E’ un po’ di giorni che Gatto Randagio ci gira intorno… e ha aspettato che se ne parlasse…
E’ vero che da un po’ di tempo non leggo più “a tappeto” (come da manuale del buon giornalista) i giornali, eppure, eppure… Forse mi è sfuggito qualcosa, forse qualche trafiletto interno,,, ma nessuna traccia neanche nella homepage dei “principali” quotidiani on line (‘Avvenire’ a parte, ma quello, si sa, è un altro mondo… e poi l’informazione di settore come Ristretti Orizzonti).
Di cosa parlo? Parlo delle conclusioni degli Stati Generali dell’esecuzione della pena. Che hanno visto al lavoro per sette mesi circa 200 persone di varia professionalità: funzionari del ministero di Giustizia, direttori di carcere, magistrati, sociologi, docenti di diritto, volontari, architetti… Per sette mesi hanno discusso intorno al nostro sistema penale e carcerario. Alla fine ne sono nate proposte che “i tempi sono maturi per entrare nel vivo di una riforma. Si è acclarata in modo corale l’esigenza di un cambiamento profondo del modello di esecuzione della pena”. Che non è certo negazione della necessità della pena, “ma (…)
distrazioni….
Con occhi da bambino
E questa è la bella, densissima introduzione che Natalino Piras ha fatto al libro di Mario Trudu, “Cent’anni di memoria”.
“Questo libro racconta con occhi da bambino – raccontare con gli occhi definisce lo stile di narrazione – l’infanzia contadina e pastorale di Mario Trudu, negli anni cinquanta del Novecento, ad Arzana, in Ogliastra, Sardegna orientale. Gli occhi da bambino sono quelli di un ergastolano, fine pena mai., capaci di immettere il remoto dentro una più vasta latitudine. Tale l’effetto che questa narrazione suscita nel lettore. Il racconto procede per intersechi, per flashback, per catalogazioni di tempi, luoghi, spazi. Il paese dell’infanzia diventa così il proprio mondo, dove altri si riconoscono. Sono stato anch’io bambino, coevo di Mario Trudu. Come lui ho conosciuto la neve del ’56, anch’io ho visto “le persone anziane col sedere per terra”, ho partecipato anch’io alla costruzione di case e fortezze di ghiaccio. Come questo narratore anch’io so cosa significa l’incanto delle stagioni, il rosseggiare de sa mela de lidone, le bacche del corbezzolo, in autunno. Parlo sardo-italiano come Trudu pure se la variante arzanese dà più sul campidanese del mio bittese-logudorese. Come il bambino che è stato condivido a leit motiv della narrazione la memoria della prima guerra mondiale raccontata da (…)
Cent’anni di memoria….
Dal 28 in libreria il nuovo libro di Mario Trudu , che ho avuto il piacere di curare per Stampa Alternativa
CENT’ANNI DI MEMORIA
Elogio dei miei vecchi
Con prefazione di Natalino Piras
Rimpiange e racconta, Mario Trudu, ergastolano, in carcere da 36 anni con condanna per sequestro di persona, il tempo della sua infanzia e adolescenza, ad Arzana, paese nel cuore della Barbagia. L’autore, Mario Trudu, pastore, nato ad Arzana (Nuoro) nel 1950, nel 1979 viene arrestato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Condannato per un delitto del quale da sempre si dichiara innocente, durante una breve latitanza è responsabile del sequestro dell’ingegner Gazzotti. Condannato all’ergastolo, ostativo (“fine pena mai” effettivo), in carcere, a Spoleto, si diploma all’Istituto d’Arte. Attualmente è nel carcere di Oristano. La sua vicenda è raccontata nell’autobiografia “Totu sa beridadi, tutta la verità. Storia di un sequestro”. Stampa Alternativa. Questo è il suo secondo libro, un racconto ricco del fascino che un ragazzino riesce a cogliere in tutto, nonostante le durezze di un ambiente molto povero e dalle regole implacabili. Incantato soprattutto dal racconto della vita che fanno i vecchi, quando la trasmissione del sapere era ancora loro appannaggio.
La narrazione è (…)
le treccine della staffetta partgiana…
Viglia del 25 aprile. E siccome appartengo definitivamente al secolo scorso (!?) oggi vi voglio raccontare di una staffetta partigiana…
Teresa Vergalli. L’avevo incontrata nell’aprile di sei anni fa in Piazza dei Tribuni, il giorno che ricorreva l’anniversario del feroce rastrellamento del 17 aprile del 1944, quando ci pensò Herbert Kappler, ufficiale tedesco delle SS, comandante della Gestapo a Roma, a far deportare 947 romani, fra i 16 e i 60 anni. Accadeva al Quadraro, quartiere di Roma est a ridosso di Cinecittà… Quasi mille persone furono spedite nei campi di concentramento tedeschi e polacchi. Solo la metà di loro fece ritorno a casa…
Teresa Vergalli, dunque. Era salita sul palco dopo la rappresentazione di uno spettacolo teatrale tratto dalla sua “Soria di una staffetta partigiana”, Annuska, il pezzo teatrale.. Mi colpì molto la sua figura minuta e gentile. Ma come fatta di fil di ferro, avevo pensato, ascoltandola raccontare del passato, e poi anche di presente e di futuro. Lì ancora a fare da staffetta, consegnando il messaggio della resistenza a tutti quelli che la stavano ad ascoltare. Molti, nel pubblico attento, quelli che erano stati suoi alunni. Perché la “staffetta” Vergalli, dopo il tempo della Resistenza, ha passato tutta la vita a trasmettere conoscenza dalla sua cattedra di maestra.
E dal palco, in piazza dei Tribuni, quella sera d’aprile, si sentiva forte e (…)
Semi di democrazia…
Appunti. Guardando le radici di un albero farsi strada fra mattonelle e asfalto… e chissà se è più l’angustia per queste radici costrette in geometrie di grate, o lo stupore per la forza di quella vita più forte del cemento. Fotogrammi di battaglie, fra alberi e città, che rimandano alla più vasta guerra fra la stupidità dell’uomo, che tutto vuole piegare a sé, e la vita della Terra… guardandosi intorno, guardandosi dentro….
Ritrovo le pagine di un racconto che un insegnante aveva scritto per i suoi alunni. Marco Bruno, della terra d’Avellino, terra di streghe, Marianne e mazzamaurielli ( variante del monacello napoletano). Aveva sentito fortissima, Marco Bruno, l’urgenza di insegnare ai suoi alunni il rispetto della Terra e l’ha fatto creando storie, nate dal ricordo che aveva intatto del tempo in cui i ‘cunti’ dei vecchi intorno al fuoco popolavano le notti di esseri fantastici che spuntavano dal suolo, o scendevano da regioni sconosciute dei cieli, per vivere sulla terra quando l’uomo ancora non l’aveva ferita…
E visto che venerdì prossimo, 22 aprile, è la giornata mondiale della Terra, voglio ricordare quel suo racconto. Ascoltate…
Dunque. “In una notte di luna piena, al limitare del bosco, là nel paese Eterno, dove la realtà confina con la fantasia, alcuni ragazzi (…)
Disegnare il mito…
Una riflessione di Grazia Sotis sulle illustrazioni che Marco Lorenzetti ha fatto per la storia di Gilgamesh… un invito, che volentieri accolgo, a perdersi nel fascino di immagini che tessono racconti… ascoltate:
“Marco Lorenzetti ha illustrato opere importanti, tra queste i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni raccontata da Umberto Eco, Il topo e la montagna di Antonio Gramsci, e Gilgamesh come narrata da Yiyun Li nella traduzione italiana dall’inglese nel Gruppo Editoriale L’Espresso – Scuola Holden, 2011. Gilgamesh era un re sumero dell’antica Uruk, la cui storia ed imprese sono state incise e tramandate su dodici tavolette d’argilla. Il poema epico che ha dato vita all’epopea di Gilgamesh, composto fra il 1300 e il 1100 avanti Cristo, è considerato il più antico del mondo. I Sumeri erano una popolazione che abitava parte del territorio compreso fra i fiumi Tigri ed Eufrate e, insieme ad altre popolazioni a loro succedute nei secoli seguenti, gli Accadi, gli Ittiti, gli Assiri, i Babilonesi, avevano creato la civiltà mesopotamica e mediterranea. La cultura sumerica è confluita tramandandosi in quella dei popoli sopramenzionati fino a giungere ai Persiani, ai Greci, ai Macedoni e ai Romani.
Il poema di Gilgamesh è stato rinvenuto (…)
La rieducazione è un diritto
Tornando a parlare di carceri, due numeri…
5 funzionari giuridico pedagogici per 767 detenuti. Cinque persone che dovrebbero da sole, avere colloqui, fare osservazioni scientifiche di personalità, progettare e promuove le iniziative e le attività in favore dei detenuti e degli internati in campo scolastico, lavorativo . culturale, oltre che definire programmi di trattamento per i 391 con condanne definitive nei nove mesi che detta la legge…
Spesso si sente parlare di carenze di personale nelle carceri, ma forse solo guardando nero su bianco dei numeri si comprende quanto grande è il buco nero nel quale non può che venire risucchiato qualsiasi buon proposito, con buona pace del citatissimo articolo 27 della Costituzione che determina nella rieducazione il fine della pena. Tanto citato quanto, dati alla mano, c’è da chiedersi quanto ci si creda davvero…
Eppure questa è la situazione del carcere di Bologna. Situazione molto grave… nel novembre scorso, c’era stata una protesta dei detenuti, contro questo vuoto. Una protesta pacifica: i detenuti hanno rifiutato il vitto, e la direttrice stessa aveva riconosciuto la fondatezza delle loro motivazioni… Ma nulla arriva in risposta dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che pure la direzione di Bologna aveva sollecitato a trovare soluzioni.
Arriva oggi invece un’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna che (…)
Dal buio del 41bis..
Gatto Randagio (RemoContro) sotto le mura dei 41bis…
“Da quando partii, e sono già passati sette mesi, non ho più mangiato carne. Ormai sono vegetariano di fatto. Purtroppo però l’alimentazione non prevede questo vitto, e con molta difficoltà e tante rinunce, che puoi immaginare, integro due porzioni di fagioli a settimana e seppur insufficiente mi accontento ritenendomi comunque illuminato dalla scelta. Altri impegni? Zero! Non c’è molto di più che i libri del “panottico”e sinceramente non mi entusiasma leggere ciò che è imposto di fatto alle mie regioni memoniche. Povero mio intelletto! Comunque scrivo mettendo insieme frammenti biografici della cattività del vivere nei piccoli segmenti perimetrali…”
Quelle che ho tra le mani sono lettere di persona detenuta in regime di 41 bis. Niente paura, nulla di trafugato o illegale. Ogni pagina ha tanto di stampiglio “visto censura”. Lettere tremende, e ne parlerò… anche perché se di quello che ha combinato chi le firma, Davide Emmanuello, potete andare a leggere nelle cronache passate, nulla si dice dei suoi sedici anni in 41 bis né del meccanismo che ve lo tiene chiuso, nonostante le revoche che della misura restrittiva hanno fatto nel tempo ben tre tribunali. Che per quanto terribili possano essere state le colpe per cui si è condannati, continuo a pensare che nulla giustifichi, in uno stato che pretendiamo di diritto e civile, gli anni di tortura fisica e psicologica che questo regime comporta.
Ritorno oggi sul dettaglio di alcune righe perché, sapete?, le persone in regime di 41bis da qualche tempo non possono neppure più ricevere libri né giornali per posta, né (…)
Cent’anni di memoria…

e questa è la copertina e del nuovo libro di Mario Trudu, andato oggi in stampa… ne parleremo presto!
“Rimpiange e racconta, Mario Trudu, ergastolano, in carcere da 36 anni con condanna per sequestro di persona, il tempo della sua infanzia e adolescenza, ad Arzana, paese nel cuore della Barbagia.
Dall’autore di “Tutta la verità, storia di un sequestro” (Stampa Alternativa 2015) un racconto ricco del fascino che Trudu ragazzino riesce a cogliere in tutto, nonostante le durezze di un ambiente molto povero e dalle regole implacabili. Incantato soprattutto dai racconti dei “suoi vecchi”, che sono trasmissione di sapere, ma anche storie di guerra, di cui si conservano ricordi, commoventi e crudi.
Spazi onirici si aprono con i sorprendenti disegni, di cui Trudu è autore, che si intrecciano alla narrazione”
dirottatori, cicogne e spaesamenti…
Divagazioni assolutamente arbitrarie. Per salutare aprile, il più crudele dei mesi. Che ancora genera, come disse il poeta (S.T. Eliot, ricordate?) Lillà da terra morta, confondendo / Memoria e desiderio, risvegliando / Le radici sopite con la pioggia della primavera …
Scherzandoci un po’ sopra, ma forse neanche troppo, è alle radici sopite risvegliate dal tempo a ridosso d’aprile che ho pensato leggendo di Seif Eddin Mustafa, il dirottatore del volo dell’Egyptair che martedì scorso per qualche ora ha gettato nel panico un pezzetto di mondo. Seif Eddin Mustafa, che si teme sia terribile terrorista, ma poi si svela solo persona piuttosto confusa, che vuole andare a Cipro per incontrare la moglie, ormai ex, e per lei ha una lettera…
Le prime voci dicevano avesse anche farneticato qualcosa a proposito di (…)