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    Home Blog Pagina 88

    Cristi, Madonne, e piume d’oca…

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    Pensiero di Gatto randagio… Guardando l’immagine in contro-copertina di uno dei maggiori quotidiani nazionali…  avvertendo un certo crescente fastidio… cercando di capire perché… ben ricordando  che la contro – copertina è quando possibile venduta alla pubblicità, e che vale molto molto molto…

    Dunque. L’immagine è a piena pagina. Il piano americano di una giovane coppia. Bella, sì, ma questo sarebbe banale. Mediamente la pubblicità punta su gioventù e bellezza, per darci l’illusione che basti indossare, ad esempio, il profumo giusto, per trasformarsi in una riedizione di Marilyn… E magari ci crediamo pure. Ma quella coppia… più che bella ha un’aura sacrale… 

    Guardate bene anche voi. Questo giovane signore, il suo profilo, lo sguardo ispirato, dolce e severo a un tempo…

    Totu sa beridadi, infine

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    Sull’ultimo numero della rivista “Una città”, questa mi intervista a Mario Trudu. Pastore, nel 1979 viene arrestato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Condannato per un delitto del quale da sempre si dichiara innocente, durante una breve latitanza è responsabile del sequestro dell’ingegner Gazzotti. Condannato all’ergastolo, ostativo ( fine pena mai effettivo). In carcere, a Spoleto, si diploma all’Istituto d’Arte. Attualmente è nel carcere di San Gimignano. La sua vicenda nell’autobiografia “Totu sa beridadi”, tutta la verità, pubblicata fuori dal circuito librario  da  Strade Bianche, ora in libreria  con Stampa Alternativa. Ascoltate…

    Lei è in carcere da 35 anni, come raccontarli?

    Questa carcerazione infinita… è impossibile raccontarla, anche se alle volte ci proviamo, e per quel poco che riusciamo a esprimere non è sempre facile trovare le parole giuste, adatte, a far capire ala gente cosa si pensa, cosa si è provato, cosa sono stati per me questi 35 anni di carcere; le parole alle volte sono limitanti, ci vorrebbero parole nuove e tanto forti che non esistono. E meglio così altrimenti le persone che leggessero la mia storia con tutte le sue ingiustizie, ne uscirebbero con il corpo ustionato.(…)

    Lo sterminio dimenticato…

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    Il gatto randagio di questa settimana… Cercando, fra gli appunti, ha ritrovato questi versi. “…Se fossi nata cinquant’anni prima / sarei la milionesima vittima: / anch’io sarei un mucchio di cenere / nella totale indifferenza, /  tranne qualche rara ricorrenza. //Sarei stata nel lager nazista / in attesa di essere gassata / come una bestia macellata. / O insieme ad altri portata, come una mandria,/ in una stanza a sentire l’aria portarmi via / insieme alla vita mia. // Tutto questo sarebbe successo / perché parlo in modo sconnesso, / cammino con grande fatica,/ e la mia testa è un po’ caotica / e spesso sembro sclerotica. //  Vorrei conoscere il mondo / ma questo mondo non mi piace / e non mi dà pace / tutto l’orrore del mondo”.

    L’autrice si chiama Nicoletta, ora avrà finito l’Università, ma aveva quattordici anni quando ha composto queste parole. Per la prima volta, ad una conferenza, Nicoletta sentiva parlare dello sterminio dei disabili nella Germania nazista e (…)

    Porca guerra…

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    Con un pensiero per l’anno nuovo, avevo mandato a Giovanni Farina ( uno degli autori di “Urla a bassa voce”), nel carcere di Catanzaro, il libro di Luciano De Simoni “Porca guerra, benedetta pace” ( ed. Stampa Alternativa), un diario sulla Prima guerra mondiale ripescato da un vecchio baule, sull’onda della ritrovata memoria che ha portato quest’anno il centenario. Pensando ad un episodio di guerra che Giovanni Farina mi aveva raccontato in una delle sue lettere, pensando che gli potesse interessare… Ecco, ora, condivido con voi le parole dell’ultima lettera che mi ha mandato, dopo aver letto il libro.

    “… Mi sono emozionato quando il soldato fatto prigioniero scrive ai suoi famigliari, si lamenta delle sue sofferenze, scrive ch esoffre la fame e il freddo, e ricorda alla moglie ch enon ha ricevuto il pacco di cibo che chiedeva , il pane… Pensando alle sue parole mi sono ricordatodiquello chemi raccontava mio padre di quel periodo. Tutto il raccolto di cereali che raccoglievano dalla semina annua la dovevano versare all’ammasso comunale dove veniva amministrato dalla politica. La gente viveva i disagi più incredibili, non poteva (…)

    Meno male è lunedì…

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    Anche i gatti vanno a cinema… Dall’appunatmento domenicale di Remo contro… “Appunto su di un film. Una delle cose che piacciono a me… tutto a rovescio, a  cominciare dal titolo: “Meno male è lunedì”. Sì, perché se prassi vorrebbe che per tutti si pensi al lunedì come alla fine dello spazio di libertà che sabato e domenica ci dovrebbero riservare, per i protagonisti di questo film, che è piuttosto documentario, è lì che inizia la gioia. La gioia di un lavoro. Sì, perché i protagonisti sono tredici persone recluse, nel carcere bolognese della Dozza, per essere precisi. E per loro si è compiuto un piccolo grandissimo miracolo. Una vecchia palestra del carcere è stata trasformata in officina. E non una cosa tanto per passare il tempo. Una vera officina, messa in piedi da tre aziende metalmeccaniche leader nel settore del packaging (Gd, Ima Spa e Marchesini Group, meritano la citazione), che le persone in prigione le hanno proprio assunte con regolare contratto. Roba rarissima nel desolante panorama penitenziario italiano, dove per i più il tempo trascorre nel nulla. Sembra, anche questo, il racconto di una fiaba. Di quelle non addomesticate e sdilinquite. Fiabe vere, scritte per insegnare che, nonostante le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, c’è anche una speranza. Anzi, sono proprio le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, a insegnare a costruire la speranza e non solo.(…)

    Il sogno di Mario…

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    A fine mese in libreria l’autobiogtafia di Mario Trudu, “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequesto”, per le edizioni di Syampa Alternativa, dopo che con Strade Bianche, abbiamo liberato le sue parole…. Un racconto tremendo e bello insieme ( se è possibile usare questo aggettivo per il racconto di una vita sigillata in carcere…). Nell’attesa, questo stralcio di lettera nella quale Mario, che dopo tanto tempo ha ottenuto un avvicinamento-colloquio di un mese alla sua famiglia, descrive l’arrivo in Sardegna. Così, per darvi un’idea della forza del suo narrare…

    “Finalmente mi trovo in terra sarda. Prima di dire qualcosa di qui, ti descrivo un po’ le sensazioni che ho provato nell’ultima parte del viaggio. Da come ho avvistato la mia terra da sopra l’aereo, ho provato sensazioni indescrivibili, vedere da sopra le nuvole la mia terra ero assalito da una gioia che non so descrivere. Poi posarci i piedi sopra con la paura che la terra si aprisse e m’inghiottisse e facesse questo per proteggermi, pensando che ancora una volta i malvagi uomini che da tempo inesorabile mi perseguitano mi rapissero per riportarmi nel continente. (…)

    Incontrando un profeta….

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    L’incontro di questa settimana, di Gatto Randagio (per Remo Contro) …Andando per vie di periferia… scendendo le scale dell’ammezzato di una biblioteca di quartiere, per la curiosità di un libro che racconta del Guatemala ( per la cronaca la Biblioteca Interculturale del Quadraro, di Roma, e il libro “Un fiore fra le pietre”, di Paolo de Angelis), insomma in uno di tanti luoghi dove con attenzione, pazienza, ostinazione, si costruiscono legami e si insegna a riconoscere la lingua degli altri, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno, di questi tempi …Incontrando, con sorpresa, un pezzo di mondo… Ad ascoltare all’inizio in silenzio, con accanto una ragazza dai lineamenti che rivelano ascendenze maya, che a tratti gli stringe le mani e sembra sussurrargli visioni, un “grande vecchio” che un pezzo di storia è stato, ed ancora è, anche del nostro paese… Gerardo Lutte. (…)

    Oltre i silenzi…

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    Un libro che arriva dalla Sicilia…A proposito di quest’Italia, tanto migliore della rappresentazione che in genere se ne fa…  “Un muro alto, grande immenso. Si perde oltre l’orizzonte. Un uomo, in piedi davanti al muro, prende una pietruzza e la tira contro il muro. Un uomo vuole abbattere il muro. La gente lo guarda e ride.

    Passano i giorni e le notti. Quell’uomo è sempre davanti al muro e continua a turargli la pietruzza contro. Passano gli anni e la gente ignora quell’uomo che resta sempre e poi sempre davanti al muro.

    Un giorno un bimbo si sveglia. C’è qualcosa di diverso attorno. Finalmente è entrato il sole. Quell’uomo ha abbattuto il muro.

    Una Lira.

    Inizia con questa pagina, scritta a mano, in esile stampatello, a esergo, “Oltre i silenzi del vuoto”, e sicuramente vuole essere una di quelle pietruzze, che lanciate giorno dopo giorno, finiscono con l’abbattere muri, nonostante l’indifferenza e la derisione, a volte, di quel gesto...

    Appena un anno fa, mi era arrivata la telefonata di Nella Leone, che questo libro ha curato. Docente di lingue e letterature straniere, che ha insegnato e insegna nelle scuole e nelle carceri, a Siracusa e Noto. Che è stata giudice popolare, che svolge attività di volontariato e altre cose ancora… Con il suo accento del sud, accalorata a parlarmi del suo progetto: un libro, un libro per raccogliere saperi su argomenti di cui troppo poco si vuole sapere fuori dai circuiti degli addetti ai lavori e di chi, ahi loro, ahinoi, vi finisce imbrigliato.(…)

    C’era e non c’era…

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    Dal sito Remo COntro, gatto Randagio oggi in Armenia….  la storia di un centenario tondo. 1915, guerra mondiale, Impero Ottomano multietnico e le bramosie degli Czar russi sui Dardanelli. Il rapporto tra il popolo armeno e la Russia visto come tradimento. Fu tragedia…

     

    “Quest’anno, cent’anni fa, iniziò il genocidio del popolo armeno. Precisamente tutto ebbe inizio con i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli, nella notte fra il 23 e il 24 dell’aprile del 1915. Fu il primo genocidio del ‘900. “Metz Yeghern”, il Grande Male… Quasi due milioni di morti, e quel che colpisce, è l’ostinazione con la quale la Turchia non vuole sentirne parlare. Ancora oggi in Turchia parlare del genocidio degli Armeni è considerato un reato, un attentato all’unità nazionale…

    “C’era e non c’era”… che strano… iniziano così, le fiabe armene, collocandosi nel tempo e nel luogo dell’indefinito, come indefinita si vorrebbe la sua immane tragedia.

    Ma se quello che il genocidio ha voluto distruggere in Anatolia è stata la cultura del popolo armeno, c’è chi è riuscito, con ostinazione e pazienza, a riannodare le fila di un discorso che si voleva muto per sempre. Donne, soprattutto, che hanno combattuto per conservare e preservare il proprio passato e le proprie radici. E chi meglio di loro in grado di tessere ricordi e storie, riallacciando frammenti  di un discorso amoroso…

    Delle donne che hanno svolto questo prezioso compito, di cercare, scavare, comporre, raccontare, quella che ho incontrato sulla mia strada mi ha stregato dal primo istante…  (…)

    e una poesia…

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    e un pensiero e una poesia arriva da Grazia Frisina… che scrive:

    “ovunque (non solo a Roma) è un abbattere e un recidere, uno sradicare e uno strappare… per fare spazio al  nostro vuoto. e intanto gli angeli, stanchi e mutilati, hanno smesso di farci visita, di custodirci. Ci hanno lasciato alla nostra stupida onnipotenza. A proposito di Palestina, questa è una folata che ho scritto tempo fa..

    Bambini a Gaza
    Ci sarà ancora domani

    Ecco
    ancora uno spiazzo libero
    per una buona novella

    una trottola una corsa un pallone

    Il gelsomino da innaffiare
    Un’epifania
    in cui credere

    Con questo anche il mio augurio per un anno con platani, ulivi e … angeli

    Grazia