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    Ma l’uomo sa perdonare?

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    Sull’ultimo numero della rivista “Una città”, questa lettera di Giovanni ZIto. Ascoltate…

    “Sono Giovanni Zito nato il 02/12/1969 a Catania detenuto ergastolano ostativo dal 1996 ininterrottamente. Faccio parte alla vita come una vita di parte, quando si è ergastolani si perde il gusto di essere carne o pesce. La mia vita non ha sapore quando il sole si nasconde alla notte e poi l’alba arriva senza nessun risveglio. Morire ogni giorno non è vita non è speranza ma sopravvivenza, quindi quale esistenza posso avere se non posso ritornare alla società, alla comunità? Ho scontato più di 22 anni di carcere complessivamente ed è come essere inchiodati sotto un cielo di asfalto, la mia vita è critica ma stabile vivendo in un stabile di cemento. (…)

    Matrimoni, arpe, violini e champagne…

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    Gatto randagio Impazza. Ascoltate che ha scritto ieri….”Rimuginando sulla verde Irlanda, che la settimana scorsa ha detto sì, con una valanga di sì, ai matrimoni fra persone dello stesso sesso… Non ho potuto evitare che il primo pensiero andasse a  Oscar Wilde, che dovette subire un processo per omosessualità e una condanna a due anni di lavori forzati.  Ricordando la lettera che dal buio della sua prigione di Reading scrisse per l’uomo che amava (amore molto ingrato per la verità), e che in realtà è un lungo racconto che scava nell’anima,   che narra di quando si subisce un giudizio e tutta la vita viene giudicata, di come tutte le sentenze sono sentenze di morte. Il “De Profundis”, pensiero dal profondo del suo dolore… (che se non l’avete ancora fatto consiglio di leggere) dove Wilde qua e là si scaglia contro il conformismo bigotto. Pensando, fra le tante, alle bellissime pagine sulla figura di Cristo, che così tanto l’affascinava. Cristo che comprese “che la vita era cangiante, fluida, attiva, e che (…)

    In Sardegna, dunque…

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    Correndo, dunque, su e giù per la Sardegna, per parlare di un libro di cui ho seguito la nascita, e racconta tutta la verità della tremenda storia di Mario Trudu, che era pastore, di Arzana, paese fra i monti della provincia di Nuoro,…  “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequestro” ( edito da Stampa Alternativa), appunto, il libro che adesso ho fra le mani. E visto che per Mario è impossibile, vado io in giro a parlare per lui. Avendolo seguito, pagina dopo pagina, sospiro dopo sospiro, per due anni, adesso è un  po’ come fosse anche mio. Già, direte… ma come si fa ad assumersi la parte di un uomo così “pericoloso”, murato vivo da trentasei anni? Béh, vi rispondo, forse proprio per questo ne sento il dovere. Dopo aver visto, e ascoltato… Se con silenzi, con sguardi, per due anni ci siamo fronteggiati e poi, forse, capiti, più che con le parole che infine pure si sono sciolte… Mi sento in dovere per quel fine pena mai che sul certificato di detenzione si scrive 99/99/9999. Perché è pena che, per tempi e modi, è solo inutile, barbara vendetta, nulla ha a che vedere con la “rieducazione”, e neppure con la dovuta attenzione alle vittime. Altre sono le strade, altro il percorso d’intimi tormenti …

    Dunque qui in Sardegna, per consegnare alla sua terra la verità di Mario, dall’incubo della violenza di un giudizio che sa ingiusto, fino all’irreparabile poi commesso, e i lunghi anni nelle carceri di mezza Italia. Qui ad avere la conferma di quello che sapevo già. Ma è tutt’altra emozione e commozione riconoscere quella storia nel sapore aspro delle pietre dei monti, nelle terre fiorite d’asfodeli, e ginestre e ferula, in un’esagerazione esplosa di colori che toglie il respiro. Come toglie il respiro il dibattito (…)

    Ritorno alla terra…

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    Tornando, dalla Sardegna, per portare alla sua terra la voce di Mario Trudu e del suo “Titu sa beridadi” Tuttala verità, storia di un sequestro… queste le parole che mi ha affidato per la sua terra…

    Ascoltate: “Vi dico fin da adesso che mi sarebbe piaciuti farvi un altro tipo di discorso. Questa sarebbe l’occasione giusta, dovrei approfittarne, dovrei far sentire la mia voce, visto che non ho molte occasioni per parlare di ciò che gli uomini da vari decenni mi proibiscono di avere, e che mi spetterebbe per legge, se fosse ancora valida la Costituzione. Ma voglio evitare di esporre la parte tenebrosa della mia vita, non voglio scaricare su di voi questo enorme peso. Eccomi in Sardegna, anche se solo virtualmente… quella terra che stimo con il massimo di tutti i miei sentimenti, e sentendola così forte nel mio sangue, alle volte pensando alla sua cultura, alla sua lingua, a tutto quello che mi ha insegnato, anche grazie ai vecchi che ho conosciuto nella mia adolescenza, mi porta a vedere il resto del mondo come cosa di poco conto.. Anche se sono cosciente che non è così: nessuna parte della terra è meno importante di un’altra… la terra tutta, la sua natura, è veramente qualcosa di meraviglioso. Di altrettanto meraviglioso sulla terra c’è solo la donna, tutto il resto rimane un tantino sotto… parecchio sotto… Tornando alla Sardegna, credo che se fossi nato in un altro posto non avrei saputo affrontare la vita con tanto coraggio come ho fatto. Questa terra mi ha dato lo spirito e la forza per vincere la malvagità degli uomini. L’Ogliastra mi ha nutrito fin dal primo respiro.. terra impervia e selvaggia, forse sono rimasto contagiato da quella sua natura superba e forte, rendendomi indomabile come tutti gli ogliastrini, che non mutano pelle in base alle occasioni del momento. Io sono rimasto il Mario Trudu di sempre, sui principi e sui sentimenti,,, per il resto anch’io ho subito gli effetti della natura, (…)

    Madonna superstar…

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    Gatto Randagio… da remo Contro, questa volta si aggira fra le Madonne…

    Permettetemi, prima che finisca maggio, un pensiero alla Madonna… Randagiando randagiando, sapete quante se ne incontrano, e il mio taccuino è pieno d’appunti, a proposito della Madonna. Che è immagine che mi ha sempre un po’ inquietata e pure sedotta. Crocevia del dolore, di lacrime e  verginità rapprese, venuta un giorno a prendere il posto delle dee. Ma per essere ( avete mai pensato?) ancora piuttosto dea, in tutte le sue infinite, fantastiche varianti. Quasi una maga, a volte, o un’illusionista… così brava ad apparire e scomparire nelle grotte, far zampillare sorgenti, far scendere neve d’agosto, far fiorire pezzi di tronco morto… e tutte le belle cose che potete andare a pescare nelle leggende. Ma la Madonna, sapete, anche lei s’aggiorna…

    Ritrovo ad esempio l’appunto d’una serata d’estate di qualche tempo fa. Alla ricerca di (…)

    Il mondo salvato dai ragazzini….?

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    Gatto Randagio, all’appuntamento con RemoContro (www.remocontro.it) questa volta fa il vago… Ascoltate un po’…

    A proposito di lavoro, che c’è, che non c’è, fra programmi, intese, geometrie di statistiche che il cerchio non quadrano mai… chiedendomi quale domani, quale orizzonte i più giovani possano vedere… Sono andata giusto ieri a rileggere i racconti che qualche tempo fa mi avevano mandato dei ragazzini di una scuola media, per la cronaca la scuola media di Regello, centro alle porte di Firenze. Stupendomi ancora della loro attenzione a cose piccole, a cose grandi, ai problemi che toccano tutti noi… Scoprendo infine che la formula “c’era una volta” per i ragazzini rimane una  chiave per aprire la porta dell’oggi, per guardarsi intorno, per leggersi dentro…

    Mi colpirono, quelle loro fiabe, perché molte giravano intorno al tema del lavoro, come dire che anche i più giovani, 11, 12 anni, ben percepiscono ciò che accade loro intorno, non ne sono indifferenti, anzi, e cercano soluzioni, con la forza del desiderio, e l’ottimismo non ancora corrotto della loro età. Almeno per darsi “spiegazioni” che intorno non trovano, e nessuno riesce a dare loro. Ascoltate che si sono inventati.

    Gabriele ad esempio racconta di una regina… Il suo nome era Maria Stella III^ ma (…)

    Un cardo fra le spine…

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    e alla fine, a Siena, ho letto la lettera al pubblico che Mario Trudu mi ha affidato… Ascoltate:  “Oggi è la mia giornata, dovrei essere felice e vi garantisco che anche se a distanza lo sono veramente. Ma questo non mi avrebbe tolto dall’imbarazzo: gli unici miei interventi li ho fatti davanti a qualche Corte d’Assise, dove non ti va di tirare il discorso per le lunghe e potete immaginare il perché. Oggi sarei stato anche imbarazzato nel trovarmi a parlare davanti a tante persone con un sapere così colossale… Mi sono sempre visto come un cardo in mezzo a un campo sterminato, dove crescono solo spine, ma se possedessi una piccolissima parte del vostro sapere mi sarei sentito una rosa  in mezzo a quel campo di cardi… Non vi parlo del libro perché potrei vantarmi tanto da sbalordirvi tutti, e conoscendo i miei limiti come scrittore… questo compito lo delego agli altri ( cita me, la professoressa tabellini, i professori Fo e Mugnaini, scusandosi con i signori professori se li nomina per ultimo, ….ma io sono nato nell’ottocento, quando le donne venivano prima degli uomini… Come non vi parlerò della mia vita senza riposo, non sarebbe giusto che ciò che ho sofferto io lo scaraventassi sulle spalle di chi ascolta… Mi sarebbe piaciuto, se fossi stato presente, saper fare un discorso a braccio: ma non sarebbe stato possibile per due motivi.  Primo la mia testa dopo tanto sopportare traballa un po’, la mia memoria se l’è mangiata lo stato con i suoi soprusi. Secondo:  addentrandomi nella mia faccenda sono certo che non riuscirei a frenarmi, con le mie parole sentireste l’odore nauseabondo  che si sprigionerebbe dal rimestare  tanto letame, vedreste, anche (…)

    l’eterna pena…

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    Sì, Gatto Randagio è un RemoContro assoluto…   Ascoltate che ha scritto ieri… “Ond’io vivo ogni speranza è spenta, solo il tormento mi tiene compagnia, è una morte infausta, troppo lenta, il giorno è fatto solo d’agonia”, da “Il bene e il male”, di Giuseppe Zagari. Ergastolano. Ostativo.

    Quando ho saputo del suo trasferimento dal carcere di Padova, sono andata a cercare la lettera che mi aveva scritto, qualche tempo dopo averlo incontrato, nel corso di un seminario tenuto due anni fa lì dentro. L’ho ancora fisso nella mente. Quel suo viso sofferente, come corroso da un grande, impronunciabile tormento. Poche parole, durante l’incontro. Ma poi mi arriva una lettera, con i versi che ho citato, e il racconto dei motivi di quel grande tormento che gli si leggeva in faccia. Che non vi svelerò, perché di così intimi percorsi, che ancora mi chiedo perché abbia voluto affidarmeli…

    Il bene e il male, dunque. All’alba di un giorno di qualche settimana fa, gli è stato detto: prendi le tue cose che sei trasferito. Senza preavviso e senza far sapere la destinazione, come è uso normale. La sezione dell’Alta sicurezza di Padova viene smantellata e questo sarà il destino anche di altri. E i  detenuti che hanno passato anni della loro vita in regime di 41 bis e poi di Alta Sicurezza, ricorda Ristretti Orizzonti, “sanno bene che cosa sono i trasferimenti improvvisi che ti distruggono anche quel po’ di vita che ti eri costruito faticosamente in un carcere”. Ma a noi che importa?

    Penso invece che ci debba importare… Perché siamo tutti complici… Perché, come cantava de André, anche se ci sentiamo assolti siamo per sempre coinvolti.(…)

    una pagina a caso…

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    Seguendo il cammino del libro di Mario Trudu, “Tutta la verità, storia di un sequestro”, in attesa della presentazione, il 7 di maggio, all’Università di Siena, per parlare di carcere e scrittura, e parole di vita… aprendo, così, per distrarmi un po’, un libro di un poeta molto amato, Fernando Pessoa… ritrovando una pagina sottolineata tanto tanto tempo fa… “poter ridere, ridere, ridere traboccantemente,/ ridere come un bicchiere versato,/ assolutamente pazzo solo di sentire,/ assolutamente lacero dello strusciarmi contro le cose, / la bocca ferita a forza di mordere cose, / le unghia sanguinanti a forza di afferrarmi a cose,/ e poi datemi la cella che vorrete, che mi ricorderò della vita”. Le pagine, aperte a caso… che mai si aprono a caso…

    Le storie della Storia

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    Ieri, Gatto randagio, ha tirato fuori un appunto molto, molto personale…… Ricordando quando, esattamente un anno fa,  l’altro 25 aprile, mi sono svegliata con l’inderogabilità di una cosa da fare. Andare alle Fosse Ardeatine. Che poi si trovano a cinque minuti di autobus, nemmeno mezz’oretta, volendo, a piedi, da casa mia…

    Eppure in tutti questi decenni che abito a Roma, mai avevo osato. Perché la Storia è  Storia. Ma quando realizzi che in qualche pagina di quella Storia ci sono tracce del tuo sangue… bèh, allora è un’altra cosa, e far combaciare le due storie, quella pubblica e quella privata, è cosa che sempre un po’ sconvolge. Insomma, come appartenessero a due orizzonti diversi, ho sempre fatto una gran fatica a sovrapporre alle pagine dei libri, alle cronache delle celebrazioni con tanto di corone d’alloro e suoni di tromba e canti, la sommessa narrazione ascoltata in casa, fatta di cenni, commossi e gravi, al ricordo, ancora oggi pieno di tremore, di quei giorni già a lutto al pensiero di quel cugino del nonno prigioniero, e che poi morì fucilato in quel luogo tremendo e buio… Permettete, dunque, la nota personale… Ugo de Carolis, dunque, che era maresciallo dei carabinieri, e dopo l’8 settembre del 1943 venne a Roma, entrò in contatto con il Fronte Militare Clandestino, passò nella clandestinità e fu attivissimo nella resistenza romana. Su di lui pendeva una taglia di cinquantamila lire. Qualcuno lo tradì. Venne catturato dalla Gestapo. Finì prigioniero in via Tasso, prima di essere ucciso nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, appunto.

    E quella visita tanto rimandata alla fine l’ho fatta. (…)