Questo cartello è apparso sulla porta di una panetteria romana. Fa venire i brividi… Lo denuncia l’associazione 21 luglio che dei diritti dei rom si occupa… e che, per chi lo avesse dimenticato, ci regala le foto di altri cartelli.
razzismi…
Ancora in ansia per Collins
Ricordate la storia di Collins Osaro Igbinoba? Finito nel Centro di identificazione e di espulsione di Bari dopo aver scontato più di quattro anni di carcere, e dal Cie tirato fuori grazie all’impegno di Salvatore Bandinu, lo scrittore sardo che nel carcere di Isili l’aveva conosciuto, e insieme avevano raccontato la sua storia… il progetto letterario “La cella di Gaudì”… Oggi Collins è in cerca di lavoro. Urgentemente. Deve mantenere una madre, una moglie e una figlia di 9 anni, in Africa, mentre in Nigeria non può tornare perché lì la sua vita è a rischio, perché cristiano, in un momento in cui ci sono scontri tra musulmani e cristiani. E intanto aspetta che il giudice stabilisca se può o no rimanere in Italia.
La storia di Collins. Vale la pena di ripercorrerla, per non dimenticare gli ordinari incubi in cui può volgere una vita… Era arrivato in volo in Italia dalla Nigeria, era il 2009, con un contratto di lavoro, comprato, come badante, ma con un permesso di soggiorno di due anni… alla fine si è ritrovato a chiedere l’elemosina. Finché per aiutare la famiglia lasciata in Nigeria aveva accettato di trasportare droga su un treno da Monaco a Verona. Una piccola quantità di stupefacenti, quanto basta per essere subito arrestato… Finisce nella colonia penale di Isili, dove ha impiegato il tempo studiando, ha ora la licenza media, e lavorando nella cura del bestiame. Per la cronaca, si occupava di 100 maialini… Più di quattro anni di prigione… Pagato il debito con la giustizia, arriva il decreto d’espulsione, e viene rinchiuso nel Cie. Le nostre prigioni quotidiane…
Pepe
Un invito, il 21 marzo, a Roma, al Teatro Argot Studio, nell’ambito della XX edizione de La scena sensibile… per vedere Pepe, spettacolo scritto e interpretato da Laura Riccioli. Un lavoro che nasce dagli incontri avvenuti durante sei anni di insegnamento di teatro e pittura nel carcere di Civitavecchia. Dove le due donne, che questo monologo racconta, si incontrano. “Una è una detenuta. L’altra è un’insegnante di pittura e teatro”, spiega Laura Riccioli. “Il pretesto di quest’incontro è l’arte. Il mezzo è il dialogo. Dialogo col carcere, con sé stesse, con il fuori, l’una con l’altra. Questo dialogo qui, in teatro, si farà monologo. Il monologo di Espedita Pepe, la detenuta, durante una lezione di pittura del tutto insolita in cui esplode la vitalità di una donna che “chiusa non ci sa proprio stare” e irrompe nell’intimità della professoressa coinvolgendola in un vortice di provocazioni, ironia, cinismo, incanto e, inaspettatamente, di quell’arte dell’allegria con cui spesso si difende chi sa sopravvivere a tutto e a tutti, risorsa inattaccabile, che tutto e tutti seppellisce”. (…)
un pensiero, per questo 8 marzo…
Un pensiero, per questo 8 marzo… con la parete sfondata di questa gabbietta… leggendo di una fiaba zigana… la storia di uno Zingaro, disperato perché non riesce a vendere le sue gabbiette… bellissime, ma che nessuno compra perché da esse ogni uccello poteva tornare facilmente in libertà… perchè…”Non potevo certo fare una prigione per gli uccelli, delle gabbie senza via d’uscita!” … Finché compare un vecchio dalla barba grigia che regala allo Zingaro un gabbia con un meraviglioso uccellino con la testolina rossa, le zampine bianche e le alucce nere… un uccellino magico, naturalmente, di quelli che sanno esaudire i desideri… ma Zingaro e uccellino finiscono nella prigione di un avido principe… la storia si complica, ma per farla breve … infine ricompare, a liberarli, il vecchio dalla barba grigia… che si scopre essere il protettore dei nomadi, protettore del volo degli uccelli e dei vagabondaggi degli Zingari… ah, se il mondo fosse più Zingaro… buon 8 marzo a tutti..
Abitare la menzogna
“Di fuori, il palazzo della Mammadraga era bellissimo; dentro però una spelonca, con le pareti e le volte tutte affumicate, e un puzzo di carne bruciacchiata che ammorbava…”. Prendendo a prestito l’immagine attraente e pure subito paurosa di un racconto di Luigi Capuana, Antonella Lia ci introduce ad “Abitare la menzogna”, con una fiaba. Di quelle che conducono lungo i sentieri anche bui della vita, e che della vita svelano tranelli e mostruosità, indicando così la via per affrontarli… Purché si cerchi di imparare a guardarli bene in faccia, e non costruire la montagna di bugie sotto le quali sotterrare le cose brutte, le cose dolorose, i ricordi che sanguinano… Questo il patto che viene proposto a chi legge, mettendo subito a fuoco il soggetto intorno al quale l’autrice tesse la sua narrazione, l’infanzia infelice. Il dolore dei bambini, i traumi di cui sono vittime che noi non vogliamo vedere, preferendo accogliere la retorica della famiglia perfetta, che così bene sa nascondere e soffocare paura e rabbia. Scatenando poi patologie e mostruosità.
Antonella Lia, che è sociologa, psicologa, psicoterapeuta, chiarisce subito (…)
Pinocchio a matita
… e com’ero buffo quand’ero burattino… Buffo e a volte anche antipatico… ma resistere a Pinocchio è davvero difficile. In un modo o nell’altro, rimane lì, acquattato dentro di noi… con le sue birbonate, gli incanti e gli abissi nei quali pure ci trascina. A questo ho pensato guardando le tavole della mostra di disegni di Francesca Perrotta, dove mi sono affacciata in un pomeriggio indolente, così, per curiosità, o forse per quell’attrazione che sempre esercita tutto quel che affolla i sentieri delle favole… Bhè, deve averla ben combattuta questa lotta con il Pinocchio rimasto dentro di lei, Francesca Perrotta, che a un certo punto ha deciso di “liberarsi dall’antipatia che questo personaggio le aveva suscitato durante l’infanzia” e la cura è stata occuparsene impugnando la matita. E così rileggendo, e ritrovando, e tracciando… è nata questa sorprendente lettura della favola di Pinocchio. Immagini in bianco e nero, che sono buio e luce. E questo Pinocchio che emerge dal buio e sul limite del buio sembra ad ogni istante esserne inghiottito, (…)
storia di Pasquale …2
dunque: …. “Sul punto hanno avuto pregnanza le dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, i quali dichiararono che dalle carceri possono essere inviate disposizioni all’esterno, anzi dichiarano che loro stessi l’hanno fatto, addirittura uno dimostra attravreso quali trucchi spediva lettere all’esterno. Benissimo: dicono che è possibile perché alcuni di loro lo hanno fatto e quindi, se loro lo hanno fatto l’ho fattopure io? 8 Giudici – Corte di Assise 8 Giudici- Corte di Appello 8 giudici della Corte Costituzionale… ovvero 24 giuduci dicono di NO. Mi avevano assolto!! Nuovo processo per le medesime accuse a qui 8 giudici ribaltano tuto senza tener conto delle mie assoluzioni? Condannandomi all’ergastilo con fine pena mai? E’ come se a un incontro di calcio una squadra segna 24 goal e quella avversaria 8 ma vince la seconda. ?
skiantos…
Un pensiero, per Freak Antoni, cantante e paroliere degli Skiantos, con la pennellata di un ricordo, che mi manda Daniela Morandini…
“Era un ragazzo molto serio, Robertino, col viso minuto e i capelli ricci. Elaborava la sua poetica demenziale, mentre si laureava al Dams con Gianni Celati: una tesi sui Beatles. Lo chiamai dalla radio, Punto Radio, la mattina dell’8 dicembre del 1980. Avevano ammazzato una leggenda. Cinque colpi di pistola e John Lennon moriva davanti alla sua casa a Manhattan. Roberto dormiva. Mi disse di non prenderlo in giro. Gli rilessi l’agenzia. Anch’io facevo fatica a capire come si potesse sparare a un mito. Ma bisognava andare in onda. E lui comincoò a parlare, a spiegare che anche le utopie possono essere assassinate. L’aveva capito prima degli altri…”
Vite ostative… la storia di Pasquale..
Nella pagina delle “lettere ostative” della rivista “Una città” compare questo mese la lettera di Pasquale Zagari, dal carcere di Opera, che è fratello Giuseppe Zagari, che ho incontrato nel carcere di Padova… negli occhi lo strazio per l’ingiustizia subita dal fratello, uno sguardo impossibile da dimenticare … Lo scrito di Pasquale, ecco:
“Mi chiamo Pasquale Zagari, sono detenuto presso il carcere di Opera dopo aver espiato parte della pena in regime speciale di 41 bis. Attualmente mi trovo in regime di Alta Sicurezza dove ho appena finito di scontare l’isolamento diurno di un anno. Ho l’età anagrafica di 50 anni e posso dire che il più della mia vita l’ho trascorsa da detenuto in quanto in detenzione continua dal 1988. La mia condizione è resa ancora più dura e terribile perché tutto ciò che sto passando è immeritato e privo di significato. Questo mio scritto, forse, serve più a me stesso, ha certamente un effetto catartico perché mi fa ricordare chi sono e per cosa non devo mai smettere di credere, con la speranza che prima o poi questo incubo possa finalmente terminare. Nelle mie condizioni di recluso, molto spesso, (…)
4 poeti per 4 paesi…
Un invito, giovedì 13, alle 19,30, al numero 90 di piazza Navona. Alla libreria spagnola. Per incontrare i poeti ispanoamericani di Gattomerlino Edizioni.
4 poeti per 4 paesi. Intanto i nomi: Rolando Kattan, dell’Honduras, Janet Nunez, colombiana, Leonardo Garet, Uruguay, e il messicano Marco A.Campos. A parlarne il poeta Carlo Bordini, Martha Canfield, poeta e traduttrice, che fra l’altro insegna lingua e letteratura latino ispanica a Firenze, e Piera Mattei, che della Gattomerlino è fondatrice, curatrice… l’anima insomma. Piera Mattei, che è poeta, critico, e ha tradotto autori come Cesar Vallejo, Emily Bronte, Emily Dickinson… e che qui mi piace ricordare come la fatina a cui ho pensato la prima volta che l’ho vista, Piera. Minuta e cortese, d’una cortesia profonda d’altri tempi. Dalla voce sommessa e delicata, quasi un filo, ma di parole profonde e attente. Per seguire tracce e intrecci di vita. Un segugio, sulle tracce della poesia. Che acciuffa camminando fra i sentieri del mondo per poi restituircene la voce… soprattutto nuove voci internazionali. Autori, dice, che aiutano a uscire dal circolo della poesia italiana, che spesso fatica a confrontarsi con il mondo. Una buona occasione per farlo, dunque, questo 13 febbraio, con gli ultimi autori tradotti e accolti dalla casa editrice, Gattomerlino.
Ascoltateli dunque. Nell’incontro, la lettura di pagine (…)