A proposito di Rom, ecco…il racconto, amaro e lieve, di Lauretta Chiarini.
“La strada per la scuola si apriva davanti ai suoi occhi. Polverosa e dissestata, poche case grigie, la strada curvava a sinistra a ridosso di un campo di sterpaglie, per poi proseguire diritta per diverse centinaia di metri. Allo sguardo gitano di Lidja era una bella via, nonostante quelle brutte scritte sui muri. Via gli zingari dal nostro paese. Fino a ieri, Lidja percorreva quella strada per andare e tornare dalla scuola all’accampamento dove viveva con la sua famiglia. Le piaceva camminare la mattina presto, con i quaderni in una mano e la penna nell’altra. Raramente incontrava i compagni di classe, perché si avviava molto prima del necessario. Forse non voleva che vedessero da dove veniva; non avrebbe saputo dirlo con esattezza, ma le piaceva farsi trovare già davanti al cancello quando arrivavano gli altri. “Tu sei una zingara?” le aveva chiesto il primo giorno di scuola Andrea.
A proposito di Rom… l’Associazione 21 luglio, che dei diritti dei Rom e Sinti in Italia si occupa, soprattutto attraverso la tutela dei diritti dei bambini, denuncia lo sgombero forzato di 20 famiglie Rom dall’insediamneto informale di via Belmonte Castello, alla periferia Est di Roma. Fra loro 40 i bambini. Dopo aver subito altri sgomberi, vivano lì da circa un anno. Avevano iniziato, racconta l’Associazione, un percorso positivo di inclusione sociale. Che significa anche che una decina quei bambini frequentavano la scuola, che adesso non potranno più frequentare. Come si sgombera un campo Rom lo sappiamo tutti, e questa mattina, nella Roma del “nuovo” sindaco, le cose non
Oggi, giorno della Memoria, ripropongo la lettura di un libro che sembra struggere fin dal titolo. Forse sogno di vivere. E dal sottotitolo. Una bambina rom a Bergen-Belsen. A proposito di rom, e di memorie a volte rimosse… Rievocata, la bambina che è stata, da Cenija Stojka, cinquant’anni dopo. Ritrovando le parole della bambina di allora. Le parole dello stupore di fronte a una quotidianità fatta di violenze, di fame, di tormento, di immagini di morte che non si posso immaginare. Stupore rimasto intatto, cinquant’anni dopo, e non c’è traccia, nel racconto, di odio. Semplicemente un narrare lucido e ostinato, per chiedersi e chiedere, ancora: come è stato possibile? E testimoniare la volontà di vita. Pagine di una cantatrice, (…)
Questa è una nota molto, molto personale. Su via dei Tigli, dove la strada si allarga in uno spiazzo, ci sono alcune panchine appoggiate al bordo di una bassa siepe… L’avevo notato da tempo, seduto sulla panchina di centro. Un vecchio. Dismesso mi viene da dire. Con una lunga barba grigia, in un cappottone enorme a chiudere il suo enorme corpo. Spesso piuttosto sbrindellato e sporco, e con una scia di puzza un pò intorno. A
Lorenza Mori l’ho incontrata un anno fa, nel corso della presentazione di un libro in un locale della biblioteca d’Arezzo. Il breve tempo di un saluto, di cogliere un sorriso gentile, e di avere fra le mani questo suo libro. E’ il freddo di questa notte. Bel titolo, almeno di quelli che a me piacciono molto, che è anche incipit del capitolo dove inizia il racconto profondo, titolo che invita e induce a fermarci, ad apprestarci ad ascoltare, come al richiamo del c’era una volta… Tanto che avevo iniziato a leggere appena salita sul treno per tornare. Ma poi, forse l’ora tarda, la stanchezza, e poi la notte, e poi le cose del giorno dopo, e del giorno dopo ancora… insomma, a quell’inizio m’ero fermata. Insomma, forse un po’ di resistenza l’avevo opposta, e ho continuato a opporla, a quella copertina che per quasi un anno a tratti tornava a galla fra i libri accanto, sul comodino. Succede. Ma poi, tre giorni fa, come il brivido di un vento, il freddo di quella notte mi ha preso nel suo vortice, e non mi ha lasciato tregua, fino alla fine della narrazione. Un racconto nel racconto, nato dall’incontro di due donne che scoprono di avere in comune legami che risalgono al tempo della guerra. Un racconto che apre le pagine di un diario, che è un viaggio
Marco è stato un ragazzo buono, gentile, altruista. Che ha amato tanto e tanto è stato amato. Così ce ne accenna Lauretta Chiarini ( ne abbiamo parlato, l’autrice del delizioso Giardino di Brigitta...), che per ricordare questo ragazzo la cui corsa verso la vita si è fermata sulla strada di una vacanza, in un giorno d’estate dello scorso anno, ha ricucito quel filo spezzato con un altro gentile racconto: Il viaggio di Marco. Intorno al protagonista, che di Marco ha la giovinezza, la bellezza, la generosità, Lauretta Chiarini disegna un mondo fantastico, inquieto e lunare, pauroso e tenero, come accade nei sogni. E il nostro Marco si trova scalzato nello spazio del tempo di “fra cent’anni”, dove aiuta una banda di ragazzini a vincere la partita che salverà loro la vita. Ma non vi ho levato, svelando il finale, il piacere della lettura, che rimane intatto, come quando si leggono favole già conosciute e sempre le si rileggerebbe. E anche perché il finale “vero”, sottolinea l’autrice, è quello che ognuno di voi vorrà darvi. De Il giardino di Brigitta, il viaggio di Marco ha lo stesso lieve incanto. Ricordate? Il giardino dove fra alberi e uccelli e siepi Brigitta coltiva fiori straordinari, dove coltiva, soprattutto, la speranza. Ed è successo che proprio leggendo questo racconto la zia e la mamma di Marco, Marco Pietrobono, vi hanno trovato l’indicazione di una strada da seguire, il suggerimento che anche dal dolore può nascere una nuova speranza: se Brigitta alla fine parte per le vie del mondo per insegnare a coltivare i suoi fiori dove la speranza sembra sconfitta da guerra e cattiverie, perché non penare anche loro a qualcosa da costruire, a qualcuno da aiutare, nel ricordo di Marco?(…)
Ricordate “La stanza dei pesci”, racconto di rara forza di Flora Tommaseo? E “Una via d’uscita”? La straordinaria esperienza dell’Ospedale Psichiatrico di Belo Horizonte, narrata insieme a proposte e riflessioni a proposito di pericolosità sociale e misure di sicurezza da Virgilio de Mattos… E “Marco Cavallo”? La vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura, nelle parole di Giuliano Scabia… Ne abbiamo parlato in queste pagine e altrove, insieme agli altri preziosi testi raccolti nella collana “180- Archivio critico della salute mentale”, delle edizioni Alpfabeta Verlag… Bene, a Peppe dell’Acqua, che ne è direttore, è stato assegnato il premio Nonino 2014. Premio per un impegno lungo una vita… Insieme agli auguri, un pensiero e un grazie a Peppe dell’Acqua, psichiatra che, come si legge nella motivazione del premio, “fin dai primi tempi ha combattuto accanto a Franco Basaglia la lunga e difficile battaglia che ha portato alla trasformazione e alla chiusura degli ospedali psichiatrici, riforma fondamentale per la difesa di elementari diritti umani di persone per molto tempo ignorate o respinte nella loro sofferenza”. Peppe dell’Acqua è anche scrittore, autore di saggi scientifici sul disagio mentale, ma anche di racconti che sanno essere nello stesso tempo documento clinico e narrazione di vite difficili. Un impegno e una battaglia che continua anche al fianco degli autori della sua bella e sempre sorprendente collana. Che per prima abbiamo voluto ricordare perché l’invito è ad andare a leggerli, questi scritti, e magari andare ad ascoltarlo di persona, dell’Acqua, negli incontri sulla salute mentale che infaticabile segue qua e là per le strade d’Italia, e non solo… Vale la pena, ascoltare le parole di una passione mai paga… E’ quello, vi assicuro, che nella vita e nelle persone fa la differenza… Per la cronaca, la cerimonia di consegna del premio avverrà a Udine il 25 gennaio prossimo. La giuria presieduta dal premio Nobel per la Letteratura 2001 V.S.Naipaul. Ad applaudire in prima fila, immaginiamo, Marco Cavallo…
Francesco Scarcella, di 42 anni, originario di Castellamonte. Si è impiccato alla grata del bagno della cella con un sacchetto di cellophane attorcigliato e fatto passare attraverso le sbarre. Il primo suicida di quest’anno. Era in carcere per estorsione, a Ivrea. Il primo suicida dell’anno che a volte non vale neanche la pena di un nome e cognome. Ho dovuto scorrere molte pagine di molti siti “d’informazione”, prima di trovare qualcuno che ritenesse di dover farne il nome… Uccidendolo, non finiremo mai di ripeterlo, per la seconda volta. Perché non c’è nulla di peggio che scomparire
Dopo le immagini giunte a noi dal Centro di Lampedusa… mi sarebbe stato difficile trovare le parole… che sentissi giuste, che non fossero retorica dell’indignazione, che a volte è l’altra faccia della nostra imbarazzata e imbarazzante pocrisia. Ma oggi posso sciogliere il silenzio, nelle parole di Andrea Segre, documentarista, regista ( Io sono LI, ricordate?) di raffinata scrittura, di profonda e mai distratta voglia e capacità di conoscenza. Insomma, uno dei registi più interessanti del panorama italiano contemporaneo… Invito a leggere, sfida alle nostre pigrizie e prigioni mentali, dal suo sito