Contro il finepenamai

11 12 2017

COPURLANon so che programmi avete… fra il ponte dell’Immacolata e l’attesa della festa che verrà… forse già in molti, quelli che ne hanno possibilità e disponibilità, ad imbandire la tavola delle feste… fra fruscii di tovaglie, e tintinnar di piatti, di vetri e di posate…
Non per rovinarvi questo assaggio di Natale, ma vorrei invitarvi a sbirciare in alcuni luoghi dove si è digiunato.
Perché sono più di duemila trecento, per la precisione duemilatrecentotrentaquattro le persone che ieri non hanno toccato cibo, lì, al chiuso delle mura dei nostri istituti di pena. Da Trieste a Siracusa, da Oristano a Fossombrone, da Torino a Rossano… persone condannate all’ergastolo, ma non solo…
E con loro moltissimi altri che, fuori le mura, hanno aderito a questa giornata di digiuno voluta dall’Associazione Liberarsi, che da sempre ha un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia. E dato che “è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”… nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 10 dicembre, invita ad astenersi dal cibo. e comunque a partecipare ognuno come può, “secondo le proprie energie e le proprie disponibilità”.
E siccome questo sogno lo ha anche Gatto Randagio, da sempre allergico ad ogni forma di contenzione, fisica e morale… Leggi il resto dell’articolo »



Vorrei essere una formica

8 11 2017

COPURLADal numero di ottobre della rivista “una città, la testimonianza di Carmela, dal carcere di Reggio Calabria… leggete…

Dal carcere di Reggio Calabria, sezione femminile, 17 maggio 2017

Mi chiamo Carmela e sono stata trasferita in questo carcere per motivi processuali. Vi mando una mia testimonianza del colloquio avuto con mio figlio Francesco nella sezione a 41 bis di Spoleto. Era il 22 aprile del 2013 ed io allora ero libera ed andai con i miei due nipotini.
Il 22 aprile 2013, alle sei del mattino ero a Spoleto per fare il primo colloquio con mio figlio. Portai con me i suoi due figli Carlo e Nino, due gemelli di appena 6 anni. L’attesa fu snervante, dopo una minuziosa perquisizione, ci fecero entrare in una piccola saletta per il colloquio, l’impatto è stato devastante per me e i bambini. C’erano un tavolino, degli sgabelli, un grosso vetro, dietro quel vetro vidi mio figlio. Non lo vedevo da mesi e come madre il mio primo desiderio era quello di poterlo abbracciare forte, forte, che strazio! Ammutolita mi aggrappai a quel vetro, grosse lacrime inondavano il mio viso. Mio figlio era lì, davanti a me e non potevo abbracciarlo, baciarlo, avevo tanto bisogno di stringerlo forte e fargli sentire come batteva il mio cuore, avevo tanto bisogno di trasmettergli le mie emozioni. Mio figlio mi guardava, non diceva nulla, non volevo farmi vedere piangere da lui, ma non ho potuto fare nulla per trattenere le lacrime, scorrevano da sole, irrefrenabili. Leggi il resto dell’articolo »



Fu tortura….

26 10 2017

Una notizia diffusa da Antigone…  Carcere di Asti. Fu tortura. Dopo 13 anni la Cedu ripristina la giustizia

Al carcere di Asti fu tortura. A chiarire definitivamente ciò che Antigone ha sempre sostenuto, anche come parte civile, è stata oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, per l’ennesima volta, ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, per le violenze e le torture subite da due detenuti nell’istituto di pena del capoluogo piemontese. Il caso oggetto della sentenza odierna risale a ben 13 anni fa. Nel dicembre 2004 infatti i due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi. Leggi il resto dell’articolo »



Questioni di civiltà…

4 09 2017

COPURLABenché settembre e il breve acquazzone, il pensiero ancora brucia…
“Scusa se sarò breve, ma questo caldo mi impedisce di pensare. Soffoco…”
Cominciano quasi tutte così le lettere dal carcere d’estate. E rileggendo tutte quelle ricevute in questi mesi (sempre c’è un sospiro in più, nascosto, da cogliere), il pensiero va a quella scatola di lamiera e cemento che è il carcere di Oristano, che per me d’estate un po’ tutti li rappresenta. Compare all’improvviso sull’orizzonte di una landa deserta. Il pallore della struttura si confonde con il nulla intorno. La vista inizia a tremolare. Pensi sia un miraggio, poi realizzi che è un incubo.
E quando si conosce la condizione terribile, impensabile, di chi è affidato alle cure dell’istituzione, c’è un po’ da vergognarsi a lamentarsi, noi liberi, del tempo che fa…
Ha ragione Carmelo Musumeci, che spiega che in prigione non c’è mai una via di mezzo: o fa freddo o fa caldo. E l’afa fa aumentare l’ansia e l’angoscia… “L’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiama Musumeci) le notti d’estate ti mangia l’anima con più voracità. Ricordo bene che la sera, quando mi chiudevano il blindato, la cella si trasformava in una trappola. Il tempo si fermava e il mattino non arrivava mai. Per reagire alla malinconia e all’afa, in quelle notti terribili mi mettevo a scrivere, forse per questo quasi tutti i miei libri li ho scritti d’estate…”. Leggi il resto dell’articolo »



Torture…

26 06 2017

riabilitazione-sospesa-80026 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano. Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia. Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane… La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.
A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”
Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente. Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…). Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.
E perché un gesto così estremo? Leggi il resto dell’articolo »



Io, disegnatore di icone…

15 06 2017

La bella testimonianza di Giovanni Lentini, dal carcere di Fossombrone, questo mese nella rubrica delle lettere della rivista “Una città”. Ascoltate cosa scrive….

san-giorgioVi racconto il mio impegno di disegnatore di icone.
Sono da tempo affascinato dalle icone, che silenziosamente mostrano, per mezzo della rappresentazione, ciò che che le sacre scritture ci comunicano attraverso la parola e l’udito. Così nel 2006, nel carcere di Bologna, ho iniziato un lungo percorso di studio e di fede, frequentando un laboratorio di icone. Percorso che ho potuto intraprendere e continuare fino ad oggi grazie alla collaborazione di alcuni componenti fondamentali, l’istituzione scolastica e quella universitaria, la direzione e l’area trattamentale degli istituti in cui sono stato recluso e soprattutto grazie all’ausilio del volontariato nella persona del maestro iconografo, Antonio Calandriello che ha messo le sue competenze a servizio di noi detenuti e che ancora oggi, nonostante la lunga distanza chilometrica che separa Bologna (città in cui vive) da Fossombrone, quasi con cadenza mensile, lascia i suoi impegni familiari e personali per recarsi a farmi visita nel carcere di Fossombrone in cui ora sono ristretto, per darmi nozioni artistiche, seguirmi e fornirmi del materiale necessario per realizzare i miei lavori.
All’inizio di questa esperienza, ciò che mi spronava a frequentare il corso iconografico, oltre il fatto che si usciva dalla cella, era il bisogno di mostrare che nonostante le difficoltà che ci sono nel carcere, luogo di restrizione e di grande sofferenza, si riesce a produrre qualcosa di positivo. Mi ero prefisso due obiettivi, quello di apprendere la procedura per dipingere le icone e quello di fare un approfondimento dal punto di vista culturale, cioè imparare il significato dell’immagine sacra, come si legge un’immagine sacra e il valore spirituale. Leggi il resto dell’articolo »



Cronache dal carcere…

8 06 2017

COPURLADalla rassegna stampa di Carmelo Musumeci, una sintesi del reclamo che Francesco Annunziata ha inoltrato al suo magistrato di sorveglianza. Una vicenda assurda. Giudicate voi…

“Al Magistrato di Sorveglianza di Cagliari

Il sott.o Annunziata Francesco nato a Roma il 04/10/1974 attualmente ristretto presso la C.R. di Oristano, Propone reclamo avverso il diniego da parte di questa Direzione, di consegnare libri tramite sopravvitto, e depositati al magazzino detenuti all’atto di consegnarli.

In fatto
Il reclamante, acquistava tramite sopravvitto la seconda uscita della collezione: “Geni della Matematica”, per un approfondimento accademico e culturale verso autori e personaggi storici di grande rilevanza, anche in funzione del percorso di studi universitari intrapreso.
Venerdì, 3 marzo, l’addetto al sopravvitto comunicava al detenuto che il libro richiesto era stato acquistato e depositato al magazzino detenuti, e che il giorno successivo avrebbe provveduto alla consegna. (Già di per sé, che qualcosa acquistato tramite l’impresa di mantenimento debba essere depositato prima al magazzino e poi consegnato, risulta incomprensibile, se non per un atto di inutile burocrazia, che anziché snellire i tempi già lunghi, finisce per accentuarli).
Il giorno successivo, dopo mille peripezie, per riuscire a comunicare con il responsabile del magazzino Leggi il resto dell’articolo »



I degni e gli indegni….

20 03 2017

lui e agnelliAvrei voluto parlare di famiglie, bimbi, adozioni, quelle negate e quelle usurpate… ma a proposito della vicenda della bambina sottratta a genitori “troppo” anziani, lunedì scorso mi è capitato di ascoltare l’intervento di un noto, notissimo giornalista, che quasi giornalmente ci propone riflessioni da altrettanto notissimi spazi su quotidiani e tv, e a proposito di questa triste vicenda ha parole ben dure contro questa sorta di reato di anzianità “punito con la sottrazione di un minore ai genitori biologici da parte della cosiddetta Giustizia”. E fin qui, d’accordo, d’accordissimo. Peccato che il pezzetto sia chiuso da un corollario… “tutto questo in un paese che non leva i figli ai mafiosi”!
Naturalmente non voglio insegnare niente a nessuno, figurarsi se a illustre giornalista… Ma è facile, troppo facile…
Mi interrogo spesso, da quando mi sono imbrigliata in storie di ex appartenenti alla criminalità, su quanto la parola “mafia, mafioso” sia diventata una sorta di “tana libera tutti”, che ci autorizza a brutalità inaudite. A violare diritti fondamentali.
I figli, dunque. … Leggi il resto dell’articolo »



comunicare il carcere e le pene…

13 02 2017

ristIl 23 marzo a Bologna, il PRIMO FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE SUL CARCERE E SULLE PENE

si tratterà di carcere, misure di Comunità, messa alla prova, mediazione penale…
in esposizione giornali, siti, libri, blog, cortometraggi, documentari in esposizione
l’ appuntamento dunque:
BOLOGNA, 23 marzo 2017, ore 10 – 18
Biblioteca SalaBorsa del Comune, Piazza Nettuno, 3

Sono ormai molti anni che in tante carceri operano importanti realtà dell’informazione, che vedono lavorare insieme persone detenute e volontari esterni. Una redazione di un giornale non può essere un’attività ricreativa per detenuti autorizzata sotto stretto controllo, l’informazione dal carcere è un bene comune, una risorsa di civiltà utile soprattutto al territorio, che può così conoscere meglio qualcosa che gli appartiene. Un carcere dove volontari e detenuti fanno informazione ha molte più probabilità di diventare un carcere trasparente.
La redazione di un giornale o di una attività di informazione in carcere, proiettata verso la società dove si devono inserire-reinserire le persone detenute, è importante e preziosa quanto qualsiasi altro giornale del territorio, e per questo invitiamo gli Ordini dei giornalisti e la Federazione della Stampa a tutelare queste realtà così fragili, ma anche così importanti. … Leggi il resto dell’articolo »



Sogni infranti…

9 01 2017

caseAccidenti…, vi avevo lasciato con la speranza fiduciosa che i desideri messi nella pancia di Marco Cavallo si avverassero, ma dopo appena qualche giorno già qualcuno quella speranza sembra vederla morta… Così, spero di non infastidire, ma sono ancora qui a parlarvi dei ragazzi della scuola del Centro per richiedenti asilo di san Nicola.
Lunedì scorso sono stati trasferiti. Una trentina di loro, così, all’improvviso. Sparpagliati fra Tiburtina, Aurelia, Tivoli. Via Staderini… ricordate lo scandalo di qualche tempo fa? In posti affollati, dove già sono in trecento, quattrocento… dove non c’è wi-fi… e come telefonare a casa… Non più bigliettini di desideri, ma messaggi per dire che non stanno bene, che non capiscono il perché di questo trasferimento. Qualcuno, spedito a Tivoli, rassicura che lì non si starebbe poi male… Ma l’aula della scuola di san Nicola oggi è vuota. Rimangono questi disegni, che sono il compito che la maestra aveva lasciato per le vacanze: disegnare la casa. Quella che hanno dovuto abbandonare, quella dei sogni che hanno lasciato alle spalle per immaginarne una nuova, più avanti …
E viene quasi da piangere se conosci il volto e la storia del ragazzo del Mali, che sperava in un lavoro, per affittare una casa, per metterci dentro una donna da amare… e che con tratto bellissimo fa rivivere il suo villaggio, le case, la gente, gli animali, e quei rami che si inerpicano verso il cielo carichi di frutti d’oro… così pieni del colore del sole da riscaldare l’intero bianco e nero del disegno… Leggi il resto dell’articolo »