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    Califfi d’altri tempi…

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    Il miagolio di domenica scorsa…Appunti bislacchi… dopo la conversazione con un amico, ancora stupito per essere sopravvissuto ad un viaggio sotterraneo per andare pochi quartieri più in là in metropolitana… a Roma, e certamente il mio amico non ha la mia “esperienza” in materia, che da anni ho scelto di non usare l’automobile. Pensando dunque, a tutte le persone che lì si incrociano, per le quali la giornata inizia partendo, ad esempio, dai paesi nei dintorni, perché costa meno abitarvi, alzandosi alle quattro del mattino, perché così è se vuoi arrivare in tempo al lavoro nella capitale e devi affidarti al disastro dei trasporti regionali… e arrivi allo scambio di Termini che già non hai la forza per farti largo nella calca inverosimile delle 8 del mattino… e già non sopporti più nessuno…

    Attraversati questi inferni all’andata e al ritorno, la sera torni comunque a casa soddisfatto di essere ancora vivo, e, soprattutto, con un enorme bagaglio di conoscenze, oltre che sulle tattiche di sopravvivenza metropolitana, su quel che non funziona, su quel che funziona… sui bisogni, sui desideri, della “gente comune”. (…)

    Zingari, fontanelle e gabbiette..

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    A proposito, oggi, della giornata dei Rom…. Un pensiero di Gatto randagio ( da Remo Contro)… pensando, alla Giornata Mondiale dell’Acqua, domenica appena passata… Leggendo, di un rubinetto che da qualche parte qualcuno ha chiuso…

    La denuncia viene ripresa da “Cronache di ordinario razzismo”, puntuale agenzia sul nostro razzismo quotidiano. Come ben racconta Sergio Bontempelli sul Corriere delle Migrazioni, mentre molte amministrazioni locali, in nome del principio che l’acqua è  bene pubblico, hanno aperto «fontanelle» di acqua potabile, a disposizione di tutti, a Pisa, invece di aprirne di nuove, “l’amministrazione ha addirittura provveduto a piombare le fontane, come si dice da queste parti: ha cioè tolto i rubinetti, e ha saldato – con il piombo, appunto – tutte le fessure, in modo da impedire l’erogazione di acqua”.

    Ma la notizia nella notizia fa sobbalzare. Nella motivazione data dai “tecnici” a un’interrogazione dei consiglieri di lista civica a un certo punto si legge: «quanto alla fontana di Via Putignano è stata richiesta la cessazione nel 2009 perché ci andavano a prendere l’acqua gli zingari». Avete letto bene: «perché ci andavano a prendere l’acqua gli zingari».(…)

    Catturando deserti…

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    Pensieri… a proposito della bella raccolta di poesie di Emidio Paolucci, “Senza speranza e sensa disperazione”, edito da Rupe Mutevole ( che bel nome intrigante…), nella collana Le due Anime curata da Enrico Nascimbeni… Ripropongo la prefazione che Emidio e Alessandra, Alessandra Lucini, mi hanno chiesto di scrivere. Magari qualcuno s’incuriosirà…  Ecco..

    “A cosa serve la poesia? A catturare i tuoi deserti… E’ la prima immagine  alla quale si rimane inchiodati sfogliando le pagine di questa raccolta, immagine fulminante di verità. Perché c’è un deserto grande quanto un oceano nel quale si prosciuga la vita di chi è in carcere, ed è il vuoto di vita affettiva e sessuale. Che è pena che si aggiunge a pena, che è punizione aggiuntiva di corpi. Cosa che in molti paesi in Europa e fuori dall’Europa è stata superata, ma in Italia ce la teniamo ben stretta, come struttura inconscia dell’apparato repressivo. Noi, di qua dalle mura, neppure pensiamo a quale grande tortura, che si aggiunge alla pena della detenzione, sia questa privazione, che è compressione violenta e devastante di pulsioni naturali, che porta malattie, che porta dolore. Una privazione che si traduce in negazione della persona, se nei tempi e nei modi della relazione anche affettiva e sessuale tutti noi costruiamo la nostra persona e la nostra vita, se noi siamo quello che vediamo nello sguardo dell’altro e in quello ci riconosciamo.(…)

    dalla parte degli agnelli… e di polli e polpi…

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    Gatto Randagio, domenica scorsa, ha scritto un pezzo apposta per rovinarvi il pranzo della Pasqua. Anche se vi può sembrare che la prenda da lontano… Lo riprendo, dunque, anche s ela pasqua è passata, per “rovinare” ogni pranzo celebrato sulla pelle di animali…

    Dunque. “In un racconto de Le mille e una notte’ si legge che la Terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Questa folgorante visione degna di un poeta, assume al giorno d’oggi pieno significato, dal momento che sappiamo, ancora più del narratore arabo del Medioevo, a qual punto la terra e gli animali avessero ragione di tremare”. Lo scriveva Marguerite Yourcenar in un articolo che potete trovare ne ‘Il tempo, grande scultore’. Il cui titolo è un sospiro interrogativo: ‘Chi sa se lo spirito delle bestie scenda giù sotto terra’, che rimanda ai versi dell’Ecclesiaste…Chi sa se lo spirito dell’uomo salga in alto,/ e quello delle bestie scenda giù sotto terra?’

    Sappiamo? Pensando alla mala morte che, attraverso una ancora peggiore vita, porta a imbandire le nostre tavole. Mi è capitato di vedere (…)

    Rieccoci…

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    Rieccoci, Aprile… il più crudele dei mesi. Continuo ad essere d’accordo con il poeta, che immagino ne scoprì il segreto…

    l’ochino di dio

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    Le avevo appena scritto un biglietto con gli auguri per la Pasqua, e ho ripensato alla sua storia. La storia di Gianna Schiavetti… così Gatto Randagio nell’ultimo suo appunro per Remo Contro, ha parlato di lei. Ecco qua:

    “Il 21 marzo molti avranno ricordato l’anniversario della nascita di Alda Merini. “… ma non sapevo che nascere folle / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta…”. Grande poetessa. Avida di vita. Di fumo e di fantasmi… Che per la prima volta finì in un manicomio che era giovanissima. Andata in escandescenze, esasperata, in un momento difficile della sua vita. Fu lì, ha raccontato un giorno, “che credetti di impazzire”.  Leggendo di lei non ho potuto non pensare a un’altra donna, meno nota, che pure tutta la vita ha avuto a che fare con quella che chiamiamo follia e con l’incubo del proprio tempo imprigionato in manicomi. E scrive parole, qua e là accese di poesia. Si chiama Gianna, Gianna Schiavetti. Conosciuta la prima volta attraverso le pagine di un suo libro: “La schizofrenia non esiste e se esistesse vorrei averla” ( la solita Stampa Alternativa, che tutto ciò che per altri è  marginale accoglie: matti, detenuti, border line… ). Il suo è un diario, anzi una scelta da pagine di diari infiniti, che testimonia gli anni trascorsi dentro e fuori gli ospedali psichiatrici, più di trenta trattamenti sanitari obbligatori, la paura che si ripetino, le terapie farmacologiche mai accettate.

    antidoti…

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    Così, sfogliando vecchi appunti. Ritrovo questa magica ricetta, che mi aveva mandato AnnaRita Persechino, simpaticissima amica… Un antidoto per le arteteche… Dunque:

    Ingredienti: Fiabe, un pizzico di fiori di camomilla, sette fiori di malva rosa, guscio di nocciola, guscio di mandorla, una mezza carruba, un cucchiaino di miele, un fico secco. Fare bollire una tazza d’acqua, calare il tutto e lasciare in infusione per sette minuti. Perché la pozione sia efficace è necessario attenersi scrupolosamente alla ricetta e ricordare che il racconto di una fiaba è l’unico ingrediente davvero indispensabile.

    Per chi non lo sapesse, le arteteche nella tradizione popolare indicano i momenti in cui i bambini sono particolarmente agitati e hanno bisogno di calma e attenzione. Buona domenica…

     

    storie e misteri in valigia..

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    Dal taccuino di Gatto randagio, di domenica scorsa…. “L’8 marzo ha fatto fiorire pensieri. E Daniela Morandini il giorno dopo, mi ha mandato una bella riflessione, a proposito di “mimose strappate”, con il ricordo di Vivian Maier, la bambinaia fotografa che non ha mai stampato i suoi negativi… Vivian Maier che, Daniela ricorda, “ricordano premurosa, maniacale, a volte cattiva. Vestita fuori moda, con un improbabile accento francese, mai sposata, senza amici, sempre con la sua macchina al collo”. Fotografava “bianchi superbi, neri senza lavoro, o schiantati dalla fatica. Bimbi che inciampano, donne che giocano alle signore. Vecchi che aspettano. Autoscatti interrogativi attraverso vetri e specchi retrovisori”. Capolavori che solo nel 2007 riemersero dalla camera oscura di un giovane che, in cerca di immagini, aveva comprato all’asta una vecchia valigia piena di negativi. Incuriosito ne cercò e ne trovò altre, di valigie… piene, alla fine, di 150mila rullini… mai stampati… Pensate a quante immagini “risorsero”…  Storia che inquieta e affascina. E mi ha ricordato di un’altra sorpresa, e di altri negativi. Arrivati anche questi, pensate un po’, con una valigetta dei tempi andati. (….)

    Crimini di pace

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    Riporto il testo del mio articolo, ieri, sul Garantista ( che per altro ha un interessante intervento- denuncia sul 41bis ), a proposito delle storia di un ragazzo di 19 anni, lo abbiamo chiamato Stefano, spedito la settimana scorsa in Ospedale psichiatrico giudiziario. Nuova tappa di un calvario iniziato quando era bambino… leggete..

    “Quando ho aperto la cartella con la sua storia, non sono riuscita ad andare fino in fondo. Per lo strazio. Ma la via crucis di … chiamiamolo Stefano, 19 anni e 5 mesi, è tutta lì. In cartelle cliniche, relazioni, anamnesi … Oggi, la sua vita negata è tutta in una sentenza che lo ributta in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dopo che un anno fa, in seguito a una reazione convulsa nata dalla paura, un’ordinanza di misura di sicurezza provvisoria del Tribunale di Vicenza in meno di un mese l’aveva già spedito a Castiglione delle Stiviere. Me ne parlò allora, per la prima volta, Peppe dell’Acqua, ‘storico’ direttore del  Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che in quell’OPG stava andando a cercare Stefano, temendo di trovarlo legato a un letto di contenzione. “Cosa che per lui, mi disse, non è altro che continuare a subire un tormento che conosce dalla prima adolescenza”.  Oggi, dunque, è stata emessa la sentenza: proscioglimento perché incapace di intendere e di volere e pericoloso socialmente. Quattro anni di misura di sicurezza in OPG. Storia di Stefano. Oggi che (…)

    solo fantasie…

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    A ridosso dell’8 marzo, le mie amiche impazzano… Ecco cosa scrive Daniela Morandini. A proposito di fotografe e fotografie, lei che pure a tratti cattura immagini….

    “In questi giorni di mimose strappate, torna alla mente Vivian Maier, la bambinaia fotografa che non ha mai stampato i suoi negativi. Nel 2007 a Chicago, John Maloof, un ragazzo in cerca di immagini, comprò all’asta una vecchia valigia piena di negativi. Era solo un pezzo di un’ enorme opera d’arte. Nella camera oscura di Maloof, riemersero capolavori di strada e autoritratti severi. Ma chi era l’autrice, quella donna con la Rolleiflex? Era Vivian Maier, New York, 1926, Chicago 2009, professione bambinaia . Maloof inizia un viaggio all’indietro: incontra i bambini di un tempo, e le famiglie che le diedero lavoro.La ricordano premurosa, maniacale, a volte cattiva. Vestita fuori moda, con un improbabile accento francese, mai sposata, senza amici, sempre con la sua macchina al collo.