“Di fuori, il palazzo della Mammadraga era bellissimo; dentro però una spelonca, con le pareti e le volte tutte affumicate, e un puzzo di carne bruciacchiata che ammorbava…”. Prendendo a prestito l’immagine attraente e pure subito paurosa di un racconto di Luigi Capuana, Antonella Lia ci introduce ad “Abitare la menzogna”, con una fiaba. Di quelle che conducono lungo i sentieri anche bui della vita, e che della vita svelano tranelli e mostruosità, indicando così la via per affrontarli… Purché si cerchi di imparare a guardarli bene in faccia, e non costruire la montagna di bugie sotto le quali sotterrare le cose brutte, le cose dolorose, i ricordi che sanguinano… Questo il patto che viene proposto a chi legge, mettendo subito a fuoco il soggetto intorno al quale l’autrice tesse la sua narrazione, l’infanzia infelice. Il dolore dei bambini, i traumi di cui sono vittime che noi non vogliamo vedere, preferendo accogliere la retorica della famiglia perfetta, che così bene sa nascondere e soffocare paura e rabbia. Scatenando poi patologie e mostruosità.
Antonella Lia, che è sociologa, psicologa, psicoterapeuta, chiarisce subito (…)
… e com’ero buffo quand’ero burattino… Buffo e a volte anche antipatico… ma resistere a Pinocchio è davvero difficile. In un modo o nell’altro, rimane lì, acquattato dentro di noi… con le sue birbonate, gli incanti e gli abissi nei quali pure ci trascina. A questo ho pensato guardando le tavole della mostra di disegni di Francesca Perrotta, dove mi sono affacciata in un pomeriggio indolente, così, per curiosità, o forse per quell’attrazione che sempre esercita tutto quel che affolla i sentieri delle favole… Bhè, deve averla ben combattuta questa lotta con il Pinocchio rimasto dentro di lei, Francesca Perrotta, che a un certo punto ha deciso di “liberarsi dall’antipatia che questo personaggio le aveva suscitato durante l’infanzia” e la cura è stata occuparsene impugnando la matita. E così rileggendo, e ritrovando, e tracciando… è nata questa sorprendente lettura della favola di Pinocchio. Immagini in bianco e nero, che sono buio e luce. E questo Pinocchio che emerge dal buio e sul limite del buio sembra ad ogni istante esserne inghiottito, (…)
Un pensiero, per Freak Antoni, cantante e paroliere degli Skiantos, con la pennellata di un ricordo, che mi manda Daniela Morandini…
Nella pagina delle “lettere ostative” della rivista “Una città” compare questo mese la lettera di Pasquale Zagari, dal carcere di Opera, che è fratello Giuseppe Zagari, che ho incontrato nel carcere di Padova… negli occhi lo strazio per l’ingiustizia subita dal fratello, uno sguardo impossibile da dimenticare … Lo scrito di Pasquale, ecco:
Un invito, giovedì 13, alle 19,30, al numero 90 di piazza Navona. Alla libreria spagnola. Per incontrare i poeti ispanoamericani di Gattomerlino Edizioni.
A proposito di Rom, ecco…il racconto, amaro e lieve, di Lauretta Chiarini.
A proposito di Rom… l’Associazione 21 luglio, che dei diritti dei Rom e Sinti in Italia si occupa, soprattutto attraverso la tutela dei diritti dei bambini, denuncia lo sgombero forzato di 20 famiglie Rom dall’insediamneto informale di via Belmonte Castello, alla periferia Est di Roma. Fra loro 40 i bambini. Dopo aver subito altri sgomberi, vivano lì da circa un anno. Avevano iniziato, racconta l’Associazione, un percorso positivo di inclusione sociale. Che significa anche che una decina quei bambini frequentavano la scuola, che adesso non potranno più frequentare. Come si sgombera un campo Rom lo sappiamo tutti, e questa mattina, nella Roma del “nuovo” sindaco, le cose non
Oggi, giorno della Memoria, ripropongo la lettura di un libro che sembra struggere fin dal titolo. Forse sogno di vivere. E dal sottotitolo. Una bambina rom a Bergen-Belsen. A proposito di rom, e di memorie a volte rimosse… Rievocata, la bambina che è stata, da Cenija Stojka, cinquant’anni dopo. Ritrovando le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che non si posso immaginare. Stupore rimasto intatto, cinquant’anni dopo, e non c’è traccia, nel racconto, di odio. Semplicemente un narrare lucido e ostinato, per chiedersi e chiedere, ancora: come è stato possibile? E testimoniare la volontà di vita. Pagine di una cantatrice, (…)
Questa è una nota molto, molto personale. Su via dei Tigli, dove la strada si allarga in uno spiazzo, ci sono alcune panchine appoggiate al bordo di una bassa siepe… L’avevo notato da tempo, seduto sulla panchina di centro. Un vecchio. Dismesso mi viene da dire. Con una lunga barba grigia, in un cappottone enorme a chiudere il suo enorme corpo. Spesso piuttosto sbrindellato e sporco, e con una scia di puzza un pò intorno. A