Chissà chi ricorda Eros Alesi, “poeta maledetto”, morto giovanissimo che non aveva compiuto vent’anni, nel 1971. Suoi amici di allora ne conservano, affettuosa e ammirata, la memoria. A tratti tornano a raccontare… Come Enzo Lavagnini*, in questo articolo che mi manda e volentieri pubblico, dal blog “Blanc de ta nuque”. Ecco:
“La fortuna critica di Eros Alesi (1951-1971) è come diradata nel tempo; o forse piuttosto solo ancora tutta da scrivere. Ve ne sono state, è vero, sporadiche avvisaglie, che è utile tenere a mente, parte per così dire della storia, ma crediamo sia davvero facile presagire che si tratti di ben poca cosa rispetto all’attenzione all’opera del giovane poeta romano stroncato dalla droga a nemmeno venti anni che supponiamo si avrà negli anni a venire. La meravigliata “scoperta di un poeta” dovrà per certo, nel corso del tempo, cedere il passo all’ “analisi del poeta”. Del valore dell’opera. Con uno sguardo storico, vediamo allora le rade tappe di questa attenzione critica all’ “incanto” – in senso letterale – di Eros Alesi, per come si sono manifestate sinora. Si deve però cominciarne il breve racconto almeno da un luogo, piuttosto che da una recensione.(…)
Pensiero tramortito della domenica mattina… E’ da giorni che mi gira in testa… a proposito di James Foley e la sua terribile morte… decapitato con un coltello…
L’assassino dei sogni… appena uscito è già esaurito. Fantastico Millelire!!!! E allora con ancor più piacere condivido il commento che mi ha mandato Grazia Frisina… , la ricordate? “Questa mia bellezza senza legge”… il suo linguaggio, la poesia… Dunque Grazia Frisina, poeta, a proposito dell'”Assasino dei sogni” scrive:
Domenica mattina, il solito pensiero vagulo… Passeggiando, ieri sera, che qualche nuvola era appena passata, sugli argini del Tevere allestiti per l’estate romana… Sempre interessante arrivarci un attimo prima del tramonto e aspettare che la riva piano piano si affolli, di gente, di rumori, di canzoni, fra tavolini e pasti e fumi e birre e le cianfrusaglie di sempre, e colori e luci … che ancora qualche bambino ne è abbagliato… Sempre piacevole questo riversarsi di folla accanto all’acqua, che scorre, che scorre, che scorre… Ricordo, quando anni e anni fa arrivai, in qualche modo migrante fra migranti, a Roma, che l’Estate romana era da poco nata ( grazie al genio scanzonato e rivoluzionario di Renato Nicolini), e l’entusiasmo delle prime volte… rimasto acquattato nell’anima anche se poi, a dire il vero, ben poco l’avevo frequentata… ma, come mi sussurrò un caro amico pur confidandomi di esserne stato completamente assente, “l’importante è che ci sia”. Già… meglio tavolini per strada che strade vuote.. l’ho sempre pensato… meglio un decibel di troppo che silenzi
… pensiero bislacco di ferragosto… Ripensando alle impronte sulla spiaggia, la mattina che ancora la folla non arriva.. Impronte di gabbiani che segnano percorsi… di spedizioni, d’incontri, nascosti, immagino, nella notte… ieri mattina, sul litorale di Castel Porziano, dove la spiaggia è libera e bellissime dune scampate agli stabilimenti segnano il confine con l’asfalto… le impronte la mattina sul presto ancora svelano il passaggio come di gran folla in adunata. Percorsi intrecciati, avanti e indietro, verso destra, verso sinistra e con inversioni improvvise, quasi a confondere chi volesse seguirli per sorprenderne il segreto… che è poi tutto lì, più avanti, in un calpestio di passi che si allargano in cerchio a svelare come il tema di una danza… sotto la luna, in queste notti irresistibile… anche adesso che già inizia a sfumare…
Leggere, questa bellissima lettera che ci arriva dal carcere profondo. La scrive Gino Rannesi, una delle voci di “Urla a bassa voce”… la lettera, dal blog Urla dal silenzio…