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    La fiaba di Sankara

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    dal sito di Remo Contro, nel quale da una settimana “metto le zampe”, sotto le mentite spoglie di un gatto randagio… e per chi volesse saperne di più, segue  ( sempre su Remocontro) una riflessione un po’ più politica ( naturalmente non mia…)

    GATTO RANDAGIO Una fiaba dalla terra degli uomini integri

    “Accendendo la radio, alla ricerca vana di notizie aggiornate sul Burkina Faso, dopo aver ascoltato, giusto per caso, una decina di giorni fa o giù di lì, del colpo di stato e dei morti…, immagini piombate improvvise come una meteora in un notiziario, come accade alla realtà di quelle parti di mondo alle quali il nostro sistema d’informazione sembra impenetrabile, se non quando pregna di sangue, e  poi quasi più nulla  ( fra i pochi attenti, riconosco, queste pagine anch’esse affette da randagismo). 

    Eppure il Burkina Faso ha una storia bellissima da raccontare. Me l’ha ricordata giusto la scorsa settimana l’incontro con Gabin Dabiré, straordinario musicista burkinabè, e un po’ gatto randagio anche lui. A Roma per uno dei suoi concerti. E’ stato lui, anni fa, a raccontarmi la storia di Thomas Sankara, come il canto di una fiaba. (…)

    Shukran…

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    Tornando da un viaggio… giù giù sul mare d’Egitto, Daniela Morandini, che è mia cara amica, mi porta il regalo di questa bella fiaba… che io ora a voi regalo….

    “Era sceso da quella  barca sulla quale era stato dipinto da un pittore antico. Entrò in mare come se non ne fosse mai uscito, mentre i trigoni volavano via per lasciarlo passare. Quando risalì, la prese per mano e la portò sott’acqua. Mani lunghe, scure.

    Scesero  dove il dugongo, sirena ancor prima del mito, fece loro un cenno col capo,  e i delfini rallentarono la corsa. Arrivarono ancora più giù, e le tartarughe smisero di brucare.. Lei si lasciò portare. Lui la guardò come se volesse entrare nell’anima. Occhi liquidi, scuri.

    Attraversarono una foresta viola : le alghe si inchinarono e i coralli cambiarono colore. Si fermarono dove la luce tagliata dall’acqua moltiplicava gli sguardi. Lui le chiese se voleva restare ancora. Lei scosse la testa. “Shukran,” disse lui e, accennando  una melodia remota, tornò su quella barca dove era stato dipinto da un pittore antico.

    “Grazie” rispose lei, poi  pianse ma, in mare, le lacrime non si vedono.

    Stefano e gli altri…

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    Pensandoci un po’, il giorno dopo la sentenza di appello che ha assolto tutti gli imputati accusati della morte di Stefano Cucchi… pensando a una giustizia che dichiara il suo fallimento se pure, come sottolinea la difesa della famiglia, dai processi emerge che comunque un pestaggio c’è stato…pensando a quelli per i quali neanche ad un processo si è riusciti ad arrivare… quelli per i quali ancora le famiglie si dannano, inascoltate… Qua e là a volte se ne legge… brevi notizie che si perdono nel web, che non “sfondano” le pagine dell’informazione “ufficiale”.  Proviamo ricordarli? Proviamo a metterli insieme in un elenco?  Facendo i nomi e i cognomi? Raccontando le loro vicende, perché anche per noi non si perdano…

    L’orologio di Benedetta

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    Un invito a leggere “L’orologio di Benedetta”,  di Gabriella La Rovere, che di Benedetta è madre.   Ho conosciuto Gabriella qualche anno fa, incontrandola al telefono, per la rubrica che tenevo alla radio sulle disabilità. Ricordo ancora… la sua dolcezza, la sua commozione nel raccontarmi del tempo passato con i suoi “ragazzi speciali” intorno alle pagine di libri… Era allora impegnata in un progetto di biblioterapia, Letture della speranza, a Perugia, per sperimentare gli effetti della lettura in persone con disabilita’ mentale… Il progetto era nato dall’esperienza con la figlia, che soffre di una malatia rara ed è affetta da autismo, e dal miracolo che con Benedetta si era compiuto, perché la lettura, mi raccontava Gabriella, puo’ risvegliare emozioni anche in chi ha seri ritardi mentali… Gabriella poi ho continuato a tratti a sentirla, anche prima di avere occasione di incontrarla “dal vivo”, come accade con persone che in qualche modo si incontrano, nelle parole, nel linguaggio, un po’ anche nell’anima. E così ieri ho trascorso l’intero pomeriggio con lei, attraverso le pagine di questo suo libro. Trapuntato di quei piccoli straordinari miracoli che pure arrivano, improvvisi, a illuminare un percorso che è una battaglia continua, enorme, giorno dopo giorno, per costruire ponti… (…)

    Vagabondando fra le stelle…

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    E oggi che Papa Bergoglio, come mi scrive con un sorriso la mia amica Paola, è uno dei nostri “più illustri seguaci”, il più illustre, direi… festeggio con questo scritto che mi manda dal carcere di Catanzaro Claudio Conte, con il quale ci scambiamo opinioni e libri, e che a proposito de “Il vagabondo delle stelle”, splendido libro di Jack London, sulla ferocia del sistema carcere, ma soprattutto sulla grandezza dell’Uomo, scrive questa riflessione… Così, giusto per ricordare quante potenzialità sprechiamo, condannando a morire al mondo… dunque:

    “Il vagabondo delle stelle” è un romanzo “spirituale”, che rompe la tradizione “d’avventura” che caratterizza i racconti di London, indimenticabile autore di “Zanna Bianca”. Un uomo avventuroso egli stesso: nato a S.Francisco nel 1876 fu marinario, girovago, guerrigliero e sguattero, per finire suicida nel 1916. Il protagonista Darrel Standing è un condannato, che lascia le sue testimonianze in un manoscritto che uscirà dalla prigione clandestinamente poco prima della sua impiccagione. Egli professore universitario, condannato prima all’ergastolo per un omicidio e poi a morte per un (inesistente) pugno ad un secondino, mentre era recluso a S.Quintino. Uno dei più disumani penitenziari americani, dove si esercitava la tortura: la  morte viva. Dove i prigionieri più riottosi, erano legati in una camicia di forza, che immobilizzava finanche le caviglie, e lasciati tra indicibili sofferenze, anche consecutivamente per 10 interminabili giorni. Un romanzo che parla di ingiustizie, meschinità umana, ma anche di Uomini che soffrono con grande dignità, una dignità che li eleva sopra i loro aguzzini, corrotti fino all’anima. (…)

    ancora da Scarcercanda

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    pensiero insistente di domenica mattina, pensando alle persone incontrate nel carcere di Badu ‘e carros, in quello di  Tempio… Tornando a casa già trovando le loro lettere, piene dello stupore per il fatto che qualcuno si sia messo in cammino e abbia attraverstao il mare per andarli a trovare, qualcuno qualsiasi, qualcuno che sa di “realtà normale” e così un po’ di normalità ( che cosa preziosa!) sembra di aver loro regalato…   Seguendo il volo delle tortore fuori della mia finestra, e mai riuscendo a dimenticare la tristezza degli uccelli in gabbia… aprendo, una pagina a caso di Scarceranda, l’agenda che mi regalato Mario Trudu: “Confinare gli esseri viventi in spazi inferiori a quelli dettati dalla legge a favore degli animali… Siamo bravissimi a condannare il prossimo e ad assolvere noi stessi. Ci ricordiamo mai di quelle persone senza presente né futuro, vittime del loro passato? Tutto questo lo chiamiamo giustizia?” e una firma che non decifro. buon domenica a tutti…

    Uno stato che non rispetta la sua legalità

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    Nel numero di ottobre della rivista “Una città”, questa mia intervista ad Andrea Pugiotto, che è costituzionalista e molto si batte per il miglioramento delle condizioni del carcere e per l’abrogazione dell’ergastolo. Un bellissimo intervento, il suo… ascoltate:

    Quando e perché ha scelto di fare della questione carceraria e in particolare dell’ergastolo non solo il suo filone principale di studio, ma anche una vera e propria battaglia civile?

    Provo a rispondere muovendo da un dato giuridico. Nel nostro ordinamento penale esiste un principio secondo il quale, quando si ha il dovere giuridico di impedirlo, non evitare un reato equivale a cagionarlo. Analogamente, avere una competenza (cioè un sapere) e non fare nulla, è un grave peccato di omissione o, per noi laici, una grave responsabilità personale. Nasce da qui, da questa consapevolezza, l’urgenza non solo di studiare e di scrivere, ma anche di trovare strumenti inediti ed efficaci in grado di veicolare il proprio sapere in una battaglia di scopo.

    Non accade spesso fra i membri dell’Accademia…

    Non saprei dire. E comunque, in questo, ognuno risponde solo a se stesso: nel mio caso la circolarità tra l’impegno scientifico e l’impegno civile era un esito pressoché obbligato. (…)

    Inferni…

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    tornando, da un giretto per la Sardegna, un po’ di mare, un po’ di carceri, molte interessanti e apprezzabili persone… emozioni e sguardi e parole che ancora non so come raccontare… fra le lettere che trovo a casa, quella di Giovanni Zito, dal Due Palazzi di Padova, che mi manda questa poesia. C’è dentro molto, forse tutto…

    L’inferno

    Adesso capisco cosa vuol dire l’inferno

    E’ un posto dove rubano la vita ai morti,

    dove le pagine vecchie non si leggono più.

    L’inferno che brucia sogni e amori

    Sono giardini d’inverno, sono brividi freddi, (…)

    Cani sciolti e gatti randagi…

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    Un giovane consigliere di un Municipio di Roma, poco più che ventenne, mi è stato presentato da amici e ho avviato con lui un’interessante discussione. Era informato di molte cose del suo quartiere, ha fatto un’analisi dei traffici illeciti legati allo spaccio di droga degno di un investigatore, un’analisi delle microeconomie di quartiere, delle ragioni di conflitti tra commercianti e residenti su parcheggi e sensi unici da trenta e lode in economia e sociologia. Tra me e me pensavo: dovresti fare il presidente del Municipio… Ma poi scopre il suo lato debole e mi dice sconsolato: “capsico bene la situazione, so quello che si potrebbe fare ma… sono un ‘cane sciolto’…”.   “Cane sciolto”…  ( c’è bisogno di spiegare?) è chi non fa parte di un sodalizio che sia esso politico o mafioso o sportivo o di nuovi culti new wave. Nulla di nuovo, guardandosi intorno., guardandosi dentro… Eppure sono rimasta molto colpita dalla discrasia tra la brillante esposizione della situazione e il mortificante senso di resa di fronte alle logiche dei partiti che di solito premiano chi obbedisce alla catena di comando  e penalizzano che esprime opinioni individuali. Povero amico… mi ha descritto la ferocia di vecchi consiglieri municipali, sulla breccia da oltre 20 anni, che arriverebbero ai coltelli per contendersi quattro voti, che fanno gli intermediari di piccoli affari, hanno spiccatissimo il senso del “particulare” e ti guardano sgomenti quando gli parli dell’interesse generale. Pensano forse che sia (…)

    Totu sa beridadi, infine

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    E infine, la presentazione di Pitigliano, di “Totu sa beridadi”, tutta la verità, storia di un sequestro”, di Mario Trudu (STrade Bianche). Accanto a una sedia vuota. Il posto di Mario. E questo è stato il suo intervento:

    “Gentilissimo pubblico, non potendo essere presente, affido queste mie poche righe di ringraziamento per tutti voi, alla mia cara amica Francesca. Ancora una volta devo rivolgermi agli amici, affinché parlino al posto mio. Ma forse questo potrebbe essere un bene per me, salvandomi da qualche figuraccia, anche se io avrei preferito fare una figuraccia ma essere presente. Almeno avrei potuto verificare se ancora oggi mi capita, (come mi capitava tanto tempo fa quando dicevo qualcosa fuori posto, e questo mi capitava spesso), di arrossire come un bambino; credo che quel tipo d’emozioni non esistano più in me, e comunque ancora una volta non mi è stata data la possibilità di verificare.(…)