Un pensiero, per Freak Antoni, cantante e paroliere degli Skiantos, con la pennellata di un ricordo, che mi manda Daniela Morandini…
“Era un ragazzo molto serio, Robertino, col viso minuto e i capelli ricci. Elaborava la sua poetica demenziale, mentre si laureava al Dams con Gianni Celati: una tesi sui Beatles. Lo chiamai dalla radio, Punto Radio, la mattina dell’8 dicembre del 1980. Avevano ammazzato una leggenda. Cinque colpi di pistola e John Lennon moriva davanti alla sua casa a Manhattan. Roberto dormiva. Mi disse di non prenderlo in giro. Gli rilessi l’agenzia. Anch’io facevo fatica a capire come si potesse sparare a un mito. Ma bisognava andare in onda. E lui comincoò a parlare, a spiegare che anche le utopie possono essere assassinate. L’aveva capito prima degli altri…”
Nella pagina delle “lettere ostative” della rivista “Una città” compare questo mese la lettera di Pasquale Zagari, dal carcere di Opera, che è fratello Giuseppe Zagari, che ho incontrato nel carcere di Padova… negli occhi lo strazio per l’ingiustizia subita dal fratello, uno sguardo impossibile da dimenticare … Lo scrito di Pasquale, ecco:
Un invito, giovedì 13, alle 19,30, al numero 90 di piazza Navona. Alla libreria spagnola. Per incontrare i poeti ispanoamericani di Gattomerlino Edizioni.
A proposito di Rom, ecco…il racconto, amaro e lieve, di Lauretta Chiarini.
A proposito di Rom… l’Associazione 21 luglio, che dei diritti dei Rom e Sinti in Italia si occupa, soprattutto attraverso la tutela dei diritti dei bambini, denuncia lo sgombero forzato di 20 famiglie Rom dall’insediamneto informale di via Belmonte Castello, alla periferia Est di Roma. Fra loro 40 i bambini. Dopo aver subito altri sgomberi, vivano lì da circa un anno. Avevano iniziato, racconta l’Associazione, un percorso positivo di inclusione sociale. Che significa anche che una decina quei bambini frequentavano la scuola, che adesso non potranno più frequentare. Come si sgombera un campo Rom lo sappiamo tutti, e questa mattina, nella Roma del “nuovo” sindaco, le cose non
Oggi, giorno della Memoria, ripropongo la lettura di un libro che sembra struggere fin dal titolo. Forse sogno di vivere. E dal sottotitolo. Una bambina rom a Bergen-Belsen. A proposito di rom, e di memorie a volte rimosse… Rievocata, la bambina che è stata, da Cenija Stojka, cinquant’anni dopo. Ritrovando le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che non si posso immaginare. Stupore rimasto intatto, cinquant’anni dopo, e non c’è traccia, nel racconto, di odio. Semplicemente un narrare lucido e ostinato, per chiedersi e chiedere, ancora: come è stato possibile? E testimoniare la volontà di vita. Pagine di una cantatrice, (…)
Questa è una nota molto, molto personale. Su via dei Tigli, dove la strada si allarga in uno spiazzo, ci sono alcune panchine appoggiate al bordo di una bassa siepe… L’avevo notato da tempo, seduto sulla panchina di centro. Un vecchio. Dismesso mi viene da dire. Con una lunga barba grigia, in un cappottone enorme a chiudere il suo enorme corpo. Spesso piuttosto sbrindellato e sporco, e con una scia di puzza un pò intorno. A
Lorenza Mori l’ho incontrata un anno fa, nel corso della presentazione di un libro in un locale della biblioteca d’Arezzo. Il breve tempo di un saluto, di cogliere un sorriso gentile, e di avere fra le mani questo suo libro. E’ il freddo di questa notte. Bel titolo, almeno di quelli che a me piacciono molto, che è anche incipit del capitolo dove inizia il racconto profondo, titolo che invita e induce a fermarci, ad apprestarci ad ascoltare, come al richiamo del c’era una volta… Tanto che avevo iniziato a leggere appena salita sul treno per tornare. Ma poi, forse l’ora tarda, la stanchezza, e poi la notte, e poi le cose del giorno dopo, e del giorno dopo ancora… insomma, a quell’inizio m’ero fermata. Insomma, forse un po’ di resistenza l’avevo opposta, e ho continuato a opporla, a quella copertina che per quasi un anno a tratti tornava a galla fra i libri accanto, sul comodino. Succede. Ma poi, tre giorni fa, come il brivido di un vento, il freddo di quella notte mi ha preso nel suo vortice, e non mi ha lasciato tregua, fino alla fine della narrazione. Un racconto nel racconto, nato dall’incontro di due donne che scoprono di avere in comune legami che risalgono al tempo della guerra. Un racconto che apre le pagine di un diario, che è un viaggio
Marco è stato un ragazzo buono, gentile, altruista. Che ha amato tanto e tanto è stato amato. Così ce ne accenna Lauretta Chiarini ( ne abbiamo parlato, l’autrice del delizioso Giardino di Brigitta...), che per ricordare questo ragazzo la cui corsa verso la vita si è fermata sulla strada di una vacanza, in un giorno d’estate dello scorso anno, ha ricucito quel filo spezzato con un altro gentile racconto: Il viaggio di Marco. Intorno al protagonista, che di Marco ha la giovinezza, la bellezza, la generosità, Lauretta Chiarini disegna un mondo fantastico, inquieto e lunare, pauroso e tenero, come accade nei sogni. E il nostro Marco si trova scalzato nello spazio del tempo di “fra cent’anni”, dove aiuta una banda di ragazzini a vincere la partita che salverà loro la vita. Ma non vi ho levato, svelando il finale, il piacere della lettura, che rimane intatto, come quando si leggono favole già conosciute e sempre le si rileggerebbe. E anche perché il finale “vero”, sottolinea l’autrice, è quello che ognuno di voi vorrà darvi. De Il giardino di Brigitta, il viaggio di Marco ha lo stesso lieve incanto. Ricordate? Il giardino dove fra alberi e uccelli e siepi Brigitta coltiva fiori straordinari, dove coltiva, soprattutto, la speranza. Ed è successo che proprio leggendo questo racconto la zia e la mamma di Marco, Marco Pietrobono, vi hanno trovato l’indicazione di una strada da seguire, il suggerimento che anche dal dolore può nascere una nuova speranza: se Brigitta alla fine parte per le vie del mondo per insegnare a coltivare i suoi fiori dove la speranza sembra sconfitta da guerra e cattiverie, perché non penare anche loro a qualcosa da costruire, a qualcuno da aiutare, nel ricordo di Marco?(…)