More
    Home Blog Pagina 95

    A proposito di diritti dell’Uomo…

    0

    “Dopo avere sprigionato tanta intelligenza al servizio della ragione, la viviamo nel dubbio di non essere riusciti a vincere due grandi battaglie: contro la cecità sociale e il mutismo morale”. Dall’introduzione di Sergio Zavoli al libro di Daniele Piccione, “Il pensiero lungo, Franco Basaglia e la Costituzione”, per entrare nel cuore di questo libro, particolarmente prezioso perché chiarisce definitivamente, e con profondità di argomentazioni e molteplicità di “prove a sostegno”, come la legge 180 abbia radici ( e ben radicate) nella Costituzione. Perché, come dice Peppe dell’Acqua, fra l’altro direttore della collana 180 Archivio critico della salute mentale, per le edizioni Alpha Beta Verlag, “la legge 180 e Franco Basaglia hanno semplicemente affermato che ‘i malati di mente’ sono cittadini con pieni diritti costituzionali”. Cosa che per anni e anni si è voluto dimenticare. Nonostante quanto coloro che scrissero la nostra Costituzione avevano ben chiaro.

    Pensiero semplicissimo ed enorme. E’ tutto lì, nella Carta, che ci hanno insegnato essere una delle più belle, e col tempo abbiamo visto quanto, per molti aspetti sia stata, e a tratti lo sia ancora, una delle più inattuate… E proprio alla lotta fra le garanzie costituzionali dei diritti di libertà e i luoghi in cui queste vengono sospese, Basaglia ha fatto riferimento nella sua battaglia per la chiusura di quei luoghi di violazione dei diritti della persona che sono i manicomi.

    Daniele Piccione, oggi è consigliere del Senato, e proprio con una tesi su questioni costituzionali intorno alla legge 180 si era laureato. Le sue riflessioni sulla Costituzione diventano ora un bel regalo per tutti, con questo libro che ci ricorda come, a proposito della legge fondamentale dello Stato italiano, proprio nel suo punto di partenza “si riassume l’idea che è l’Uomo al centro della Costituzione, dell’ordinamento giuridico, della società, della vita dello Stato”. E quanto di questi tempi c’è bisogno di ricordarlo…(…)

    Poesia Haiku, un concorso…

    0

    Ricordate la cascina Macondo? la casa di Anna e Pietro, nati come artisti di strada, e che adesso animano la cascina sul limite della campagna, fra Torino e Asti… che è sede dell’associazione di promozione sociale, da loro fondata, ricchissima di iniziative e di attività, pensate per aiutare a svelare le capacità e la bellezza che è in ognuno, e che avolte rimangono imprigionate dentro… Le attività lì in cascina sono davvero tante, se ne era parlato, ma il cuore di tutto rimane la poesia… e l’invito oggi è a partecipare a questa loro bella iniziativa: Il concorso internazionale di poesia haiku in lingua italiana, quest’anno arrivato alla dodicesima edizione…  

    Per l’iscrizione c’è tempo fino al 31 maggio e tutte le spiegazioni e i termini del concorso sono sul sito www.cascinamacondo.com., dove vale la pena comunque di affacciarsi un attimo. Per scoprire, fra le tante iniziative, che lo spirito, anche affabulatore, degli artisti di strada è sempre lo stesso… Come ben fa intendere il logo di Cascina Macondo: un veliero, che ha le vele di foglie e naviga su un mare di sassi e foglie. Nato dall’immagine di una vecchia copertina di “Cent’anni di solitudine”…  come non ricordare il veliero su un fiume in secca… e i sogni, per ciascuno di noi, nati da lì… Sono state aggiunte delle foglie, mi aveva spiegato Pietro, Pietro Tartamella, e l’idea di un vento lieve che sempre, ancora, spinge a viaggiare, per ritrovare il filo delle parole…

    Con il gioco degli haiku, il ritorno del linguaggio alla sua essenza pura…  

    Ultime dal carcere, dunque…

    0

    Ci sono vicende che si fa davvero fatica a crederci. Tanto che il primo pensiero che viene è che si tratti di uno scherzo, una burla… e questa mi è arrivata ieri sera in busta gialla, messa nero su bianco da Mario Trudu ( giusto per ricordare, ergastolano, di Arzana, in carcere dal 1978, gli ultimi dieci nella casa di reclusione di Spoleto), come un pesce d’aprile giunto un po’ in ritardo, ma con le poste, si sa, bisogna a volte avere pazienza…

    Mario Trudu, dunque, che da molto tempo non vede le sorelle, e i motivi si possono ben immaginare: il costo del viaggio dalla Sardegna al continente, e quello della permanenza nei dintorni del carcere per chi ricco non è, l’età ormai avanzata e la salute che comincia a zoppicare…, da tempo dunque chiede un trasferimento sia pur temporaneo in un carcere sardo per avvicinarsi alla famiglia. Un avvicinamento-colloquio, come si dice. Uno spiraglio sembrava essersi aperto, qualche mese fa, e con pazienza Trudu ha aspettato. La pazienza… per chi è in carcere da 35 anni si pensa sia cosa infinita… Non nascondeva, Mario, l’ultima volta che l’ho incontrato, una tenue contentezza per i segnali buoni che aveva ricevuto. Dopo tanto tempo e tante vane attese.

    E la risposta dal Ministero è arrivata, dicendo, in poche parole, che Mario Trudu sarebbe potuto andare in un carcere in Sardegna, “pagandosi il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”. 

    Avete letto bene: il permesso può essere concesso, ma il Ministero lo affianca alla richiesta di una sorta di “concorso in spese”, anzi di più, della copertura totale delle spese. Questo nel documento arrivato da Roma a Spoleto e che è stato fatto leggere a Trudu. Cifre non ne vengono specificate, ma facendo un po’ di calcoli qualcuno sussurra una cifra che presumibilmente può arrivare, fra andate e ritorni, a circa 10.000 euro.

     (…)

    Ultime dal carcere

    0

     Segnaliamo una notizia che ci arriva dal carcere di Spoleto, di evidente gravità.

    La subordinazione della concessione di un avvicinamento-colloquio alla copertura da parte del  detenuto del pagamento delle spese di viaggio, scorta e annessi compresi.

    È la risposta che il Ministero avrebbe dato a Mario Trudu, ergastolano, al 35esimo anno di carcerazione, che chiede un avvicinamento sia pur temporaneo alla famiglia, in Sardegna. Da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.

    È la prima volta che ci giunge notizia di una simile richiesta. Ci chiediamo se esiste, e da quando, una disposizione del Ministero che subordini i trasferimenti alla copertura della spesa da parte del detenuto, o se quanto meno leghi questa richiesta al superamento di un tetto di costo. Cosa che, oltre che violazione di un diritto, visto che null’altro osterebbe al trasferimento, comunque sembra essere fortemente discriminatoria.

    segue riflessione…

     

     

    Rieducazione?

    0

    Dal Carcere di Opera, una lettera di Alfredo Sole. La pubblica in questo numero la rivista “Una città”. Nella rubrica “Lettere ostative”.  Invito a leggere, si impara sempre qualcosa…

    “Qual è la funzione del carcere? Punitiva, logicamente, ma non è solo questa. Se lo fosse si rischierebbe che il detenuto, dopo aver scontato il suo reato, tornerebbe in libertà con una volontà delinquenziale rinforzata e con un odio che scaricherebbe sulla società. Il carcere ha una duplice funzione. Da una parte afflittiva, che tuttavia non deve mai sconfinare nella disumanità. Dall’altra parte ha la funzione di rieducare il detenuto. Sentiamo spesso questa parola: rieducare. Ma come funziona? Non ci si può di certo aspettare un trattamento fantascientifico di lavaggio del cervello, né un’equipe di esperti conoscitori della mente umana e detentori della assoluta certezza del confine fra bene e male, tale da poterla trasferire al detenuto e renderlo un saggio asceta. Allora, come funziona? Sinceramente è un mistero anche per me che in carcere ci vivo da 23 anni. (…)

    Vagabondi…

    0

    pensiero vagulo di domenica mattina… ma come ho fatto a vivere fino ad oggi senza averlo letto? Trattasi de “Il vagabondo delle stelle”, straordinario libro di Jack London. In sintesi il diario di una persona rinchiusa nel carcere di San Quentin, in attesa di essere impiccato, e nel frattempo sottoposto a una terribile tortura, perché confessi cosa di cui in realtà non sa nulla. Ebbene Darrel Standing, nonostante sia sottoposto a tortura per un tempo al quale nessuno è sopravvissuto, con feroce autodisciplina riesce a superare le barriere dello spazio e del tempo. E ad attraversare, per raccontarcele, tutte le sue vite passate. E mi sono sembrate, queste, pagine di un inno all’animo dell’uomo, alla sua forza, alla sua storia, anche terribile, mentre attraversa la terra. Ma c’è anche un confronto, che pure percorre tutto il libro, ad ogni risveglio di Standing dalla piccola morte, con la brutalità del suo aguzzino, che è un corpo a corpo con la ferocia di un sistema mostruoso che nessuna umanità riconosce e nulla di umano ha. Il racconto è ambientato nel 1913, si ispira a vicende vere… E leggendo leggendo ci si accorge, per chi qualcosa del carcere voglia sapere, come nulla nella sostanza sia cambiato… Invito assolutamente a leggere, per rispondersi a domande sull’uomo, o  magari a farsene di nuove… buona domenica a tutti

    razzismi…

    0

    Questo cartello è apparso sulla porta di una panetteria romana. Fa venire i brividi… Lo denuncia l’associazione 21 luglio che dei diritti dei rom si occupa… e che, per chi lo avesse dimenticato, ci regala le foto di altri cartelli.

    Ancora in ansia per Collins

    0

    Ricordate la storia di Collins Osaro Igbinoba? Finito nel Centro di identificazione e di espulsione di Bari dopo aver scontato più di quattro anni di carcere, e dal Cie tirato fuori grazie all’impegno di Salvatore Bandinu, lo scrittore sardo che nel carcere di Isili  l’aveva conosciuto, e insieme avevano raccontato  la sua storia… il progetto letterario “La cella di Gaudì”…  Oggi Collins è in cerca di lavoro. Urgentemente. Deve mantenere una madre, una moglie e una figlia di 9 anni, in Africa, mentre in Nigeria non può tornare perché lì la sua vita è a rischio, perché cristiano, in un momento in cui ci sono scontri tra musulmani e cristiani. E intanto aspetta che il giudice stabilisca se può o no rimanere in Italia.

    La storia di Collins. Vale la pena di ripercorrerla, per non dimenticare gli ordinari incubi in cui può volgere una vita… Era arrivato in volo in Italia dalla Nigeria, era il  2009, con un contratto di lavoro, comprato, come badante, ma con un permesso di soggiorno di due anni… alla fine si è ritrovato a chiedere l’elemosina. Finché per aiutare la famiglia lasciata in Nigeria aveva accettato di trasportare droga su un treno da Monaco a Verona. Una piccola quantità di stupefacenti, quanto basta per essere subito arrestato… Finisce nella colonia penale di Isili, dove ha impiegato il tempo studiando, ha ora la licenza media, e lavorando nella cura del bestiame. Per la cronaca, si occupava di 100 maialini… Più di quattro anni di prigione…  Pagato il debito con la giustizia, arriva il decreto d’espulsione, e viene rinchiuso nel Cie. Le nostre prigioni quotidiane…

    Pepe

    0

    Un invito, il 21 marzo, a Roma, al Teatro Argot Studio, nell’ambito della XX edizione de La scena sensibile… per vedere Pepe, spettacolo scritto e interpretato da Laura Riccioli. Un lavoro che nasce dagli incontri avvenuti durante sei anni di insegnamento di teatro e pittura nel carcere di Civitavecchia. Dove le due donne, che questo monologo racconta, si incontrano. “Una è una detenuta. L’altra è un’insegnante di pittura e teatro”, spiega Laura Riccioli. “Il pretesto di quest’incontro è l’arte. Il mezzo è il dialogo. Dialogo col carcere, con sé stesse, con il fuori, l’una con l’altra. Questo dialogo qui, in teatro, si farà monologo.  Il monologo di Espedita Pepe, la detenuta, durante una lezione di pittura del tutto insolita in cui esplode la vitalità di una donna che “chiusa non ci sa proprio stare” e irrompe nell’intimità della professoressa  coinvolgendola in un vortice di provocazioni, ironia, cinismo, incanto e, inaspettatamente, di quell’arte dell’allegria con cui spesso si difende chi sa sopravvivere a tutto e a tutti, risorsa inattaccabile, che tutto e tutti seppellisce”. (…)

    un pensiero, per questo 8 marzo…

    0

    Un pensiero, per questo 8 marzo… con la parete sfondata di questa gabbietta… leggendo di una fiaba zigana… la storia di uno Zingaro, disperato perché non riesce a vendere le sue gabbiette… bellissime, ma che nessuno compra perché da esse ogni uccello poteva tornare facilmente in libertà…  perchè…”Non potevo certo fare una prigione per gli uccelli, delle gabbie senza via d’uscita!” … Finché compare un vecchio dalla barba grigia che regala allo Zingaro un gabbia con un meraviglioso uccellino con la testolina rossa, le zampine bianche e le alucce nere… un uccellino magico, naturalmente, di quelli che sanno esaudire i desideri…  ma Zingaro e uccellino finiscono nella prigione di un avido principe… la storia si complica, ma per farla breve … infine ricompare, a liberarli, il vecchio dalla barba grigia… che si scopre essere il protettore dei nomadi, protettore del volo degli uccelli e dei vagabondaggi degli Zingari…  ah, se il mondo fosse più Zingaro… buon 8 marzo a tutti..