda iscariota era un uomo malfamato e che bisognava diffidare di lui”. Lo assicura Leonid Andreev, che così inizia il suo racconto, Giuda iscariota, appunto. Andatelo a leggere. Con un’avvertenza: c’è il rischio che alla fine ne resterete turbati e respinti e definitivamente attratti… Che il cristianesimo inquieto di Andreev, così personale, profondo, fuori dalla tradizione, ci restituisce l’immagine di un uomo che il tormento rende figura a tinte così forti, che tutti gli altri sbiadiscono intorno.
Ha un viso turpe, Giuda, astuto e maligno come “un diavolo guercio”. Ma Gesù pure lo accoglie, (…)
catturando deserti…
Per festeggiare la giornata mondiale della poesia, quest’anno il gruppo “Poeti italiani su Facebook” e la comunità on line PoetiSocial.it chiedono fra le varie cose di fare un gesto rivoluzionario: comprare un libro di poesie. Gatto Randagio aderisce, e suggerisce una cosa ancora più rivoluzionaria: cercate poesie scritte in carcere. Ne troverete, di cose belle, di cose vere…
Che una delle definizioni di poesia che più mi ha dato da pensare, proprio in versi scritti dal carcere l’ho trovata. A cosa serve la poesia? “La poesia ti aiuta solo a catturare i tuoi deserti”. E’ un verso da Canzone corta, di Emidio Paolucci, la raccolta “Senza Speranza e Senza Disperazione” ( edito da Rupe Mutevole).
Catturare i tuoi deserti… immagine di fulminante verità. Perché nel deserto di vita che è il mondo del carcere, c’è un deserto ancora più deserto, che è l’assenza di vita affettiva e sessuale. Immaginate? Questa pena che si aggiunge a pena, questa compressione di pulsioni naturali, violenta e devastante, e tutto il dolore fisico e psichico che si porta dietro. Ed è difficile che ne parli, chi è dentro. C’è quasi timore. Il dolore è insostenibile. Quindi meglio non pronunciare, negare. Che a volte diventa negazione della vita stessa.
Le poesie di Paolucci, invece, sono lì, a catturare questo deserto, con immagini affollatissime di donne. (…)
Streghe per sempre….
“Sulla piazza del mercato stanno impilando legna secca./ Un boschetto di ombre è mediocre riparo. Abito / l’immagine in cera di me stessa, un corpo di bambola. / Inizia qui la malattia: sono il gioco a freccette delle streghe. / Solo il diavolo può divorare il diavolo. / Nel mese delle foglie rosse salgo su un letto di fuoco. / (…) ”.
Randagiando fra le pagine della raccolta La luna e il tasso e altre poesie, di Sylvia Plath, che Piera Mattei, che è poeta anch’essa, ha tradotto per le edizioni Via del vento… Rimanendo inchiodata ai versi di Rogo di strega. Che ad altro non viene da pensare a ridosso, chiamiamolo così, del giorno delle mimose. Che ora che questo (il giorno) è passato, rimane il pensiero di quello (il letto di fuoco). E parlo proprio di quello strazio di corpi che rimanda ai secoli di processi, torture e roghi di cui leggiamo nella storia. Perché la caccia alle streghe non è affatto finita.
In senso letterale. Ne avevo letto, ad esempio, tempo fa, nella denuncia (…)
I ragazzi di San Nicola…
Guardando, le terribili immagini di chi si aggrappa alle nostre frontiere… e l’enormità di questa folla che nulla e nessuno fermerà. Pensando alla storia minima di un piccolo gruppo di uomini, uguale a tanti altri che si affacciano qua e là nel nostro paese, e che da quella folla arriva…
Parlo dei settantasette profughi ospitati nel Casale San Nicola, periferia della Roma Nord, fra la Storta e l’Olgiata, dove la borgata diventa zona residenziale. Mi sarebbe piaciuto raccontare “la storia minima”, di un piccolo gruppo di uomini che qui sta ricostruendo la propria vita. E invece…
Entro il 12 marzo questi ragazzi, sopravissuti alle guerre, al terrorismo islamico, al deserto e al mare, devono andare via anche da qui. Il prefetto di Roma ha ordinato lo sgombero del Centro di Accoglienza, intimando alla cooperativa Isola Verde, che lo gestisce, di proporre entro quel termine “l’utilizzo di altri stabili”. Insomma, da qui se ne devono andare. La decisione, si legge nell’ordinanza, viene presa per “motivi ambientali”.
Ma non fraintendete, non sono gli ospiti del centro a creare problemi “all’ambiente” intorno (nessun reato è a loro ascritto). A turbare l’ordine pubblico sono altri… certi italiani…
Un’altra vita mi darai…
Antonio, ricordate? Finito poco più che diciottenne in un ospedale psichiatrico giudiziario grazie a un perverso gioco di rimandi fra giustizia e psichiatria. La sua assurda vicenda Gatto Randagio l’ha raccontata l’estate scorsa (http://www.remocontro.it/2015/08/23/gatto-randagio-vera-follia-rimbalzi-giustizia-psichiatria/ )… E come tutti quelli che hanno seguito la storia si era in attesa che il Tribunale di Sorveglianza si pronunciasse sul ricorso contro la condanna a quattro anni di Opg in misura di sicurezza detentiva.
Ebbene, la pronuncia c’è stata, all’inizio di febbraio, ma s’è aspettato un po’ a dirlo. Forse un po’ per scaramanzia, forse un po’ perché dopo tanto dannarsi e tanto lottare contro le maglie di meccanismi paradossali e crudeli, c’è bisogno di riservarsi del tempo, c’è bisogno di tenere dentro di sé la gioia, accarezzarla con tremore, difenderla dal frastuono del mondo…
Ma la notizia è che Antonio è finalmente fuori delle mura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, dove ha trascorso, chiuso in una cella, gli ultimi otto mesi.
E’ successo che (…)
Non chiudete Casale San Nicola!
Il racconto di Daniela Morandini su quel che sta accadendo al centro di accoglienza di san Nicola. Gli ospiti di Casale San Nicola, e le persone che si stringono intorno a loro…
“Conto alla rovescia per i profughi del Casale San Nicola, a Nord di Roma.
Proprio mentre “Fuocoammare”, il film sulle tragedie di Lampedusa, trionfa a Berlino, il prefetto di Roma Gabrielli ordina lo sgombero di questo Centro di Accoglienza.
Entro il 12 marzo questi settantasette ragazzi, sopravissuti alle guerre, al terrorismo islamico, al deserto e al mare, devono andare via anche da qui, dove la borgata diventa zona residenziale.
L’ordinanza intima alla cooperativa Isolaverde, che gestisce il Centro, “di proporre entro 30 giorni l’utilizzo di altri stabili”.
La decisione, si legge, viene presa per “motivi ambientali”. (…)
Sgombero del Casale San Nicola…
Ordine di sgombero per motivi “ambientali”, per i profughi del Centro d’accoglienza di Casale san Nicola a Roma… dove si legge che non è più sostenibile un dispiegamento continuativo di forze dell’ordine per la protezione degli immigrati. in luglio infatti erano stati assediati da una folla di abitanti e dai militanti di Casa Pound, che avevano provocato scontri. a carico dei rifugiati non ci sono reati. E’ chiaro di deve difendersi da chi…
la solidarietà di chi sa cosa vuol dire essere il Sud del Sud
“Isolaverde s.c.r.l. onlus
Centro di Accoglienza Straordinario Casale San Nicola, Roma
Tel 06/30891842 cellulare 347/6610851
Indirizzo: Via del Casale di S. Nicola, 150 – 00123 Roma
Piero Terracina, Edith Bruck, James Senese, Eugenio Bennato si uniscono al sostegno per i rifugiati del Centro di Accoglienza di Casale San Nicola a Roma, dopo l’ordine di sgombero del Prefetto Gabrielli, per “motivi ambientali”.
Edith Bruck, deportata ad Auschwitz:
“La mia piena solidarietà ad ogni profugo , da dovunque venga e ovunque si trovi”.
Piero Terracina, deportato ad Auschwitz:
“Dell’indifferenza sono stato testimone e vittima quando (..)