More
    Home Blog Pagina 85

    La stretta di mano e il cioccolatino

    0

    Qualche giorno fa mi è arrivato un libro. “La stretta di mano e il cioccolatino”. Me lo aveva annunciato Pietro Tartamella, che ne è il curatore. Pietro Tartamella… che qualche anno fa avevo cercato per raccontare alla radio la storia, che tanto mi aveva incuriosito, della sua Cascina Macondo, affascinata dall’immagine che ne è il simbolo: un bel veliero, che ha le vele di foglie e naviga su un mare di sassi e foglie, sospinto da un vento lieve che sempre spinge a viaggiare, per ritrovare il filo delle parole… e sempre intorno alle parole girano le mille attività della Cascina. Come il progetto europeo Parol, di cui “La stretta di mano e il cioccolatino” narra, e che ha coinvolto, fra Belgio, Italia, Polonia, Serbia, Grecia, dodici prigioni con circa 200 detenuti, impegnati in percorsi didattici, laboratori creativi, e tante altre iniziative. Ed è come un fiume, lo scorrere di queste pagine  (…)

    Nutrimenti…

    0

    Oggi volentieri ospito questo bell’articolo di Grazia Sotis, della Loyola University Chicago, a proposito di uno spazio dedicato alla poesia nell’Expò di Milano. Ospite dell’appuntamento, fra gli altri, Anna Rita Persechino, ricordate? Fiabe aurunche, e tanti altri poetici scritti… L’articolo, dunque, dal titolo : La poesia narra di Nutrimenti…

    “L’Expo’ 2015 ha ospitato la presentazione dell’Antologia di poeti italiani dal titolo Nutrimenti, a cura di Nicoletta Di Gregorio, nell’edizione Tracce di Pescara. L’incontro è avvenuto il 27 giugno nella Casa Abruzzi a Milano. In copertina del testo il lavoro dell’artista Sandro Visca interpreta i versi di Dante, “considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti”, in perfetta sintonia con il tema del volume che raccoglie settanta liriche a testimoniare l’importanza del cibo e della fame nel mondo. Riappropriarsi del cibo come valore è acquisire consapevolezza della sua provenienza: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il tema dell’Expo’, e questa raccolta è, come affermato nell’introduzione dal Presidente dell’Associazione Pescarabruzzi Nicola Mattascio, la scommessa editoriale per proporre la poesia come terreno di riflessione per una riconquista dell’equilibrio fisico ma soprattutto mentale e (…)

    La virtù della disobbedienza…

    0

    Guardando, la copertina di Internazionale dell’ultima settimana, n° 1107, per intenderci. Su fondo scuro campeggia la scritta: “Ci sono infiniti ostacoli pratici all’idea che le persone siano libere di spostarsi. Ma gli ostacoli pratici non possono prevalere sugli imperativi morali”!

    Eppure, agli imperativi morali si frappongono, oltre agli ostacoli pratici, comportamenti, paure… Eppure, quante nuove barriere, fisiche e non, ancora si innalzano, a murare vivi i nostri cari imperativi morali, quante leggi degli stati ne sanciscono la morte… La Bossi-Fini ancora serpeggia fra noi, con l’obbrobrio dell’invenzione del reato di clandestinità, tanto per fare un esempio. Qualcuno lo ha chiamato anche “reato d’immigrazione”, e di fatto per molti versi questo è stato.

    Guardandosi dentro e guardandosi intorno, interrogandosi sul lato buio delle regole, quando capita che norme dettate da governi si traducano in comportamenti, o giustifichino comportamenti, che di fatto violano diritti umani, anche nei nostri ‘civilissimi’ paesi… Come è possibile?, a volte mi chiedo…

    E’ possibile sì. A rispondere mi è venuta incontro la figura di Antigone,(…)

    Se non è tortura questa…

    0

    Se ne parlava, se ne parlava da qualche tempo. La parola “trasferimento” aleggiava qua e là, anche quando non pronunciata, tra le righe. Poi mi arriva la lettera di Pasquale De Feo, che già a prenderla in mano si capisce che qualcosa non va. Non arriva più dal carcere di Catanzaro. Il mittente scrive da Massama. Oristano, per intenderci. Profonda Sardegna. “Cara Francesca, mi scrive, temo che quando verrai a Catanzaro per “l’incontro con l’autore”  non mi troverai. Mi hanno deportato in Sardegna. Da una settimana sono solo in sezione, dovrebbero arrivare altri prigionieri. Non me l’aspettavo, anche perché non ho fornito pretesti… “. No, sono certa che Pasquale De Feo pretesti non ne abbia forniti. Ma certo inquieta non poco, il fatto che la prima cosa che abbia pensato sia una ‘punizione’, di cui non trova logica spiegazione. Come è difficile trovare una logica, che sia accettabile, nei trasferimenti che si stanno compiendo in questi giorni. Per radunare tutti insieme i ‘cattivissimi’ delle sezioni di Alta Sicurezza, chiudendo alcune sezioni AS1 sparse qua e là per l’Italia. Qualcuno è già andato a infoltire le fila dei “cattivi” di Opera. Qualcun altro (…)

    dieci anni per un diritto…

    0

    Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli  ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua.   “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996,  dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73,  che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto  l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…)

    La pietà

    0

    Gatto Randagio, questa settimana, severo e mistico.. ma come si fa?

    Ripensando, agli incontri della Fao, che ha celebrato i suoi settant’anni d’età, a quell’opera di pace che, parola di Mattarella, è contrastare la fame, opera di pace che mai si è davvero compiuta e chissà se mai si compirà… pensando, alle tante parole e alle nulle azioni… Uno scandalo che deve finire, certo, come non unirsi al coro, anche se lo scandalo al quale qualcuno chiede da tempo di porre termine è anche l’enorme costo di enti che proprio di fame si occuperebbero, spesso un bel business, diciamoci la verità, per i “professionisti della cooperazione”. Basterebbe dare un’occhiata alle cifre, con troppi zero, del costo delle strutture di quegli enti… Ma, va bèh, oggi non remiamo troppo contro. Guardando piuttosto alle aprole, e alle azioni, del papa dell’oggi, è tornato alla mente l’azzardo del papa di un tempo neanche poi troppo lontano… 

    Già, quella strana idea che poco tempo prima di morire Paolo VI coltivò nel suo cuore e che avrebbe potuto cambiare il mondo. Ne ritrovo il racconto  aprendo (..)

    Luca Flores, appuntamento a Massarosa…

    0

    Luca Flores, vent’anni dopo… I fantasmi… a volte ritornano… e questa notte è ritornato nei miei sogni il fantasma di Luca Flores. Dopo che dal Festival di Jazz di Massarosa, alle porte di Lucca, arriva una telefonata per ricordarmi l’anniversario della sua morte, vent’anni fa, e che il 26 del mese gli verrà dedicata una serata. Splendido pianista, Flores. Straordinario talento del jazz. Poetico, funambolico. Di origini siciliane, l’infanzia in Mozambico, trapiantato in Toscana.  Che morì suicida in un giorno di primavera, che ancora non aveva quarant’anni. Soffriva di sindrome bipolare. Una vita piena di fantasmi, la sua. A cominciare da quello della madre, morta in un incidente d’auto, mentre viaggiava con lui, quand’era piccolino… tragedia che sempre s’è portato nel cuore… Permettetemi di condividere un ricordo che ritorna per me oggi, violento, dal passato. Una storia quasi rimossa, perché tanto è stato lo strazio  nel ripercorrerla. Giusto dieci anni fa, quando Michelle, Michelle Bobko, che è cantante e con Luca Flores ha vissuto negli ultimi anni della sua vita, mi aveva affidato un pacco pieno di ricordi: lettere, foto, disegni, pensieri, versi appuntati su brandelli di carta di giornale… Michelle, che con lui ha condiviso amore e musica, gioia e dolore.

    Si scherzava, spesso, con lei, di sogni premonitori e di fantasmi, ma mai prima di allora aveva parlato di quel suo tragico amore. Io, certo, sapevo. Lei sapeva che io sapevo… Ma solo quel giorno d’un tratto mi dice: “questa storia è piena di fantasmi, tu che con loro sembri avere dimestichezza, prova a raccontala per me…”. E così è andata, (…)

    Ma l’uomo sa perdonare?

    0

    Sull’ultimo numero della rivista “Una città”, questa lettera di Giovanni ZIto. Ascoltate…

    “Sono Giovanni Zito nato il 02/12/1969 a Catania detenuto ergastolano ostativo dal 1996 ininterrottamente. Faccio parte alla vita come una vita di parte, quando si è ergastolani si perde il gusto di essere carne o pesce. La mia vita non ha sapore quando il sole si nasconde alla notte e poi l’alba arriva senza nessun risveglio. Morire ogni giorno non è vita non è speranza ma sopravvivenza, quindi quale esistenza posso avere se non posso ritornare alla società, alla comunità? Ho scontato più di 22 anni di carcere complessivamente ed è come essere inchiodati sotto un cielo di asfalto, la mia vita è critica ma stabile vivendo in un stabile di cemento. (…)

    Matrimoni, arpe, violini e champagne…

    0

    Gatto randagio Impazza. Ascoltate che ha scritto ieri….”Rimuginando sulla verde Irlanda, che la settimana scorsa ha detto sì, con una valanga di sì, ai matrimoni fra persone dello stesso sesso… Non ho potuto evitare che il primo pensiero andasse a  Oscar Wilde, che dovette subire un processo per omosessualità e una condanna a due anni di lavori forzati.  Ricordando la lettera che dal buio della sua prigione di Reading scrisse per l’uomo che amava (amore molto ingrato per la verità), e che in realtà è un lungo racconto che scava nell’anima,   che narra di quando si subisce un giudizio e tutta la vita viene giudicata, di come tutte le sentenze sono sentenze di morte. Il “De Profundis”, pensiero dal profondo del suo dolore… (che se non l’avete ancora fatto consiglio di leggere) dove Wilde qua e là si scaglia contro il conformismo bigotto. Pensando, fra le tante, alle bellissime pagine sulla figura di Cristo, che così tanto l’affascinava. Cristo che comprese “che la vita era cangiante, fluida, attiva, e che (…)

    In Sardegna, dunque…

    0

    Correndo, dunque, su e giù per la Sardegna, per parlare di un libro di cui ho seguito la nascita, e racconta tutta la verità della tremenda storia di Mario Trudu, che era pastore, di Arzana, paese fra i monti della provincia di Nuoro,…  “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequestro” ( edito da Stampa Alternativa), appunto, il libro che adesso ho fra le mani. E visto che per Mario è impossibile, vado io in giro a parlare per lui. Avendolo seguito, pagina dopo pagina, sospiro dopo sospiro, per due anni, adesso è un  po’ come fosse anche mio. Già, direte… ma come si fa ad assumersi la parte di un uomo così “pericoloso”, murato vivo da trentasei anni? Béh, vi rispondo, forse proprio per questo ne sento il dovere. Dopo aver visto, e ascoltato… Se con silenzi, con sguardi, per due anni ci siamo fronteggiati e poi, forse, capiti, più che con le parole che infine pure si sono sciolte… Mi sento in dovere per quel fine pena mai che sul certificato di detenzione si scrive 99/99/9999. Perché è pena che, per tempi e modi, è solo inutile, barbara vendetta, nulla ha a che vedere con la “rieducazione”, e neppure con la dovuta attenzione alle vittime. Altre sono le strade, altro il percorso d’intimi tormenti …

    Dunque qui in Sardegna, per consegnare alla sua terra la verità di Mario, dall’incubo della violenza di un giudizio che sa ingiusto, fino all’irreparabile poi commesso, e i lunghi anni nelle carceri di mezza Italia. Qui ad avere la conferma di quello che sapevo già. Ma è tutt’altra emozione e commozione riconoscere quella storia nel sapore aspro delle pietre dei monti, nelle terre fiorite d’asfodeli, e ginestre e ferula, in un’esagerazione esplosa di colori che toglie il respiro. Come toglie il respiro il dibattito (…)