More
    Home Blog Pagina 89

    Porca guerra…

    0

    Con un pensiero per l’anno nuovo, avevo mandato a Giovanni Farina ( uno degli autori di “Urla a bassa voce”), nel carcere di Catanzaro, il libro di Luciano De Simoni “Porca guerra, benedetta pace” ( ed. Stampa Alternativa), un diario sulla Prima guerra mondiale ripescato da un vecchio baule, sull’onda della ritrovata memoria che ha portato quest’anno il centenario. Pensando ad un episodio di guerra che Giovanni Farina mi aveva raccontato in una delle sue lettere, pensando che gli potesse interessare… Ecco, ora, condivido con voi le parole dell’ultima lettera che mi ha mandato, dopo aver letto il libro.

    “… Mi sono emozionato quando il soldato fatto prigioniero scrive ai suoi famigliari, si lamenta delle sue sofferenze, scrive ch esoffre la fame e il freddo, e ricorda alla moglie ch enon ha ricevuto il pacco di cibo che chiedeva , il pane… Pensando alle sue parole mi sono ricordatodiquello chemi raccontava mio padre di quel periodo. Tutto il raccolto di cereali che raccoglievano dalla semina annua la dovevano versare all’ammasso comunale dove veniva amministrato dalla politica. La gente viveva i disagi più incredibili, non poteva (…)

    Meno male è lunedì…

    0

    Anche i gatti vanno a cinema… Dall’appunatmento domenicale di Remo contro… “Appunto su di un film. Una delle cose che piacciono a me… tutto a rovescio, a  cominciare dal titolo: “Meno male è lunedì”. Sì, perché se prassi vorrebbe che per tutti si pensi al lunedì come alla fine dello spazio di libertà che sabato e domenica ci dovrebbero riservare, per i protagonisti di questo film, che è piuttosto documentario, è lì che inizia la gioia. La gioia di un lavoro. Sì, perché i protagonisti sono tredici persone recluse, nel carcere bolognese della Dozza, per essere precisi. E per loro si è compiuto un piccolo grandissimo miracolo. Una vecchia palestra del carcere è stata trasformata in officina. E non una cosa tanto per passare il tempo. Una vera officina, messa in piedi da tre aziende metalmeccaniche leader nel settore del packaging (Gd, Ima Spa e Marchesini Group, meritano la citazione), che le persone in prigione le hanno proprio assunte con regolare contratto. Roba rarissima nel desolante panorama penitenziario italiano, dove per i più il tempo trascorre nel nulla. Sembra, anche questo, il racconto di una fiaba. Di quelle non addomesticate e sdilinquite. Fiabe vere, scritte per insegnare che, nonostante le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, c’è anche una speranza. Anzi, sono proprio le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, a insegnare a costruire la speranza e non solo.(…)

    Il sogno di Mario…

    0

    A fine mese in libreria l’autobiogtafia di Mario Trudu, “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequesto”, per le edizioni di Syampa Alternativa, dopo che con Strade Bianche, abbiamo liberato le sue parole…. Un racconto tremendo e bello insieme ( se è possibile usare questo aggettivo per il racconto di una vita sigillata in carcere…). Nell’attesa, questo stralcio di lettera nella quale Mario, che dopo tanto tempo ha ottenuto un avvicinamento-colloquio di un mese alla sua famiglia, descrive l’arrivo in Sardegna. Così, per darvi un’idea della forza del suo narrare…

    “Finalmente mi trovo in terra sarda. Prima di dire qualcosa di qui, ti descrivo un po’ le sensazioni che ho provato nell’ultima parte del viaggio. Da come ho avvistato la mia terra da sopra l’aereo, ho provato sensazioni indescrivibili, vedere da sopra le nuvole la mia terra ero assalito da una gioia che non so descrivere. Poi posarci i piedi sopra con la paura che la terra si aprisse e m’inghiottisse e facesse questo per proteggermi, pensando che ancora una volta i malvagi uomini che da tempo inesorabile mi perseguitano mi rapissero per riportarmi nel continente. (…)

    Incontrando un profeta….

    0

    L’incontro di questa settimana, di Gatto Randagio (per Remo Contro) …Andando per vie di periferia… scendendo le scale dell’ammezzato di una biblioteca di quartiere, per la curiosità di un libro che racconta del Guatemala ( per la cronaca la Biblioteca Interculturale del Quadraro, di Roma, e il libro “Un fiore fra le pietre”, di Paolo de Angelis), insomma in uno di tanti luoghi dove con attenzione, pazienza, ostinazione, si costruiscono legami e si insegna a riconoscere la lingua degli altri, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno, di questi tempi …Incontrando, con sorpresa, un pezzo di mondo… Ad ascoltare all’inizio in silenzio, con accanto una ragazza dai lineamenti che rivelano ascendenze maya, che a tratti gli stringe le mani e sembra sussurrargli visioni, un “grande vecchio” che un pezzo di storia è stato, ed ancora è, anche del nostro paese… Gerardo Lutte. (…)

    Oltre i silenzi…

    0

    Un libro che arriva dalla Sicilia…A proposito di quest’Italia, tanto migliore della rappresentazione che in genere se ne fa…  “Un muro alto, grande immenso. Si perde oltre l’orizzonte. Un uomo, in piedi davanti al muro, prende una pietruzza e la tira contro il muro. Un uomo vuole abbattere il muro. La gente lo guarda e ride.

    Passano i giorni e le notti. Quell’uomo è sempre davanti al muro e continua a turargli la pietruzza contro. Passano gli anni e la gente ignora quell’uomo che resta sempre e poi sempre davanti al muro.

    Un giorno un bimbo si sveglia. C’è qualcosa di diverso attorno. Finalmente è entrato il sole. Quell’uomo ha abbattuto il muro.

    Una Lira.

    Inizia con questa pagina, scritta a mano, in esile stampatello, a esergo, “Oltre i silenzi del vuoto”, e sicuramente vuole essere una di quelle pietruzze, che lanciate giorno dopo giorno, finiscono con l’abbattere muri, nonostante l’indifferenza e la derisione, a volte, di quel gesto...

    Appena un anno fa, mi era arrivata la telefonata di Nella Leone, che questo libro ha curato. Docente di lingue e letterature straniere, che ha insegnato e insegna nelle scuole e nelle carceri, a Siracusa e Noto. Che è stata giudice popolare, che svolge attività di volontariato e altre cose ancora… Con il suo accento del sud, accalorata a parlarmi del suo progetto: un libro, un libro per raccogliere saperi su argomenti di cui troppo poco si vuole sapere fuori dai circuiti degli addetti ai lavori e di chi, ahi loro, ahinoi, vi finisce imbrigliato.(…)

    C’era e non c’era…

    0

    Dal sito Remo COntro, gatto Randagio oggi in Armenia….  la storia di un centenario tondo. 1915, guerra mondiale, Impero Ottomano multietnico e le bramosie degli Czar russi sui Dardanelli. Il rapporto tra il popolo armeno e la Russia visto come tradimento. Fu tragedia…

     

    “Quest’anno, cent’anni fa, iniziò il genocidio del popolo armeno. Precisamente tutto ebbe inizio con i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli, nella notte fra il 23 e il 24 dell’aprile del 1915. Fu il primo genocidio del ‘900. “Metz Yeghern”, il Grande Male… Quasi due milioni di morti, e quel che colpisce, è l’ostinazione con la quale la Turchia non vuole sentirne parlare. Ancora oggi in Turchia parlare del genocidio degli Armeni è considerato un reato, un attentato all’unità nazionale…

    “C’era e non c’era”… che strano… iniziano così, le fiabe armene, collocandosi nel tempo e nel luogo dell’indefinito, come indefinita si vorrebbe la sua immane tragedia.

    Ma se quello che il genocidio ha voluto distruggere in Anatolia è stata la cultura del popolo armeno, c’è chi è riuscito, con ostinazione e pazienza, a riannodare le fila di un discorso che si voleva muto per sempre. Donne, soprattutto, che hanno combattuto per conservare e preservare il proprio passato e le proprie radici. E chi meglio di loro in grado di tessere ricordi e storie, riallacciando frammenti  di un discorso amoroso…

    Delle donne che hanno svolto questo prezioso compito, di cercare, scavare, comporre, raccontare, quella che ho incontrato sulla mia strada mi ha stregato dal primo istante…  (…)

    e una poesia…

    0

    e un pensiero e una poesia arriva da Grazia Frisina… che scrive:

    “ovunque (non solo a Roma) è un abbattere e un recidere, uno sradicare e uno strappare… per fare spazio al  nostro vuoto. e intanto gli angeli, stanchi e mutilati, hanno smesso di farci visita, di custodirci. Ci hanno lasciato alla nostra stupida onnipotenza. A proposito di Palestina, questa è una folata che ho scritto tempo fa..

    Bambini a Gaza
    Ci sarà ancora domani

    Ecco
    ancora uno spiazzo libero
    per una buona novella

    una trottola una corsa un pallone

    Il gelsomino da innaffiare
    Un’epifania
    in cui credere

    Con questo anche il mio augurio per un anno con platani, ulivi e … angeli

    Grazia

    Alberi e angeli…

    0

    Il mio augurio per l’anno che verrà… con le parole di Gatto Randagio ( da Remo Contro), che mai smette, randagiando qua e là, di prendere appunti…

    Un desiderio, per l’anno che verrà, sogno di un gatto randagio… Che ritornino gli alberi. Tutti gli alberi tagliati estirpati uccisi. Immolati, per un verso o per l’altro, all’uomo che si autoproclama dio e alla sua cattiveria. Necessario atto di giustizia riparativa, se è vero, come credo sia vero, che “gli alberi, sono angeli feriti”. Me ne ha convinto il “filosofo ignoto” citato da Guido Ceronetti in una delle sue più belle raccolte di versi e pensieri, le ‘Ballate dell’Angelo Ferito’, appunto. Angeli caduti, questi alberi, rimasti in terra, c’è da pensare, per tentare di aiutarci a comunicare con qualcosa di più alto. Rimasti, nonostante nella caduta feriti, ostinatamente cercando di tessere ponti impossibili fra il “diabolico” e il “simbolico”… Fuor di metafora, due appunti, guardandoci intorno, dietro l’angolo di casa… guardando lontano, dove si annida il cuore della storia del mondo… (…)

    Santo Stefano…

    0

    Un appunto. Ieri, Santo Stefano, la sera ho visto Il sale della terra… bellissimo documentario di Wenders su Sebastiao Salgado… lo straordinario percorso della sua vita… il lirismo delle sue fotografie… potenti… l’impegno di tutta un’esistenza tesa a raccontare l’uomo e la terra… a cercare l’uomo sulla terra…  la filosofia di un interrogare e interrogarsi continuo… sull’uomo, capace delle cose più terribili, capace, pure, di sollevarsi su se stesso… Insomma, l’uomo, il sale della terra…, che poi “Il sale della terra” è il titolo del documentario.

    La mattina, nella chiesa dell’Ara Coeli, a Roma, avevo assistito al concerto di Santo Stefano… bellissimo, emozionante, anche questo… sound mediterraneo folle di contaminazioni… Luigi Cinque, Fausto Mesolella, Daniele Sepe, Rais, Carlos Denia, Francesco Loccisano, Gabriele Coen,  De Sio… Titolo, che coincidenza!, Il rumore del sale… E che bel rumore riesce a fare questo sale della terra… strazia le viscere… scende fin dentro il cuore della terra e pure sale sale … sfonda la cupola per salire ancora… fino a dove dio c’è, o non c’è, che fa lo stesso…

    ah, questo maledetto, benedetto uomo…

    L’ultima notte dell’anno a Cascina Macondo…

    0

    Un’indicazione… un invito, per una notte di capodanno su al nord, sulla rotta del vascello di Macondo… Ricordate? La cascina di Anna e Pietro… sul limite della campagna, fra Torino e Asti,  dove nascono consulenze e laboratori di manipolazione dell’argilla, affabulazione, scrittura creativa, lettura sinestetica ad alta voce, dizione, danza e percussioni, poesìa, voce, ascolto, per  persone con handicap e disabilità lieve, per bambini, adolescènti, adulti, famiglie. La casa dove, anche, nascono pensieri e parole ( ma non solo quelle) per chi sta in carcere… E dunque l’invito è a raccogliere l’invito dei padroni di casa per una fine dell’anno 2014 “tranquillo, informale, sereno, con la tua famiglia, i tuoi figli, i tuoi amici, in compagnia del buon fuoco del camino, di belle storie, e del buon cibo che avrai portato e avrai condiviso, e un po’ di musica”.
    Soprattutto una notte con i racconti della tombola, per contribuire al progetto “parol -scrittura e arti nelle carceri, oltre i confini, oltre le mura”.

    Mi era tanto piaciuta la filosofia di questa casa, (…)