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    A proposito di Cristo

    “Il dolore causato da tragedie singole e collettive permane e aumenta. Nelle carceri invivibili quanto inutili strumenti “rieducativi”, nelle immense baraccopoli situate nelle periferie di grandi Città, negli ospedali dove spesso termina nello strazio tecnologico la nostra esistenza biologica, la gabbia kafkiana non allenta le sue tragiche porte blindate…”. A proposito dello Stabat Mater, di Cristo, della nostra storia…. Vittorio da Rios, che ancora ringraziamo… :

    “Ma noi esponenti della tradizione religiosa della Tribù Bianca che cosa realmente conosciamo del Cristo Storico, della sua giovanissima madre e del reale contesto Storico in cui visse e operò? Non ancora a sufficienza nonostante i vangeli sia canonici che apografi quanto una vastissima letteratura in materia. Il Maier studioso Statunitense di rilievo con “L’ebreo Marginale, ripensare il Cristo storico”, che con il quinto volume dedicato alla attendibilità delle parabole termina questa monumentale opera in cinque volumi pubblicata dalla Queriniana di Brescia, cerca di ritrarne storicamente la figura. Sempre dalla Queriniana qualche anno fa è stata tradotta l’opera collettiva corposissima curata dallo Zimerman, grande studioso e teologo tedesco, sempre sulle parabole attribuite a Gesù. Una gruppo si giovani e valenti studiosi di varie discipline: storici-antropologi-archeologi-teologi e filosofi-economisti,ecc. hanno riproposto una nuova interpretazione delle parabole pronunciate da Cristo posizionandole nel reale contesto storico-sociale ed economico di quel tempo, utilizzando moderni strumenti scientifici ed ermeneutici interpretativi. Ho ritenuto di fare questa breve introduzione per riallacciarmi al capolavoro domenicale della carissima Francesca. A noi in massima parte, come rileva spesso sia nei sui libri quanto in una infinità di conferenze per l’Italia Alex Zanotelli, sfugge la reale figura e l’agire del Cristo Storico. Ben sappiamo che gli storici dell’epoca poco ne parlano a parte Giuseppe Flavio che cita Cristos che opera e predica in Palestina, “guerre Giudaiche”, ma non aggiunge gran che. Tuttavia per il fascino esercitato dal personaggio Gesù vi sono ora una vastità di studi e di escavazioni storiche, io ne ho accennato due tra le maggiori. Si narra con indubbia attendibilità che Gesù poco prima di iniziare la sua predicazione-educazione-e acculturazione del popolo abbia avuto notizia di cosa accaduto a Sepphoris, antico nome greco poi romanizzato del villaggio a circa sei chilometri da Nazareth, dove al tempo di Gesù ci fu una sollevazione di popolo per opporsi alla Schiavitù imposta da Roma e da Erode. Varo curò la repressione, fece circondare il villaggio dai legionari ed eresse, cosi ricorda Alex Zanotelli, oltre 4 mila croci le quali è bene rammentarlo (cosa che non emerge dalle croci da noi conosciute) erano tutte provviste di un “seggiolino” a che l’agonia durasse anche fino a cinque giorni altrimenti il corpo in poche ore sarebbe collassato. Erette le croci e fissati gli sventurati, il villaggio fu circondato affinché nessuno disturbasse l’immane e orribile scempio di creature umane, né i famigliari potessero poi recuperare i corpi che erano lasciati ad avvoltoi e animali vari. Il Cristo visse in quel contesto di spaventosa violenza e sopraffazione praticata sistematicamente dalle autorità romane-erodiane e sacerdotali. Chi si opponeva alla criminale vessazione tassativa che rendeva il popolo schiavo finiva crocefisso a prossima e futura memoria. Bene, quello fu il contesto in cui operò il Cristo Storico, che combatté con gli strumenti che aveva in un realtà storica-sociale di spaventosa ignoranza quanto di sistemica violenza, dove le donne venivano considerate spesso bottino di guerra e rese schiave sessuali da mettere nei bordelli. E noi cosa ne abbiamo fatto? Una icona pietistica a cui appellarci per redimere ipotetiche colpe, “il peccato”, e creare situazioni intimistiche devozionali per sopperire alla tragedia che spesso è la vita. Veniamo alla questione delle Madri e figli e figlie che non hanno resurrezione. Ai patimenti del dolore delle morti in carcere da violenze di ogni tipo, negli infiniti agglomerati abitativi sparsi nel mondo dove guerre e massacri giornalmente si consumano spargendo lutti e corpi a brandelli. Pensiamo alla tragedia del Mediterraneo dove migliaia di vittime provenienti dall’Africa, dalla Siria, da zone asiatiche, ancora giacciono sepolti nel mare… e noi a finanziare e ringraziare i criminali che nei lager libici torturano, stuprano donne e adolescenti, e assassinano sistematicamente. La stessa atroce criminale violenza in cui visse e fu vittima il Cristo. Niente è cambiato da quel tempo. L’ominide rimane una massa di neuroni e cellule ancora da amalgamare razionalmente. Nonostante il sapere e la sua evoluzione filosofica-scientifica. Come uscire da questa apocalittica condizione? Gli strumenti fin qui adottati si sono rivelati inadeguati se non inutili. Il dolore causato da tragedie singole e collettive permane e aumenta. Nelle carceri invivibili quanto inutili strumenti “rieducativi”, nelle immense baraccopoli situate nelle periferie di grandi Città, negli ospedali dove spesso termina nello strazio tecnologico la nostra esistenza biologica, la gabbia kafkiana non allenta le sue tragiche porte blindate che racchiude “l’universo orrendo” di memoria pasoliniana. Il racconto fatto da Francesca sia da stimolo per percorrere altre strade, individuare orizzonti appena scrutati, per recuperare e progettare una nuova umanità. Ripensare lo stesso concetto del diritto che manca drammaticamente oggi. Un lavoro enorme da fare sui giovani e sui futuri intellettuali, modificare la spaventosa macchina odierna definita da Sertorio “il mostro tecnologico di potenza armiera consumistica finanziaria”. Mostro sfuggito al controllo dell’uomo stesso che non può che costatarne le tragiche conseguenze. Ho riportato di nuovo questa definizione del Prof Sertorio perché sinteticamente descrive la tragedia rappresentata oggi dall’era catastrofale. Ci conforta un assioma del Croce sottolineando l’universalità della filosofia. Dichiarando che essa è sempre presente nell’agire umano, e che dove è grande e benefica i Paesi prosperano, mentre le filosofie deteriori e deboli portano alla rovina gli Stati e le comunità e pertanto spetta ai veri filosofi ai grandi pensatori il dovere di combattere le filosofie deteriori e negative. Gran parte delle cause se non tutte delle tragedie attuali le ritroviamo qui. Grazie infinite cara Francesca. Un caro saluto Vittorio” Vittorio da Rios

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