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    Rosalia. Quasi una fiaba…11)

    “Ma dove, ma dove…” lo interruppe seccata Rosalia. “Come se ci fosse un dove diverso dall’altro. E chiederlo a me… chiederlo a me… come se… come se…”.
    Come se non fossimo tutti… tutti prigionieri sull’orlo del nulla, suggerì un sibilo alle sue spalle .
    “E per oggi ne ho abbastanza. Non hai ancora cancellato la o. Cancella! Subito!” gli ordinò la bambina sottraendo veloce lo specchio al suo sguardo.
    Obbedì. Sentiva di non avere forza per contrastarla. E lei gli sembrava così piena di improvvisa, rinnovata energia.
    Impegò un tempo lunghissimo perché anche il più piccolo gesto ora gli costava una fatica infinita, ma finalmente anche quella lettera scomparve dalla targa. Esitando si avvicinò alla bambina che era ancora allo specchio, ma vide che la superficie di cristallo non rimandava più alcuna immagine e intorno ogni cosa sembrava piangere. Vide la mummia di un frate che, scesa dalla sua nicchia, si era accovacciata in terra, più avanti un’altra aveva coperto il volto con un brandello del suo polveroso saio. Ebbe l’impressione che dalle orbite vuote di tutte le altre mummie scivolssero fantasmi di lacrime.
    “Adesso devo andare”, gli annunciò la bambina, e la vide svanire in un attimo. Senza neppure dirgli cosa volesse in regalo per il prossimo incontro.
    Passò l’intera settimana a vagare senza una meta precisa per le strade della città. Era quasi Natale e ogni cosa gli sembrava piena dei colori e dei sapori delle feste. E della tristezza infinita che sempre gli dava il tempo della nascita che già annunciava un destino di morte. Passò, il giovedì, lungo la strada a ridosso della marina, e sollevando gli occhi dalla scalinata della chiesa di Sant’Anna vide, esattamente di fronte, dondolare impiccato a un nastro legato all’inferriata del balcone il corpo di un piccione. Le ali aperte, come crocefisso all’aria. Era quasi Natale e si chiedeva cosa potesse desiderare una bambina morta da tanto tempo. Non gli aveva chiesto nulla, ma non poteva ritornare da lei a mani vuote. Era già sabato quando si decise a comprare un dolce di martorana, un pugno di ossa di morto, una bambola, un cavalluccio e un bastone di zucchero caramellato.
    Non vide neppure il padre guardiano all’ingresso, quella domenica. Nei camminamenti del sotterraneo il silenzio era infernale. Era in ritardo e la bambina gli stava venendo incontro oltre il confine della sua cripta.(11-continua)

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