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    Home Blog Pagina 87

    paure…

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    pensiero, forse stupido di metà settimana… ma quando leggo che la metà di un insieme fa compatto la stessa cosa ( ad esempio, ma senza voler giudicare nel merito, circa il 50 per cento dei telespettatori la sera a guardare san remo), c’è qualcosa che mi fa paura.. l’irreggimentazione… inquieta molto… e vale per tutto… uno spettacolo, una partita in tv, un’adunata sotto un balcone… Ma confesso che, dopo aver sbirciato qualche brano di quella trasmissione… entrando nel merito… mispavento ancora di più…  

    restituendo a Medea ciò che è di Medea..

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    Leggendo… stralci dalle motivazioni del tribunale del riesame che confermano l’arresto della giovane donna accusata di avere ucciso il figlio, laggiù in quel paesino siciliano, in provincia di Ragusa. Di cui non mi riesce di scrivere il nome, né di lei, né del bambino, né del paese… nomi già da troppe appropriazioni lacerati… Spaventandomi per il suono in qualche modo feroce anch’esso, di burocratica e “scientifica  freddezza”, di quegli stralci ripresi dalla stampa…  Chiedendomi, ancora una volta, da quanti punti di vista una storia può essere raccontata, quali voci indagare, anche quando non pronunciate, per non affogare nel pantano dei luoghi comuni.

    Pensando così a Medea, diventata nell’uso comune delle parole e dei pensieri “prototipo della madre assassina”… la maga della tragedia di Euripide che per vendicarsi del tradimento di Giasone uccide i figli avuti da lui ( così, molto sintetizzando e molto banalizzando).

    Ma c’è un racconto della vicenda di Medea che, scomposta in voci che si narrano come su facce diverse di uno stesso prisma, ci restituisce tutta un’altra storia.(…)

    Cantico di un pastore sardo….

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    Bel titolo, per un articolo su “IL Garantista”, ieri, che alla storia di Mario Trudu ha dedicato due intere pagine. Questo il mio contributo…

    ” Storia di Mario Trudu. “Due condanne per sequestro di persona. Del primo mi dichiaro innocente. Ma ritengo che le vittime di questa faccenda non siano soltanto i sequestrati. Pure io e i miei familiari siamo vittime di uno stato che dovrebbe fare giustizia e non vendetta. Da trentacinque anni anch’io sequestrato e senza alcuna prospettiva di uscirne vivo, vi racconto la mia tremenda storia”. Poche, forti parole, con  le quali Mario Trudu si presenta e presenta la sua autobiografia, sembrano mettere in guardia il lettore: lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… E così è stato per me. Quando il testo di Mario Trudu mi è arrivato per posta, era già un volumetto stampato e rilegato, con cuciture a mano, come solo si può fare in carcere. Dal momento in cui l’ho aperto non me ne sono più staccata, dal testo e dal suo autore, finché l’autobiografia non è diventata il libro accolto ora da Stampa Alternativa.

    Trudu, pastore, di Arzana, nella provincia di Nuoro, fu condannato la prima volta per il sequestro Bussi, del quale da sempre si dichiara innocente. Durante una breve latitanza fu responsabile del sequestro Gazzotti. In “Totu sa beridadi” ripercorre il film della propria vita… Una “tremenda vicenda” (…)

    Cristi, Madonne, e piume d’oca…

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    Pensiero di Gatto randagio… Guardando l’immagine in contro-copertina di uno dei maggiori quotidiani nazionali…  avvertendo un certo crescente fastidio… cercando di capire perché… ben ricordando  che la contro – copertina è quando possibile venduta alla pubblicità, e che vale molto molto molto…

    Dunque. L’immagine è a piena pagina. Il piano americano di una giovane coppia. Bella, sì, ma questo sarebbe banale. Mediamente la pubblicità punta su gioventù e bellezza, per darci l’illusione che basti indossare, ad esempio, il profumo giusto, per trasformarsi in una riedizione di Marilyn… E magari ci crediamo pure. Ma quella coppia… più che bella ha un’aura sacrale… 

    Guardate bene anche voi. Questo giovane signore, il suo profilo, lo sguardo ispirato, dolce e severo a un tempo…

    Totu sa beridadi, infine

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    Sull’ultimo numero della rivista “Una città”, questa mi intervista a Mario Trudu. Pastore, nel 1979 viene arrestato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Condannato per un delitto del quale da sempre si dichiara innocente, durante una breve latitanza è responsabile del sequestro dell’ingegner Gazzotti. Condannato all’ergastolo, ostativo ( fine pena mai effettivo). In carcere, a Spoleto, si diploma all’Istituto d’Arte. Attualmente è nel carcere di San Gimignano. La sua vicenda nell’autobiografia “Totu sa beridadi”, tutta la verità, pubblicata fuori dal circuito librario  da  Strade Bianche, ora in libreria  con Stampa Alternativa. Ascoltate…

    Lei è in carcere da 35 anni, come raccontarli?

    Questa carcerazione infinita… è impossibile raccontarla, anche se alle volte ci proviamo, e per quel poco che riusciamo a esprimere non è sempre facile trovare le parole giuste, adatte, a far capire ala gente cosa si pensa, cosa si è provato, cosa sono stati per me questi 35 anni di carcere; le parole alle volte sono limitanti, ci vorrebbero parole nuove e tanto forti che non esistono. E meglio così altrimenti le persone che leggessero la mia storia con tutte le sue ingiustizie, ne uscirebbero con il corpo ustionato.(…)

    Lo sterminio dimenticato…

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    Il gatto randagio di questa settimana… Cercando, fra gli appunti, ha ritrovato questi versi. “…Se fossi nata cinquant’anni prima / sarei la milionesima vittima: / anch’io sarei un mucchio di cenere / nella totale indifferenza, /  tranne qualche rara ricorrenza. //Sarei stata nel lager nazista / in attesa di essere gassata / come una bestia macellata. / O insieme ad altri portata, come una mandria,/ in una stanza a sentire l’aria portarmi via / insieme alla vita mia. // Tutto questo sarebbe successo / perché parlo in modo sconnesso, / cammino con grande fatica,/ e la mia testa è un po’ caotica / e spesso sembro sclerotica. //  Vorrei conoscere il mondo / ma questo mondo non mi piace / e non mi dà pace / tutto l’orrore del mondo”.

    L’autrice si chiama Nicoletta, ora avrà finito l’Università, ma aveva quattordici anni quando ha composto queste parole. Per la prima volta, ad una conferenza, Nicoletta sentiva parlare dello sterminio dei disabili nella Germania nazista e (…)

    Porca guerra…

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    Con un pensiero per l’anno nuovo, avevo mandato a Giovanni Farina ( uno degli autori di “Urla a bassa voce”), nel carcere di Catanzaro, il libro di Luciano De Simoni “Porca guerra, benedetta pace” ( ed. Stampa Alternativa), un diario sulla Prima guerra mondiale ripescato da un vecchio baule, sull’onda della ritrovata memoria che ha portato quest’anno il centenario. Pensando ad un episodio di guerra che Giovanni Farina mi aveva raccontato in una delle sue lettere, pensando che gli potesse interessare… Ecco, ora, condivido con voi le parole dell’ultima lettera che mi ha mandato, dopo aver letto il libro.

    “… Mi sono emozionato quando il soldato fatto prigioniero scrive ai suoi famigliari, si lamenta delle sue sofferenze, scrive ch esoffre la fame e il freddo, e ricorda alla moglie ch enon ha ricevuto il pacco di cibo che chiedeva , il pane… Pensando alle sue parole mi sono ricordatodiquello chemi raccontava mio padre di quel periodo. Tutto il raccolto di cereali che raccoglievano dalla semina annua la dovevano versare all’ammasso comunale dove veniva amministrato dalla politica. La gente viveva i disagi più incredibili, non poteva (…)

    Meno male è lunedì…

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    Anche i gatti vanno a cinema… Dall’appunatmento domenicale di Remo contro… “Appunto su di un film. Una delle cose che piacciono a me… tutto a rovescio, a  cominciare dal titolo: “Meno male è lunedì”. Sì, perché se prassi vorrebbe che per tutti si pensi al lunedì come alla fine dello spazio di libertà che sabato e domenica ci dovrebbero riservare, per i protagonisti di questo film, che è piuttosto documentario, è lì che inizia la gioia. La gioia di un lavoro. Sì, perché i protagonisti sono tredici persone recluse, nel carcere bolognese della Dozza, per essere precisi. E per loro si è compiuto un piccolo grandissimo miracolo. Una vecchia palestra del carcere è stata trasformata in officina. E non una cosa tanto per passare il tempo. Una vera officina, messa in piedi da tre aziende metalmeccaniche leader nel settore del packaging (Gd, Ima Spa e Marchesini Group, meritano la citazione), che le persone in prigione le hanno proprio assunte con regolare contratto. Roba rarissima nel desolante panorama penitenziario italiano, dove per i più il tempo trascorre nel nulla. Sembra, anche questo, il racconto di una fiaba. Di quelle non addomesticate e sdilinquite. Fiabe vere, scritte per insegnare che, nonostante le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, c’è anche una speranza. Anzi, sono proprio le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, a insegnare a costruire la speranza e non solo.(…)

    Il sogno di Mario…

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    A fine mese in libreria l’autobiogtafia di Mario Trudu, “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequesto”, per le edizioni di Syampa Alternativa, dopo che con Strade Bianche, abbiamo liberato le sue parole…. Un racconto tremendo e bello insieme ( se è possibile usare questo aggettivo per il racconto di una vita sigillata in carcere…). Nell’attesa, questo stralcio di lettera nella quale Mario, che dopo tanto tempo ha ottenuto un avvicinamento-colloquio di un mese alla sua famiglia, descrive l’arrivo in Sardegna. Così, per darvi un’idea della forza del suo narrare…

    “Finalmente mi trovo in terra sarda. Prima di dire qualcosa di qui, ti descrivo un po’ le sensazioni che ho provato nell’ultima parte del viaggio. Da come ho avvistato la mia terra da sopra l’aereo, ho provato sensazioni indescrivibili, vedere da sopra le nuvole la mia terra ero assalito da una gioia che non so descrivere. Poi posarci i piedi sopra con la paura che la terra si aprisse e m’inghiottisse e facesse questo per proteggermi, pensando che ancora una volta i malvagi uomini che da tempo inesorabile mi perseguitano mi rapissero per riportarmi nel continente. (…)

    Incontrando un profeta….

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    L’incontro di questa settimana, di Gatto Randagio (per Remo Contro) …Andando per vie di periferia… scendendo le scale dell’ammezzato di una biblioteca di quartiere, per la curiosità di un libro che racconta del Guatemala ( per la cronaca la Biblioteca Interculturale del Quadraro, di Roma, e il libro “Un fiore fra le pietre”, di Paolo de Angelis), insomma in uno di tanti luoghi dove con attenzione, pazienza, ostinazione, si costruiscono legami e si insegna a riconoscere la lingua degli altri, e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno, di questi tempi …Incontrando, con sorpresa, un pezzo di mondo… Ad ascoltare all’inizio in silenzio, con accanto una ragazza dai lineamenti che rivelano ascendenze maya, che a tratti gli stringe le mani e sembra sussurrargli visioni, un “grande vecchio” che un pezzo di storia è stato, ed ancora è, anche del nostro paese… Gerardo Lutte. (…)