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    Copertine…

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    Copertine… quante ciascuno di noi porta impresse nella memoria, citazioni di percorsi dell’anima mai dimenticati. E per chi davanti a una bella copertina sa ancora incantarsi, prima ancora di sfogliare le pagine del libro, per chi le copertine sa ancora “riconoscere” e amare, un invito: a partecipare alla prima edizione del Premio Cover Più. Per concorrere a designare la copertina più bella, la più affascinante, quella che più cattura. Un premio per valorizzare l’idea e l’impatto grafico e che vuole anche dare spazio ai giovani per mettersi in luce agli occhi del panorama editoriale. Il via all’iscrizione è partito a metà novembre… per tempi e modi, date un’occhiata a www.premiocoverpiu.it.  

    Cover Più, insomma, che conta di diventare un riconoscimento nazionale nel campo dell’illustrazione e della grafica, mentre il sito stesso del concorso già d’ora si offre come  punto d’incontro per chi lavora nel settore. Ed è solo un’inizio: gli organizzatori stanno già lavorando per valicare i confini del nostro paese, e accreditare il concorso a livello europeo e internazionale. Ancora una nota: il progetto nasce da un’idea di Rino Ruscio, che è art director e consulente grafico editoriale , (in collaborazione dell’Associazione Consulenti Pubblicitari Italiani) che ci spiega come questo premio voglia sottolineare l’importanza di “vestire” un libro o una pubblicazione con un “abito” grafico che sappia raccontare con un’immagine il contenuto, ma soprattutto riesca ad attrarre e a sedurre. E che se il compito di tradurre in immagine i contenuti  spetta al professionista della grafica, a questo però non sempre vengono riconosciuti l’impegno, la creatività e la capacità di realizzare un “vestito” su misura per l’opera editoriale. Eppure, quante copertine hanno reso riconoscibili e uniche collane storiche della cultura italiana?

    Negro, un colpevole perfetto…

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    Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e  statunitense condannato all’ergastolo? Un negro, nsomma, un colpevole perfetto… Ne avevamo parlato qualche mese fa, al primo appuntamento in via dei Tigli. Come è andata a finire? Lascio la penna a Biagio Campailla e Carmelo Musumeci della Redazione di “Ristretti Orizzonti”, dal carcere Due Palalzzi, a Padova.

    “… Per dimostrare la sua innocenza la scorsa estate Roverto aveva portato avanti uno sciopero della fame per due mesi e mezzo e per le sue condizioni di salute era stato ricoverato all’ospedale per ben due volte. Per lui  la Redazione di “Ristretti Orizzonti” aveva lanciato un appello esortandolo a interrompere il digiuno e chiedendo al Presidente della Camera dei deputati di intervenire in tal senso. Tempo fa, dopo che ci aveva confidato che voleva iniziare di nuovo lo sciopero della fame per riaffermare la sua innocenza gli avevamo detto: “Roverto, se sei innocente, vale solo per te, per noi e per chi ti crede. A molti là fuori non interessa sapere se tu sei innocente. Gli basta sapere che non eri uno stinco di santo, oltretutto sei pure negro. Ai buoni basta poco per farti sparire dalla società. E lui scrollando la testa con tristezza ci aveva risposto: (…)

    una prigione lunga trentatré anni…

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    Tornando, dal carcere di Spoleto, dopo aver rivisto con Mario Trudu le ultime pagine della sua autobiografia… con nelle orecchie e negli occhi ancora quell’ultima frase, che è possibile risposta a domande sul senso della pena.. o almeno invito a provare a immedesimarsi… prima di decidere se è giusto che un uomo, quasiasi sia il reato che abbia commesso, debba rimanere inchiodato al momento della condanna… anticipando le ultime parole del libro che verrà … “Questo libro l’ho scritto fra il  2000 e il 2002, in quegli anni avevo tanto da lamentarmi, ma oggi siamo al 15 novembre del 2013 e ancora mi tengono chiuso in quel carcere “buono “ di Spoleto. Sono sequestrato in mano di questo mostro disumano dal maggio 1979, trentatré anni, lascio a voi immaginare… dove vi trovavate nel 1979? cosa facevate? solamente tornando indietro con la mente potete riuscire a capire quanto sono lunghi trentaquattro anni”.

    Cosa facevate nel 1979?

    Io ci sarò

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    Io ci sarò, un libro che in Via dei Tigli immagino possa sentirsi un po’ come a casa, perché è storia di un viaggio che spezza le catene del timore e della rassegnazione. Storia di Ezio, ragazzo “speciale”, e della sua famiglia felicemente imperfetta, raccontata da mamma Letizia. Letizia Nucciotti, che per Stampalternativa ha scritto due libri di cucina che proprio solo libri di cucina non sono, pagine direi piuttosto di alchimie di vita, e che qui si dichiara felicissima “dell’essere riconosciuta non perché barista, veterinaria, o autrice di un paio di libri di cucina, ma essenzialmente perché mamma di Ezio”, in un mondo dove la diversità è un marchio non facile da portare in giro, e spesso diventa prigione, magari prima ancora di sbattere contro i muri che noi altri ci affrettiamo a costruirvi intorno.  Insomma… la prima cosa che ti fa venire voglia di tenere fra le mani questo libro e riprenderlo ancora e ancora è il disegno in copertina. Ed Ezio, l’Eziolino che Io ci sarò, è tutto lì. In quella casa-casa grande e rassicurante come un seno o un ventre di madre. Le cui mura sono zeppe zeppe di finestre e porte. Finestre e porte serrate come occhi chiusi, e pure con occhi qua e là in trasparenza che sbirciano stupiti, incerti e pure desiderosi di spalancarsi sul mondo. E il mondo intorno è un esercito infinito di insetti che sono forse coccinelle, tutte insieme in marcia a riempire la terra e il cielo, e anch’esse con occhi stupiti e un po’ persi ci guardano. Poi, superata l’ipnosi, qualcuna di quelle porticine si apre ed ecco: quadri che spuntano qua e là nel percorso dalla nascita di questo bambino speciale via via fino all’oggi, ma senza rispettare cronologie, e anche per questo spesso sorprendono. Insomma, nessuno si aspetti una biografia o un saggio o un manuale,(…)

    Trentarighe

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    Ritornando da Caserta… La presentazione ufficiale di Trentarighe, associazione di giovani giornalisti della Terra di lavoro… ricordate? nei libri di scuola, noi del secolo scorso abbiamo imparato che si diceva così… aveva il sapore di terra grassa e di grano. E così mi piace chiamarla, meglio che terra dei fuochi, se non sono più le girandole di quelli d’artificio, anche se ritornando dopo qualche tempo ogni volta vedo crescere il numero di chi si arrabatta a chiedere soldi per strada…  e passare per il corso, la sera, è tristezza che ti stringe il cuore. Comunque, arrivando mi sono chiesta cosa si poteva mai venire a dire, a questo gruppo di giovani alle prese con un lavoro difficile in una terra difficile, dove fragilità che sono oggi di tutti, si moltiplicano… cosa dire che non fosse retorica o frasi fatte, dall’alto, (o dal basso?) di chi se l’è cavata, cosa dire guardando in faccia alle storie di estrema precarietà dell’oggi. Che vengo a dire oggi che lo scenario è completamente diverso da quello dei miei tempi, che non conosceva lo sfruttamento feroce dell’oggi? Allora ho parlato con alcuni giovani, figli di miei amici siciliani e loro amici, per chiedere a loro, ma cosa vorreste sentirvi dire da una come me, cosa vi aspettereste da un’incontro come questo?

    Bèh, mi hanno presa in contropiede. Appena ho accennato al fatto che si trattava della nascita di un’associazione di giovani cronisti: “che bella cosa!” uno di loro ha detto. Che bella cosa… con quella pronuncia piena e appena un po’ nasale che della Sicilia amo tanto.  E ho capito.., che la cosa peggiore della loro condizione ( dei “fortunati che arrivano ad avere di uno stipendio di 600 euro al mese, come di chi si è visto offrire 1 euro, 30 per un pezzo da rivista online.. avete sentito bene, un ero e mezzo), bene, la cosa peggiore della loro condizione è la grande frantumazione, che rende deboli e sfruttabili, divisi e ricattabili. “Siamo ognuno contro l’altro e questo permette anche la corsa al ribasso del valore del nostro  lavoro”… “Se  avessi un problema non saprei a chi rivolgermi. Il sindacato? Categorie debolissime nel sud, senza nessuna voce in capitolo”.. “Le realtà sono frammentatissime… non si percepisce nulla che possa fare da sponda”. (…)

    Passeggiando per via dei Tigli…

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    Dal sito, comedonchisciotte.org , Martina Gerosa mi gira un articolo con l’elenco dei nomi delle 30 persone che da luglio sono morte nelle nostre belle carceri, suicidi o morti per vaga e indefinita malattia. Li riporto, perché sul ciglio di via dei Tigli, anche quando non ce ne accorgiamo, spesso spuntano lapidi… e perché bisogna farli, i nomi e i cognomi, perché nessuno muoia nell’indistinto.  Nomi da pronunciare, lapidi da sfogliare… cercando di leggere la storia che ognuna sigilla…  , come pagine di un ( ahimé, ahiloro) lungo racconto…

    Corso Egidio 81 anni 26-ott-13 Malattia, carcere di Ferrara
    Italiano anonimo 43 anni 20-ott-13 cause “ancora da accertare” carcere di Avellino
    Nuvoletta Angelo 71 anni 20-ott-13 Malattia, carcere di Parma
    Occania Amedi 41 anni 19-ott-13 cause “ancora da accertare” carcere di Teramo
    Nahri Said 33 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Pesaro
    Simsig Giulio 50 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Trieste
    Vadalà Antonino 61 anni 16-ott-13 Malattia, non specificata nè definita, carcere di  Secondigliano (…)

    2 novembre…

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    Da Daniela, un pensiero a Greta, che giusto giusto questa notte se ne è andata… Permettete, oggi, questo pensiero esteso a tutti i gatti… meravigliosa sintesi del sublime e del bestiale…

    GRETA  Ciao  sono Greta,come Greta Garbo./PAN Io sono Pan, come panico. / GRETA  Ti conosco…in giardino ho un bronzetto che ti riproduce./ PAN Imbrogli per turisti…/ GRETA  Ti sbagli .E’ una dignitosa riproduzione fine Ottocento. Come quella che ha il Capitano. Lui l’ha messa Su un muretto che guarda sul golfo / PAN  Figurati…/ GRETA E’ vero, sai. Me l’ha detto la Di, l’umana che vive con me. / PAN  Gli umani, gli umani, non mi far venire la nervatura se no, lo sai,mi metto a urlare e  scateno il panico. / GRETA Non ci provare con me! / PAN  Va buo’…come stai? / GRETA    Adesso bene. Ho avuto un po’ male alle zampe. Non riuscivo a muoverle..fastidioso. (…)

    L’uomo senza orizzonte

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    In attesa dell’appuntamento di sabato, un invito, ad ascoltare queste parole, una riflessione, molto bella, di Giampaolo Cassitta, che di storie di carcere e di carcerati ne conosce molte…( e se vi piace, vi suggerisco di andare a leggerne tante altre sulla sua pagina facebook o sul suo sito…)

    “La prima volta che ho incontrato un uomo senza orizzonte era il 1985. Avevo ventisei anni, una barba scura e giovane, molte incertezze nelle tasche. Avevo però la consapevolezza che tutto potesse risolversi anche perché, per gli studi che avevo fatto, per le letture, per gli amori convulsi e adolescenziali non contemplavo l’eternità. Tutto era in movimento. A ventisei anni non si ha il concetto della fine e non hai, a dire il vero, un chiaro concetto della pena, dell’espiazione. Leggere, nella cartella biografica “fine pena mai” faceva un certo effetto. E’ come trovarsi in una galleria dove c’è solo un buco profondo che nessuno, ad un certo punto trivella più. Arrivi alla fine e ti trovi solo buio e una parete rocciosa davanti. E nella vita – almeno questo lo avevo capito – non si ritorna indietro. Fine pena mai è anche la constatazione forte dell’errore. E’ l’emozione del tribunale, è l’applauso scrosciante verso i giudici, è la forza della disperazione,(…)

    Appuntamento a sabato…

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    Per chi è a Roma, e sta pensando ad una gita dalle parti di Testaccio…

    Salone dell’Editoria Sociale, Porta Futuro, via Galvani 108 Roma, Sabato 2 novembre ore 14.30 – 16  Sala BLa pena del fine pena mai. Percorsi. “URLA A BASSA VOCE. Dal buio del 41 bis e del fine pena mai” ( Stampalternativa 2012), raccoglie le testimonianze di 37 persone condannate ad un effettivo fine pena mai, ergastolo aggravato dall’ostatività. 37 voci di ergastolani, da decenni in carcere, quasi tutti passati per il carcere duro e il 41bis, senza prospettiva di uscirne. Pongono domande sul senso della pena, spunto per dialogare con Stefano Anastasia, di Antigone, e Rita Bernardini, dei Radicali italiani, intorno a una questione di cruciale importanza che rischia di essere messa in ombra dall’emergenza imposta dall’affollamento delle carceri, che pure esige soluzioni immediate. E’ di qualche settimana fa la presentazione della proposta di legge per l’abolizione dell’ergastolo da parte di due esponenti del PD, mentre continua la raccolta di firme per il referendum radicale perché venga superato il concetto di pena come vendetta sociale: il dettato costituzionale vuole come finalità della detenzione la rieducazione del condannato, un principio di civiltà giuridica in chiara contraddizione con il carcere a vita e il “fine pena mai”. Intanto dalle mura di una pena infinita, continuano ad arrivare testimonianze che sono anche percorsi di scrittura che Stampalternativa ha deciso di accogliere.

    Intervengono: Stefano Anastasia – Associazione Antigone; Marcello Baraghini – editore; Rita Bernardini – Radicali italiani; Nadia Bizzotto – Comunità Papa Giovanni XXIII; Francesca de Carolis . GIulia Urso leggerà testimonianze dal carcere

    Nel nome della rosa…

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    In attesa dell’autobus che dal carcere di Maiano porta alla stazione di Spoleto. Lo sguardo cade sull’aiuola spartitraffico con le rose che, accidenti!, non ci sono più… Decapitati, i cespugli, dalla potatura d’autunno. Pazienza, torneranno più belle e più forti in  primavera. E nell’attesa, della primavera e dell’autobus, mi si mette a fuoco nella mente una notiziola che mi era arrivata con la lettera di uno dei “miei” ergastolani. A dire la verità l’avevo subito accantonata come non letta quasi… come il cervello, non volendone sapere, avesse registrato solo lettere sfocate. Eppure è lì, nero su bianco, e non trovo aggettivi. Giudicate voi: “… ieri mi ha scritto Davide, mi diceva che l’area educativa ha ritenuto pericoloso per l’ordine e la sicurezza leggere il libro della biblioteca del carcere “Il nome della rosa” di Umberto Eco”…  Eppure, nota il mio amico di penna, ne hanno fatto anche un film e in tv si vede spesso! Proprio così: pericoloso per l’ordine e la sicurezza. Cercherò di saperne di più, proverò a chiedere verifiche… a volte, capita, che libri vengano vietati quando con copertina rigida (possibile arma d’offesa, pensate!)… nel frattempo magari riprenderò fra le mani il romanzo, a suo tempo letto con grande godimento, per trovare risposte e capire… Anche se forse, in ogni caso, è troppo tardi. Pensandoci bene… ordine e sicurezza, due parole che messe così insieme da tempo non mi dicono niente di buono… non me ne sarò accorta, ma forse l’umore sovversivo del nome della rosa già da tempo scorre nelle mie vene…