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    Pensando a Mandela

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    Pensando a Mandela, mi piace pensarlo accompagnato dal canto di Miriam Makeba… morta, nel nostro paese, nella serata di un concerto, a testimoniare la libertà . Ascoltate… Malaika, nakupenda Malaika / Malaika, nakupenda Malaika / Ningekuoa mali we, ningekuoa dada / Nashindwa na mali sina we, Ningekuoa Malaika / Nashindwa na mali sina we, Ningekuoa Malaika // Pesa zasumbua roho yangu / Pesa zasumbua roho yangu / Nami nifanyeje, kijana mwenzio / Nashindwa na mali sina we Ningekuoa Malaika / Nashindwa na mali sina we Ningekuoa Malaika // Kidege, hukuwaza kidege / Kidege, hukuwaza kidege /Ningekuoa mali we, ningekuoa dada / Nashindwa na mali sina, we Ningekuoa Malaika / Nashindwa na mali sina, we Ningekuoa Malaika
    Angelo mio…

    Ascoltando, in via dei Tigli…

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    Le mura che sul nostro viale s’affacciano pulsano di voci, sapete… Ascoltate questa, che arriva sussurrata dal carcere di Opera, a Milano. E’ quella di Alfredo Sole che ci narra una storiella di stampo medievale, pericolosa, sottolinea, per quei tempi… Dunque.

    Dio creò il Paradiso e gli angeli, ma questi si rivelarono non di poco stress per un dio che doveva continuamente intervenire su tutti i problemi che creavano. Così decise per rilassarsi di creare un posto lontano dal paradiso, un posto dove poter trascorrere il tempo da solo, lontano da quelle pesti. Creò la Terra, un giardino tutto per lui. Ci prese gusto e sempre più spesso si assentava dal paradiso. Gli angeli si insospettirono e uno di loro lo seguì. Nascosto sopra una nuvola spiava Dio. La Terra era un vero giardino, ed era tempo di frutti di bosco. Dio si mise a mangiarli, ne mangiò così tanti da venirgli il mal di stomaco e, visto che credeva di essere solo, si lasciò andare a qualche scorreggia. L’angelo che spiava si mise a ridere e mentre rideva Dio ne fece una così grossa che gli uscì fuori un essere: il diavolo. (…)

    In via dei Tigli…

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    Una pagina scritta col sangue. Con le immagini di un corpo marchiato con sangue e lividi come di carne morta che affiora sulla pelle… Ci vuole stomaco, sì, molto, ma l’invito è andarle a guardare, le foto di Federico Perna, morto tre giorni fa a Poggioreale, a 34 anni. La madre ne ha autorizzato la pubblicazione. Morto per “tortura di stato”, accusa. E non a torto, viene da pensare, se il suo Federico da tempo stava male. Storia di ordinaria tossicodipendenza, viene da pensare, se per chi si avvia su quel percorso è così facile entrare nel circuito impazzito delle nostre legali nefandezze: mesi e anni di carcere sballottato da un istituto all’altro, per cumulo di vari, piccoli reati, non era un santo, piccola criminalità, si dice… Tossicodipendente, ammalato, epatite C che diventa cirrosi epatica, molto debilitato… comunque in carcere. Da dove non può uscire, si legge da qualche parte, per “pericolosità sociale commessa allo stato psicologico”, anche in considerazione del fatto che “aveva rifiutato il ricovero”. Ma poi si legge anche di medici, di due delle carceri dalle quali era passato, che ne avevano chiesto il ricovero in un centro clinico… e poi le lettere alla madre “mi menano le guardie”… e poi gli ultimi giorni a sputare sangue… insomma i dettagli sono tutti su internet, basta digitare il suo nome. Ma soprattutto sfogliate quelle foto, ingranditele, guardatele, perché le parole davanti a quelle immagini sono nulla. (…)

    Copertine…

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    Copertine… quante ciascuno di noi porta impresse nella memoria, citazioni di percorsi dell’anima mai dimenticati. E per chi davanti a una bella copertina sa ancora incantarsi, prima ancora di sfogliare le pagine del libro, per chi le copertine sa ancora “riconoscere” e amare, un invito: a partecipare alla prima edizione del Premio Cover Più. Per concorrere a designare la copertina più bella, la più affascinante, quella che più cattura. Un premio per valorizzare l’idea e l’impatto grafico e che vuole anche dare spazio ai giovani per mettersi in luce agli occhi del panorama editoriale. Il via all’iscrizione è partito a metà novembre… per tempi e modi, date un’occhiata a www.premiocoverpiu.it.  

    Cover Più, insomma, che conta di diventare un riconoscimento nazionale nel campo dell’illustrazione e della grafica, mentre il sito stesso del concorso già d’ora si offre come  punto d’incontro per chi lavora nel settore. Ed è solo un’inizio: gli organizzatori stanno già lavorando per valicare i confini del nostro paese, e accreditare il concorso a livello europeo e internazionale. Ancora una nota: il progetto nasce da un’idea di Rino Ruscio, che è art director e consulente grafico editoriale , (in collaborazione dell’Associazione Consulenti Pubblicitari Italiani) che ci spiega come questo premio voglia sottolineare l’importanza di “vestire” un libro o una pubblicazione con un “abito” grafico che sappia raccontare con un’immagine il contenuto, ma soprattutto riesca ad attrarre e a sedurre. E che se il compito di tradurre in immagine i contenuti  spetta al professionista della grafica, a questo però non sempre vengono riconosciuti l’impegno, la creatività e la capacità di realizzare un “vestito” su misura per l’opera editoriale. Eppure, quante copertine hanno reso riconoscibili e uniche collane storiche della cultura italiana?

    Negro, un colpevole perfetto…

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    Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e  statunitense condannato all’ergastolo? Un negro, nsomma, un colpevole perfetto… Ne avevamo parlato qualche mese fa, al primo appuntamento in via dei Tigli. Come è andata a finire? Lascio la penna a Biagio Campailla e Carmelo Musumeci della Redazione di “Ristretti Orizzonti”, dal carcere Due Palalzzi, a Padova.

    “… Per dimostrare la sua innocenza la scorsa estate Roverto aveva portato avanti uno sciopero della fame per due mesi e mezzo e per le sue condizioni di salute era stato ricoverato all’ospedale per ben due volte. Per lui  la Redazione di “Ristretti Orizzonti” aveva lanciato un appello esortandolo a interrompere il digiuno e chiedendo al Presidente della Camera dei deputati di intervenire in tal senso. Tempo fa, dopo che ci aveva confidato che voleva iniziare di nuovo lo sciopero della fame per riaffermare la sua innocenza gli avevamo detto: “Roverto, se sei innocente, vale solo per te, per noi e per chi ti crede. A molti là fuori non interessa sapere se tu sei innocente. Gli basta sapere che non eri uno stinco di santo, oltretutto sei pure negro. Ai buoni basta poco per farti sparire dalla società. E lui scrollando la testa con tristezza ci aveva risposto: (…)

    una prigione lunga trentatré anni…

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    Tornando, dal carcere di Spoleto, dopo aver rivisto con Mario Trudu le ultime pagine della sua autobiografia… con nelle orecchie e negli occhi ancora quell’ultima frase, che è possibile risposta a domande sul senso della pena.. o almeno invito a provare a immedesimarsi… prima di decidere se è giusto che un uomo, quasiasi sia il reato che abbia commesso, debba rimanere inchiodato al momento della condanna… anticipando le ultime parole del libro che verrà … “Questo libro l’ho scritto fra il  2000 e il 2002, in quegli anni avevo tanto da lamentarmi, ma oggi siamo al 15 novembre del 2013 e ancora mi tengono chiuso in quel carcere “buono “ di Spoleto. Sono sequestrato in mano di questo mostro disumano dal maggio 1979, trentatré anni, lascio a voi immaginare… dove vi trovavate nel 1979? cosa facevate? solamente tornando indietro con la mente potete riuscire a capire quanto sono lunghi trentaquattro anni”.

    Cosa facevate nel 1979?

    Io ci sarò

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    Io ci sarò, un libro che in Via dei Tigli immagino possa sentirsi un po’ come a casa, perché è storia di un viaggio che spezza le catene del timore e della rassegnazione. Storia di Ezio, ragazzo “speciale”, e della sua famiglia felicemente imperfetta, raccontata da mamma Letizia. Letizia Nucciotti, che per Stampalternativa ha scritto due libri di cucina che proprio solo libri di cucina non sono, pagine direi piuttosto di alchimie di vita, e che qui si dichiara felicissima “dell’essere riconosciuta non perché barista, veterinaria, o autrice di un paio di libri di cucina, ma essenzialmente perché mamma di Ezio”, in un mondo dove la diversità è un marchio non facile da portare in giro, e spesso diventa prigione, magari prima ancora di sbattere contro i muri che noi altri ci affrettiamo a costruirvi intorno.  Insomma… la prima cosa che ti fa venire voglia di tenere fra le mani questo libro e riprenderlo ancora e ancora è il disegno in copertina. Ed Ezio, l’Eziolino che Io ci sarò, è tutto lì. In quella casa-casa grande e rassicurante come un seno o un ventre di madre. Le cui mura sono zeppe zeppe di finestre e porte. Finestre e porte serrate come occhi chiusi, e pure con occhi qua e là in trasparenza che sbirciano stupiti, incerti e pure desiderosi di spalancarsi sul mondo. E il mondo intorno è un esercito infinito di insetti che sono forse coccinelle, tutte insieme in marcia a riempire la terra e il cielo, e anch’esse con occhi stupiti e un po’ persi ci guardano. Poi, superata l’ipnosi, qualcuna di quelle porticine si apre ed ecco: quadri che spuntano qua e là nel percorso dalla nascita di questo bambino speciale via via fino all’oggi, ma senza rispettare cronologie, e anche per questo spesso sorprendono. Insomma, nessuno si aspetti una biografia o un saggio o un manuale,(…)

    Trentarighe

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    Ritornando da Caserta… La presentazione ufficiale di Trentarighe, associazione di giovani giornalisti della Terra di lavoro… ricordate? nei libri di scuola, noi del secolo scorso abbiamo imparato che si diceva così… aveva il sapore di terra grassa e di grano. E così mi piace chiamarla, meglio che terra dei fuochi, se non sono più le girandole di quelli d’artificio, anche se ritornando dopo qualche tempo ogni volta vedo crescere il numero di chi si arrabatta a chiedere soldi per strada…  e passare per il corso, la sera, è tristezza che ti stringe il cuore. Comunque, arrivando mi sono chiesta cosa si poteva mai venire a dire, a questo gruppo di giovani alle prese con un lavoro difficile in una terra difficile, dove fragilità che sono oggi di tutti, si moltiplicano… cosa dire che non fosse retorica o frasi fatte, dall’alto, (o dal basso?) di chi se l’è cavata, cosa dire guardando in faccia alle storie di estrema precarietà dell’oggi. Che vengo a dire oggi che lo scenario è completamente diverso da quello dei miei tempi, che non conosceva lo sfruttamento feroce dell’oggi? Allora ho parlato con alcuni giovani, figli di miei amici siciliani e loro amici, per chiedere a loro, ma cosa vorreste sentirvi dire da una come me, cosa vi aspettereste da un’incontro come questo?

    Bèh, mi hanno presa in contropiede. Appena ho accennato al fatto che si trattava della nascita di un’associazione di giovani cronisti: “che bella cosa!” uno di loro ha detto. Che bella cosa… con quella pronuncia piena e appena un po’ nasale che della Sicilia amo tanto.  E ho capito.., che la cosa peggiore della loro condizione ( dei “fortunati che arrivano ad avere di uno stipendio di 600 euro al mese, come di chi si è visto offrire 1 euro, 30 per un pezzo da rivista online.. avete sentito bene, un ero e mezzo), bene, la cosa peggiore della loro condizione è la grande frantumazione, che rende deboli e sfruttabili, divisi e ricattabili. “Siamo ognuno contro l’altro e questo permette anche la corsa al ribasso del valore del nostro  lavoro”… “Se  avessi un problema non saprei a chi rivolgermi. Il sindacato? Categorie debolissime nel sud, senza nessuna voce in capitolo”.. “Le realtà sono frammentatissime… non si percepisce nulla che possa fare da sponda”. (…)

    Passeggiando per via dei Tigli…

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    Dal sito, comedonchisciotte.org , Martina Gerosa mi gira un articolo con l’elenco dei nomi delle 30 persone che da luglio sono morte nelle nostre belle carceri, suicidi o morti per vaga e indefinita malattia. Li riporto, perché sul ciglio di via dei Tigli, anche quando non ce ne accorgiamo, spesso spuntano lapidi… e perché bisogna farli, i nomi e i cognomi, perché nessuno muoia nell’indistinto.  Nomi da pronunciare, lapidi da sfogliare… cercando di leggere la storia che ognuna sigilla…  , come pagine di un ( ahimé, ahiloro) lungo racconto…

    Corso Egidio 81 anni 26-ott-13 Malattia, carcere di Ferrara
    Italiano anonimo 43 anni 20-ott-13 cause “ancora da accertare” carcere di Avellino
    Nuvoletta Angelo 71 anni 20-ott-13 Malattia, carcere di Parma
    Occania Amedi 41 anni 19-ott-13 cause “ancora da accertare” carcere di Teramo
    Nahri Said 33 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Pesaro
    Simsig Giulio 50 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Trieste
    Vadalà Antonino 61 anni 16-ott-13 Malattia, non specificata nè definita, carcere di  Secondigliano (…)

    2 novembre…

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    Da Daniela, un pensiero a Greta, che giusto giusto questa notte se ne è andata… Permettete, oggi, questo pensiero esteso a tutti i gatti… meravigliosa sintesi del sublime e del bestiale…

    GRETA  Ciao  sono Greta,come Greta Garbo./PAN Io sono Pan, come panico. / GRETA  Ti conosco…in giardino ho un bronzetto che ti riproduce./ PAN Imbrogli per turisti…/ GRETA  Ti sbagli .E’ una dignitosa riproduzione fine Ottocento. Come quella che ha il Capitano. Lui l’ha messa Su un muretto che guarda sul golfo / PAN  Figurati…/ GRETA E’ vero, sai. Me l’ha detto la Di, l’umana che vive con me. / PAN  Gli umani, gli umani, non mi far venire la nervatura se no, lo sai,mi metto a urlare e  scateno il panico. / GRETA Non ci provare con me! / PAN  Va buo’…come stai? / GRETA    Adesso bene. Ho avuto un po’ male alle zampe. Non riuscivo a muoverle..fastidioso. (…)