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    IL pesciolino Mazar e il Virus senza idee…

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    Dal diario di questa settimana, di Gatto randagio, per il sito RemoContro… Andando giù giù fino alla riva sud dell’Italia..

    Leggendo, di un trafficante d’uomini di Zuwara, città berbera sul versante occidentale della costa libica, uno dei maggiori snodi del traffico di migranti dalla Libia verso le coste d’Europa…  che sostiene che, Mare Nostrum o Triton, visto dalla sponda sud, poco o nulla cambierà. Per dirla in breve, come commenta “Redattore sociale” che ha raccolto quella testimonianza, “la differenza tra Mare Nostrum e Triton in Libia rimane materia di speculazione per politici e non per uomini d’affari”. Come il bollettino di partenze e arrivi ancora dimostra, con buona pace del ribollire di tante nostre periferie. 

    Una proposta, allora. Perché non andare tutti a ripetizione dai bambini dell’Istituto Ajello di Mazara del Vallo? Giù giù, in un lembo dell’Italia che è già Africa, dove vive la più antica comunità tunisina d’Italia . Sulla riva dove Nord e Sud sembrano capovolgersi, (…)

    !Il film di Marco Cavallo!

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    Questa è una bella notizia. Anzi due. Prima bella notizia: Il vaggio di Marco Cavallo è diventato un film… Marco Cavallo, il gigante di cartapesta nato nel fantastico laboratorio dell’Ospedale psichiatrico di Trieste, simbolo della lotta contro tutti i manicomi. La prima volta che si affacciò sulla città, tutto colorato d’azzurro, in testa a un lungo corteo, accompagnato da tutti gli ospiti dell’ospedale psichiatrico, era il 1973… Era ripartito, esattamente un anno fa, quando forse qualcuno lo credeva morto, per dire a tutti che è ancora vivo, vivissimo, anzi, e da nord a Sud ha percorso 4000 chilomentri attraverso l’Italia, per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari… e chiedere, dicendo no ai manicomi regionali – mini OPG, l’apertura di  Centri di Salute Mentale h24. Tutto questo è ora in una pellicola di 50 minuti.

    Seconda bella notizia: il film “Il viaggio di Marco Cavallo” sarà presentato fuori concorso al Torino Film Festival, per la sezione “Diritti e Rovesci”. Va anche detto che il film, è prodotto prodotto dalle Edizioni alphabeta Verlag di Merano -già editore della ormai nota “Collana 180 –  Archivio critico della salute mentale”. E immagino la gioia di Peppe dell’Acqua, direttore della Collana 180 e membro del Comitato nazionale stopOPG che ha promosso il viaggio, che sempre ricorda “di avere avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Franco Basaglia fin dai primi giorni triestini” e per più di 17 anni ha poi diretto il DSM di Trieste.  “L’obiettivo del film- spiega nell’annunciare la proiezione- è di far conoscere questa Storia e i risultati concreti raggiunti con il viaggio al maggior numero di persone possibili, cercando di contrastare la disinformazione e i luoghi comuni su una questione tra le più difficili da veicolare. Inoltre, il film continua la campagna avviata lo scorso novembre, soprattutto per vigilare e denunciare le inadempienze che già numerose rischiano di tradire (…)

    Remando Contro…

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    L’appuntamento settimanale con la Pagina di RemoContro, blog di Ennio Remondino, ( già inviato della Rai e molte cose ancora…. che mi fa l’onore di ospitarmi… e mi lascia il piacere di scrivere “quel che mi viene” sia pure fra pagine dedicate prevalentemente alla politica estera… e ch e vi invito a frequentare… a proposito di muri, sassolini e mattoni…

    http://www.remocontro.it/2014/11/16/gatto-randagio-i-muri-berlino-ingabbiano-vita/

     “Con ancora negli occhi le luci della festa di Berlino, e nelle orecchie il racconto di memorie, e ricordi, e analisi, e riflessioni, e chi c’era e chi non c’era…  Guardando quel sassolino grigio che qualcuno da quel muro infranto venticinque anni fa mi portò, e che da allora è chiuso dentro la sua bachechina di vetro, con accortezza accomodato su un panno di vellutino rosso… ma vedendovi da allora il richiamo a tanti altri muri che abbiamo ancora costruito… (…)

    dopo le parole del Papa…

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    Più volte dal carcere ci sono arrivati pensieri rivolti a questo nuovo Papa, soprattutto dopo che nel luglio dell’anno scorso ha abolito l’ergastolo nel suo Stato del Vaticano. Così all’inizio della scorsa estate avevamo pensato di raccogliere domande che persone condannate all’ergastolo avessero voluto rivolgergli. Gliele abbiamo spedite.
    Ora che Papa Francesco con parole forti si è pronunciato non solo contro l’ergastolo ma anche contro tanti aspetti della detenzione, dagli OPG alle carceri di alta sicurezza, rendiamo pubblica la lettera e le domande che gli abbiamo mandato, avendo letto nella sua pronuncia una chiara risposta anche a tante delle nostre domande”.
    La lettera dunque:

    Caro Papa Francesco, quelle che seguono sono le domande che tredici ergastolani hanno pensato di rivolgerle. Ergastolani “speciali”, ostativi, che in seguito a un meccanismo di leggi nate con “l’emergenza mafia” degli anni 90, vengono esclusi dall’applicazione dei benefici di legge perché non collaboratori di giustizia. Diversamente da quanto comunemente si crede, e ancora sui mezzi d’informazione spesso si dice, sono la smentita, in carne ed ossa, del fatto che “l’ergastolo in Italia non lo sconta nessuno”. Appartenuti in passato a varie organizzazioni di stampo criminale, anche solo a livello regionale, sono in carcere da decenni, molti per lunghi periodi in regime di 41 bis, e scontano una pena che (…)

    La fiaba di Sankara

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    dal sito di Remo Contro, nel quale da una settimana “metto le zampe”, sotto le mentite spoglie di un gatto randagio… e per chi volesse saperne di più, segue  ( sempre su Remocontro) una riflessione un po’ più politica ( naturalmente non mia…)

    GATTO RANDAGIO Una fiaba dalla terra degli uomini integri

    “Accendendo la radio, alla ricerca vana di notizie aggiornate sul Burkina Faso, dopo aver ascoltato, giusto per caso, una decina di giorni fa o giù di lì, del colpo di stato e dei morti…, immagini piombate improvvise come una meteora in un notiziario, come accade alla realtà di quelle parti di mondo alle quali il nostro sistema d’informazione sembra impenetrabile, se non quando pregna di sangue, e  poi quasi più nulla  ( fra i pochi attenti, riconosco, queste pagine anch’esse affette da randagismo). 

    Eppure il Burkina Faso ha una storia bellissima da raccontare. Me l’ha ricordata giusto la scorsa settimana l’incontro con Gabin Dabiré, straordinario musicista burkinabè, e un po’ gatto randagio anche lui. A Roma per uno dei suoi concerti. E’ stato lui, anni fa, a raccontarmi la storia di Thomas Sankara, come il canto di una fiaba. (…)

    Shukran…

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    Tornando da un viaggio… giù giù sul mare d’Egitto, Daniela Morandini, che è mia cara amica, mi porta il regalo di questa bella fiaba… che io ora a voi regalo….

    “Era sceso da quella  barca sulla quale era stato dipinto da un pittore antico. Entrò in mare come se non ne fosse mai uscito, mentre i trigoni volavano via per lasciarlo passare. Quando risalì, la prese per mano e la portò sott’acqua. Mani lunghe, scure.

    Scesero  dove il dugongo, sirena ancor prima del mito, fece loro un cenno col capo,  e i delfini rallentarono la corsa. Arrivarono ancora più giù, e le tartarughe smisero di brucare.. Lei si lasciò portare. Lui la guardò come se volesse entrare nell’anima. Occhi liquidi, scuri.

    Attraversarono una foresta viola : le alghe si inchinarono e i coralli cambiarono colore. Si fermarono dove la luce tagliata dall’acqua moltiplicava gli sguardi. Lui le chiese se voleva restare ancora. Lei scosse la testa. “Shukran,” disse lui e, accennando  una melodia remota, tornò su quella barca dove era stato dipinto da un pittore antico.

    “Grazie” rispose lei, poi  pianse ma, in mare, le lacrime non si vedono.

    Stefano e gli altri…

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    Pensandoci un po’, il giorno dopo la sentenza di appello che ha assolto tutti gli imputati accusati della morte di Stefano Cucchi… pensando a una giustizia che dichiara il suo fallimento se pure, come sottolinea la difesa della famiglia, dai processi emerge che comunque un pestaggio c’è stato…pensando a quelli per i quali neanche ad un processo si è riusciti ad arrivare… quelli per i quali ancora le famiglie si dannano, inascoltate… Qua e là a volte se ne legge… brevi notizie che si perdono nel web, che non “sfondano” le pagine dell’informazione “ufficiale”.  Proviamo ricordarli? Proviamo a metterli insieme in un elenco?  Facendo i nomi e i cognomi? Raccontando le loro vicende, perché anche per noi non si perdano…

    L’orologio di Benedetta

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    Un invito a leggere “L’orologio di Benedetta”,  di Gabriella La Rovere, che di Benedetta è madre.   Ho conosciuto Gabriella qualche anno fa, incontrandola al telefono, per la rubrica che tenevo alla radio sulle disabilità. Ricordo ancora… la sua dolcezza, la sua commozione nel raccontarmi del tempo passato con i suoi “ragazzi speciali” intorno alle pagine di libri… Era allora impegnata in un progetto di biblioterapia, Letture della speranza, a Perugia, per sperimentare gli effetti della lettura in persone con disabilita’ mentale… Il progetto era nato dall’esperienza con la figlia, che soffre di una malatia rara ed è affetta da autismo, e dal miracolo che con Benedetta si era compiuto, perché la lettura, mi raccontava Gabriella, puo’ risvegliare emozioni anche in chi ha seri ritardi mentali… Gabriella poi ho continuato a tratti a sentirla, anche prima di avere occasione di incontrarla “dal vivo”, come accade con persone che in qualche modo si incontrano, nelle parole, nel linguaggio, un po’ anche nell’anima. E così ieri ho trascorso l’intero pomeriggio con lei, attraverso le pagine di questo suo libro. Trapuntato di quei piccoli straordinari miracoli che pure arrivano, improvvisi, a illuminare un percorso che è una battaglia continua, enorme, giorno dopo giorno, per costruire ponti… (…)

    Vagabondando fra le stelle…

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    E oggi che Papa Bergoglio, come mi scrive con un sorriso la mia amica Paola, è uno dei nostri “più illustri seguaci”, il più illustre, direi… festeggio con questo scritto che mi manda dal carcere di Catanzaro Claudio Conte, con il quale ci scambiamo opinioni e libri, e che a proposito de “Il vagabondo delle stelle”, splendido libro di Jack London, sulla ferocia del sistema carcere, ma soprattutto sulla grandezza dell’Uomo, scrive questa riflessione… Così, giusto per ricordare quante potenzialità sprechiamo, condannando a morire al mondo… dunque:

    “Il vagabondo delle stelle” è un romanzo “spirituale”, che rompe la tradizione “d’avventura” che caratterizza i racconti di London, indimenticabile autore di “Zanna Bianca”. Un uomo avventuroso egli stesso: nato a S.Francisco nel 1876 fu marinario, girovago, guerrigliero e sguattero, per finire suicida nel 1916. Il protagonista Darrel Standing è un condannato, che lascia le sue testimonianze in un manoscritto che uscirà dalla prigione clandestinamente poco prima della sua impiccagione. Egli professore universitario, condannato prima all’ergastolo per un omicidio e poi a morte per un (inesistente) pugno ad un secondino, mentre era recluso a S.Quintino. Uno dei più disumani penitenziari americani, dove si esercitava la tortura: la  morte viva. Dove i prigionieri più riottosi, erano legati in una camicia di forza, che immobilizzava finanche le caviglie, e lasciati tra indicibili sofferenze, anche consecutivamente per 10 interminabili giorni. Un romanzo che parla di ingiustizie, meschinità umana, ma anche di Uomini che soffrono con grande dignità, una dignità che li eleva sopra i loro aguzzini, corrotti fino all’anima. (…)

    ancora da Scarcercanda

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    pensiero insistente di domenica mattina, pensando alle persone incontrate nel carcere di Badu ‘e carros, in quello di  Tempio… Tornando a casa già trovando le loro lettere, piene dello stupore per il fatto che qualcuno si sia messo in cammino e abbia attraverstao il mare per andarli a trovare, qualcuno qualsiasi, qualcuno che sa di “realtà normale” e così un po’ di normalità ( che cosa preziosa!) sembra di aver loro regalato…   Seguendo il volo delle tortore fuori della mia finestra, e mai riuscendo a dimenticare la tristezza degli uccelli in gabbia… aprendo, una pagina a caso di Scarceranda, l’agenda che mi regalato Mario Trudu: “Confinare gli esseri viventi in spazi inferiori a quelli dettati dalla legge a favore degli animali… Siamo bravissimi a condannare il prossimo e ad assolvere noi stessi. Ci ricordiamo mai di quelle persone senza presente né futuro, vittime del loro passato? Tutto questo lo chiamiamo giustizia?” e una firma che non decifro. buon domenica a tutti…