In attesa dell’appuntamento di sabato, un invito, ad ascoltare queste parole, una riflessione, molto bella, di Giampaolo Cassitta, che di storie di carcere e di carcerati ne conosce molte…( e se vi piace, vi suggerisco di andare a leggerne tante altre sulla sua pagina facebook o sul suo sito…)
“La prima volta che ho incontrato un uomo senza orizzonte era il 1985. Avevo ventisei anni, una barba scura e giovane, molte incertezze nelle tasche. Avevo però la consapevolezza che tutto potesse risolversi anche perché, per gli studi che avevo fatto, per le letture, per gli amori convulsi e adolescenziali non contemplavo l’eternità. Tutto era in movimento. A ventisei anni non si ha il concetto della fine e non hai, a dire il vero, un chiaro concetto della pena, dell’espiazione. Leggere, nella cartella biografica “fine pena mai” faceva un certo effetto. E’ come trovarsi in una galleria dove c’è solo un buco profondo che nessuno, ad un certo punto trivella più. Arrivi alla fine e ti trovi solo buio e una parete rocciosa davanti. E nella vita – almeno questo lo avevo capito – non si ritorna indietro. Fine pena mai è anche la constatazione forte dell’errore. E’ l’emozione del tribunale, è l’applauso scrosciante verso i giudici, è la forza della disperazione,(…)
In attesa dell’autobus che dal carcere di Maiano porta alla stazione di Spoleto. Lo sguardo cade sull’aiuola spartitraffico con le rose che, accidenti!, non ci sono più… Decapitati, i cespugli, dalla potatura d’autunno. Pazienza, torneranno più belle e più forti in
Poche righe, per invitare a leggere un libro importante per imparare a guardare nelle “zone buie della pena e della sua esecuzione”, a chiederci se le nostre prigioni e quello che vi accade dentro, così funzionali alla società che abbiamo costruito e quindi in qualche modo suo specchio, luogo dell’organizzazione di un pezzo dello spazio sociale, è davvero quello che vogliamo. Guardandoci intorno, guardandoci un po’ anche dentro…
Dialogo breve
In via dei Tigli arrivano lettere… storie private che vogliono essere ascoltate.. come questa che mi manda Gino Rannesi, dal carcere di Opera… parla diuna giornata della scorsa estate… una giornata davvero difficile.
Dopo i giorni della pietas… un pensiero di Daniela Morandini…
Solo una breve nota, un piccolo pensiero, nel percorso di incontri con Mario Trudu, nel carcere di Spoleto, per parlare e discutere e definire le pagine della biografia alla quale stiamo lavorando… All’uscita noto che nel triangolo d’aiuola che fa da piccolo spartitraffico d’ingresso è sono piantati cespugli di rose. Un pugno di colore, così carichi di rose rosse… E’ la quarta volta che arrivo davanti ai cancelli della Casa di reclusione di Maiano, e sempre solo, gli altri giorni, la mia mente aveva fotografato il grigio degli edifici, la tristezza
In questo sabato, scuro di pioggia, un ricordo di luce… di Daniela Morandini. Guardate…