Ritornando da Caserta… La presentazione ufficiale di Trentarighe, associazione di giovani giornalisti della Terra di lavoro… ricordate? nei libri di scuola, noi del secolo scorso abbiamo imparato che si diceva così… aveva il sapore di terra grassa e di grano. E così mi piace chiamarla, meglio che terra dei fuochi, se non sono più le girandole di quelli d’artificio, anche se ritornando dopo qualche tempo ogni volta vedo crescere il numero di chi si arrabatta a chiedere soldi per strada… e passare per il corso, la sera, è tristezza che ti stringe il cuore. Comunque, arrivando mi sono chiesta cosa si poteva mai venire a dire, a questo gruppo di giovani alle prese con un lavoro difficile in una terra difficile, dove fragilità che sono oggi di tutti, si moltiplicano… cosa dire che non fosse retorica o frasi fatte, dall’alto, (o dal basso?) di chi se l’è cavata, cosa dire guardando in faccia alle storie di estrema precarietà dell’oggi. Che vengo a dire oggi che lo scenario è completamente diverso da quello dei miei tempi, che non conosceva lo sfruttamento feroce dell’oggi? Allora ho parlato con alcuni giovani, figli di miei amici siciliani e loro amici, per chiedere a loro, ma cosa vorreste sentirvi dire da una come me, cosa vi aspettereste da un’incontro come questo?
Bèh, mi hanno presa in contropiede. Appena ho accennato al fatto che si trattava della nascita di un’associazione di giovani cronisti: “che bella cosa!” uno di loro ha detto. Che bella cosa… con quella pronuncia piena e appena un po’ nasale che della Sicilia amo tanto. E ho capito.., che la cosa peggiore della loro condizione ( dei “fortunati che arrivano ad avere di uno stipendio di 600 euro al mese, come di chi si è visto offrire 1 euro, 30 per un pezzo da rivista online.. avete sentito bene, un ero e mezzo), bene, la cosa peggiore della loro condizione è la grande frantumazione, che rende deboli e sfruttabili, divisi e ricattabili. “Siamo ognuno contro l’altro e questo permette anche la corsa al ribasso del valore del nostro lavoro”… “Se avessi un problema non saprei a chi rivolgermi. Il sindacato? Categorie debolissime nel sud, senza nessuna voce in capitolo”.. “Le realtà sono frammentatissime… non si percepisce nulla che possa fare da sponda”. (…)

Da Daniela, un pensiero a Greta, che giusto giusto questa notte se ne è andata… Permettete, oggi, questo pensiero esteso a tutti i gatti… meravigliosa sintesi del sublime e del bestiale…
In attesa dell’appuntamento di sabato, un invito, ad ascoltare queste parole, una riflessione, molto bella, di Giampaolo Cassitta, che di storie di carcere e di carcerati ne conosce molte…( e se vi piace, vi suggerisco di andare a leggerne tante altre sulla sua pagina facebook o sul suo sito…)
In attesa dell’autobus che dal carcere di Maiano porta alla stazione di Spoleto. Lo sguardo cade sull’aiuola spartitraffico con le rose che, accidenti!, non ci sono più… Decapitati, i cespugli, dalla potatura d’autunno. Pazienza, torneranno più belle e più forti in
Poche righe, per invitare a leggere un libro importante per imparare a guardare nelle “zone buie della pena e della sua esecuzione”, a chiederci se le nostre prigioni e quello che vi accade dentro, così funzionali alla società che abbiamo costruito e quindi in qualche modo suo specchio, luogo dell’organizzazione di un pezzo dello spazio sociale, è davvero quello che vogliamo. Guardandoci intorno, guardandoci un po’ anche dentro…
Dialogo breve
Dopo i giorni della pietas… un pensiero di Daniela Morandini…