Ah, altra breve, piccola notarella… pensando a percorsi, a prigioni altre… Rientrando, così come all’andata, con mezzi pubblici, e avendo scelto gli autobus, perché almeno una linea diretta e relativamente veloce Roma- Poggibonzi c’è… Preso alle 12,30 il tassì da Ranza a San Gimignano, e poi l’autobus da San Gimgnano a Poggibonzi. Poggibonzi, appunto… dove passa l’autobus della compagnia scelta. Con un po’ d’anticipo, per stare tranquilli. Così ho il tempo per un pranzetto, poi una sosta a un bar… dove ci sono alcune donne che ciarlano fra loro. Si capisce subito che sono dell’est, e a poco a poco praticamente tutti i tavolini del bar sulla piazzetta si affollano. Giovani, meno giovani, tutte come a godersi gli incontri per la pausa… in attesa della sera che verrà… a scambiarsi racconti in una lingua mista di italiano ed echi dell’oriente a noi più vicino. Ben vestite, come quando si va per un thè in visita alle amiche. Simpatiche e garbate, anche quanto allontanano un ragazzo nero venuto a vendere la sua mercanzia… e la ragazza nera che si affaccia dietro di lui neanche si avvicina. Insomma incroci di razze, e chi è un gradino più avanti.. e chi ha ancora tanta tanta strada da fare… e che stia fuori dal mio recinto…(…)
Viaggio a San Gimignano, 2
se allungare il mio braccio potessi / di sessanta metri, ti tocco. / Gli occhi mi ridono in un pianto / è troppo forte la luce ch’emani, / alle narici mi arrivano gli odori / che cuore e cervello mi infiammano, / e quanti doni mi porti all’udito / il vento… o bosco, che fra le tue fronde / si culla e ti canta qualcosa, / ti sussurra pian piano all’orecchio / fai finta di niente, ma guarda / quel vecchio che sta alla finestra / che soffre, ma ti guarda estasiato…
il canto di Mario, dunque… tre pagine fitte fitte di gioia inattesa e della tristezza di sempre, e sembra, questa gioia improvvisa, dono che possa all’improvviso essergli rubata via… per questo forse mi legge le parole a voce bassa bassa. Per paura, ho pensato, che qualcuno ascoltando provveda… Da quella cella, e da quella finestra, dopo qualche giorno, mi dice, è stato spostato, e gli alberi ora sono un po’ più lontani… ma ancora li vede, e li ascolta… e ancora “… sento le rane alla sera gracidare, / e i grilli che fino al mattino / accompagnano i miei sogni turbati…” . Vi leggerò, se volete, più in là, l’intero canto che, anticipo, rimanda alla fine a citazioni dall’Iliade. Perché Mario Trudu ( non lo avevo ancora detto?) a suo tempo ha letto l’intero poema e ne ha fatto una registrazione, con la sua voce, in lingua sarda, naturalmente… Ma venendo all’oggi. E’ indescrivibile la gioia punteggiata di poche parole, con la quale l’ho visto sfogliare le prime bozze del suo libro… (…)
Viaggio a San Gimignano
Andando. Da Roma fino a San Gimignano, per andare a trovare Mario Trudu, che nel carcere di San Gimignano è stato trasferito… No, non a Nuoro dove aveva chiesto e sperava, per avvicinarsi dopo 34 anni alla famiglia, ma questa è un’altra storia. Dunque, andando da lui per la revisione ultima delle bozze del suo “Totu sa beridade”… a Ranza, per essere precisi, che è località a un pugno di chilometri dal bellissimo borgo di San Gimignano. Per la verità il nostro Mario si era affannato a fermarmi. Tre lettere in sequenza, a distanza di pochi giorni, mi aveva mandato, per dirmi che tutto bene e che per favore mi levassi dalla testa l’idea di arrivare fin lì, che è cosa davvero complicata, specie per chi non voglia o non possa arrivarci in automobile…. per la verità me l’avevano detto anche altri, che poi non c’è mezzo pubblico che percorra i sei chilometri che vanno dal borgo a Ranza… ed è questa, complicazione in più per i parenti di chi lì è detenuto…
Comunque in qualche modo fino a San Gimignano ci sono arrivata, e il paesaggio è sempre una gioia che di tutto ripaga… Ma poi al carcere bisogna pur arrivare. E prima di arrendersi all’idea del tassì, così, per principio, ho iniziato a chiedere a destra e manca, perché se alla Pro loco mi avevano detto che una navetta la mattina c’era, quando sono andata in cerca dei biglietti ho incontrato solo sguardi interrogativi… (…)
Totu sa beridadi…
Ancora una poesia… questa volta dall’autobiografia di Mario Trudu, quasi pronta per essere pubblicata da Strade Bianche di Stampa Alternativa… Mario Trudu, due condanne per sequestro di persona, del primo si dichiara innocente. Ma, come racconta, ritiene che vittima non siano soltanto i sequestrati. Ma anche chi, da trentatré anni in carcere senza alcuna prospettiva di uscirne vivo, più che scontare una pena, sembra subire una vendetta. “Totu sa beridadi”, tutta la verità… termina con questi versi.
Custu est cantu de mellus apu pothiu / pensari e iscriri de sa vida mia / sa beridadi est cantu narriri apu ‘offiu / totu sa beridadi cussa sola ebia / / Si o si n’ant ca in terra b’at justithia / fradis, creemi no esistit innodue / non cretais, a cussa ‘oxe de malithia / aihh! Justithia, ‘oxe a su ‘entu fue fue
La traduzione? Domani…
pensiero di primo mattino
Pensiero di , quasi, primo mattino… da portarsi dentro fino a sera. Con questa poesia di Kavafis… Per quanto sta in te…
E se non puoi la vita che desideri /cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla / nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro/ in balia del quotidiano / gioco balordo degli incontri/ e degli inviti/ sino a farne una stucchevole estranea.
Quasi un racconto di Natale…
Su questa riva, affollata di prigioni, la lettera di Giovanni Farina, dalla rubrica “lettere ostative” della rivista “Una città” , nel numero di marzo. Leggete, sembra quasi un racconto di Natale, tenetelo da parte, per rileggerlo, magari l’anno prossimo, sotto l’albero… per ora, buon giugno a tutti…
“Sono Farina Giovanni, attualmente in detenzione nell’Istituto di Pena di Catanzaro. Sono un ergastolano “ostativo”, mi trovo in detenzione dal 1975.
Non è vero che in Italia tutti gli uomini sono trattati con uguaglianza come dice la Costituzione. Ci sono persone di serie B e ci sono persone di serie A, anche per la giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti. Quando ero ragazzo mio padre aveva un aiuto pastore che lo aiutava a custodire gli animali che avevamo nell’ovile. Si chiamava Giovanni de Luca, era originario della Calabria, del crotonese. Negli anni che passò a casa mia vengo a sapere qualche cosa della sua vita: era stato in galera e l’avevano condannato all’ergastolo per un omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente. Mentre stava scontando la condanna a vita in galera, scoppia la seconda guerra mondiale, lo Stato italiano divulga nella prigioni una circolare con la promessa che chi dei prigionieri fosse andato in guerra volontario e fosse sopravvissuto, avrebbe avuto la grazia sulla pena che stava scontando, qualsiasi fosse la condanna. Giovanni de Luca andò in guerra (…)
Piccola anticipazione…
Piccola anticipazione… di uno dei disegni che compariranno nell’autobiografia di Mario Trudu… , che è autore anche dei disegni…. guardate un pò… in cella d’isolamento all’inizio del suo “percorso carcerario”… i capelli lunghi lunghissimi, perché vietato avere qualcosa con cui tagliarli… il resto parla da sé…
croste formaggi e prigioni…
Bislacco pensiero di domenica mattina… L’avevo già notata altra volta. Quella strana scritta sull’involucro di plastica di un pezzo di formaggio. Sì, di quelli che compri ahimé al supermercato già tagliato in spicchi… Sotto la specifica, latte, caglio, sale, temeperatura alla quale si raccomanda conservare, e una riga sopra la data di scadenza, questa frasetta: crosta non edibile. E ieri stavo giusto pensando di comprare un pezzettino di formaggio ( ancora per poco, giuro, prima di passare al vegano puro…) che mi ricade l’occhio su quell’avvertenza, scritta piccolo piccolo: crosta non edibile… La volta precedente c’era stato un piccolo dibattito a tavola sul significato all’inizio piuttosto oscuro di quell’edibile. Finché, un rigurgito di latino… ma già, edo, in latino mangiare. Non edibile… non mangiabile, dunque. Svelato l’arcano ti assalgono dubbi atroci: e di cosa sarà mai fatta questa crosta? Acido? Veleno? Colla? A parte la nostalgia del nonno che dai suoi bei pezzi di formaggio appena appena grattava un piccolo nulla dalla crosta con la lama di un coltello, e così insegnava che andava fatto… Il bislacco pensiero di questa mattina riguarda le parole e i significati… quelli furbescamente camuffati … perché nessuno se ne accorga… come si fa con le persone che non ci piacciono e che pensiamo pericolose…, e nascondiamo ben bene nelle prigioni… Prigioni di significati, per nasconderne l’onta. Troppo pericoloso liberarare certi significati… Immaginate la reazione davanti a una crosta sfacciatamente non commestibile. Magari qualcuno si interroga sulla materia e sulle materie, come è successo a me, che a quel pezzo di formaggio non mi sono più accostata, e mi guarderò bene dal farlo in futuro…
Ad alta voce…
Un invito… a tornare un attimo sulle iniziative di Cascina Macondo… per imparare a tessere parole, e non solo, di qua e di là dalle mura del carcere. Come sta accadendo con il progetto Parol che, racconta Pietro Tartamella, lentamente prende sempre più forma. E partono così “Good Morning Poesia” e dei “Racconti d’Oltremura“. “Per i Racconti d’Oltremura, spiega Tartamella, non abbiamo avuto purtroppo l’autorizzazione ad aprirli anche al pubblico esterno. In effetti avrebbe comportato un carico eccessivo di lavoro e di attenzione da parte degli agenti penitenziari. I detenuti sono comunque entusiasti e non vedono l’ora di iniziare le due attività. Abbiamo preparato le locandine da appendere in diversi luoghi del carcere per avvisare i detenuti di ogni padiglione”. Locandine incollate su più scatole da collocare presso punti strategici del carcere per la raccolta di testi e poesie che i detenuti (ma anche gli agenti penitenziari) vorrebbero far recapitare al gruppo Parol per la lettura ad alta voce.
Vale la pena darvi un’occhiata, a quelle locandine, soprattutto per quel primo rigo: “All’attenzione dei cittadini detenuti”… per quella cittadinanza piena che viene così restituita, a persone alle quali troppo spesso vogliamo negarla. All’attenzione dei cittadini detenuti: potenza della parola pronunciata che, rimbalzando cone un’eco, restituisce comunanze… (…)
A proposito di Mario Trudu…
Un aggiornamento, a proposito di Mario Trudu… in carcere dal 1979, gli ultimi dieci anni a Spoleto, che da tempo chiede un avvicinamento all famiglia in Sardegna… ne abbiamo parlato… abbiamo parlato soprattutto della strana risposta avuta dal Ministero, e cioè che il viaggio per andare in Sardegna, nel caso, se lo sarebbe dovuto pagare… risposta di cui non abbiamo testo scritto, ma siamo sicuri che Mario è persona che sa quel che dice ( e quel che legge)… e che comunque nessuno ha ufficialmente smentito…. Mario Trudu, dunque… sappiamo oggi che è stato trasferito. Ma non in Sardegna, come sperava. Si trova ora nel carcere di San Gimignano. Forse c’era una cella libera? Leggevo giusto nei giorni scorsi di un documento dell’Amministrazione penitenziaria che dice che “deve essere assicurato, nella misura più ampia possibile, l’accoglimento delle istanze di trasferimento dei detenuti”… e “pare congruo fissare un termine di sessanta giorni entro cui fornire una risposta al detenuto, che decorreranno dall’acquisizione da parte dell’Ufficio competente di tutti gli elementi necessari alla decisione”. Allora, pensando a san Gimignano… pensando, chissà, ad una tappa d’avvicinamento… alle insondabili vie della burocrazia… ad altra pagina da aggiungere alla sua biografia…