Segnaliamo una notizia che ci arriva dal carcere di Spoleto, di evidente gravità.
La subordinazione della concessione di un avvicinamento-colloquio alla copertura da parte del detenuto del pagamento delle spese di viaggio, scorta e annessi compresi.
È la risposta che il Ministero avrebbe dato a Mario Trudu, ergastolano, al 35esimo anno di carcerazione, che chiede un avvicinamento sia pur temporaneo alla famiglia, in Sardegna. Da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.
È la prima volta che ci giunge notizia di una simile richiesta. Ci chiediamo se esiste, e da quando, una disposizione del Ministero che subordini i trasferimenti alla copertura della spesa da parte del detenuto, o se quanto meno leghi questa richiesta al superamento di un tetto di costo. Cosa che, oltre che violazione di un diritto, visto che null’altro osterebbe al trasferimento, comunque sembra essere fortemente discriminatoria.
segue riflessione…
Dal Carcere di Opera, una lettera di Alfredo Sole. La pubblica in questo numero la rivista “Una città”. Nella rubrica “Lettere ostative”. Invito a leggere, si impara sempre qualcosa…
Questo cartello è apparso sulla porta di una panetteria romana. Fa venire i brividi… Lo denuncia l’associazione 21 luglio che dei diritti dei rom si occupa… e che, per chi lo avesse dimenticato, ci regala le foto di altri cartelli.
Ricordate la storia di Collins Osaro Igbinoba? Finito nel Centro di identificazione e di espulsione di Bari dopo aver scontato più di quattro anni di carcere, e dal Cie tirato fuori grazie all’impegno di Salvatore Bandinu, lo scrittore sardo che nel carcere di Isili l’aveva conosciuto, e insieme avevano raccontato
Un invito, il 21 marzo, a Roma, al Teatro Argot Studio, nell’ambito della XX edizione de La scena sensibile… per vedere Pepe, spettacolo
Un pensiero, per questo 8 marzo… con la parete sfondata di questa gabbietta… leggendo di una fiaba zigana… la storia di uno Zingaro, disperato perché non riesce a vendere le sue gabbiette… bellissime, ma che nessuno compra perché da esse ogni uccello poteva tornare facilmente in libertà… perchè…”Non potevo certo fare una prigione per gli uccelli, delle gabbie senza via d’uscita!” … Finché compare un vecchio dalla barba grigia che regala allo Zingaro un gabbia con un meraviglioso uccellino con la testolina rossa, le zampine bianche e le alucce nere… un uccellino magico, naturalmente, di quelli che sanno esaudire i desideri… ma Zingaro e uccellino finiscono nella prigione di un avido principe… la storia si complica, ma per farla breve … infine ricompare, a liberarli, il vecchio dalla barba grigia… che si scopre essere il protettore dei nomadi, protettore del volo degli uccelli e dei vagabondaggi degli Zingari… ah, se il mondo fosse più Zingaro… buon 8 marzo a tutti..
“Di fuori, il palazzo della Mammadraga era bellissimo; dentro però una spelonca, con le pareti e le volte tutte affumicate, e un puzzo di carne bruciacchiata che ammorbava…”. Prendendo a prestito l’immagine attraente e pure subito paurosa di un racconto di Luigi Capuana, Antonella Lia ci introduce ad “Abitare la menzogna”, con una fiaba. Di quelle che conducono lungo i sentieri anche bui della vita, e che della vita svelano tranelli e mostruosità, indicando così la via per affrontarli… Purché si cerchi di imparare a guardarli bene in faccia, e non costruire la montagna di bugie sotto le quali sotterrare le cose brutte, le cose dolorose, i ricordi che sanguinano…
… e com’ero buffo quand’ero burattino… Buffo e a volte anche antipatico… ma resistere a Pinocchio è davvero difficile. In un modo o nell’altro, rimane lì, acquattato dentro di noi… con le sue birbonate, gli incanti e gli abissi nei quali pure ci trascina. A questo ho pensato guardando le tavole della mostra di disegni di Francesca Perrotta, dove mi sono affacciata in un pomeriggio indolente, così, per curiosità, o forse per quell’attrazione che sempre esercita tutto quel che affolla i sentieri delle favole… Bhè, deve averla ben combattuta questa lotta con il Pinocchio rimasto dentro di lei, Francesca Perrotta, che a un certo punto ha deciso di “liberarsi dall’antipatia che questo personaggio le aveva suscitato durante l’infanzia” e la cura è stata occuparsene impugnando la matita. E così rileggendo, e ritrovando, e tracciando… è nata questa sorprendente lettura della favola di Pinocchio. Immagini in bianco e nero, che sono buio e luce. E questo Pinocchio che emerge dal buio e sul limite del buio sembra ad ogni istante esserne inghiottito, (…)