Questa lettera arriva dal carcere di Padova. La firma Carmelo Musumeci. Vi ricordate di Roverto Cobertera? Ne avevamo parlato due anni fa… Ascoltate cosa gli sta ancora succedendo…
“Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e statunitense, condannato all’ergastolo che tempo fa aveva iniziato uno sciopero della fame per gridare la sua innocenza? Vi ricordate che dopo due ricoveri in ospedale, l’appello del Presidente della Camera dei Deputati e della Redazione di Ristretti Orizzonti e l’importante novità della ritrattazione del suo accusatore, e reo confesso di quell’omicidio, aveva interrotto il digiuno?
Ebbene Roverto non ce la fa più ad aspettare i tempi lunghi della giustizia italiana per la revisione del suo processo. E ha deciso di iniziare un nuovo sciopero della fame e (…)
Un appello importante
Immagini…
Guardando (sì l’ho guardata) la fotografia di Aylan Kurdi, il bimbo siriano sulla spiaggia di Bodrum… Pensando ad un’altra foto che circa un anno fa ho condiviso sulla pagina dei nostri appunti quotidiani che è diventato facebook. Era anche quello il corpo di un piccolo. Una bambina che mani, tutt’intorno, cercavano di estrarre dalle macerie di un bombardamento. Qualcuno ha commentato: “Non serve a nulla mettere queste immagini orrende”. Vi ho molto pensato, e molto vi avevo pensato anche prima, che sempre, davanti a immagini di corpi straziati, ne rimango lacerata. Eppure, eppure… il dubbio mi è sempre rimasto. Non serve proprio a nulla? E perché quella era più “orrenda” di altre? Magari solo formalmente più “pulite”. Gli stessi tormenti ora sulla foto di quest’ultima piccola vittima. Che ci sbatte in faccia una realtà che forse non volevamo vedere. Che anche i bimbi muoiono nella tragedia di questi terribili mesi. E come muoiono… Certo, lo sappiamo, ne avevamo letto e sentito. Ma non abbiamo abbastanza immaginazione per vedere e capire, esattamente cos’è, il dolore degli altri. (…)
Maledetto Céline
“La campagna (… ), io non ho mai potuto sentirla, l’ho sempre trovata triste coi suoi stagni che non finiscono mai, le sue case dove la gente non c’è mai e i suoi sentieri che non vanno da nessuna parte”.
Una frase, aprendo una pagina di “Maledetto Céline, un manuale del caos” … non a caso, ma che mi ha segnalato qualcuno che sa della mia preferenza per l’asfalto…
…. e la morte?
Adesso che l’eco della grande indignazione si è un po’ affievolita e qualcuno ‘insospettabile’ ha potuto chiarire che un funerale non è un reato, e ben altra cosa sono i reati da perseguire… Alcuni bislacchi e un po’ distratti appunti, su funerali, zingari, musiche e carrozze. E’ naturalmente solo il punto di vista di un gatto randagio che si è chiesto, come si chiede in un suo bello scritto, che sembra di sentirlo, Ascanio Celestini: e la morte?
Già. Forse mi è sfuggito fra tanto parlare, ma c’è stato, in tutta questa vicenda, un pensiero per la morte? La Morte. Che è momento tragico e assoluto. Pensiero come pochi rimossi dal nostro vivere contemporaneo e che, ci avete fatto caso?, sembra riuscire ad ottenere adeguata attenzione solo quando c’inonda attraverso l’amplificazione mediatica di morti ‘fuori dall’ordinario’. La fine di una star, le vittime di una strage, di una guerra, di un barcone in fondo al mare…
‘e notte
Tutt’è silenzio dint’a sta nuttata / nun se sente nu passo ‘cammenà./ Nu ventariello tutta na serata / pare che me vuleva accarezzà…/ E finalmente chiagno! Tu nun vide, / tu staje luntano, comme puo’ vedé? / Però t”o ddico pecché tu me cride / e si me cride , chiagne nzieme a me! (…)
da ‘O penziero e altre poesie di Eduardo . Aprendo un libro a caso… che volete, sotto il computer ho lo scaffale delle poesie….
Il destino di un paese corporativo….
Ferragosto. Anche Gatto Randagio fermo immobile sotto una tenda a ripararsi dal sole. Non prende appunti da elaborare, come suo solito. Ma ascolta… le chiacchiere di cui tanto siamo maestri nulla le frena, neanche i fulmini d’agosto. Sentite lo sfogo che ha registrato, acquattato zitto zitto, di un amico ad altro amico, accasciato sulla sedia del bar sulla piazza dietro casa.
“Sai qual è il problema?- sussurra il primo – Che lo Stato è debole e le corporazioni sono forti. Non è democrazia è un casino. E’ ovvio che qualcuno pensi di mettere ordine nella contesa tra corporazioni che somiglia tanto al calcio storico fiorentino, dove ci si picchia senza rispettare le regole, peraltro piuttosto incerte. Può andare avanti un paese corporativo senza che si affacci un dittatore?” E già l’altro sobbalza.
“Dopo il ventennio fascista l’Italia non ha abbandonato il corporativismo, ne ha solo ridefinito confini, poteri e relazioni reciproche. (…)
sirene…
“Regina: – Puoi dire la verità o mentire, bambina mia, non ingannerai nessuno e offrirai agli uomini la cosa che odiano di più
Ondina: – La fedeltà?
Regina: No. La trasparenza. Ne hanno paura. Sembra il loro peggior segreto. Quando Hans vedrà che non sei un rimasuglio di ricordi, un cumulo di progetti, un mucchio di impressioni e volontà, avrà paura. e tu sarai perduta. Credimi. vattene, salvalo!”
aprendo a caso “Il libro delle sirene”, di Meri Lao
Se Dante salva la vita…
Ieri, Gatto randagio (RemoContro)… un consiglio per la lettura un pò fuori dall’ordinario…. Ascoltate…
“Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai in una selva oscura…”
Leggendo, qualche giorno fa, di Andrea, 19 anni e uno sconfinato amore per la Divina Commedia, che conosce quasi tutta a memoria… Ripensando alla piccola Jasmine, (ve ne ho raccontato la storia, ricordate?) che va a scuola portando nel suo zainetto un’edizione del poema, da sfogliare durante la ricreazione. E chissà cosa vi legge… Ripensando, alle immagini ardenti come il fuoco, esaltanti come un volo d’aria, che tutti un po’ ci portiamo dietro dai tempi del liceo… Mi gira per la testa, insieme al caldo di questi giorni, una domanda. Ma esattamente cos’è che fa amare tanto la Divina Commedia? E magari sperando possiate aiutarmi a trovare risposte, vi propongo di portare sotto l’ombrellone, o dove diavolo siate, il poema del nostro sommo Dante.
L’Andrea sopra citato dice di essere stato fulminato dal canto ventiseiesimo dell’Inferno(…)
Canto alla durata…
Quante volte ho avvertito la durata / nei primi segni di primavera alla Fontaine Sainte-Marie, / nel vento notturno della Porte d’Auteuil, / nel sole estivo del Carso,/ nell’incamminarmi all’alba verso casa dopo un’intesa…”
. Peter Handke, Canto alla durata. Aprendo un libro a caso…