Dall’appuntamento di Remo Contro con Gatto randagio…. A proposito di migranti… L’altro giorno, in spiaggia, la spiaggia libera di Castel Porziano, bellissimo spazio pubblico che l’essere a ridosso della riserva della presidenza della repubblica ha salvato dalla morte “da stabilimento… Nella libera spiaggia dunque ho comprato da un ragazzo nero un oggetto davvero bello. Sembra un semplice piatto di legno intarsiato, ma gli intarsi si possono sollevare e il piano diventa un vassoio e dentro il vassoio si aprono contenitori, dalla forma di morbide piramidi rovesciate. Quasi una piccola architettura. Ammirevole lavoro d’artigianato…
Giusto giusto avevo letto (…)
Vassoi, venditori e sirene
libertà…
“la libertà è solitudine”, parola di Leo ferré… ascoltando una sua vecchia intervista…
Il vecchio e il nuovo..
Un pensiero, a questa Italia sempre più canuta. Che ogni volta che ce lo ricordano le statistiche, con numeri ogni volta annunciati come fosse “una notizia” fresca fresca, gridiamo “allarme allarme!”, con lo stupore di chi, chissà, forse non si è mai guardato intorno…
A guardarmi intorno, a dire la verità, giusto qualche domenica fa, mi è sembrato che l’età media fosse ormai molto, molto più alta dei circa 44 anni di cui ci informano. E’ vero che vivo, nella capitale, in un quartiere a ridosso del centro storico, Appio- San Giovanni, per intenderci. Quartiere piuttosto misto, ma c’è da dire che più ti avvicini alle mura storiche, sempre meno sono quelli che se lo posso permettere, e per rimanere a viverci devi avere, oltre una casa, almeno una pensione decente…
Dunque, di domenica. Un gran caldo, di quelli che mandano tutti al mare e (…)
La stretta di mano e il cioccolatino
Qualche giorno fa mi è arrivato un libro. “La stretta di mano e il cioccolatino”. Me lo aveva annunciato Pietro Tartamella, che ne è il curatore. Pietro Tartamella… che qualche anno fa avevo cercato per raccontare alla radio la storia, che tanto mi aveva incuriosito, della sua Cascina Macondo, affascinata dall’immagine che ne è il simbolo: un bel veliero, che ha le vele di foglie e naviga su un mare di sassi e foglie, sospinto da un vento lieve che sempre spinge a viaggiare, per ritrovare il filo delle parole… e sempre intorno alle parole girano le mille attività della Cascina. Come il progetto europeo Parol, di cui “La stretta di mano e il cioccolatino” narra, e che ha coinvolto, fra Belgio, Italia, Polonia, Serbia, Grecia, dodici prigioni con circa 200 detenuti, impegnati in percorsi didattici, laboratori creativi, e tante altre iniziative. Ed è come un fiume, lo scorrere di queste pagine (…)
Nutrimenti…
Oggi volentieri ospito questo bell’articolo di Grazia Sotis, della Loyola University Chicago, a proposito di uno spazio dedicato alla poesia nell’Expò di Milano. Ospite dell’appuntamento, fra gli altri, Anna Rita Persechino, ricordate? Fiabe aurunche, e tanti altri poetici scritti… L’articolo, dunque, dal titolo : La poesia narra di Nutrimenti…
“L’Expo’ 2015 ha ospitato la presentazione dell’Antologia di poeti italiani dal titolo Nutrimenti, a cura di Nicoletta Di Gregorio, nell’edizione Tracce di Pescara. L’incontro è avvenuto il 27 giugno nella Casa Abruzzi a Milano. In copertina del testo il lavoro dell’artista Sandro Visca interpreta i versi di Dante, “considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti”, in perfetta sintonia con il tema del volume che raccoglie settanta liriche a testimoniare l’importanza del cibo e della fame nel mondo. Riappropriarsi del cibo come valore è acquisire consapevolezza della sua provenienza: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il tema dell’Expo’, e questa raccolta è, come affermato nell’introduzione dal Presidente dell’Associazione Pescarabruzzi Nicola Mattascio, la scommessa editoriale per proporre la poesia come terreno di riflessione per una riconquista dell’equilibrio fisico ma soprattutto mentale e (…)
La virtù della disobbedienza…
Guardando, la copertina di Internazionale dell’ultima settimana, n° 1107, per intenderci. Su fondo scuro campeggia la scritta: “Ci sono infiniti ostacoli pratici all’idea che le persone siano libere di spostarsi. Ma gli ostacoli pratici non possono prevalere sugli imperativi morali”!
Eppure, agli imperativi morali si frappongono, oltre agli ostacoli pratici, comportamenti, paure… Eppure, quante nuove barriere, fisiche e non, ancora si innalzano, a murare vivi i nostri cari imperativi morali, quante leggi degli stati ne sanciscono la morte… La Bossi-Fini ancora serpeggia fra noi, con l’obbrobrio dell’invenzione del reato di clandestinità, tanto per fare un esempio. Qualcuno lo ha chiamato anche “reato d’immigrazione”, e di fatto per molti versi questo è stato.
Guardandosi dentro e guardandosi intorno, interrogandosi sul lato buio delle regole, quando capita che norme dettate da governi si traducano in comportamenti, o giustifichino comportamenti, che di fatto violano diritti umani, anche nei nostri ‘civilissimi’ paesi… Come è possibile?, a volte mi chiedo…
E’ possibile sì. A rispondere mi è venuta incontro la figura di Antigone,(…)
Se non è tortura questa…
Se ne parlava, se ne parlava da qualche tempo. La parola “trasferimento” aleggiava qua e là, anche quando non pronunciata, tra le righe. Poi mi arriva la lettera di Pasquale De Feo, che già a prenderla in mano si capisce che qualcosa non va. Non arriva più dal carcere di Catanzaro. Il mittente scrive da Massama. Oristano, per intenderci. Profonda Sardegna. “Cara Francesca, mi scrive, temo che quando verrai a Catanzaro per “l’incontro con l’autore” non mi troverai. Mi hanno deportato in Sardegna. Da una settimana sono solo in sezione, dovrebbero arrivare altri prigionieri. Non me l’aspettavo, anche perché non ho fornito pretesti… “. No, sono certa che Pasquale De Feo pretesti non ne abbia forniti. Ma certo inquieta non poco, il fatto che la prima cosa che abbia pensato sia una ‘punizione’, di cui non trova logica spiegazione. Come è difficile trovare una logica, che sia accettabile, nei trasferimenti che si stanno compiendo in questi giorni. Per radunare tutti insieme i ‘cattivissimi’ delle sezioni di Alta Sicurezza, chiudendo alcune sezioni AS1 sparse qua e là per l’Italia. Qualcuno è già andato a infoltire le fila dei “cattivi” di Opera. Qualcun altro (…)
dieci anni per un diritto…
Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua. “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996, dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73, che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…)
La pietà
Gatto Randagio, questa settimana, severo e mistico.. ma come si fa?
Ripensando, agli incontri della Fao, che ha celebrato i suoi settant’anni d’età, a quell’opera di pace che, parola di Mattarella, è contrastare la fame, opera di pace che mai si è davvero compiuta e chissà se mai si compirà… pensando, alle tante parole e alle nulle azioni… Uno scandalo che deve finire, certo, come non unirsi al coro, anche se lo scandalo al quale qualcuno chiede da tempo di porre termine è anche l’enorme costo di enti che proprio di fame si occuperebbero, spesso un bel business, diciamoci la verità, per i “professionisti della cooperazione”. Basterebbe dare un’occhiata alle cifre, con troppi zero, del costo delle strutture di quegli enti… Ma, va bèh, oggi non remiamo troppo contro. Guardando piuttosto alle aprole, e alle azioni, del papa dell’oggi, è tornato alla mente l’azzardo del papa di un tempo neanche poi troppo lontano…
Già, quella strana idea che poco tempo prima di morire Paolo VI coltivò nel suo cuore e che avrebbe potuto cambiare il mondo. Ne ritrovo il racconto aprendo (..)
Luca Flores, appuntamento a Massarosa…
Luca Flores, vent’anni dopo… I fantasmi… a volte ritornano… e questa notte è ritornato nei miei sogni il fantasma di Luca Flores. Dopo che dal Festival di Jazz di Massarosa, alle porte di Lucca, arriva una telefonata per ricordarmi l’anniversario della sua morte, vent’anni fa, e che il 26 del mese gli verrà dedicata una serata. Splendido pianista, Flores. Straordinario talento del jazz. Poetico, funambolico. Di origini siciliane, l’infanzia in Mozambico, trapiantato in Toscana. Che morì suicida in un giorno di primavera, che ancora non aveva quarant’anni. Soffriva di sindrome bipolare. Una vita piena di fantasmi, la sua. A cominciare da quello della madre, morta in un incidente d’auto, mentre viaggiava con lui, quand’era piccolino… tragedia che sempre s’è portato nel cuore… Permettetemi di condividere un ricordo che ritorna per me oggi, violento, dal passato. Una storia quasi rimossa, perché tanto è stato lo strazio nel ripercorrerla. Giusto dieci anni fa, quando Michelle, Michelle Bobko, che è cantante e con Luca Flores ha vissuto negli ultimi anni della sua vita, mi aveva affidato un pacco pieno di ricordi: lettere, foto, disegni, pensieri, versi appuntati su brandelli di carta di giornale… Michelle, che con lui ha condiviso amore e musica, gioia e dolore.
Si scherzava, spesso, con lei, di sogni premonitori e di fantasmi, ma mai prima di allora aveva parlato di quel suo tragico amore. Io, certo, sapevo. Lei sapeva che io sapevo… Ma solo quel giorno d’un tratto mi dice: “questa storia è piena di fantasmi, tu che con loro sembri avere dimestichezza, prova a raccontala per me…”. E così è andata, (…)