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    pensando a Sciascia..

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    Leggendo, della polemica a proposito di “Malerba” il romanzo sulla vita di Giuseppe Grassonelli, da più di venti anni in prigione per una serie di omicidi commessi in Sicilia tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, ergastolano ostativo perché mai diventato collaboratore di giustizia…   Il libro, scritto a quattro mani con Carmelo Sardo, è arrivato in finale al premio Sciascia e Gaspare Agnello, uno dei suoi giurati storici e anche amico personale dello scrittore, si è dimesso in polemica con la presenza in gara dell'”omicida-scrittore”. Le sue parole: “Dargli un premio, nato come strumento culturale di riscatto del sud, ma che da oggi non potrebbe più fregiarsi del nome di Sciascia, sarebbe un’offesa alle tante vittime”. Mi permetto di pensare, a proposito di Sciascia, che sono convinta che non potrebbe che sorridere di tutto questo.. lo immaginate? strizzando appena appena gli occhi come per guardare lontano… perché quello che in sostanza Carmelo Sardo così bene spiega, è che a nessuno si può negare il diritto alla riabilitazione… Sciascia, l’abbiamo dimenticato? , ai tempi in cui intervenne per invitare a non abdicare ai principi dello stato di diritto, fu accusato di “alleanza oggettiva” con i nemici di allora, e si parlava allora di terrorismo… lui disse: “sono stanco di essere accusato di alleanza oggettive con questo o con quello… queste alleanze , mosse in accusa a chi difende certi diritti civili che si vogliono dimenticare, o a chi discorda da opinioni che si vogliono totalitarie, è uno dei ricatti che più pesa nella vita italiana…” Penso che uno dei nodi, oggi, sia ancora questo…

    L’assassino dei sogni

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    L’assassino dei sogni… appena uscito è già esaurito. Fantastico Millelire!!!! E allora con ancor più piacere condivido il commento che mi ha mandato Grazia Frisina… , la ricordate? “Questa mia bellezza senza legge”… il suo linguaggio, la poesia… Dunque Grazia Frisina, poeta, a proposito dell'”Assasino dei sogni” scrive:

    “Un’amicizia epistolare, che si rafforza, lettera dopo lettera, con l’andatura lenta delle parole scritte. Parole che diventano malta, cemento che salda, congiunge pensieri, confidenze, sogni, emozioni. La vicenda personale di Carmelo, dell’uomo ombra, è da lui accoratamente raccontata, mai con accenti pietistici, vittimistici e di autocommiserazione perché egli è consapevole delle esperienze passate e degli errori commessi, delle proprie debolezze. E da questa consapevolezza è già fiorita la sua tacita liberazione. In quelle righe si sente la sua voce urlare a un mondo che è sordo, si sente vibrare il suo dolore e, sebbene talvolta sembri cedere a un più che giustificabile sconforto e rassegnazione, si avverte la tenacia per la lotta,  la determinazione nel rivendicare, per sé, per i suoi compagni e per chi non ha diritto di parola, la legittimità a un percorso di trasformazione e di riscatto, a un ri-conoscimento. A sentirsi uomo. Uomo vivo.
    E dall’altra parte c’è Giuseppe, concretamente presente nell’ascolto, attento alle parole, alle ombreggiature, ai chiari-scuri, che da esse affiorano. Giuseppe che, nella circonferenza morbida della tenerezza del cuore, fa scivolare la sua sincera partecipazione, la sua umana comprensione, intersecandole, con lucidità di analisi, con semplicità e chiarezza, ai grandi temi di ogni tempo, filosofici, esistenziali, etici. (…)

    libri… che paura….

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    Domenica mattina, il solito pensiero vagulo… Passeggiando, ieri sera, che qualche nuvola era appena passata, sugli argini del Tevere allestiti per l’estate romana… Sempre interessante arrivarci un attimo prima del tramonto e aspettare che la riva piano piano si affolli, di gente, di rumori, di canzoni, fra tavolini e pasti e fumi e birre e le cianfrusaglie di sempre, e colori e luci … che ancora qualche bambino ne è abbagliato… Sempre piacevole questo riversarsi di folla accanto all’acqua, che scorre, che scorre, che scorre… Ricordo, quando anni e anni fa arrivai, in qualche modo migrante fra migranti, a Roma, che l’Estate romana era da poco nata ( grazie al genio scanzonato e rivoluzionario di Renato Nicolini), e l’entusiasmo delle prime volte… rimasto acquattato nell’anima anche se poi, a dire il vero, ben poco l’avevo frequentata… ma, come mi sussurrò un caro amico pur confidandomi di esserne stato completamente assente, “l’importante è che ci sia”. Già… meglio tavolini per strada che strade vuote.. l’ho sempre pensato… meglio un decibel di troppo che silenzi  di paure…  meglio calpestare marciapiedi e asfalto, che starsene rintanati dietro finestre chiuse… Insomma, ieri sera, mentre mi vagavano queste ovvietà per testa, nella teoria di tavolini e poltroncine e scanni di bar e localini… balza agli occhi uno spazio che si apre vuoto. (…)

    de profundis- 2

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    Continuando la mia rilettura del de Profundis… non resisto alla tentazione di condividere un passaggio, molto bello, molto tenero a proposito di Cristo, che Wilde descrive precursore del movimento romantico della vita… Ecco: “Come tutte le nature poetiche egli amava le persone ignoranti. Sapeva che nell’anima di chi è incolto c’è sempre spazio per una grande idea. Ma non riusciva a sopportare gli stupidi, specialmente coloro che sono resi tali dall’educazione, gente piena di opinioni che non è in grado di capirne nessuna, un tipo specificamente moderno, che Cristo in breve descrive come colui che ha la chiave della conoscenza ma non la sa usare e non permette ad altri di usarla , anche se è stata fatta per aprire la porta del Cielo… “

    Insomma, la poesia della vita, contro l’ottusa rispettabilità dei sepolcri imbiancati… Mi viene in mente ( si monterà ora molto la testa…?!) Marcello Baraghini… non fu lui anni fa a inventarsi il primo ( l’unico?) festival dedicato a persone non esattamente alfabetizzate?

    de profundis…

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    Riprendendo in questi giorni in mano il “De Profundis”, lunghissima lettera scritta da Oscar Wilde dal chiuso della prigione di Reading… ricorderà, chi l’ha letta, quanto la lettera scavi nel profondo dell’anima dello scrittore, quante provocazioni intellettuali ci regali… Ora che con persone che sono in carcere scambio da tempo parole, e qualcosa in più so di quello che comunque ho avuto abbastanza immaginazione per vedere… ad ogni pagina ritrovo verità che sono le stesse di sempre… rivedo sguardi lontani che pure solo ieri ho incontrato… pagina per pagina, vorrei raccontare e confrontarmi… a cominciare da una risposta che ho trovato allo stupore che ancora mi prende, all’angustia che provo quando con le storie che ora conosco provo a bussare alla porta di chi ( ma ch sprovveduta!) ho immaginato vicina al mio sentire… Ecco: “I poveri sono più saggi, più caritatevoli, più gentili, più sensibili di noi. Ai loro occhi la prigione è una tragedia nella vita di un uomo, una disgrazia, un fatto che suscita la simpatia degli altri. Parlano di chi è in carcere come qualcuno che è semplicemente “nei guai”… espressione che contiene la perfetta saggezza dell’amore. Con le persone del nostro rango è diverso…”

    Il nostro rango di … agiati?… borghesi? … presunti intellettuali?… Guardandoci intorno, guardandoci dentro…

     

    Impronte…

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    … pensiero bislacco di ferragosto… Ripensando alle impronte sulla spiaggia, la mattina che ancora la folla non arriva.. Impronte di gabbiani che segnano percorsi… di spedizioni, d’incontri, nascosti, immagino, nella notte… ieri mattina, sul litorale di Castel Porziano, dove la spiaggia è libera e bellissime dune scampate agli stabilimenti segnano il confine con l’asfalto… le impronte la mattina sul presto ancora svelano il passaggio come di gran folla in adunata. Percorsi intrecciati, avanti e indietro, verso destra, verso sinistra e con inversioni improvvise, quasi a confondere chi volesse seguirli per sorprenderne il segreto… che è poi tutto lì, più avanti, in un calpestio di passi che si allargano in cerchio a svelare come il tema di una danza… sotto la luna, in queste notti irresistibile… anche adesso che già inizia a sfumare…  e immagino si siano ritrovati tutti lì, gabbiani di mare e quelli che la strada del mare sembra abbiano perso, per risalire il fiume, catturati dall’odore di rifiuti della città… in queste notti di nuovo liberi… Sì, ho sufficiente fantasia per vederli e sentire il ritmo ipnotico delle danze del loro sabba… e il loro canto, ritrovato, alla natura…   Se vi capita, di inciampare in impronte di gabbiani sulla spiaggia… chiudete gli occhi, e provare a immaginare…

    Buon ferragosto a tutti…

    Ribellino…

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    Leggere, questa bellissima lettera che ci arriva dal carcere profondo. La scrive Gino Rannesi, una delle voci di “Urla a bassa voce”… la lettera, dal blog Urla dal silenzio…

    “Unitamente a questo scritto si pubblica una foto che raffigura un gruppetto di bambini che all’epoca dello scatto frequentavano la prima elementare. Fra i bambini ritratti nella foto (il primo da sinistra della prima fila) vi è anche colui che a suo tempo in certi ambienti veniva indicato con l’appellativo di “ribellino”. Questa foto l’ho ricevuta qualche giorno fa da parte del mio amico Salvatore, anch’egli ritratto nella foto. Non sapevo e comunque non ricordavo dell’esistenza di questa foto. Nel guardarla ho provato una dolorosa sensazione di sofferenza interiore. Ho focalizzato il mio sguardo su quel bambino che fu un’anima innocente. Lo guardo e mi fa tanta tenerezza, vorrei abbracciarlo, proteggerlo, ma poi mi scuoto…: sono io quel bambino, come posso proteggere me stesso, visto che ormai quel bambino che vedo nella foto altro non è che un uomo perduto?

    All’alba della tregua

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    Sfogliando nei giorni scorsi le foto di Shaja’iya, quartiere ridotto in  polvere… polvere fra polvere… e sparute persone aggirarsi alla ricerca del nulla. Pensando a quale devastazione nella mente dei bambini, quale futuro da immaginare, davanti al nulla della propria casa sbriciolata… forse non c’è violenza più grande…  

    Fra i calcinacci, nella ferita di una breccia aperta, si affaccia lo sguardo perduto di un cavallo… che ancora mi riporta le parole di Milan Kundera: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Il fallimento di tutti noi, che quando si acquietano le urla e sbiadiscono le immagini della ferocia come quelle di questi giorni, presto dimentichiamo… non vogliamo sapere dell’impossibile vita della vita ingabbiata, come proprio accade agli animali, alla mercé di altri uomini… Perché questa, per i bambini e le donne e gli uomini per i quali oggi abbiamo tanta pietà, è la vita quotidiana a Gaza.

    Un pensiero ( una preghiera, per chi sa pregare) perché si riparta da lì… dall’abbattimento delle mura di quella sorta di enorme prigione a cielo aperto che è Gaza, con il suo milione e mezzo di persone in trappola… o ci sarà sempre qualcuno che penserà di non avere nulla da perdere, se non il proprio dolore… offrendo l’alibi di un cerino acceso, a scatenare cannoni di quella che, campioni dell’ipocrisia come sappiamo essere, continuiamo a chiamare “guerra”…

    Storia di Lou….

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    E’ in libreria “D’amore, d’eroina, di galera”. Libro di Luciana Luberti, edito da Stampa Alternativa, che ho avuto il piacere di leggere di prima mano… quando ancora era solo l’ipotesi di un libro e Marcello Baraghini, con l’entusiasmo travolgente di quando ha qualcosa che gli piace tanto fra le mani, mi ha invitato a condividere… E, tempo due giorni, l’ho letto tutto d’un fiato anch’io, catturata, soprattutto, da una scrittura che mai mente. La storia: Luciana negli anni ’80 era una giovane eroinomane. Le giornate tese ad un solo obiettivo: procurarsi da vivere, che significava anche e soprattutto procurarsi la droga. Ed era fra le più brave e fidate del giro, la più dura. Ma una sera di aprile lei e i suoi “cavalli” non tornarono a casa. Inizia per Luciana un percorso  attraverso le carceri femminili del Veneto: Venezia, Rovigo, Udine, l’allora famigerato carcere di Belluno. Durerà tre anni. Un viaggio in un universo esasperato e straniante, ma pur sempre, per dirla con parole della protagonista, “uguale al mondo in versione ristretta: si muore e si vive come fuori, forse un po’ più che fuori”. Intorno a Luciana, una folla di donne, guardiane o detenute, tutte recluse nel meccanismo di dinamiche feroci. Co-protagonista della vicenda l’eroina, che anche nel carcere ripropone la sua danza di morte e introduce all’altro spettro che si affaccia in quegli anni: l’Aids. Mentre a tratti si svela, potente, l’ombra del padre, personaggio che si intravede, forte, pauroso e pur padre amato…(…)

    L’Assassino dei Sogni

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    Da domani mercoledì 30 luglio in libreria, “L’Assassino dei sogni”, lettere fra un filosofo e un ergastolano,  Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, curato per la collana Millelire di Stampa Alternativa. 

    Carmelo Musumeci, condannato all’ergastolo, è in carcere dal 1991. Attualmente è nel carcere di Padova. In questi anni ha studiato, si è laureato in legge e da anni conduce con grande ostinazione una battaglia contro l’ergastolo. Alla sua iniziativa hanno aderito personaggi come Veronesi, Margherita Hack, Don Ciotti, Rodotà… e continuano ad aggiungersi nomi. Da sempre scrive: racconti, riflessioni, lettere… per scandagliare senza pietà il suo passato, ma soprattutto per raccontare a chi è fuori il mondo di quelli che definisce “morti viventi”, chiusi nel ventre dell’Assassino dei sogni.

    Giuseppe Ferraro insegna filosofia della morale all’Università di Napoli Federico II, e in carcere tiene corsi di filosofia. Con Musumeci condivide il carattere passionale e ostinato. Il loro incontro si è presto trasformato in un confronto continuo e serrato, sul percorso della battaglia di denuncia, delle illegalità che in carcere si consumano, ma anche per la costruzione di strade possibili.  

    Questo testo è il “distillato” di due anni di scambio epistolare, che registra incontri, speranze, battaglie, discussioni, (…)