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    dieci anni per un diritto…

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    Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dal carcere di Catanzaro. Giovanni Farina non è più un ergastolano con fine pena mai. Me lo scrive mandandomi copia del deposito della sentenza del ricorso che da anni porta avanti, chiedendomi di farla conoscere. La Cassazione gli  ha dato ragione. Ci sono voluti 10 anni perché, mi scrive, venisse riconosciuto un diritto. Non di facile lettura la sentenza, almeno per me che di diritto ho solo pallidi ricordi. Quindi ho chiesto a Claudio Conte, che molto ha studiato di diritto e, sempre dal carcere di Catanzaro, ha seguito la vicenda di Farina, di sintetizzare per noi. Ecco qua.   “Giovanni Farina è stato arrestato nel 1982 e condannato a 27 anni di reclusione. Nel 1996,  dopo avere espiato 14 anni gli viene concesso un permesso dal quale non fa rientro. Nel 1998 è arrestato in Australia ed estradato in Italia per espiare il residuo pena pari a 8 anni di reclusione. Successivamente è processato in Italia per altro delitto e nel 2001 è condannato a 28 anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2005 la Procura di Roma cumula ( somma) le due pene portandole a 30 anni di reclusione, ossia la massima pena consentita nel nostro codice penale ( art.78) in caso di concorso di più pene temporanee. Nel 2006, senza che nessun fatto nuovo sopravvenisse, la Procura di Roma sostituisce il provvedimenti di pena ad anni 30 applicando la pena dell’ergastolo, ai sensi di un altro articolo del codice penale, l’art 73,  che stabilisce che l’applicazione della pena dell’ergastolo laddove debbano infliggersi, per due delitti, due pene superiori a 24 anni di reclusione ( anche se per quei reati singolarmente presi non è previsto  l’ergastolo). Nel caso di Farina, Procura e Tribunali sbagliavano, poiché (…)

    La pietà

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    Gatto Randagio, questa settimana, severo e mistico.. ma come si fa?

    Ripensando, agli incontri della Fao, che ha celebrato i suoi settant’anni d’età, a quell’opera di pace che, parola di Mattarella, è contrastare la fame, opera di pace che mai si è davvero compiuta e chissà se mai si compirà… pensando, alle tante parole e alle nulle azioni… Uno scandalo che deve finire, certo, come non unirsi al coro, anche se lo scandalo al quale qualcuno chiede da tempo di porre termine è anche l’enorme costo di enti che proprio di fame si occuperebbero, spesso un bel business, diciamoci la verità, per i “professionisti della cooperazione”. Basterebbe dare un’occhiata alle cifre, con troppi zero, del costo delle strutture di quegli enti… Ma, va bèh, oggi non remiamo troppo contro. Guardando piuttosto alle aprole, e alle azioni, del papa dell’oggi, è tornato alla mente l’azzardo del papa di un tempo neanche poi troppo lontano… 

    Già, quella strana idea che poco tempo prima di morire Paolo VI coltivò nel suo cuore e che avrebbe potuto cambiare il mondo. Ne ritrovo il racconto  aprendo (..)

    Luca Flores, appuntamento a Massarosa…

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    Luca Flores, vent’anni dopo… I fantasmi… a volte ritornano… e questa notte è ritornato nei miei sogni il fantasma di Luca Flores. Dopo che dal Festival di Jazz di Massarosa, alle porte di Lucca, arriva una telefonata per ricordarmi l’anniversario della sua morte, vent’anni fa, e che il 26 del mese gli verrà dedicata una serata. Splendido pianista, Flores. Straordinario talento del jazz. Poetico, funambolico. Di origini siciliane, l’infanzia in Mozambico, trapiantato in Toscana.  Che morì suicida in un giorno di primavera, che ancora non aveva quarant’anni. Soffriva di sindrome bipolare. Una vita piena di fantasmi, la sua. A cominciare da quello della madre, morta in un incidente d’auto, mentre viaggiava con lui, quand’era piccolino… tragedia che sempre s’è portato nel cuore… Permettetemi di condividere un ricordo che ritorna per me oggi, violento, dal passato. Una storia quasi rimossa, perché tanto è stato lo strazio  nel ripercorrerla. Giusto dieci anni fa, quando Michelle, Michelle Bobko, che è cantante e con Luca Flores ha vissuto negli ultimi anni della sua vita, mi aveva affidato un pacco pieno di ricordi: lettere, foto, disegni, pensieri, versi appuntati su brandelli di carta di giornale… Michelle, che con lui ha condiviso amore e musica, gioia e dolore.

    Si scherzava, spesso, con lei, di sogni premonitori e di fantasmi, ma mai prima di allora aveva parlato di quel suo tragico amore. Io, certo, sapevo. Lei sapeva che io sapevo… Ma solo quel giorno d’un tratto mi dice: “questa storia è piena di fantasmi, tu che con loro sembri avere dimestichezza, prova a raccontala per me…”. E così è andata, (…)

    Ma l’uomo sa perdonare?

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    Sull’ultimo numero della rivista “Una città”, questa lettera di Giovanni ZIto. Ascoltate…

    “Sono Giovanni Zito nato il 02/12/1969 a Catania detenuto ergastolano ostativo dal 1996 ininterrottamente. Faccio parte alla vita come una vita di parte, quando si è ergastolani si perde il gusto di essere carne o pesce. La mia vita non ha sapore quando il sole si nasconde alla notte e poi l’alba arriva senza nessun risveglio. Morire ogni giorno non è vita non è speranza ma sopravvivenza, quindi quale esistenza posso avere se non posso ritornare alla società, alla comunità? Ho scontato più di 22 anni di carcere complessivamente ed è come essere inchiodati sotto un cielo di asfalto, la mia vita è critica ma stabile vivendo in un stabile di cemento. (…)

    Matrimoni, arpe, violini e champagne…

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    Gatto randagio Impazza. Ascoltate che ha scritto ieri….”Rimuginando sulla verde Irlanda, che la settimana scorsa ha detto sì, con una valanga di sì, ai matrimoni fra persone dello stesso sesso… Non ho potuto evitare che il primo pensiero andasse a  Oscar Wilde, che dovette subire un processo per omosessualità e una condanna a due anni di lavori forzati.  Ricordando la lettera che dal buio della sua prigione di Reading scrisse per l’uomo che amava (amore molto ingrato per la verità), e che in realtà è un lungo racconto che scava nell’anima,   che narra di quando si subisce un giudizio e tutta la vita viene giudicata, di come tutte le sentenze sono sentenze di morte. Il “De Profundis”, pensiero dal profondo del suo dolore… (che se non l’avete ancora fatto consiglio di leggere) dove Wilde qua e là si scaglia contro il conformismo bigotto. Pensando, fra le tante, alle bellissime pagine sulla figura di Cristo, che così tanto l’affascinava. Cristo che comprese “che la vita era cangiante, fluida, attiva, e che (…)

    In Sardegna, dunque…

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    Correndo, dunque, su e giù per la Sardegna, per parlare di un libro di cui ho seguito la nascita, e racconta tutta la verità della tremenda storia di Mario Trudu, che era pastore, di Arzana, paese fra i monti della provincia di Nuoro,…  “Totu sa beridadi, tutta la verità, storia di un sequestro” ( edito da Stampa Alternativa), appunto, il libro che adesso ho fra le mani. E visto che per Mario è impossibile, vado io in giro a parlare per lui. Avendolo seguito, pagina dopo pagina, sospiro dopo sospiro, per due anni, adesso è un  po’ come fosse anche mio. Già, direte… ma come si fa ad assumersi la parte di un uomo così “pericoloso”, murato vivo da trentasei anni? Béh, vi rispondo, forse proprio per questo ne sento il dovere. Dopo aver visto, e ascoltato… Se con silenzi, con sguardi, per due anni ci siamo fronteggiati e poi, forse, capiti, più che con le parole che infine pure si sono sciolte… Mi sento in dovere per quel fine pena mai che sul certificato di detenzione si scrive 99/99/9999. Perché è pena che, per tempi e modi, è solo inutile, barbara vendetta, nulla ha a che vedere con la “rieducazione”, e neppure con la dovuta attenzione alle vittime. Altre sono le strade, altro il percorso d’intimi tormenti …

    Dunque qui in Sardegna, per consegnare alla sua terra la verità di Mario, dall’incubo della violenza di un giudizio che sa ingiusto, fino all’irreparabile poi commesso, e i lunghi anni nelle carceri di mezza Italia. Qui ad avere la conferma di quello che sapevo già. Ma è tutt’altra emozione e commozione riconoscere quella storia nel sapore aspro delle pietre dei monti, nelle terre fiorite d’asfodeli, e ginestre e ferula, in un’esagerazione esplosa di colori che toglie il respiro. Come toglie il respiro il dibattito (…)

    Ritorno alla terra…

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    Tornando, dalla Sardegna, per portare alla sua terra la voce di Mario Trudu e del suo “Titu sa beridadi” Tuttala verità, storia di un sequestro… queste le parole che mi ha affidato per la sua terra…

    Ascoltate: “Vi dico fin da adesso che mi sarebbe piaciuti farvi un altro tipo di discorso. Questa sarebbe l’occasione giusta, dovrei approfittarne, dovrei far sentire la mia voce, visto che non ho molte occasioni per parlare di ciò che gli uomini da vari decenni mi proibiscono di avere, e che mi spetterebbe per legge, se fosse ancora valida la Costituzione. Ma voglio evitare di esporre la parte tenebrosa della mia vita, non voglio scaricare su di voi questo enorme peso. Eccomi in Sardegna, anche se solo virtualmente… quella terra che stimo con il massimo di tutti i miei sentimenti, e sentendola così forte nel mio sangue, alle volte pensando alla sua cultura, alla sua lingua, a tutto quello che mi ha insegnato, anche grazie ai vecchi che ho conosciuto nella mia adolescenza, mi porta a vedere il resto del mondo come cosa di poco conto.. Anche se sono cosciente che non è così: nessuna parte della terra è meno importante di un’altra… la terra tutta, la sua natura, è veramente qualcosa di meraviglioso. Di altrettanto meraviglioso sulla terra c’è solo la donna, tutto il resto rimane un tantino sotto… parecchio sotto… Tornando alla Sardegna, credo che se fossi nato in un altro posto non avrei saputo affrontare la vita con tanto coraggio come ho fatto. Questa terra mi ha dato lo spirito e la forza per vincere la malvagità degli uomini. L’Ogliastra mi ha nutrito fin dal primo respiro.. terra impervia e selvaggia, forse sono rimasto contagiato da quella sua natura superba e forte, rendendomi indomabile come tutti gli ogliastrini, che non mutano pelle in base alle occasioni del momento. Io sono rimasto il Mario Trudu di sempre, sui principi e sui sentimenti,,, per il resto anch’io ho subito gli effetti della natura, (…)

    Madonna superstar…

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    Gatto Randagio… da remo Contro, questa volta si aggira fra le Madonne…

    Permettetemi, prima che finisca maggio, un pensiero alla Madonna… Randagiando randagiando, sapete quante se ne incontrano, e il mio taccuino è pieno d’appunti, a proposito della Madonna. Che è immagine che mi ha sempre un po’ inquietata e pure sedotta. Crocevia del dolore, di lacrime e  verginità rapprese, venuta un giorno a prendere il posto delle dee. Ma per essere ( avete mai pensato?) ancora piuttosto dea, in tutte le sue infinite, fantastiche varianti. Quasi una maga, a volte, o un’illusionista… così brava ad apparire e scomparire nelle grotte, far zampillare sorgenti, far scendere neve d’agosto, far fiorire pezzi di tronco morto… e tutte le belle cose che potete andare a pescare nelle leggende. Ma la Madonna, sapete, anche lei s’aggiorna…

    Ritrovo ad esempio l’appunto d’una serata d’estate di qualche tempo fa. Alla ricerca di (…)

    Il mondo salvato dai ragazzini….?

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    Gatto Randagio, all’appuntamento con RemoContro (www.remocontro.it) questa volta fa il vago… Ascoltate un po’…

    A proposito di lavoro, che c’è, che non c’è, fra programmi, intese, geometrie di statistiche che il cerchio non quadrano mai… chiedendomi quale domani, quale orizzonte i più giovani possano vedere… Sono andata giusto ieri a rileggere i racconti che qualche tempo fa mi avevano mandato dei ragazzini di una scuola media, per la cronaca la scuola media di Regello, centro alle porte di Firenze. Stupendomi ancora della loro attenzione a cose piccole, a cose grandi, ai problemi che toccano tutti noi… Scoprendo infine che la formula “c’era una volta” per i ragazzini rimane una  chiave per aprire la porta dell’oggi, per guardarsi intorno, per leggersi dentro…

    Mi colpirono, quelle loro fiabe, perché molte giravano intorno al tema del lavoro, come dire che anche i più giovani, 11, 12 anni, ben percepiscono ciò che accade loro intorno, non ne sono indifferenti, anzi, e cercano soluzioni, con la forza del desiderio, e l’ottimismo non ancora corrotto della loro età. Almeno per darsi “spiegazioni” che intorno non trovano, e nessuno riesce a dare loro. Ascoltate che si sono inventati.

    Gabriele ad esempio racconta di una regina… Il suo nome era Maria Stella III^ ma (…)

    Un cardo fra le spine…

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    e alla fine, a Siena, ho letto la lettera al pubblico che Mario Trudu mi ha affidato… Ascoltate:  “Oggi è la mia giornata, dovrei essere felice e vi garantisco che anche se a distanza lo sono veramente. Ma questo non mi avrebbe tolto dall’imbarazzo: gli unici miei interventi li ho fatti davanti a qualche Corte d’Assise, dove non ti va di tirare il discorso per le lunghe e potete immaginare il perché. Oggi sarei stato anche imbarazzato nel trovarmi a parlare davanti a tante persone con un sapere così colossale… Mi sono sempre visto come un cardo in mezzo a un campo sterminato, dove crescono solo spine, ma se possedessi una piccolissima parte del vostro sapere mi sarei sentito una rosa  in mezzo a quel campo di cardi… Non vi parlo del libro perché potrei vantarmi tanto da sbalordirvi tutti, e conoscendo i miei limiti come scrittore… questo compito lo delego agli altri ( cita me, la professoressa tabellini, i professori Fo e Mugnaini, scusandosi con i signori professori se li nomina per ultimo, ….ma io sono nato nell’ottocento, quando le donne venivano prima degli uomini… Come non vi parlerò della mia vita senza riposo, non sarebbe giusto che ciò che ho sofferto io lo scaraventassi sulle spalle di chi ascolta… Mi sarebbe piaciuto, se fossi stato presente, saper fare un discorso a braccio: ma non sarebbe stato possibile per due motivi.  Primo la mia testa dopo tanto sopportare traballa un po’, la mia memoria se l’è mangiata lo stato con i suoi soprusi. Secondo:  addentrandomi nella mia faccenda sono certo che non riuscirei a frenarmi, con le mie parole sentireste l’odore nauseabondo  che si sprigionerebbe dal rimestare  tanto letame, vedreste, anche (…)