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    Uno stato che non rispetta la sua legalità

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    Nel numero di ottobre della rivista “Una città”, questa mia intervista ad Andrea Pugiotto, che è costituzionalista e molto si batte per il miglioramento delle condizioni del carcere e per l’abrogazione dell’ergastolo. Un bellissimo intervento, il suo… ascoltate:

    Quando e perché ha scelto di fare della questione carceraria e in particolare dell’ergastolo non solo il suo filone principale di studio, ma anche una vera e propria battaglia civile?

    Provo a rispondere muovendo da un dato giuridico. Nel nostro ordinamento penale esiste un principio secondo il quale, quando si ha il dovere giuridico di impedirlo, non evitare un reato equivale a cagionarlo. Analogamente, avere una competenza (cioè un sapere) e non fare nulla, è un grave peccato di omissione o, per noi laici, una grave responsabilità personale. Nasce da qui, da questa consapevolezza, l’urgenza non solo di studiare e di scrivere, ma anche di trovare strumenti inediti ed efficaci in grado di veicolare il proprio sapere in una battaglia di scopo.

    Non accade spesso fra i membri dell’Accademia…

    Non saprei dire. E comunque, in questo, ognuno risponde solo a se stesso: nel mio caso la circolarità tra l’impegno scientifico e l’impegno civile era un esito pressoché obbligato. (…)

    Inferni…

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    tornando, da un giretto per la Sardegna, un po’ di mare, un po’ di carceri, molte interessanti e apprezzabili persone… emozioni e sguardi e parole che ancora non so come raccontare… fra le lettere che trovo a casa, quella di Giovanni Zito, dal Due Palazzi di Padova, che mi manda questa poesia. C’è dentro molto, forse tutto…

    L’inferno

    Adesso capisco cosa vuol dire l’inferno

    E’ un posto dove rubano la vita ai morti,

    dove le pagine vecchie non si leggono più.

    L’inferno che brucia sogni e amori

    Sono giardini d’inverno, sono brividi freddi, (…)

    Cani sciolti e gatti randagi…

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    Un giovane consigliere di un Municipio di Roma, poco più che ventenne, mi è stato presentato da amici e ho avviato con lui un’interessante discussione. Era informato di molte cose del suo quartiere, ha fatto un’analisi dei traffici illeciti legati allo spaccio di droga degno di un investigatore, un’analisi delle microeconomie di quartiere, delle ragioni di conflitti tra commercianti e residenti su parcheggi e sensi unici da trenta e lode in economia e sociologia. Tra me e me pensavo: dovresti fare il presidente del Municipio… Ma poi scopre il suo lato debole e mi dice sconsolato: “capsico bene la situazione, so quello che si potrebbe fare ma… sono un ‘cane sciolto’…”.   “Cane sciolto”…  ( c’è bisogno di spiegare?) è chi non fa parte di un sodalizio che sia esso politico o mafioso o sportivo o di nuovi culti new wave. Nulla di nuovo, guardandosi intorno., guardandosi dentro… Eppure sono rimasta molto colpita dalla discrasia tra la brillante esposizione della situazione e il mortificante senso di resa di fronte alle logiche dei partiti che di solito premiano chi obbedisce alla catena di comando  e penalizzano che esprime opinioni individuali. Povero amico… mi ha descritto la ferocia di vecchi consiglieri municipali, sulla breccia da oltre 20 anni, che arriverebbero ai coltelli per contendersi quattro voti, che fanno gli intermediari di piccoli affari, hanno spiccatissimo il senso del “particulare” e ti guardano sgomenti quando gli parli dell’interesse generale. Pensano forse che sia (…)

    Totu sa beridadi, infine

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    E infine, la presentazione di Pitigliano, di “Totu sa beridadi”, tutta la verità, storia di un sequestro”, di Mario Trudu (STrade Bianche). Accanto a una sedia vuota. Il posto di Mario. E questo è stato il suo intervento:

    “Gentilissimo pubblico, non potendo essere presente, affido queste mie poche righe di ringraziamento per tutti voi, alla mia cara amica Francesca. Ancora una volta devo rivolgermi agli amici, affinché parlino al posto mio. Ma forse questo potrebbe essere un bene per me, salvandomi da qualche figuraccia, anche se io avrei preferito fare una figuraccia ma essere presente. Almeno avrei potuto verificare se ancora oggi mi capita, (come mi capitava tanto tempo fa quando dicevo qualcosa fuori posto, e questo mi capitava spesso), di arrossire come un bambino; credo che quel tipo d’emozioni non esistano più in me, e comunque ancora una volta non mi è stata data la possibilità di verificare.(…)

    Le cose belle

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    Qualche sera fa ho visto un film, che come pochi mi ha colpito negli ultimi tempi. Al cinema Aquila , per chi è a Roma, dove sarà in programmazione ancora per qualche giorno. “Le cose belle”, di Ferrente e Piperno, andatelo a vedere, se potete, frugando fuori dai circuiti ufficiali, troppo distratti per le verità vere che amiamo tanto rimuovere. Girato a Napoli, e Napoli tutta è periferia che non vogliamo vedere, i suoi dolcissimi protagonisti, incontrati 13 anni fa e andati a ripescare 13 anni dopo, interrogano e s’interrogano, raccontano e si raccontano… e riso e pianto in chi vede sono incontenibili. La lingua è quella napoletana. Ci sono sottotitoli, ma non sempre… ma non necessariamente necessari, anche per chi è nato a nord del Garigliano.. la lingua, qui, è la cosa stessa che viene pronunciata e non  ha bisogno di “traduzioni”… un piccolo capolavoro, che, ho pensato uscendo dalla sala, solo chi ha davvero amato e ama gli “oggetti soggetti” del suo racconto può realizzare con tanta accuratezza e profondità…  “Le cose belle…, dunque, per riecheggiare un augurio che dalle nostre parti si fa : “tante belle cose…”, si dice salutando… che è augurio, accorato, di chi sa che tutte quelle cattive nessuno te le risparmierà mai. Ma che almeno, sul tuo cammino, possano le cose belle essere tante… come tutte quelle che i ragazzi nel film sognano e ancora sono lì, nascoste da qualche parte nei loro occhi, tredici anni dopo…, dopo tredici anni già pieni di sconfitte….

    Tornando da San GImignano…

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    Tornando, da un nuovo incontro con Mario Trudu, nel carcere di San Gimignano… Dopo aver sperato ( e davvero, che matta, ci avevo creduto), che dopo trentacinque anni di carcere gli potessero essere concesse alcune ore di permesso per esserci, alla presentazione del suo libro. E sotto sotto, forse un po’ aveva cominciato a sperarci anche lui, anche se avevo dovuto insistere un pochino perché inoltrasse la sua domanda. E oggi un po’ mi sento in colpa per aver alimentato una speranza che meglio di me lui sapeva illusa. Insomma niente permesso. Aspetto di conoscere la motivazione ufficiale di questo “no”. Sei anni fa, altro magistrato aveva concesso a Trudu un permesso di 8 ore per partecipare alla presentazione di un cd, un lavoro fatto in carcere… ma questo “cattivissimo e percolosissimo”, si vede, fa davvero tanta paura. Sconsiderata come sono, comunque, ancora una volta l’ho voluto incontrare, a tu per tu, in una stanza senza neanche una guardia del corpo che in caso di necessità venisse in mio aiuto…(..)

    L’assassino dei sogni. Una riflessione

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    Ricevo e molto volentieri pubblico, questa profonda riflessione sul MIllelire  “L’assassino dei Sogni”. Di Bonaventura Perrone, che è docente del Liceo Classico di Santa Maria C.V. (Caserta)  e , soprattutto è mio cugino e del suo attento pensiero ringrazio molto.

    “Ho letto le pagine che costituiscono l’estratto di questo carteggio con molta attenzione e coinvolgimento emotivo. Quando avverti la palingenesi vissuta da un uomo come Carmelo molti pensieri ti si affastellano nella mente. Il primo, per quanto banale e scontato, è quello di ascendenza manzoniana, incarnato dalla figura dell’Innominato (“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”). Ma prorompe incontrollata anche la forza icastica dei versi baudelairiani di Spleen: il cielo che pesa come un coperchio sull’anima gemente, la terra trasformata in una cella umida dove “se ne va su pei muri la Speranza sbattendo la sua timida ala…”; la pioggia con le sue strisce infinite, assimilate alle sbarre di una vasta prigione; il popolo silente di infami ragni che prende possesso dei nostri cervelli; e per finire, il parossistico, apocalittico epilogo con la Speranza che piange e l’atroce Angoscia che pianta da despota sul cranio il suo vessillo nero! Come non associare tali immagini alla condizione degli “uomini-ombra” annientati dall’ “assassino dei sogni”, a chi sconta l’ergastolo ostativo nella consapevolezza di essere un “dead man walking”, (…)

    poesia ribelle…

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    Chissà chi ricorda Eros Alesi, “poeta maledetto”, morto giovanissimo che non aveva compiuto vent’anni, nel 1971. Suoi amici di allora ne conservano, affettuosa e ammirata, la memoria. A tratti tornano a raccontare… Come Enzo Lavagnini*, in  questo articolo che mi manda e volentieri pubblico, dal  blog “Blanc de ta nuque”. Ecco:

    “La fortuna critica di Eros Alesi (1951-1971) è come diradata nel tempo; o forse piuttosto solo ancora tutta da scrivere. Ve ne sono state, è vero, sporadiche avvisaglie, che è utile tenere a mente, parte per così dire della storia, ma crediamo sia davvero facile presagire che si tratti di ben poca cosa rispetto all’attenzione all’opera del giovane poeta romano stroncato dalla droga a nemmeno venti anni che supponiamo si avrà negli anni a venire. La meravigliata “scoperta di un poeta” dovrà per certo, nel corso del tempo, cedere il passo all’ “analisi del poeta”. Del valore dell’opera. Con uno sguardo storico, vediamo allora le rade tappe di questa attenzione critica all’ “incanto” – in senso letterale – di Eros Alesi, per come si sono manifestate sinora. Si deve però cominciarne il breve racconto almeno da un luogo, piuttosto che da una recensione.(…)

    da scarceranda…

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    aprendo l’agenda… Scarceranda… che per quest’anno mi ha regalato Mario Trudu… leggo oggi la poesia che introduce il mese di settembre. Eccola, di Egi Nazeraj: “Vola pietra vola, / vola verso le case dei miei boia, / vola che la mia voce è così sola / tra le sbarre con la rabbia e con la noia. // Ascoltami padre, / ascolta la mia voce, / il tuo mondo non mi dà pace, / mi tortura per colpa di una croce. // Un giorno insegnerò ai miei figli, / gli insegnerò a voler sognare, / senza imporgli i miei consigli, / perché la libertà è poter pensare”.

    Chissà da quale carcere, chissà da quale pena… Egi Nazeraj… avvicinandoci all’autunno…

    fallimenti, ancora…

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    Pensiero tramortito della domenica mattina… E’ da giorni che mi gira in testa… a proposito di James Foley e la sua terribile morte… decapitato con un coltello…  Non ho guardato le immagini, oltre quel coltello poggiato sul collo …non ce l’ho fatta, ma riesco bene a immaginare… Insomma, più mi guardo intorno, più guardo in profondità, più penso che il nodo sia sempre lo stesso… e lo ripeterò ancora, con le parole di Milan Kundera, ficcanti e definitive, come quelle che la letteratura vera, come poche altre cose, ci sa donare: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Già… mi fermo solo su un’immagine: il fotogramma che mostra l’uomo vestito di nero afferrare la testa del prigioniero dal mento, piegandola all’indietro per meglio poggiare il coltello sul collo…il gesto di tagliare la gola. E’ lo stesso gesto con il quale si sgozzano gli agnelli…(…)