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    All’alba della tregua

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    Sfogliando nei giorni scorsi le foto di Shaja’iya, quartiere ridotto in  polvere… polvere fra polvere… e sparute persone aggirarsi alla ricerca del nulla. Pensando a quale devastazione nella mente dei bambini, quale futuro da immaginare, davanti al nulla della propria casa sbriciolata… forse non c’è violenza più grande…  

    Fra i calcinacci, nella ferita di una breccia aperta, si affaccia lo sguardo perduto di un cavallo… che ancora mi riporta le parole di Milan Kundera: “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Il fallimento di tutti noi, che quando si acquietano le urla e sbiadiscono le immagini della ferocia come quelle di questi giorni, presto dimentichiamo… non vogliamo sapere dell’impossibile vita della vita ingabbiata, come proprio accade agli animali, alla mercé di altri uomini… Perché questa, per i bambini e le donne e gli uomini per i quali oggi abbiamo tanta pietà, è la vita quotidiana a Gaza.

    Un pensiero ( una preghiera, per chi sa pregare) perché si riparta da lì… dall’abbattimento delle mura di quella sorta di enorme prigione a cielo aperto che è Gaza, con il suo milione e mezzo di persone in trappola… o ci sarà sempre qualcuno che penserà di non avere nulla da perdere, se non il proprio dolore… offrendo l’alibi di un cerino acceso, a scatenare cannoni di quella che, campioni dell’ipocrisia come sappiamo essere, continuiamo a chiamare “guerra”…

    Storia di Lou….

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    E’ in libreria “D’amore, d’eroina, di galera”. Libro di Luciana Luberti, edito da Stampa Alternativa, che ho avuto il piacere di leggere di prima mano… quando ancora era solo l’ipotesi di un libro e Marcello Baraghini, con l’entusiasmo travolgente di quando ha qualcosa che gli piace tanto fra le mani, mi ha invitato a condividere… E, tempo due giorni, l’ho letto tutto d’un fiato anch’io, catturata, soprattutto, da una scrittura che mai mente. La storia: Luciana negli anni ’80 era una giovane eroinomane. Le giornate tese ad un solo obiettivo: procurarsi da vivere, che significava anche e soprattutto procurarsi la droga. Ed era fra le più brave e fidate del giro, la più dura. Ma una sera di aprile lei e i suoi “cavalli” non tornarono a casa. Inizia per Luciana un percorso  attraverso le carceri femminili del Veneto: Venezia, Rovigo, Udine, l’allora famigerato carcere di Belluno. Durerà tre anni. Un viaggio in un universo esasperato e straniante, ma pur sempre, per dirla con parole della protagonista, “uguale al mondo in versione ristretta: si muore e si vive come fuori, forse un po’ più che fuori”. Intorno a Luciana, una folla di donne, guardiane o detenute, tutte recluse nel meccanismo di dinamiche feroci. Co-protagonista della vicenda l’eroina, che anche nel carcere ripropone la sua danza di morte e introduce all’altro spettro che si affaccia in quegli anni: l’Aids. Mentre a tratti si svela, potente, l’ombra del padre, personaggio che si intravede, forte, pauroso e pur padre amato…(…)

    L’Assassino dei Sogni

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    Da domani mercoledì 30 luglio in libreria, “L’Assassino dei sogni”, lettere fra un filosofo e un ergastolano,  Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, curato per la collana Millelire di Stampa Alternativa. 

    Carmelo Musumeci, condannato all’ergastolo, è in carcere dal 1991. Attualmente è nel carcere di Padova. In questi anni ha studiato, si è laureato in legge e da anni conduce con grande ostinazione una battaglia contro l’ergastolo. Alla sua iniziativa hanno aderito personaggi come Veronesi, Margherita Hack, Don Ciotti, Rodotà… e continuano ad aggiungersi nomi. Da sempre scrive: racconti, riflessioni, lettere… per scandagliare senza pietà il suo passato, ma soprattutto per raccontare a chi è fuori il mondo di quelli che definisce “morti viventi”, chiusi nel ventre dell’Assassino dei sogni.

    Giuseppe Ferraro insegna filosofia della morale all’Università di Napoli Federico II, e in carcere tiene corsi di filosofia. Con Musumeci condivide il carattere passionale e ostinato. Il loro incontro si è presto trasformato in un confronto continuo e serrato, sul percorso della battaglia di denuncia, delle illegalità che in carcere si consumano, ma anche per la costruzione di strade possibili.  

    Questo testo è il “distillato” di due anni di scambio epistolare, che registra incontri, speranze, battaglie, discussioni, (…)

    Guerriero che ha perduto

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    Pensando a guerre e guerrieri… mi ricapitano fra le mani le poesie di Benvenuto Lobina… avete letto il suo “Po cantu Biddanoa? Straordinario romanzo storico….

    Toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto questa disperazione/ che mi vela gli occhi, che mi blocca / il pensiero. / Toglietemi / solo per oggi le catene ai polsi, / solo per oggi le pastoie dalle gambe, / per oggi solo lasciate che vada / incontro al sole. /// Guerriero che ha perduto ritorno con il volto sfigurato,/ ritorno con le ossa spezzate, / ritorno con il cuore svuotato di ogni sentimento:/ m’è rimasta solo la rabbia./// Ma mostratemi com’è fatto il cuore di uno che vince,/ il cuore di chi mi ha vinto/ sia esso uomo o destino,/ angelo sia o demonio.///  Mostratemelo/ chi m’ha steso nella polvere:/ voglio piantargli nel cuore/ questa lama spezzata di coltello/ che mi è rimasta in mano.///  Oh, toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto.

    Guerriero che ha perduto, da Is Canzonis, di Benvenuto Lobina.

    La storia nascosta – 4 ( fine)

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    “E ciò mi portò a pormi molte domande, dunque, sul motivo che in carcere il 90% dei reclusi italiani sono meridionali, il 100% dei reclusi nel regime di tortura del 41bis sono meridionali; tutte le leggi repressive nascono e colpiscono solo Meridionali; in Europa non esistono leggi che consentono arresti di massa senza aver commesso reati, in Italia con il famigerato articolo 416 bis C.P. è possibile. Quello che non riuscivo a capire era perché ci fossero nei fatti due “Italia”, a cosa era dovuto, dove esserci una spiegazione razionale, perché nessuno nasce cattivo e delinquente, lo si diventa quando intorno a te c’è il deserto istituzionale, e se lo Stato non fa niente significa che ha interesse che nulla cambi ma viceversa l’unico intervento è quello della repressione. (…)

    La storia nascosta -3

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    “….  e andò avanti per circa tre ore; dopo qualche ora iniziai a non prestare più attenzione ma non glielo feci notare, sia per educazione, sia perché avevo visto nei suoi occhi una luce di liberazione… La mia impressione fu che ricordi troppo tempo repressi in angoli remoti dell’animo, uscivano fuori come se avessero tolto il tappo, tempi felici che iniziarono a sgorgare come in una sorgente. Gli raccomandava sempre che quando rientrava dalla campagna la sera, se avesse sentito rumore dietro un cespuglio, doveva fermare l’asino e alzare le mani gridando ad alta voce nome e cognome. Erano tempi brutti all’epoca, lo sconvolgimento portato dalla crudele occupazione aveva  trasformato il Meridione da isola felice a un luogo tipo colonia africana, dove i militari e le milizie avevano il potere assoluto e lo usavano con massima discrezionalità sulla gente. Per ogni sospetto si era incarcerati e fucilati. La vita non aveva valore, tutto legale ai sensi dell’infame legge Pica, la madre di tutte le leggi repressive, che con terminologie diverse e gli standard della nostra epoca è ancora in vigore. Oggi si chiamano “emergenze”, un tempo erano chiamati “stati d’assedio”. Una sera gli capitò un episodio e lui si comportò come gli aveva insegnato suo nonno. Una voce alterata gli disse di ritornare a casa e di non dire niente. Il giorno dopo in quel luogo trovarono due persone uccise a fucilate. Andò subito da suo nonno, era preoccupato  perché (…)

    Ricordo di Palestina…

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    Ricordando… Sono stata a Gerusalemme proprio il Natale dell’altro attacco… quando cominciarono a colpire Gaza, appena tornata da Betlemme, passando attraverso la vergogna di quel muro,. negli occhi dei pochi arabi  incontrati a Gerusalemme  c’era solo ancora umiliazione. E l’impotenza della gente già sconfitta. Davvero surreale, a pensarci, il  tremore di noi “turisti in città”, mentre poco più a sud, sulla gente intrappolata a Gaza continuava il tiro al bersaglio. E i morti erano già trecento, e poi ce ne sarebbero stati altri ancora. Ma i morti non hanno tempo e voce per urlare la loro paura…che d’altra parte l’avvertono solo i vivi, per quanto al sicuro da quest’altra parte…Pensai, allora, e penso adesso ai morti della Shoah, al loro memoriale sulla Collina del Ricordo,  Yad Vashem. Viene da pensare, se potessero vedere, se potessero sentire, non sarebbero affatto fieri di tutto questo altro inumano dolore. “Non in mio nome…” forse, sussurra, qualcuno…

    La storia nascosta -2

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    La storia nascosta, di Pasquale De Feo, dunque, il seguito…

    “Mio padre mi raccontò che vicino al forno a legna della casa, o meglio di quello che ne restava, aveva trovato un’iscrizione che riguardava il nostro capostipite. Riportava il grado di nobiltà e il paese dove abitava prima di ribellarsi, era un paese cilentano. Con l’aiuto di un nipote, tramite internet aveva trovato il paese e c’era ancora l’abitazione classica del signore locale del tempo, seppur occupata da istituzioni del luogo. “Li cunti” dei paesani narravano che il mio trisavolo era stato ospite del marchese del luogo, essendo anch’esso di lignaggio nobile, ma prima che il marchese potesse venderlo ai piemontesi, una sera mente questi rientrava a cavallo e soffermandosi sulla piazza per affermare il suo potere, gesto abituale, fu ucciso a fucilate. La voce popolare, senza ombra di dubbio, indicava il capostipite come giustiziere del traditore, che non era ben voluto dalla gente e per questo ne furono tutti contenti. In cinquant’anni che abitò nel paese non fu mai tradito dalla gente e si spense serenamente nel suo letto. Era stato un uomo giusto anche se molto temuto.(…)

    La storia nascosta -1

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    Da oggi, e per qualche giorno, vi racconto una storia… Anzi ce la racconta Pasquale De Feo, che dal carcere di Catanzaro me l’ha mandata… Pasquale, con il quale ho un assiduo scambio di lettere, è stato condannato all’ergastolo, ostativo… classe 1961 è in carcere dal 1983, pensate… è più il tempo della vita trascorso in carcere che fuori… qualsiasi cosa abbia commesso a 21 anni, pensateci un pò…. Quello che mi ha colpito in lui, la sua voglia di studiare per capire… per capire non solo il percorso e le ragioni della sua vicenda personale, ma anche quella della Storia, sì quella con la S maiuscola, nella quale la sua è inscritta…  E questo racconto qualcosa di lui rivela… buona lettura.

    “Ormai erano rimaste un mucchio di pietre, qualche muro in piedi e alcune travi di castagno ancora visibili a dimostrazione che un tempo era stata una casa. Seduto su muretto, guardavo un cumulo di rovine, dove aveva vissuto fino alla sua morte “Pascale varvone” (Pasquale barbone), come era soprannominato il mio trisavolo, il capostipite della famiglia. Si chiamava Pasquale De Feo, come me. E come la stragrande maggioranza dei Meridionali, si era ribellato all’occupazione della sua patria da parte dei piemontesi. Aveva ucciso tre soldati o carabinieri savoiardi. Fuggiasco, si era stabilito in un paese del Cilento, da dove discende la mia famiglia, e dove vive mio padre, nella casa natia.Finalmente ero a casa. C’ero tornato dopo trent’anni di carcere. Mi avevano concesso un permesso per vedere mio Padre che non vedevo da moltissimi anni. Il tempo era trascorso anche per lui. Trovai un anziano con tutte le patologie della vecchiaia, ma sempre vispo e di buonumore. (…)

    fallimenti…

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    Riflettendo… sulle immagini che nelle ultime ore ho condiviso su facebook… e rivedendole, e confrontando, e chiedendomi dell’accostamento che ne è nato… imbarazzandomene subito un po’… Le prime: un mucchietto di quattordici cuccioli di cane, recuperati dalla spazzatura nella quale erano stati buttati… Le seconde: i bambini straziati degli ultimi attacchi… Gaza, Siria… Rivedendo, queste immagini che istintivamente ho subito condiviso, le une e le altre, e trovandomele così una accanto all’altra in ininterrotta sequenza… Pensando che qualcuno se ne potrebbe adontare, di questo involontario accostamento, cui pure in fondo in fondo nell’anima non sento sia giusto in qualche modo rimediare… e chissà da dove viene questa nascosta certezza… E frugando e cercando, nella memoria e fra i libri e libretti che ho intorno, trovo le parole di Milan Kundera, da L’insostenibile leggerezza dell’essere ( ricordate?): “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Passaggio che non ricordavo, ma come tante letture dunque rimasto acquattato dentro. Proprio vero, quello che diceva il professor Giuseppe Caiati, indimenticabile e indimenticato professore di latino e greco del liceo: la cultura è quello che rimane dopo che si è cancellato tutto…  E la frase di Kundera mi viene incontro dalla quarta di copertina di un Millelire di Stampalternativa, I dispiaceri della carne, un libricino di parole e pensieri di Plutarco che dall’antichità ci fa giungere le sue riflessioni su questo “fallimento”… Qui si aprono pagine sulla violenza insita in un’alimentazione basata sulla carne, e da cui tanto di questo fallimento deriva…Tornando ai cuccioli e ai bambini sotto i bombardamenti…  ecco… due delle tante “cose” per un verso o per l’altro alla mercé degli uomini… e l’elenco sarebbe davvero lungo…