Un invito, al cinema, per “ADHD -Rush Hour” di Stella Savino, da qualche giorno nelle nostre sale cinematografiche. Un bel film- documentario- inchiesta sulla “sindrome del deficit d’attenzione e iperattività”… che è questione molto delicata che da tempo fa discutere e divide. Quando poco più di un anno fa ho conosciuto l’autrice, anche se per quel poco che si può conoscere con chiacchierata per telefono e intervista che ne è seguita ( per la rubrica che curavo su Radio Uno), mi è molto piaciuta la passione che traspariva dal suo tono, pur nella chiarezza e il rigore del suo racconto. E la passione per un lavoro che ha saputo mantenere costantemente rigore e chiarezza è quello che, vedendo il film finalmente approdato nelle sale, ho ritrovato. E non è facile tenere in piedi senza cadute un’ora e mezza di interviste e racconti e volti intrecciati insieme… toccando un argomento così controverso e delicato come quello del trattamento psicofarmacologico dei bambini, perché è con l’uso di psicofamaci che prevalentemente viene curato, sapete, chi viene riconosciuto “affetto” da questa sindrome. Stella Savino, documentarista, non è la prima volta che affronta temi scivolosi e complessi… (…)
Rush Hour…
Ricordate il massacro di San Sebastiano?
Questa riva ahimé s’affolla di troppe prigioni. Ma oggi leggo della sentenza di Strasburgo che ancora condanna l’Italia, per il massacro di San Sebastiano. Chi se ne ricorda? A me aveva già rinfrescato la memoria il libro di Mario Trudu…
“A dirigere l’operazione c’erano la Direttrice, il comandante delle guardie Tommasi e il Direttore del provveditorato della Sardegna Dalla Vecchia, e per come hanno diretto l’operazione di comune accordo lascio a voi giudicare. Ammassarono quei poveracci nelle stanze adibite a perquisizioni, nelle stanze dei colloqui, li fecero denudare, li ammanettarono e per due ore buone li pestarono a sangue e li costrinsero a subire umiliazioni di ogni tipo. Dopo che avevano terminato la loro “buona azione”, dei detenuti passati sotto le loro mani chi aveva un braccio rotto, chi le costole e chi il setto nasale, tutti irriconoscibili pesti e lividi. Infine questi “signori” entrarono nelle celle e sfasciarono tutto: armadietti, tavolini, sgabelli, vestiti e le foto dei loro cari. Alla fine presero dei sacchi di plastica neri, quelli per l’immondizia, praticarono un foro sul fondo e li infilarono ai detenuti a mo’ di vestiti e li caricarono sui blindati trasferendoli in altre carceri dell’isola. Le direzioni di queste carceri non denunciarono le condizioni in cui arrivarono i detenuti, anzi, i medici compilarono i moduli di ingresso in modo scrupoloso, specificando l’ottima salute di cui godevano…. (…)
La caffettiera…
Nel numero di maggio della rivista “Una città”, questo bell’intervento di Matteo Guidi, a proposito di carcere e carcerazioni, dalle prigioni alla Palestina, passando per le nostre prigioni quotidiane… buona lettura
Matteo Guidi, artista visivo con una formazione in comunicazione visiva ed etno-antropologia, conduce ricerca in contesti complessi con particolare interesse ai fenomeni di forte esclusione sociale e ai contesti caratterizzati da alti livelli di controllo sulla persona. Ha pubblicato Cucinare in massima sicurezza, Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, Viterbo, 2013.
Nel tuo lavoro di ricerca privilegi l’attenzione alle persone che vivono in situazioni di forte controllo…. L’idea di osservare chi vive in condizione di forte controllo è solo un pretesto per vedere ciò che accade in termini più generali nella nostra vita quotidiana. Le carceri sono un esempio di forte controllo della persona e sulla persona, così come per me è stata l’esperienza in Palestina, dove le persone sono fortemente limitate nelle loro pratiche quotidiane. Ma anche le dinamiche familiari possono controllare fortemente le persone. In situazioni come il carcere o un regime militare queste situazioni sono esasperate, ma in realtà ci sono tante misure intermedie dove, senza che ce ne rendiamo conto, questo avviene. Che dire degli aeroporti? Sono un altro luogo in cui le persone sono fortemente controllate; un luogo molto più vicino a noi, e nel quale accettiamo questo controllo perché ne va della nostra sicurezza. (…)
Viaggio a San Gimignano, il ritorno…
Ah, altra breve, piccola notarella… pensando a percorsi, a prigioni altre… Rientrando, così come all’andata, con mezzi pubblici, e avendo scelto gli autobus, perché almeno una linea diretta e relativamente veloce Roma- Poggibonzi c’è… Preso alle 12,30 il tassì da Ranza a San Gimignano, e poi l’autobus da San Gimgnano a Poggibonzi. Poggibonzi, appunto… dove passa l’autobus della compagnia scelta. Con un po’ d’anticipo, per stare tranquilli. Così ho il tempo per un pranzetto, poi una sosta a un bar… dove ci sono alcune donne che ciarlano fra loro. Si capisce subito che sono dell’est, e a poco a poco praticamente tutti i tavolini del bar sulla piazzetta si affollano. Giovani, meno giovani, tutte come a godersi gli incontri per la pausa… in attesa della sera che verrà… a scambiarsi racconti in una lingua mista di italiano ed echi dell’oriente a noi più vicino. Ben vestite, come quando si va per un thè in visita alle amiche. Simpatiche e garbate, anche quanto allontanano un ragazzo nero venuto a vendere la sua mercanzia… e la ragazza nera che si affaccia dietro di lui neanche si avvicina. Insomma incroci di razze, e chi è un gradino più avanti.. e chi ha ancora tanta tanta strada da fare… e che stia fuori dal mio recinto…(…)
Viaggio a San Gimignano, 2
se allungare il mio braccio potessi / di sessanta metri, ti tocco. / Gli occhi mi ridono in un pianto / è troppo forte la luce ch’emani, / alle narici mi arrivano gli odori / che cuore e cervello mi infiammano, / e quanti doni mi porti all’udito / il vento… o bosco, che fra le tue fronde / si culla e ti canta qualcosa, / ti sussurra pian piano all’orecchio / fai finta di niente, ma guarda / quel vecchio che sta alla finestra / che soffre, ma ti guarda estasiato…
il canto di Mario, dunque… tre pagine fitte fitte di gioia inattesa e della tristezza di sempre, e sembra, questa gioia improvvisa, dono che possa all’improvviso essergli rubata via… per questo forse mi legge le parole a voce bassa bassa. Per paura, ho pensato, che qualcuno ascoltando provveda… Da quella cella, e da quella finestra, dopo qualche giorno, mi dice, è stato spostato, e gli alberi ora sono un po’ più lontani… ma ancora li vede, e li ascolta… e ancora “… sento le rane alla sera gracidare, / e i grilli che fino al mattino / accompagnano i miei sogni turbati…” . Vi leggerò, se volete, più in là, l’intero canto che, anticipo, rimanda alla fine a citazioni dall’Iliade. Perché Mario Trudu ( non lo avevo ancora detto?) a suo tempo ha letto l’intero poema e ne ha fatto una registrazione, con la sua voce, in lingua sarda, naturalmente… Ma venendo all’oggi. E’ indescrivibile la gioia punteggiata di poche parole, con la quale l’ho visto sfogliare le prime bozze del suo libro… (…)
Viaggio a San Gimignano
Andando. Da Roma fino a San Gimignano, per andare a trovare Mario Trudu, che nel carcere di San Gimignano è stato trasferito… No, non a Nuoro dove aveva chiesto e sperava, per avvicinarsi dopo 34 anni alla famiglia, ma questa è un’altra storia. Dunque, andando da lui per la revisione ultima delle bozze del suo “Totu sa beridade”… a Ranza, per essere precisi, che è località a un pugno di chilometri dal bellissimo borgo di San Gimignano. Per la verità il nostro Mario si era affannato a fermarmi. Tre lettere in sequenza, a distanza di pochi giorni, mi aveva mandato, per dirmi che tutto bene e che per favore mi levassi dalla testa l’idea di arrivare fin lì, che è cosa davvero complicata, specie per chi non voglia o non possa arrivarci in automobile…. per la verità me l’avevano detto anche altri, che poi non c’è mezzo pubblico che percorra i sei chilometri che vanno dal borgo a Ranza… ed è questa, complicazione in più per i parenti di chi lì è detenuto…
Comunque in qualche modo fino a San Gimignano ci sono arrivata, e il paesaggio è sempre una gioia che di tutto ripaga… Ma poi al carcere bisogna pur arrivare. E prima di arrendersi all’idea del tassì, così, per principio, ho iniziato a chiedere a destra e manca, perché se alla Pro loco mi avevano detto che una navetta la mattina c’era, quando sono andata in cerca dei biglietti ho incontrato solo sguardi interrogativi… (…)
Totu sa beridadi…
Ancora una poesia… questa volta dall’autobiografia di Mario Trudu, quasi pronta per essere pubblicata da Strade Bianche di Stampa Alternativa… Mario Trudu, due condanne per sequestro di persona, del primo si dichiara innocente. Ma, come racconta, ritiene che vittima non siano soltanto i sequestrati. Ma anche chi, da trentatré anni in carcere senza alcuna prospettiva di uscirne vivo, più che scontare una pena, sembra subire una vendetta. “Totu sa beridadi”, tutta la verità… termina con questi versi.
Custu est cantu de mellus apu pothiu / pensari e iscriri de sa vida mia / sa beridadi est cantu narriri apu ‘offiu / totu sa beridadi cussa sola ebia / / Si o si n’ant ca in terra b’at justithia / fradis, creemi no esistit innodue / non cretais, a cussa ‘oxe de malithia / aihh! Justithia, ‘oxe a su ‘entu fue fue
La traduzione? Domani…
pensiero di primo mattino
Pensiero di , quasi, primo mattino… da portarsi dentro fino a sera. Con questa poesia di Kavafis… Per quanto sta in te…
E se non puoi la vita che desideri /cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla / nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro/ in balia del quotidiano / gioco balordo degli incontri/ e degli inviti/ sino a farne una stucchevole estranea.
Quasi un racconto di Natale…
Su questa riva, affollata di prigioni, la lettera di Giovanni Farina, dalla rubrica “lettere ostative” della rivista “Una città” , nel numero di marzo. Leggete, sembra quasi un racconto di Natale, tenetelo da parte, per rileggerlo, magari l’anno prossimo, sotto l’albero… per ora, buon giugno a tutti…
“Sono Farina Giovanni, attualmente in detenzione nell’Istituto di Pena di Catanzaro. Sono un ergastolano “ostativo”, mi trovo in detenzione dal 1975.
Non è vero che in Italia tutti gli uomini sono trattati con uguaglianza come dice la Costituzione. Ci sono persone di serie B e ci sono persone di serie A, anche per la giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti. Quando ero ragazzo mio padre aveva un aiuto pastore che lo aiutava a custodire gli animali che avevamo nell’ovile. Si chiamava Giovanni de Luca, era originario della Calabria, del crotonese. Negli anni che passò a casa mia vengo a sapere qualche cosa della sua vita: era stato in galera e l’avevano condannato all’ergastolo per un omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente. Mentre stava scontando la condanna a vita in galera, scoppia la seconda guerra mondiale, lo Stato italiano divulga nella prigioni una circolare con la promessa che chi dei prigionieri fosse andato in guerra volontario e fosse sopravvissuto, avrebbe avuto la grazia sulla pena che stava scontando, qualsiasi fosse la condanna. Giovanni de Luca andò in guerra (…)
Piccola anticipazione…
Piccola anticipazione… di uno dei disegni che compariranno nell’autobiografia di Mario Trudu… , che è autore anche dei disegni…. guardate un pò… in cella d’isolamento all’inizio del suo “percorso carcerario”… i capelli lunghi lunghissimi, perché vietato avere qualcosa con cui tagliarli… il resto parla da sé…