Qualche sera fa ho visto un film, che come pochi mi ha colpito negli ultimi tempi. Al cinema Aquila , per chi è a Roma, dove sarà in programmazione ancora per qualche giorno. “Le cose belle”, di Ferrente e Piperno, andatelo a vedere, se potete, frugando fuori dai circuiti ufficiali, troppo distratti per le verità vere che amiamo tanto rimuovere. Girato a Napoli, e Napoli tutta è periferia che non vogliamo vedere, i suoi dolcissimi protagonisti, incontrati 13 anni fa e andati a ripescare 13 anni dopo, interrogano e s’interrogano, raccontano e si raccontano… e riso e pianto in chi vede sono incontenibili. La lingua è quella napoletana. Ci sono sottotitoli, ma non sempre… ma non necessariamente necessari, anche per chi è nato a nord del Garigliano.. la lingua, qui, è la cosa stessa che viene pronunciata e non ha bisogno di “traduzioni”… un piccolo capolavoro, che, ho pensato uscendo dalla sala, solo chi ha davvero amato e ama gli “oggetti soggetti” del suo racconto può realizzare con tanta accuratezza e profondità… “Le cose belle…, dunque, per riecheggiare un augurio che dalle nostre parti si fa : “tante belle cose…”, si dice salutando… che è augurio, accorato, di chi sa che tutte quelle cattive nessuno te le risparmierà mai. Ma che almeno, sul tuo cammino, possano le cose belle essere tante… come tutte quelle che i ragazzi nel film sognano e ancora sono lì, nascoste da qualche parte nei loro occhi, tredici anni dopo…, dopo tredici anni già pieni di sconfitte….
Le cose belle
Tornando da San GImignano…
Tornando, da un nuovo incontro con Mario Trudu, nel carcere di San Gimignano… Dopo aver sperato ( e davvero, che matta, ci avevo creduto), che dopo trentacinque anni di carcere gli potessero essere concesse alcune ore di permesso per esserci, alla presentazione del suo libro. E sotto sotto, forse un po’ aveva cominciato a sperarci anche lui, anche se avevo dovuto insistere un pochino perché inoltrasse la sua domanda. E oggi un po’ mi sento in colpa per aver alimentato una speranza che meglio di me lui sapeva illusa. Insomma niente permesso. Aspetto di conoscere la motivazione ufficiale di questo “no”. Sei anni fa, altro magistrato aveva concesso a Trudu un permesso di 8 ore per partecipare alla presentazione di un cd, un lavoro fatto in carcere… ma questo “cattivissimo e percolosissimo”, si vede, fa davvero tanta paura. Sconsiderata come sono, comunque, ancora una volta l’ho voluto incontrare, a tu per tu, in una stanza senza neanche una guardia del corpo che in caso di necessità venisse in mio aiuto…(..)
L’assassino dei sogni. Una riflessione
Ricevo e molto volentieri pubblico, questa profonda riflessione sul MIllelire “L’assassino dei Sogni”. Di Bonaventura Perrone, che è docente del Liceo Classico di Santa Maria C.V. (Caserta) e , soprattutto è mio cugino e del suo attento pensiero ringrazio molto.
“Ho letto le pagine che costituiscono l’estratto di questo carteggio con molta attenzione e coinvolgimento emotivo. Quando avverti la palingenesi vissuta da un uomo come Carmelo molti pensieri ti si affastellano nella mente. Il primo, per quanto banale e scontato, è quello di ascendenza manzoniana, incarnato dalla figura dell’Innominato (“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”). Ma prorompe incontrollata anche la forza icastica dei versi baudelairiani di Spleen: il cielo che pesa come un coperchio sull’anima gemente, la terra trasformata in una cella umida dove “se ne va su pei muri la Speranza sbattendo la sua timida ala…”; la pioggia con le sue strisce infinite, assimilate alle sbarre di una vasta prigione; il popolo silente di infami ragni che prende possesso dei nostri cervelli; e per finire, il parossistico, apocalittico epilogo con la Speranza che piange e l’atroce Angoscia che pianta da despota sul cranio il suo vessillo nero! Come non associare tali immagini alla condizione degli “uomini-ombra” annientati dall’ “assassino dei sogni”, a chi sconta l’ergastolo ostativo nella consapevolezza di essere un “dead man walking”, (…)
poesia ribelle…
Chissà chi ricorda Eros Alesi, “poeta maledetto”, morto giovanissimo che non aveva compiuto vent’anni, nel 1971. Suoi amici di allora ne conservano, affettuosa e ammirata, la memoria. A tratti tornano a raccontare… Come Enzo Lavagnini*, in questo articolo che mi manda e volentieri pubblico, dal blog “Blanc de ta nuque”. Ecco:
“La fortuna critica di Eros Alesi (1951-1971) è come diradata nel tempo; o forse piuttosto solo ancora tutta da scrivere. Ve ne sono state, è vero, sporadiche avvisaglie, che è utile tenere a mente, parte per così dire della storia, ma crediamo sia davvero facile presagire che si tratti di ben poca cosa rispetto all’attenzione all’opera del giovane poeta romano stroncato dalla droga a nemmeno venti anni che supponiamo si avrà negli anni a venire. La meravigliata “scoperta di un poeta” dovrà per certo, nel corso del tempo, cedere il passo all’ “analisi del poeta”. Del valore dell’opera. Con uno sguardo storico, vediamo allora le rade tappe di questa attenzione critica all’ “incanto” – in senso letterale – di Eros Alesi, per come si sono manifestate sinora. Si deve però cominciarne il breve racconto almeno da un luogo, piuttosto che da una recensione.(…)
da scarceranda…
aprendo l’agenda… Scarceranda… che per quest’anno mi ha regalato Mario Trudu… leggo oggi la poesia che introduce il mese di settembre. Eccola, di Egi Nazeraj: “Vola pietra vola, / vola verso le case dei miei boia, / vola che la mia voce è così sola / tra le sbarre con la rabbia e con la noia. // Ascoltami padre, / ascolta la mia voce, / il tuo mondo non mi dà pace, / mi tortura per colpa di una croce. // Un giorno insegnerò ai miei figli, / gli insegnerò a voler sognare, / senza imporgli i miei consigli, / perché la libertà è poter pensare”.
Chissà da quale carcere, chissà da quale pena… Egi Nazeraj… avvicinandoci all’autunno…
fallimenti, ancora…
Pensiero tramortito della domenica mattina… E’ da giorni che mi gira in testa… a proposito di James Foley e la sua terribile morte… decapitato con un coltello… Non ho guardato le immagini, oltre quel coltello poggiato sul collo …non ce l’ho fatta, ma riesco bene a immaginare… Insomma, più mi guardo intorno, più guardo in profondità, più penso che il nodo sia sempre lo stesso… e lo ripeterò ancora, con le parole di Milan Kundera, ficcanti e definitive, come quelle che la letteratura vera, come poche altre cose, ci sa donare: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Già… mi fermo solo su un’immagine: il fotogramma che mostra l’uomo vestito di nero afferrare la testa del prigioniero dal mento, piegandola all’indietro per meglio poggiare il coltello sul collo…il gesto di tagliare la gola. E’ lo stesso gesto con il quale si sgozzano gli agnelli…(…)
pensando a Sciascia..
Leggendo, della polemica a proposito di “Malerba” il romanzo sulla vita di Giuseppe Grassonelli, da più di venti anni in prigione per una serie di omicidi commessi in Sicilia tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, ergastolano ostativo perché mai diventato collaboratore di giustizia… Il libro, scritto a quattro mani con Carmelo Sardo, è arrivato in finale al premio Sciascia e Gaspare Agnello, uno dei suoi giurati storici e anche amico personale dello scrittore, si è dimesso in polemica con la presenza in gara dell'”omicida-scrittore”. Le sue parole: “Dargli un premio, nato come strumento culturale di riscatto del sud, ma che da oggi non potrebbe più fregiarsi del nome di Sciascia, sarebbe un’offesa alle tante vittime”. Mi permetto di pensare, a proposito di Sciascia, che sono convinta che non potrebbe che sorridere di tutto questo.. lo immaginate? strizzando appena appena gli occhi come per guardare lontano… perché quello che in sostanza Carmelo Sardo così bene spiega, è che a nessuno si può negare il diritto alla riabilitazione… Sciascia, l’abbiamo dimenticato? , ai tempi in cui intervenne per invitare a non abdicare ai principi dello stato di diritto, fu accusato di “alleanza oggettiva” con i nemici di allora, e si parlava allora di terrorismo… lui disse: “sono stanco di essere accusato di alleanza oggettive con questo o con quello… queste alleanze , mosse in accusa a chi difende certi diritti civili che si vogliono dimenticare, o a chi discorda da opinioni che si vogliono totalitarie, è uno dei ricatti che più pesa nella vita italiana…” Penso che uno dei nodi, oggi, sia ancora questo…
L’assassino dei sogni
L’assassino dei sogni… appena uscito è già esaurito. Fantastico Millelire!!!! E allora con ancor più piacere condivido il commento che mi ha mandato Grazia Frisina… , la ricordate? “Questa mia bellezza senza legge”… il suo linguaggio, la poesia… Dunque Grazia Frisina, poeta, a proposito dell'”Assasino dei sogni” scrive:
“Un’amicizia epistolare, che si rafforza, lettera dopo lettera, con l’andatura lenta delle parole scritte. Parole che diventano malta, cemento che salda, congiunge pensieri, confidenze, sogni, emozioni. La vicenda personale di Carmelo, dell’uomo ombra, è da lui accoratamente raccontata, mai con accenti pietistici, vittimistici e di autocommiserazione perché egli è consapevole delle esperienze passate e degli errori commessi, delle proprie debolezze. E da questa consapevolezza è già fiorita la sua tacita liberazione. In quelle righe si sente la sua voce urlare a un mondo che è sordo, si sente vibrare il suo dolore e, sebbene talvolta sembri cedere a un più che giustificabile sconforto e rassegnazione, si avverte la tenacia per la lotta, la determinazione nel rivendicare, per sé, per i suoi compagni e per chi non ha diritto di parola, la legittimità a un percorso di trasformazione e di riscatto, a un ri-conoscimento. A sentirsi uomo. Uomo vivo.
E dall’altra parte c’è Giuseppe, concretamente presente nell’ascolto, attento alle parole, alle ombreggiature, ai chiari-scuri, che da esse affiorano. Giuseppe che, nella circonferenza morbida della tenerezza del cuore, fa scivolare la sua sincera partecipazione, la sua umana comprensione, intersecandole, con lucidità di analisi, con semplicità e chiarezza, ai grandi temi di ogni tempo, filosofici, esistenziali, etici. (…)
libri… che paura….
Domenica mattina, il solito pensiero vagulo… Passeggiando, ieri sera, che qualche nuvola era appena passata, sugli argini del Tevere allestiti per l’estate romana… Sempre interessante arrivarci un attimo prima del tramonto e aspettare che la riva piano piano si affolli, di gente, di rumori, di canzoni, fra tavolini e pasti e fumi e birre e le cianfrusaglie di sempre, e colori e luci … che ancora qualche bambino ne è abbagliato… Sempre piacevole questo riversarsi di folla accanto all’acqua, che scorre, che scorre, che scorre… Ricordo, quando anni e anni fa arrivai, in qualche modo migrante fra migranti, a Roma, che l’Estate romana era da poco nata ( grazie al genio scanzonato e rivoluzionario di Renato Nicolini), e l’entusiasmo delle prime volte… rimasto acquattato nell’anima anche se poi, a dire il vero, ben poco l’avevo frequentata… ma, come mi sussurrò un caro amico pur confidandomi di esserne stato completamente assente, “l’importante è che ci sia”. Già… meglio tavolini per strada che strade vuote.. l’ho sempre pensato… meglio un decibel di troppo che silenzi di paure… meglio calpestare marciapiedi e asfalto, che starsene rintanati dietro finestre chiuse… Insomma, ieri sera, mentre mi vagavano queste ovvietà per testa, nella teoria di tavolini e poltroncine e scanni di bar e localini… balza agli occhi uno spazio che si apre vuoto. (…)
de profundis- 2
Continuando la mia rilettura del de Profundis… non resisto alla tentazione di condividere un passaggio, molto bello, molto tenero a proposito di Cristo, che Wilde descrive precursore del movimento romantico della vita… Ecco: “Come tutte le nature poetiche egli amava le persone ignoranti. Sapeva che nell’anima di chi è incolto c’è sempre spazio per una grande idea. Ma non riusciva a sopportare gli stupidi, specialmente coloro che sono resi tali dall’educazione, gente piena di opinioni che non è in grado di capirne nessuna, un tipo specificamente moderno, che Cristo in breve descrive come colui che ha la chiave della conoscenza ma non la sa usare e non permette ad altri di usarla , anche se è stata fatta per aprire la porta del Cielo… “
…Insomma, la poesia della vita, contro l’ottusa rispettabilità dei sepolcri imbiancati… Mi viene in mente ( si monterà ora molto la testa…?!) Marcello Baraghini… non fu lui anni fa a inventarsi il primo ( l’unico?) festival dedicato a persone non esattamente alfabetizzate?