Una pagina scritta col sangue. Con le immagini di un corpo marchiato con sangue e lividi come di carne morta che affiora sulla pelle… Ci vuole stomaco, sì, molto, ma l’invito è andarle a guardare, le foto di Federico Perna, morto tre giorni fa a Poggioreale, a 34 anni. La madre ne ha autorizzato la pubblicazione. Morto per “tortura di stato”, accusa. E non a torto, viene da pensare, se il suo Federico da tempo stava male. Storia di ordinaria tossicodipendenza, viene da pensare, se per chi si avvia su quel percorso è così facile entrare nel circuito impazzito delle nostre legali nefandezze: mesi e anni di carcere sballottato da un istituto all’altro, per cumulo di vari, piccoli reati, non era un santo, piccola criminalità, si dice… Tossicodipendente, ammalato, epatite C che diventa cirrosi epatica, molto debilitato… comunque in carcere. Da dove non può uscire, si legge da qualche parte, per “pericolosità sociale commessa allo stato psicologico”, anche in considerazione del fatto che “aveva rifiutato il ricovero”. Ma poi si legge anche di medici, di due delle carceri dalle quali era passato, che ne avevano chiesto il ricovero in un centro clinico… e poi le lettere alla madre “mi menano le guardie”… e poi gli ultimi giorni a sputare sangue… insomma i dettagli sono tutti su internet, basta digitare il suo nome. Ma soprattutto sfogliate quelle foto, ingranditele, guardatele, perché le parole davanti a quelle immagini sono nulla. (…)