“… Dovetti ancora passare nell’atrio davanti ad altre file, ad altri incantevoli enigmi dalle gambe così attraenti, dai volti delicati e severi. Delle dee insomma, delle dee adescatrici. Si sarebbe potuto cercare di capirsi. Ma avevo paura di farmi arrestare. Complicazioni. Quasi tutti i desideri del povero sono punti con la prigione”. … da Viaggio al termine della notte. Non finisce mai di stupire, Céline…
Cronache dal vicolo…
Oggi gatto randagio… con animo, come disse una volta un amico, di zingaro stanziale. Che è ossimoro che non fa poi male. Arrendersi alla forza centripeta che ti trattiene in casa, a guardare cosa accade in strada, nascosto dietro le persiane…
In realtà appostati dietro la finestra che affaccia sul vicolo alle spalle del palazzo, una piccola via chiusa al traffico, mai ci si annoia. Che a seconda delle ore del giorno vi si alterna un certo numero di persone. A piccoli gruppi, in solitudine… Il primo pomeriggio adolescenti che si confidano, carichi di dubbi e storie di primi e secondi amori. Quando cala la sera ragazzotti a bere birra e a rompere qualche bottiglia. Un po’ più tardi gruppi chiassosi e a volte un po’ sguaiati che chissà cosa si sono fumati… La notte, poi… Giorno o notte che sia, scorrono intanto nel vicolo cani con i loro padroni, ma sia gli uni ( chi viene qui a nascondersi) che gli altri ( cani e padroni) sempre si ignorano, come gli uni invisibili agli altri. Magia dei vicoli bui…
Da qualche settimana vi arriva una giovane donna…
Teste Matte
Un pensiero per “teste Matte”, di Guido Lombardi e Salvatore Striano, edito da Chiarelettere. Un libro da leggere per capire e conoscere. . sono sempre più convinta che nessuno meglio di chi ha attraversato esperienze come quelle raccontate nel libro e ha trovato la strada per uscirne, può aiutare a costruire nuove strade…. Oggi su “Il garantista”. Questo il testo..
“Teste Matte è un gruppo criminale della Napoli degli anni ’80. E dà il titolo al libro che racconta l’adolescenza e la prima gioventù di Salvatore Striano. Che, come recita la biografia del risvolto di copertina, “è stato tante cose”. Detenuto, poi attore, camorrista per Gomorra, Bruto per Cesare deve morire, il film dei Taviani che lo consacra definitivamente attore.
Teste matte, edito da Chiarelettere, è scritto a quattro mani con Guido Lombardi, che è scrittore, sceneggiatore e regista. Figlio di un magistrato. Tutt’altro mondo, si pensa subito. Ma entrambi sanno bene di cosa si parla. Se questa ‘contaminazione’ partorisce seicento pagine da leggere tutte d’un fiato.
A dire la verità, per le prime cinquanta ho fatto un po’ fatica. Rallentata da una domanda: ma è così? E’ possibile che sia proprio così… Poi entri nel tunnel e non ti stacchi più.
La Napoli degli anni Ottanta, (…)
Un appello importante
Questa lettera arriva dal carcere di Padova. La firma Carmelo Musumeci. Vi ricordate di Roverto Cobertera? Ne avevamo parlato due anni fa… Ascoltate cosa gli sta ancora succedendo…
“Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e statunitense, condannato all’ergastolo che tempo fa aveva iniziato uno sciopero della fame per gridare la sua innocenza? Vi ricordate che dopo due ricoveri in ospedale, l’appello del Presidente della Camera dei Deputati e della Redazione di Ristretti Orizzonti e l’importante novità della ritrattazione del suo accusatore, e reo confesso di quell’omicidio, aveva interrotto il digiuno?
Ebbene Roverto non ce la fa più ad aspettare i tempi lunghi della giustizia italiana per la revisione del suo processo. E ha deciso di iniziare un nuovo sciopero della fame e (…)
Immagini…
Guardando (sì l’ho guardata) la fotografia di Aylan Kurdi, il bimbo siriano sulla spiaggia di Bodrum… Pensando ad un’altra foto che circa un anno fa ho condiviso sulla pagina dei nostri appunti quotidiani che è diventato facebook. Era anche quello il corpo di un piccolo. Una bambina che mani, tutt’intorno, cercavano di estrarre dalle macerie di un bombardamento. Qualcuno ha commentato: “Non serve a nulla mettere queste immagini orrende”. Vi ho molto pensato, e molto vi avevo pensato anche prima, che sempre, davanti a immagini di corpi straziati, ne rimango lacerata. Eppure, eppure… il dubbio mi è sempre rimasto. Non serve proprio a nulla? E perché quella era più “orrenda” di altre? Magari solo formalmente più “pulite”. Gli stessi tormenti ora sulla foto di quest’ultima piccola vittima. Che ci sbatte in faccia una realtà che forse non volevamo vedere. Che anche i bimbi muoiono nella tragedia di questi terribili mesi. E come muoiono… Certo, lo sappiamo, ne avevamo letto e sentito. Ma non abbiamo abbastanza immaginazione per vedere e capire, esattamente cos’è, il dolore degli altri. (…)
Maledetto Céline
“La campagna (… ), io non ho mai potuto sentirla, l’ho sempre trovata triste coi suoi stagni che non finiscono mai, le sue case dove la gente non c’è mai e i suoi sentieri che non vanno da nessuna parte”.
Una frase, aprendo una pagina di “Maledetto Céline, un manuale del caos” … non a caso, ma che mi ha segnalato qualcuno che sa della mia preferenza per l’asfalto…
…. e la morte?
Adesso che l’eco della grande indignazione si è un po’ affievolita e qualcuno ‘insospettabile’ ha potuto chiarire che un funerale non è un reato, e ben altra cosa sono i reati da perseguire… Alcuni bislacchi e un po’ distratti appunti, su funerali, zingari, musiche e carrozze. E’ naturalmente solo il punto di vista di un gatto randagio che si è chiesto, come si chiede in un suo bello scritto, che sembra di sentirlo, Ascanio Celestini: e la morte?
Già. Forse mi è sfuggito fra tanto parlare, ma c’è stato, in tutta questa vicenda, un pensiero per la morte? La Morte. Che è momento tragico e assoluto. Pensiero come pochi rimossi dal nostro vivere contemporaneo e che, ci avete fatto caso?, sembra riuscire ad ottenere adeguata attenzione solo quando c’inonda attraverso l’amplificazione mediatica di morti ‘fuori dall’ordinario’. La fine di una star, le vittime di una strage, di una guerra, di un barcone in fondo al mare…
‘e notte
Tutt’è silenzio dint’a sta nuttata / nun se sente nu passo ‘cammenà./ Nu ventariello tutta na serata / pare che me vuleva accarezzà…/ E finalmente chiagno! Tu nun vide, / tu staje luntano, comme puo’ vedé? / Però t”o ddico pecché tu me cride / e si me cride , chiagne nzieme a me! (…)
da ‘O penziero e altre poesie di Eduardo . Aprendo un libro a caso… che volete, sotto il computer ho lo scaffale delle poesie….