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    Guerriero che ha perduto

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    Pensando a guerre e guerrieri… mi ricapitano fra le mani le poesie di Benvenuto Lobina… avete letto il suo “Po cantu Biddanoa? Straordinario romanzo storico….

    Toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto questa disperazione/ che mi vela gli occhi, che mi blocca / il pensiero. / Toglietemi / solo per oggi le catene ai polsi, / solo per oggi le pastoie dalle gambe, / per oggi solo lasciate che vada / incontro al sole. /// Guerriero che ha perduto ritorno con il volto sfigurato,/ ritorno con le ossa spezzate, / ritorno con il cuore svuotato di ogni sentimento:/ m’è rimasta solo la rabbia./// Ma mostratemi com’è fatto il cuore di uno che vince,/ il cuore di chi mi ha vinto/ sia esso uomo o destino,/ angelo sia o demonio.///  Mostratemelo/ chi m’ha steso nella polvere:/ voglio piantargli nel cuore/ questa lama spezzata di coltello/ che mi è rimasta in mano.///  Oh, toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto.

    Guerriero che ha perduto, da Is Canzonis, di Benvenuto Lobina.

    La storia nascosta – 4 ( fine)

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    “E ciò mi portò a pormi molte domande, dunque, sul motivo che in carcere il 90% dei reclusi italiani sono meridionali, il 100% dei reclusi nel regime di tortura del 41bis sono meridionali; tutte le leggi repressive nascono e colpiscono solo Meridionali; in Europa non esistono leggi che consentono arresti di massa senza aver commesso reati, in Italia con il famigerato articolo 416 bis C.P. è possibile. Quello che non riuscivo a capire era perché ci fossero nei fatti due “Italia”, a cosa era dovuto, dove esserci una spiegazione razionale, perché nessuno nasce cattivo e delinquente, lo si diventa quando intorno a te c’è il deserto istituzionale, e se lo Stato non fa niente significa che ha interesse che nulla cambi ma viceversa l’unico intervento è quello della repressione. (…)

    La storia nascosta -3

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    “….  e andò avanti per circa tre ore; dopo qualche ora iniziai a non prestare più attenzione ma non glielo feci notare, sia per educazione, sia perché avevo visto nei suoi occhi una luce di liberazione… La mia impressione fu che ricordi troppo tempo repressi in angoli remoti dell’animo, uscivano fuori come se avessero tolto il tappo, tempi felici che iniziarono a sgorgare come in una sorgente. Gli raccomandava sempre che quando rientrava dalla campagna la sera, se avesse sentito rumore dietro un cespuglio, doveva fermare l’asino e alzare le mani gridando ad alta voce nome e cognome. Erano tempi brutti all’epoca, lo sconvolgimento portato dalla crudele occupazione aveva  trasformato il Meridione da isola felice a un luogo tipo colonia africana, dove i militari e le milizie avevano il potere assoluto e lo usavano con massima discrezionalità sulla gente. Per ogni sospetto si era incarcerati e fucilati. La vita non aveva valore, tutto legale ai sensi dell’infame legge Pica, la madre di tutte le leggi repressive, che con terminologie diverse e gli standard della nostra epoca è ancora in vigore. Oggi si chiamano “emergenze”, un tempo erano chiamati “stati d’assedio”. Una sera gli capitò un episodio e lui si comportò come gli aveva insegnato suo nonno. Una voce alterata gli disse di ritornare a casa e di non dire niente. Il giorno dopo in quel luogo trovarono due persone uccise a fucilate. Andò subito da suo nonno, era preoccupato  perché (…)

    Ricordo di Palestina…

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    Ricordando… Sono stata a Gerusalemme proprio il Natale dell’altro attacco… quando cominciarono a colpire Gaza, appena tornata da Betlemme, passando attraverso la vergogna di quel muro,. negli occhi dei pochi arabi  incontrati a Gerusalemme  c’era solo ancora umiliazione. E l’impotenza della gente già sconfitta. Davvero surreale, a pensarci, il  tremore di noi “turisti in città”, mentre poco più a sud, sulla gente intrappolata a Gaza continuava il tiro al bersaglio. E i morti erano già trecento, e poi ce ne sarebbero stati altri ancora. Ma i morti non hanno tempo e voce per urlare la loro paura…che d’altra parte l’avvertono solo i vivi, per quanto al sicuro da quest’altra parte…Pensai, allora, e penso adesso ai morti della Shoah, al loro memoriale sulla Collina del Ricordo,  Yad Vashem. Viene da pensare, se potessero vedere, se potessero sentire, non sarebbero affatto fieri di tutto questo altro inumano dolore. “Non in mio nome…” forse, sussurra, qualcuno…

    La storia nascosta -2

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    La storia nascosta, di Pasquale De Feo, dunque, il seguito…

    “Mio padre mi raccontò che vicino al forno a legna della casa, o meglio di quello che ne restava, aveva trovato un’iscrizione che riguardava il nostro capostipite. Riportava il grado di nobiltà e il paese dove abitava prima di ribellarsi, era un paese cilentano. Con l’aiuto di un nipote, tramite internet aveva trovato il paese e c’era ancora l’abitazione classica del signore locale del tempo, seppur occupata da istituzioni del luogo. “Li cunti” dei paesani narravano che il mio trisavolo era stato ospite del marchese del luogo, essendo anch’esso di lignaggio nobile, ma prima che il marchese potesse venderlo ai piemontesi, una sera mente questi rientrava a cavallo e soffermandosi sulla piazza per affermare il suo potere, gesto abituale, fu ucciso a fucilate. La voce popolare, senza ombra di dubbio, indicava il capostipite come giustiziere del traditore, che non era ben voluto dalla gente e per questo ne furono tutti contenti. In cinquant’anni che abitò nel paese non fu mai tradito dalla gente e si spense serenamente nel suo letto. Era stato un uomo giusto anche se molto temuto.(…)

    La storia nascosta -1

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    Da oggi, e per qualche giorno, vi racconto una storia… Anzi ce la racconta Pasquale De Feo, che dal carcere di Catanzaro me l’ha mandata… Pasquale, con il quale ho un assiduo scambio di lettere, è stato condannato all’ergastolo, ostativo… classe 1961 è in carcere dal 1983, pensate… è più il tempo della vita trascorso in carcere che fuori… qualsiasi cosa abbia commesso a 21 anni, pensateci un pò…. Quello che mi ha colpito in lui, la sua voglia di studiare per capire… per capire non solo il percorso e le ragioni della sua vicenda personale, ma anche quella della Storia, sì quella con la S maiuscola, nella quale la sua è inscritta…  E questo racconto qualcosa di lui rivela… buona lettura.

    “Ormai erano rimaste un mucchio di pietre, qualche muro in piedi e alcune travi di castagno ancora visibili a dimostrazione che un tempo era stata una casa. Seduto su muretto, guardavo un cumulo di rovine, dove aveva vissuto fino alla sua morte “Pascale varvone” (Pasquale barbone), come era soprannominato il mio trisavolo, il capostipite della famiglia. Si chiamava Pasquale De Feo, come me. E come la stragrande maggioranza dei Meridionali, si era ribellato all’occupazione della sua patria da parte dei piemontesi. Aveva ucciso tre soldati o carabinieri savoiardi. Fuggiasco, si era stabilito in un paese del Cilento, da dove discende la mia famiglia, e dove vive mio padre, nella casa natia.Finalmente ero a casa. C’ero tornato dopo trent’anni di carcere. Mi avevano concesso un permesso per vedere mio Padre che non vedevo da moltissimi anni. Il tempo era trascorso anche per lui. Trovai un anziano con tutte le patologie della vecchiaia, ma sempre vispo e di buonumore. (…)

    fallimenti…

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    Riflettendo… sulle immagini che nelle ultime ore ho condiviso su facebook… e rivedendole, e confrontando, e chiedendomi dell’accostamento che ne è nato… imbarazzandomene subito un po’… Le prime: un mucchietto di quattordici cuccioli di cane, recuperati dalla spazzatura nella quale erano stati buttati… Le seconde: i bambini straziati degli ultimi attacchi… Gaza, Siria… Rivedendo, queste immagini che istintivamente ho subito condiviso, le une e le altre, e trovandomele così una accanto all’altra in ininterrotta sequenza… Pensando che qualcuno se ne potrebbe adontare, di questo involontario accostamento, cui pure in fondo in fondo nell’anima non sento sia giusto in qualche modo rimediare… e chissà da dove viene questa nascosta certezza… E frugando e cercando, nella memoria e fra i libri e libretti che ho intorno, trovo le parole di Milan Kundera, da L’insostenibile leggerezza dell’essere ( ricordate?): “Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Passaggio che non ricordavo, ma come tante letture dunque rimasto acquattato dentro. Proprio vero, quello che diceva il professor Giuseppe Caiati, indimenticabile e indimenticato professore di latino e greco del liceo: la cultura è quello che rimane dopo che si è cancellato tutto…  E la frase di Kundera mi viene incontro dalla quarta di copertina di un Millelire di Stampalternativa, I dispiaceri della carne, un libricino di parole e pensieri di Plutarco che dall’antichità ci fa giungere le sue riflessioni su questo “fallimento”… Qui si aprono pagine sulla violenza insita in un’alimentazione basata sulla carne, e da cui tanto di questo fallimento deriva…Tornando ai cuccioli e ai bambini sotto i bombardamenti…  ecco… due delle tante “cose” per un verso o per l’altro alla mercé degli uomini… e l’elenco sarebbe davvero lungo…  

    Rush Hour…

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    Un invito, al cinema, per “ADHD -Rush Hour” di Stella Savino, da qualche giorno nelle nostre sale cinematografiche. Un bel film- documentario- inchiesta sulla “sindrome del deficit d’attenzione e iperattività”… che è questione molto delicata che da tempo fa discutere e divide. Quando poco più di un anno fa ho conosciuto l’autrice, anche se per quel poco che si può conoscere con chiacchierata per telefono e intervista che ne è seguita ( per la rubrica che curavo su Radio Uno), mi è molto piaciuta la passione che traspariva dal suo tono, pur nella chiarezza e il rigore del suo racconto. E la passione per un lavoro che ha saputo mantenere costantemente rigore e chiarezza è quello che, vedendo il film finalmente approdato nelle sale, ho ritrovato. E non è facile tenere in piedi senza cadute un’ora e mezza di interviste e racconti e volti intrecciati insieme… toccando un argomento così controverso e delicato come quello del trattamento psicofarmacologico dei bambini, perché è con l’uso di  psicofamaci che prevalentemente viene curato, sapete, chi viene riconosciuto “affetto” da questa sindrome. Stella Savino, documentarista, non è la prima volta che affronta temi scivolosi e complessi… (…)

    Ricordate il massacro di San Sebastiano?

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    Questa riva ahimé s’affolla di troppe prigioni. Ma oggi leggo della sentenza di Strasburgo che ancora condanna l’Italia, per il massacro di San Sebastiano. Chi se ne ricorda? A me aveva già rinfrescato la memoria il libro di Mario Trudu…

    “A dirigere l’operazione c’erano la Direttrice, il comandante delle guardie Tommasi e il Direttore del provveditorato della Sardegna Dalla Vecchia, e per come hanno diretto l’operazione di comune accordo lascio a voi giudicare. Ammassarono quei poveracci nelle stanze adibite a perquisizioni, nelle stanze dei colloqui, li fecero denudare, li ammanettarono e per due ore buone li pestarono a sangue e li costrinsero a subire umiliazioni di ogni tipo. Dopo che avevano terminato la loro “buona azione”, dei detenuti passati sotto le loro mani chi aveva un braccio rotto, chi le costole e chi il setto nasale, tutti irriconoscibili pesti e lividi. Infine questi “signori” entrarono nelle celle e sfasciarono tutto: armadietti, tavolini, sgabelli, vestiti e le foto dei loro cari. Alla fine presero dei sacchi di plastica neri, quelli per l’immondizia, praticarono un foro sul fondo e li infilarono ai detenuti a mo’ di vestiti e li caricarono sui blindati trasferendoli in altre carceri dell’isola. Le direzioni di queste carceri non denunciarono le condizioni in cui arrivarono i detenuti, anzi, i medici compilarono i moduli di ingresso in modo scrupoloso, specificando l’ottima salute di cui godevano…. (…)

    La caffettiera…

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    Nel numero di maggio della rivista “Una città”, questo bell’intervento di Matteo Guidi, a proposito di carcere e carcerazioni, dalle prigioni alla Palestina, passando per le nostre prigioni quotidiane… buona lettura

    Matteo Guidi, artista visivo con una formazione in comunicazione visiva ed etno-antropologia, conduce ricerca in contesti complessi con particolare interesse ai fenomeni di forte esclusione sociale e ai contesti caratterizzati da alti livelli di controllo sulla persona. Ha pubblicato Cucinare in massima sicurezza, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, Viterbo, 2013.

    Nel tuo lavoro di ricerca privilegi l’attenzione alle persone che vivono in situazioni di forte controllo…. L’idea di osservare chi vive in condizione di forte controllo è solo un pretesto per vedere ciò che accade in termini più generali nella nostra vita quotidiana. Le carceri sono un esempio di forte controllo della persona e sulla persona, così come per me è stata l’esperienza in Palestina, dove le persone sono fortemente limitate nelle loro pratiche quotidiane. Ma anche le dinamiche familiari possono controllare fortemente le persone. In situazioni come il carcere o un regime militare queste situazioni sono esasperate, ma in realtà ci sono tante misure intermedie dove, senza che ce ne rendiamo conto, questo avviene. Che dire degli aeroporti? Sono un altro luogo in cui le persone sono fortemente controllate; un luogo molto più vicino a noi, e nel quale accettiamo questo controllo perché ne va della nostra sicurezza. (…)