Ritrovando questa foto, di Eyal. Il ricordo di quanto avevo scritto per lui…
“Certo che gli aveva creduto, quella prima sera che lui le aveva detto, vieni con me, ogni notte ti porterò a ballare…. E aveva ballato, quella prima notte, per tutto il tempo del buio, avvinghiata alle note del suo violino.
Certo che lo aveva seguito, la mattina dopo, quando lui le aveva detto, vieni con me, ti porterò, quest’estate a passeggio per il mondo. E in ogni strada, in ogni piazza, era andata con lui.
Restava, appena discosta, gelosa custode della custodia del prezioso violino di lui. Attenta alla gente che si fermava ad ascoltarlo suonare. Gelosa da subito di quel suo uomo, così alto, e forte, e bello, che ogni notte era solo per lei.
Certo, sapeva, gli zingari tessono col canto prigioni. Ma la sua prigione aveva così belli, lunghi capelli…
Certo, adesso, non crediate, non la incanta più. E’ solo per quel suo corpo disfatto, che lui più non vede, se trattiene sulle labbra una smorfia, se ingoia, asciutto, il pianto…”
Ecco, ovunque ritornano, nascoste, prigioni…(mi scuso per la pessima riproduzione, ma è fotocopia di copia )
Non c’entra nulla, forse, con il primo Maggio… Ma è che alla pagina del primo maggio dell’agenda che mi è stata regalata quest’anno da Mario Trudu, Scarceranda ( pensate un pò), leggo una poesia… gli ultimi versi: “… Resto un frutto avvelenato senza misura / le oscene consuetudini / stanno diventando normalità. // Il tempo che mi hanno dato / quello che si sono presi / mi lascia senza scampo. // Tutto questo non è poesia / non è neanche un lamento (ormai) / è solo memoria /memoria, di una vita senza uscita”. L’autore, Emidio Paolucci. Il titolo: Tutto questo non è poesia. Potrebbe essere un canto, da far riecheggiare in piazza San Giovanni, insieme a tutto il resto… Sfogliando l’agenda, noto solo oggi che il disegno alla prima pagina, il profilo di una fortezza che si staglia sul nulla mentre qualcuno saluta di qua dal filo spinato, ha questa firma: Nessuno, 2007. Buon primo maggio a tutti. Con l’augurio di questo volo…
Alcune riflessioni, dopo aver visto il video che per alcuni giorni è comparso sulla pagina di Repubblica on line. Titolo: come si ordina un omicidio. Nelle immagini
La prima volta che l’ho vista, a Caserta per un incontro su carcere e dintorni, mi ha colpito la sua figura minuta, che pure avanzava sulla sua strada a passi decisi. Marianna Adanti,
“Dopo avere sprigionato tanta intelligenza al servizio della ragione, la viviamo nel dubbio di non essere riusciti a vincere due grandi battaglie: contro la cecità sociale e il mutismo morale”. Dall’introduzione di Sergio Zavoli al libro di Daniele Piccione, “Il pensiero lungo, Franco Basaglia e la Costituzione”, per entrare nel cuore di questo libro, particolarmente prezioso perché chiarisce definitivamente, e con profondità di argomentazioni e molteplicità di “prove a sostegno”, come la legge 180 abbia radici ( e ben radicate) nella Costituzione. Perché, come dice Peppe dell’Acqua, fra l’altro direttore della collana 180 Archivio critico della salute mentale, per le edizioni Alpha Beta Verlag, “la legge 180 e Franco Basaglia hanno semplicemente affermato che ‘i malati di mente’ sono cittadini con pieni diritti costituzionali”. Cosa che per anni e anni si è voluto dimenticare. Nonostante quanto coloro che scrissero la nostra Costituzione avevano ben chiaro.
Ricordate la cascina Macondo? la casa di Anna e Pietro, nati come artisti di strada, e che adesso animano la cascina sul limite della campagna, fra Torino e Asti… che è sede dell’associazione di promozione sociale, da loro fondata, ricchissima di iniziative e di attività, pensate per aiutare a svelare le capacità e la bellezza che è in ognuno, e che avolte rimangono imprigionate dentro… Le attività lì in cascina sono davvero tante, se ne era parlato, ma il cuore di tutto rimane la poesia… e l’invito oggi è a partecipare a questa loro bella iniziativa: Il concorso internazionale di poesia haiku in lingua italiana, quest’anno arrivato alla dodicesima edizione…