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    Home Blog Pagina 87

    dalla parte degli agnelli… e di polli e polpi…

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    Gatto Randagio, domenica scorsa, ha scritto un pezzo apposta per rovinarvi il pranzo della Pasqua. Anche se vi può sembrare che la prenda da lontano… Lo riprendo, dunque, anche s ela pasqua è passata, per “rovinare” ogni pranzo celebrato sulla pelle di animali…

    Dunque. “In un racconto de Le mille e una notte’ si legge che la Terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Questa folgorante visione degna di un poeta, assume al giorno d’oggi pieno significato, dal momento che sappiamo, ancora più del narratore arabo del Medioevo, a qual punto la terra e gli animali avessero ragione di tremare”. Lo scriveva Marguerite Yourcenar in un articolo che potete trovare ne ‘Il tempo, grande scultore’. Il cui titolo è un sospiro interrogativo: ‘Chi sa se lo spirito delle bestie scenda giù sotto terra’, che rimanda ai versi dell’Ecclesiaste…Chi sa se lo spirito dell’uomo salga in alto,/ e quello delle bestie scenda giù sotto terra?’

    Sappiamo? Pensando alla mala morte che, attraverso una ancora peggiore vita, porta a imbandire le nostre tavole. Mi è capitato di vedere (…)

    Rieccoci…

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    Rieccoci, Aprile… il più crudele dei mesi. Continuo ad essere d’accordo con il poeta, che immagino ne scoprì il segreto…

    l’ochino di dio

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    Le avevo appena scritto un biglietto con gli auguri per la Pasqua, e ho ripensato alla sua storia. La storia di Gianna Schiavetti… così Gatto Randagio nell’ultimo suo appunro per Remo Contro, ha parlato di lei. Ecco qua:

    “Il 21 marzo molti avranno ricordato l’anniversario della nascita di Alda Merini. “… ma non sapevo che nascere folle / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta…”. Grande poetessa. Avida di vita. Di fumo e di fantasmi… Che per la prima volta finì in un manicomio che era giovanissima. Andata in escandescenze, esasperata, in un momento difficile della sua vita. Fu lì, ha raccontato un giorno, “che credetti di impazzire”.  Leggendo di lei non ho potuto non pensare a un’altra donna, meno nota, che pure tutta la vita ha avuto a che fare con quella che chiamiamo follia e con l’incubo del proprio tempo imprigionato in manicomi. E scrive parole, qua e là accese di poesia. Si chiama Gianna, Gianna Schiavetti. Conosciuta la prima volta attraverso le pagine di un suo libro: “La schizofrenia non esiste e se esistesse vorrei averla” ( la solita Stampa Alternativa, che tutto ciò che per altri è  marginale accoglie: matti, detenuti, border line… ). Il suo è un diario, anzi una scelta da pagine di diari infiniti, che testimonia gli anni trascorsi dentro e fuori gli ospedali psichiatrici, più di trenta trattamenti sanitari obbligatori, la paura che si ripetino, le terapie farmacologiche mai accettate.

    antidoti…

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    Così, sfogliando vecchi appunti. Ritrovo questa magica ricetta, che mi aveva mandato AnnaRita Persechino, simpaticissima amica… Un antidoto per le arteteche… Dunque:

    Ingredienti: Fiabe, un pizzico di fiori di camomilla, sette fiori di malva rosa, guscio di nocciola, guscio di mandorla, una mezza carruba, un cucchiaino di miele, un fico secco. Fare bollire una tazza d’acqua, calare il tutto e lasciare in infusione per sette minuti. Perché la pozione sia efficace è necessario attenersi scrupolosamente alla ricetta e ricordare che il racconto di una fiaba è l’unico ingrediente davvero indispensabile.

    Per chi non lo sapesse, le arteteche nella tradizione popolare indicano i momenti in cui i bambini sono particolarmente agitati e hanno bisogno di calma e attenzione. Buona domenica…

     

    storie e misteri in valigia..

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    Dal taccuino di Gatto randagio, di domenica scorsa…. “L’8 marzo ha fatto fiorire pensieri. E Daniela Morandini il giorno dopo, mi ha mandato una bella riflessione, a proposito di “mimose strappate”, con il ricordo di Vivian Maier, la bambinaia fotografa che non ha mai stampato i suoi negativi… Vivian Maier che, Daniela ricorda, “ricordano premurosa, maniacale, a volte cattiva. Vestita fuori moda, con un improbabile accento francese, mai sposata, senza amici, sempre con la sua macchina al collo”. Fotografava “bianchi superbi, neri senza lavoro, o schiantati dalla fatica. Bimbi che inciampano, donne che giocano alle signore. Vecchi che aspettano. Autoscatti interrogativi attraverso vetri e specchi retrovisori”. Capolavori che solo nel 2007 riemersero dalla camera oscura di un giovane che, in cerca di immagini, aveva comprato all’asta una vecchia valigia piena di negativi. Incuriosito ne cercò e ne trovò altre, di valigie… piene, alla fine, di 150mila rullini… mai stampati… Pensate a quante immagini “risorsero”…  Storia che inquieta e affascina. E mi ha ricordato di un’altra sorpresa, e di altri negativi. Arrivati anche questi, pensate un po’, con una valigetta dei tempi andati. (….)

    Crimini di pace

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    Riporto il testo del mio articolo, ieri, sul Garantista ( che per altro ha un interessante intervento- denuncia sul 41bis ), a proposito delle storia di un ragazzo di 19 anni, lo abbiamo chiamato Stefano, spedito la settimana scorsa in Ospedale psichiatrico giudiziario. Nuova tappa di un calvario iniziato quando era bambino… leggete..

    “Quando ho aperto la cartella con la sua storia, non sono riuscita ad andare fino in fondo. Per lo strazio. Ma la via crucis di … chiamiamolo Stefano, 19 anni e 5 mesi, è tutta lì. In cartelle cliniche, relazioni, anamnesi … Oggi, la sua vita negata è tutta in una sentenza che lo ributta in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dopo che un anno fa, in seguito a una reazione convulsa nata dalla paura, un’ordinanza di misura di sicurezza provvisoria del Tribunale di Vicenza in meno di un mese l’aveva già spedito a Castiglione delle Stiviere. Me ne parlò allora, per la prima volta, Peppe dell’Acqua, ‘storico’ direttore del  Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che in quell’OPG stava andando a cercare Stefano, temendo di trovarlo legato a un letto di contenzione. “Cosa che per lui, mi disse, non è altro che continuare a subire un tormento che conosce dalla prima adolescenza”.  Oggi, dunque, è stata emessa la sentenza: proscioglimento perché incapace di intendere e di volere e pericoloso socialmente. Quattro anni di misura di sicurezza in OPG. Storia di Stefano. Oggi che (…)

    solo fantasie…

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    A ridosso dell’8 marzo, le mie amiche impazzano… Ecco cosa scrive Daniela Morandini. A proposito di fotografe e fotografie, lei che pure a tratti cattura immagini….

    “In questi giorni di mimose strappate, torna alla mente Vivian Maier, la bambinaia fotografa che non ha mai stampato i suoi negativi. Nel 2007 a Chicago, John Maloof, un ragazzo in cerca di immagini, comprò all’asta una vecchia valigia piena di negativi. Era solo un pezzo di un’ enorme opera d’arte. Nella camera oscura di Maloof, riemersero capolavori di strada e autoritratti severi. Ma chi era l’autrice, quella donna con la Rolleiflex? Era Vivian Maier, New York, 1926, Chicago 2009, professione bambinaia . Maloof inizia un viaggio all’indietro: incontra i bambini di un tempo, e le famiglie che le diedero lavoro.La ricordano premurosa, maniacale, a volte cattiva. Vestita fuori moda, con un improbabile accento francese, mai sposata, senza amici, sempre con la sua macchina al collo.

    Filomela…

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    pensando a ieri… l’8 marzo di gatto Randagio… “ 8 marzo. Ci risiamo. A “celebrare” le donne. Con un coro di voci e volti che sono nuovi e sono antichi e pur sembrano, e forse sono, sempre gli stessi. Permettetemi di restare nel coro, a modo mio, e aggiungere un nome che solo da poco ho imparato. Filomela ( sì, con la ‘elle’). In cui mi imbatto sfogliando le pagine di una raccolta di componimenti poetici di Grazia Frisina, che canta vite di donne: “Questa mia bellezza senza legge”. Già il titolo incanta e fa tremare…

    Filomela ci viene incontro da una storia di ieri, storia, terribilmente, anche dell’oggi. Figura della mitologia greca, figlia del re d’Atene Pandione. Fu violentata da Tereo, re di Tracia, che pure ne aveva sposato la sorella, Procne. E perché non parlasse della violenza subita, Tereo le tagliò la lingua…  (…)

    scarpette rosse…

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    E oggi un racconto di Lauretta Chiarini. Ha vinto il concorso “Dalle mimose alle scarpette rosse”.Premiato giusto giusto ieri, a Velletri, nella Sala Nobile del Palazzo del Comune… Le Ballerine Rosse

    – Quando mi compri le scarpe nuove, mamma? Le voglio rosse, ballerine rosse. – Martedì. Ma rosse no, Gilda, le prenderemo di un colore neutro. Io direi bianche- . Camminavano spedite intanto, madre e figlia, mano nella mano, lungo la strada per la scuola. Ogni tanto Gilda alzava lo sguardo verso sua madre: portava un grosso foulard fin sulla bocca, forse aveva freddo. Gli occhiali da sole però erano decisamente fuori luogo, visto che pioveva acqua a catinelle. Gilda la spiava di sottecchi, preoccupata come può esserlo una bambina di otto anni; provava un senso di inquietudine che le passava soltanto quando vedeva Maura sorridere. Quel sorriso ultimamente esitava un po’ a fare capolino e qualche volta aveva visto sua zia abbracciare consolare la sua mamma. Per fortuna c’era papà che si prendeva cura di lei: quando lui era in casa Maura sorrideva sempre. (…)

    a morsi…

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    quattro brevi versi, dalle pagine che mi arrivano, come morsi, dal carcere di Catanzaro, con le lettere di Giovanni Farina..

    Sono anime esistenti

    Murate…

    Davanti a una porta

    Che nasconde ogni verità.