dal sito di Remo Contro, nel quale da una settimana “metto le zampe”, sotto le mentite spoglie di un gatto randagio… e per chi volesse saperne di più, segue ( sempre su Remocontro) una riflessione un po’ più politica ( naturalmente non mia…)
“Accendendo la radio, alla ricerca vana di notizie aggiornate sul Burkina Faso, dopo aver ascoltato, giusto per caso, una decina di giorni fa o giù di lì, del colpo di stato e dei morti…, immagini piombate improvvise come una meteora in un notiziario, come accade alla realtà di quelle parti di mondo alle quali il nostro sistema d’informazione sembra impenetrabile, se non quando pregna di sangue, e poi quasi più nulla ( fra i pochi attenti, riconosco, queste pagine anch’esse affette da randagismo).
Eppure il Burkina Faso ha una storia bellissima da raccontare. Me l’ha ricordata giusto la scorsa settimana l’incontro con Gabin Dabiré, straordinario musicista burkinabè, e un po’ gatto randagio anche lui. A Roma per uno dei suoi concerti. E’ stato lui, anni fa, a raccontarmi la storia di Thomas Sankara, come il canto di una fiaba. (…)
Tornando da un viaggio… giù giù sul mare d’Egitto, Daniela Morandini, che è mia cara amica, mi porta il regalo di questa bella fiaba… che io ora a voi regalo….
Un invito a leggere “L’orologio di Benedetta”,
E oggi che Papa Bergoglio, come mi scrive con un sorriso la mia amica Paola, è uno dei nostri “più illustri seguaci”, il più illustre, direi… festeggio con questo scritto che mi manda dal carcere di Catanzaro Claudio Conte, con il quale ci scambiamo opinioni e libri, e che a proposito de “Il vagabondo delle stelle”, splendido libro di Jack London, sulla ferocia del sistema carcere, ma soprattutto sulla grandezza dell’Uomo, scrive questa riflessione… Così, giusto per ricordare quante potenzialità sprechiamo, condannando a morire al mondo… dunque:
pensiero insistente di domenica mattina, pensando alle persone incontrate nel carcere di Badu ‘e carros, in quello di Tempio… Tornando a casa già trovando le loro lettere, piene dello stupore per il fatto che qualcuno si sia messo in cammino e abbia attraverstao il mare per andarli a trovare, qualcuno qualsiasi, qualcuno che sa di “realtà normale” e così un po’ di normalità ( che cosa preziosa!) sembra di aver loro regalato… Seguendo il volo delle tortore fuori della mia finestra, e mai riuscendo a dimenticare la tristezza degli uccelli in gabbia… aprendo, una pagina a caso di Scarceranda, l’agenda che mi regalato Mario Trudu: “Confinare gli esseri viventi in spazi inferiori a quelli dettati dalla legge a favore degli animali… Siamo bravissimi a condannare il prossimo e ad assolvere noi stessi. Ci ricordiamo mai di quelle persone senza presente né futuro, vittime del loro passato? Tutto questo lo chiamiamo giustizia?” e una firma che non decifro. buon domenica a tutti…
tornando, da un giretto per la Sardegna, un po’ di mare, un po’ di carceri, molte interessanti e apprezzabili persone… emozioni e sguardi e parole che ancora non so come raccontare… fra le lettere che trovo a casa, quella di Giovanni Zito, dal Due Palazzi di Padova, che mi manda questa poesia. C’è dentro molto, forse tutto…
Un giovane consigliere di un Municipio di Roma, poco più che ventenne, mi è stato presentato da amici e ho avviato con lui un’interessante discussione. Era informato di molte cose del suo quartiere, ha fatto un’analisi dei traffici illeciti legati allo spaccio di droga degno di un investigatore, un’analisi delle microeconomie di quartiere, delle ragioni di conflitti tra commercianti e residenti su parcheggi e sensi unici da trenta e lode in economia e sociologia. Tra me e me pensavo: dovresti fare il presidente del Municipio… Ma poi scopre il suo lato debole e mi dice sconsolato: “capsico bene la situazione, so quello che si potrebbe fare ma… sono un ‘cane sciolto’…”.
E infine, la presentazione di Pitigliano, di “Totu sa beridadi”, tutta la verità, storia di un sequestro”, di Mario Trudu (STrade Bianche). Accanto a una sedia vuota. Il posto di Mario. E questo è stato il suo intervento: