Il carcere come i manicomi e la via indicata da Basaglia

24 08 2020

<Durante la resistenza Franco Basaglia aveva conosciuto il carcere come prigioniero politico. La sua prima impressione era stata quella di “entrare in un’enorme sala anatomica, dove la vita aveva l’aspetto e l’odore della morte”. Dopo più di quindici anni, Basaglia varca la soglia di un’altra istituzione totale, il manicomio, anche se questa volta come direttore: “Ero dalla parte del carceriere, ma la realtà che vedevo non era diversa: anche qui l’uomo aveva perso ogni dignità umana; anche il manicomio era un’enorme letamaio”>

Nei libri sempre si cerca ciò su cui la propria mente continua a interrogarsi… così, leggendo la monografia su Franco Basaglia (“Franco Basaglia”, di Mario Colucci e Pierangelo di Vittorio, riedito da Alpha Beta Verlag a quarant’anni dalla scomparsa dello psichiatra), non posso che ripensare continuamente a quanto il carcere svolga oggi la funzione che avevano una volta i manicomi… E sfogliando le pagine di questo densissimo lavoro, non posso non pensare a come potrebbe essere guida, e che guida!, per un percorso che, sulle tracce di quello che ha portato ad aprire le porte del manicomio, arrivi in futuro ad abbattere anche le mura delle prigioni… un percorso che, come ha radicalmente cambiato il rapporto con la follia, possa portare a cambiare anche il nostro rapporto con la devianza e il crimine e quindi con il concetto di pena.
E questo perché “fra le istituzioni della violenza, il manicomio costituisce un punto tragicamente privilegiato, a partire dal quale si può osservare la continuità e l’implacabilità del funzionamento di un meccanismo istituzionale di controllo della devianza dalla norma, che attraversa trasversalmente la nostra società”.
Non prendetela come provocazione, piuttosto come offerta di spunti di riflessione. Azzardo dunque alcuni punti… Leggi il resto dell’articolo »



La vera storia di un’impensabile liberazione…

23 12 2019

libro tra parentesi“Dev’essere il più bel Natale mai visto prima. Non più bello di un qualsiasi Natale in un collegio, o in un carcere, o in un ospedale, ma il più bello in assoluto. Perché qualunque idea ti fai venire, in un centro di salute mentale, in un carcere, in una casa di riposo, il Natale sarà sempre più triste di tutti i natali tristi che possiate immaginare. Tristi come quelle domeniche in manicomio, ricordate?”.
Il racconto di Natale che vi regalo quest’anno, l’ho rubato a Peppe dell’Acqua. Che narra il primo Natale nel Centro di Salute mentale aperto a Barcola, quartiere del comune di Trieste, dopo che erano state “aperte” le porte del San Giovanni.
Dunque… “Così lavoriamo sodo fino a che il 24 dicembre la sala del centro è quasi irriconoscibile. E’ tutto buio, sono accese solo le candele sui tavoli, c’è un albero addobbato e pieno di regali, e ci sono tre ragazze catalane che sono una bomba, vestite da angelo con le alette di piume bianche. Pensa, hanno impacchettato un regalo per tutte le cinquanta persone, tutte sedute al tavolo…”
Un canto di Natale, che è una pagina dello spettacolo teatrale che ripercorre l’esperienza umana e professionale di Franco Basaglia, dagli anni di Gorizia all’ “apertura” delle porte del manicomio di Trieste, attraverso la narrazione del suo allievo e collaboratore, Peppe dell’Acqua, “imbottigliato” fra la regia di Erika Rossi, e l’incalzare di Massimo Cirri. Lo spettacolo è ora diventato un libro, e mi arriva oggi come una strenna: “(tra parentesi). Storia di un’impensabile liberazione” (edizioni AlphaBeta Verlag).
Perché queste parentesi? Ho incautamente chiesto… Leggi il resto dell’articolo »



Le scarpe dei matti

30 09 2019

 

le scarpe dei matti copertinaCi sono al mondo persone che hanno una capacità immensa di assumere su di sé il dolore degli altri e restituirlo a noi in paesaggi umani che sono anche la nostra storia. Come riesce a fare, osservando e studiando e immergendosi nelle periferie dell’esclusione sociale, Antonio Esposito (fra le tante cose autore con Dario Stefano dell’Aquila di quel viaggio nell’incubo che è stato “Storia di Antonia”. Antonia Bernardini, che morì a 41 anni, bruciata viva sul letto di contenzione, nel manicomio giudiziario di Pozzuoli, ne abbiamo parlato… https://www.remocontro.it/2017/11/12/viaggio-antonia-al-termine-del-manicomio/).
Molto scava, Antonio Esposito, addentrandosi nei meandri delle vite, percorrendo, spesso, luoghi nascosti.
Così è accaduto che un pomeriggio di gennaio di due anni fa, percorrendo i sotterranei del “Santa Maria Maddalena”, l’ex manicomio di Aversa, la luce della torcia con cui si fa strada illumina decine e decine di scarpe, “impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate. Cumuli di scarpe senza lacci (vietati in manicomio) abbandonate in un altrove nascosto, pezzi di storie smarrite, testimonianza di sentieri interrotti e cammini traditi”. Come non pensare alle scarpe già viste ad Auschwitz… “Da allora porto quell’immagine come si porta un dolore, una ferita agli occhi che non può essere guarita”.
Da quella ferita è sgorgato un libro preziosissimo, Leggi il resto dell’articolo »



La quinta felicità

10 06 2019

la quinta feliciità“E bastava un’inutile carezza per capovolgere il mondo”. Questo dolcissimo pensiero di Franco Basaglia mi torna in mente ritrovando un vecchio libretto, rimasto lì rintanato su uno scaffale della libreria. “La quinta felicità”. Sottotitolo, un anno con i matti della casetta. Autore Eugenio Azzola (editore Stampa Alternativa). Ancora non so se ci sia e cosa sia la prima… e se ci sia una seconda, una terza o una quarta felicità. Ma sicuramente c’è n’è una quinta. Ascoltate.“Devo scendere, la medicina sta facendo effetto. Devo andare! Sta facendo effetto! Ahaa! E’ la quinta felicità!” La frase è pronunciata, gridando e ridendo, sull’autobus 17, a Trieste, da un uomo che “a giudicare dal suo sguardo e dal suo aspetto avrei giurato che andava dove andavo io”, una persona che in qualche modo dà all’autore del libro il benvenuto nel mondo dei “matti della casetta”. Dove Azzola, pacifista, obiettore di coscienza, ha passato il suo anno di servizio civile, accudendo, appunto, i matti che lì vivevano. La casetta è un edificio che si trova all’interno del parco dell’ex-ospedale psichiatrico di Trieste, chiuso nel settembre del 1980. Un tempo ospitava gli “infettivi”, e vent’anni dopo la chiusura dell’ospedale, ancora vi rimane un pugno di ospiti, in manicomio entrati quando meno che adolescenti, e lì rimasti fra il resto dei padiglioni vuoti. Tutti ormai adulti, adulti rimasti bambini…Oggi a San Giovanni non abita più nessuno.  Il grande parco ospita più di 10.000 rose, scuole, istituti universitari, servizi. Flì e i suoi compagni, quasi tutti ancora viventi, stanno in città. È l’abitare insieme, non più di tre per appartamento. “Ognuno deve avere il suo nome scritto sul campanello di casa” è stato il motto che ha accompagnato il progetto  degli operatori, dei giovani del servizio civile, dei cooperatori sociali. Avevo letto “La quinta felicità” appena uscito, una decina d’anni fa. Lo riapro per ritrovare uno degli ospiti che mai sono riuscita a cancellare dalla mente. Laszlo. Leggi il resto dell’articolo »



44 matti e i musicanti di Brema

10 12 2018

musicanit...Permettete un’autocitazione. “C’era una volta e c’è ancora adesso”, era il titolo di una trasmissione radiofonica messa su per radiouno insieme a Daniela Morandini. Leggere la realtà dell’oggi attraverso gli archetipi delle fiabe. Tra le tante fiabe attraversate, “I musicanti di Brema”, dei Fratelli Grimm, storia della fuga da un destino di morte e dall’ottusità di chi dà valore a solo a ciò che gli serve. Quale storia migliore per raccontare il viaggio che alcuni anni fa fecero 44 “matti” partiti da Roma destinazione il Parlamento Europeo, per chiedere la fine dei manicomi. A guidarli lo psichiatra Luigi Attanasio che, questa settimana in cui si è celebrata la giornata mondiale della salute mentale, in questo racconto vogliamo ricordare con affetto e nostalgia…

Bisognerebbe ricordarle ogni giorno, certe questioni, insieme alle persone la cui vita tutta è tesa a trovare strade per aiutare chi altrimenti, in questa società crudele e distratta, sarebbe solo.
Pensando a Luigi Attanasio, Gigi per gli amici, psichiatra, scomparso poco meno di tre anni fa, che è stato responsabile di un servizio pubblico a Roma, una lunga militanza in Psichiatria democratica, della quale è stato anche presidente, medico “del territorio”. Solo persone dal pensiero colto e radicale come il suo potevano partecipare al gioco che gli abbiamo un giorno proposto, e farsene attore. Entrare in una fiaba, che raccontasse in qualche modo anche una sua, di fiaba. Naturalmente insieme ai suoi “mattarelli”. E abbiamo scelto “I musicanti di Brema”, dei fratelli Grimm.
Le fiabe, sapete, non stanno mai ferme, Leggi il resto dell’articolo »



Impazzire si può… in viaggio con Mario Arpaia

11 02 2017

cavallo 3Entrare in quello straordinario laboratorio di idee e impegno che è il San Giovanni di Trieste ( l’ex manicomio da cui partì la rivoluzione di Basaglia) è possibile farlo in mille modi.. Perché serva a portarne fuori, per chi ancora non sa, un racconto che inviti ad avvicinarvisi, a cercare di capire qualcosa di più, sono sempre necessari sensibilità, passione, capacità d’incanto… Ed è quello che proprio sembra avere mosso il cammino di Mario Arpaia, che fra i padiglioni e il parco del san Giovanni si è aggirato armato della sua macchina fotografica…
Il racconto che ne restituisce, ci accompagna per mano lungo viali e corridoi che tanta storia e tante storie hanno accolto, e ancora continuano ad accogliere. Perché il cammino sulla strada aperta da Basaglia è cammino senza soste, e mai come oggi ha bisogno di essere difeso perché, come denuncia Peppe dell’Acqua: “il rischio della prepotente occupazione del terreno da parte delle psichiatrie del cervello, dei farmaci, delle pericolosità, delle contenzioni è, quanto mai prima d’ora, una presenza inquietante…”
Un racconto fra passato e presente. Con immagini che si schiudono sulle foto del bianco e nero del volto dolce, appassionato e a tratti quasi un po’ stupito di Franco Basaglia, che da quei ritratti ancora ci parla ed esorta.
Bianco e nero è anche il colore dei laboratori dove nacque Marco Cavallo, Leggi il resto dell’articolo »