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    Ripartendo da Filangieri…

    Ripartendo da Filangieri… Vittorio da Rios riflette sui nostri brutalissimi tempi…:

    “Come non ritrovarsi nella riflessione di Vincenzo Scalia che offre interessanti spunti a ulteriori considerazioni sul sistema giudiziario e i processi formativi che lo hanno prodotto in questi ultimi 3 secoli. Partendo da una grande figura di illuminista e giurista partenopeo, Gaetano Filangieri, morto prematuramente a soli 35 nel 1788 un anno prima della rivoluzione francese. Intelletto precocissimo cultura vastissima che trascendeva il concetto accademico di intendere il sapere. Lo stesso Goethe che andò a fargli visita rimase colpito dalla sua straordinaria erudizione, nonostante la sua giovane età. Autore di uno dei più importanti testi del diritto, nel suo capolavoro LA SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE pone le basi per il sorgere di una nuova società del diritto che con il Beccaria avrebbe dato un definitivo scossone alla destrutturazione del paradigma su cui per molti secoli ha visto il dominoi del feudalesimo. All’oscurità del diritto vigente Filangieri contrappone i lumi della ragione. Come figlio del 700 sostiene l’esigenza di principi razionali che possono dare ordine e uniformità a tutta la legislazione: la legislazione non può essere fondata sulla tradizione, sulla consuetudine, sull’autorità, ma deve essere fondata sulla ragione e sulla universalità. Filangieri come tutti i gradi illuministi e uomini di cultura del 700 napoletano, ha un punto di forza nella tradizione platonica: c’è un piano del dover essere, un piano delle idee, un piano delle norme giuridiche indipendente dai tempi e dai luoghi, dettato dalla forza della ragione ed è ad esse che bisogna rifarsi per creare nuovi rapporti tra gli uomini, una nuova legislazione che non riguarda semplicemente il piano giuridico, ma è la premessa per la ripresa morale, per la ripresa dei costumi, a sua volta premessa per la “felicità” nazionale. Il benessere dei popoli dipende dal prosperare dei costumi e della vita morale, che dipendono a loro volta dalla legislazione che deve essere coerente , trasparente, razionale. Questo punto di vista comporta la considerazione che i costumi non sono considerati adeguati. “Io chiamo bontà assoluta delle leggi” ,afferma Filangieri “la loro armonia coi principi universali della morale comune a tutte le nazioni a tutti i governi a adattabile in tutti i “climi””,  in chiara polemica con Montesquieu che ha scritto “lo spirito delle leggi” sostenendo che esse nascono dal costume, dalla storia, dal clima ecc. Filangieri invece è più decisamente illuminista e ribadisce che ci sono leggi comuni a tutte le nazioni. Si risente la grande influenza non solo dell’illuminismo europeo ma della Scienza Nuova del Vico, e quindi l’identificazione di linee di sviluppo comuni a tutta l’umanità. “Il diritto della natura contiene i principi immutabili di ciò che è giusto ed equo in tutti i casi. Solo il diritto naturale e razionale, ribadisce Gaetano Filangieri, può essere veramente giusto perché ha come regola la “ragione” che è egualitaria “. La regola non può essere altro che la regola della ragione. Ma Filangieri ebbe visione “profetica” con sguardo ben oltre i colleghi illuministi francesi che da li a poco avrebbero dato vita alla rivoluzione francese del 1789. Nell’ampio epistolario che tenne con essi gli ammoniva: da un lato della necessita di abbattere i lacci schiavistici del feudalesimo più retrivo, e dall’altro di essere accorti affinché al feudalesimo non si sostituisca un nuovo potere: quello del denaro e del capitale. Cosa accaduta poi di fatto con la nascita della rivoluzione industriale, e il crearsi della civiltà delle macchine. Ora il problema del carcere. Venendo ai nostri giorni e all’attuale paradigma giudiziario-repressivo, non è che il prodotto del predominio devastante oramai su scala planetaria del processo evolutivo del capitale degenerato in un capitalismo illiberale, privo di regole naturali fondamentali per mantenere un equilibro economico quanto ambientale. In breve per usare una definizione di Luigi Ferrajoli “il primo ad usarla in assoluto”, che noi oggi nell’era post industriale catastrofale, iper tecnologica viviamo dentro la costruzione di “CRIMINI DI SISTEMA.” va da se che in un tale quadro drammaticamente sperequativo sul piano della distribuzione della ricchezza, presente anche nelle nazioni definite “ricche” va ripensato radicalmente tutto il paradigma che ha finora gestito e plasmato il “REATO” che ad una attenta valutazione dentro la tragica realtà dei “CRIMINI DI SISTEMA” va radicalmente riconsiderato da singolo a collettivo. Del resto la “GIOSTRA” che gestisce attualmente il REATO è costosissima: un vero Business complesso quanto articolato rappresentato da una vastità di figure e strutture: siti penitenziali di vario ordine e grado,tribunali con tutte le specializzazione attinenti, Giudici, magistrati indaganti, avvocati. educatori, guardie penitenziarie, direttori di siti detentivi ecc.ecc. Il tutto dentro il paradigma oramai fortemente consolidato che agisce sulle conseguenze, anziché sulla cause. Ma come si è arrivati alla costruzione di una tale situazione catastrofale vale a dire I CRIMINI DI SISTEMA? Da un lato l’enorme responsabilità degli intellettuali negli ultimi decenni, che hanno prodotto un deleterio pensiero debole in campo filosofico, e della filosofia del diritto e della storia.che di fatto ha destrutturato in mille rigoli specialistici totalmente inutili ai fini della costruzione di un paradigma di uguaglianza il grande pensiero filosofico positivo critico, rimanendo dentro i confini nazionali, che partendo da Giordano Bruno,a Vico al citato Filangieri e Pagano, attraverso i fratelli Spaventa, poi Croce, e Gramsci, e Gerardo Marotta, fino alla elaborazione del balzo”evolutivo” della nuova cultura di Ernesto Balducci hanno posto il pensiero e la ragione come indispensabili strumenti per agire sulle “CAUSE” e lenire se non abbattere del tutto le “CONSEGUENZE. Nel nostro caso le carceri e il tutto in esse contenuto, Dall’altro i CRIMINI DI SISTEMA, stanno devastando il residuo rimasto dello stato di diritto. svuotando di fatto qualsiasi autorità del parlamento che è alla mercé dei potentati finanziari armieri. In questi ultimi decenni dall’assassinio di Moro e all’isolamento di Berlinguer si è assistito a una svendita nella totale illegalità violando sistematicamente il dettato Costituzionale di spezzoni strategici dello stato. Con decreto legge del 1992 si è dato inizio alla SVENDITA della industria di Stato INA-ENI-ENEL E IRI DATA IN MANO A GRUPPI PRIVATI SPESSO DI DUBBIA CAPACITA E CORRETTEZZA IMPRENDITORIALE. LO STESSO PER LE QUATTRO BANCHE DI INTERESSE PUBBLICO COMPRESA LA BANCA D’ITALIA. Questo in estrema sintesi il quadro di lettura dell’attuale disastro etico economico e culturale in cui la società tutta si ritrova. L’aspetto drammatico e anti costituzionale in riferimento a quanto si legge all’articolo 3 della costituzione è che la stragrande maggioranza della popolazione carceraria è vittima dei CRIMINI DI SISTEMA. Noto che ben pochi “per non parlare degli attuali intellettuali rimpiccioliti che frequentano i festival di filosofia e passa da un salotto televisivo all’altro, affrontano con il giusto realismo e adeguati strumenti culturali la condizione carceraria nel nostro paese. Il carcere va abolito superato e questo si ottiene solo creando una nuova classe di intellettuali, che sappiano ripristinare il rapporto tra istituzioni e potere finanziario. In sintesi applicare la nostra Costituzione. Un caro saluto Vitgttorio da Rios

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