L’ergastolano e il suo giudice

22 04 2019

Pistoia_ospedale_del_Ceppo_005 fregio(…) Eppure anche tu hai avuto un processo e sei stato condannato, e sai cosa vuol dire. Già, ma tu eri innocente, è vero. Ho detto una fesseria, tu non avevi fatto niente di male, noi, beh, qualcosa più o meno tutti qui dentro. Però io l’ho pagata dura, sono quasi trent’anni che sto dentro, tu, parlando con rispetto, in qualche ora te la sei cavata, poi ti hanno tirato fuori, a me tra poco mi viene la muffa o le ragnatele e non ho nessuno che tiri fuori a me. Ma tu ci sei poi davvero? O siamo noi che ci illudiamo per non crepare di disperazione? A te ti importa davvero di noi? Ti importa davvero di me, di Salvatore di Catania, di questo pezzo di muro vecchio che sto diventando?…”

E non puoi che pensare al senso della Pasqua e a quale resurrezione mai e per chi, mentre brandelli d’anima sembrano andare via strappati a pezzi, ascoltando… lunedì scorso, nel carcere di Pavia, letture dallo straordinario “Fine pena ora” di Elvio Fassone, storia di una corrispondenza durata ventisei anni fra un ergastolano e il giudice che lo aveva condannato.

Il libro l’avevo letto qualche anno fa, appena uscito. Mi aveva colpito moltissimo (e non solo me se ha avuto 14 ristampe…) per la profondità, la forza, la levatura, la scrittura che affronta un argomento così grave, il senso della detenzione a vita, con asciuttezza trapuntata da lampi di turbamento e d’emozione. Tanto che mi era rimasto il desiderio di conoscerne l’autore. Ed eccolo lì, in prima fila, nella sala-teatro del carcere di Pavia, in questa giornata voluta dall’Associazione Nazionale magistrati della sezione distrettuale di Milano (e ringrazio Maria Lapi che mi ha permesso di esserci). Elvio Fassone, che è stato magistrato e componente del Consiglio Superiore della Magistratura e per due legislature senatore della Repubblica, è esattamente come la sua scrittura. Un gentiluomo dalla discreta eleganza d’altri tempi, carico di conoscenza e d’emozione che a tutti regala… che ad ascoltare le parole di questa preghiera, che pure lui stesso ha immaginato di cogliere in un borbottio sommesso, ancora si turba e si strazia. Leggi il resto dell’articolo »



Quella strana pretesa di rinchiudere per correggere…

10 04 2019

PoggiorealSto curando, in questi ultimi mesi, due libri che nascono dalle nostre prigioni, con testi di due persone con finepenamai. Diversissimi l’uno dall’altro, per forma e contenuti. Diverso il respiro, diverso lo spirito, diversi i destinatari, se pure a qualcuno di preciso si pensa quando si impugna una penna per mettere in fila parole che varchino le mura della propria cella. Eppure, adesso che li ho tutti e due sotto gli occhi, quasi pronti per andare in stampa, portano entrambi ragioni al rifiuto, che in me nel tempo è maturato, a questa “strana pratica”, e “alla pretesa di rinchiudere per correggere avanzata dai codici moderni”, per dirla con Foucault…
Un “no”, alla pena intesa come carcerazione, al quale immagino sia più difficile prestare ascolto e attenzione quando si parla di persone che abbiano commesso gravi crimini. Figuriamoci in un momento in cui la soluzione a ogni tipo di “devianza” sembra si trovi solo nell’“invenzione” di nuove figure di reati e in innalzamenti di pene…
Ma se ci fermiamo un attimo ad aprire gli occhi sui percorsi che iniziano quando dietro una persona si chiudono le porte di un carcere, e come proseguono, quei percorsi, e, soprattutto, dove vanno a finire, e come e quando non finiscono per nulla…
Le mie due storie… Leggi il resto dell’articolo »



Più che la vita…

21 03 2019

truduDa “Il dubbio”, l’articolo di Damiano Aliprandi, che ringrazio per permettermi di riprenderlo integralmente, sulla decisione dle tribunale di sorveglianza di Cagliari che nega a Mario Trudu (in carcere da 40 anni e con gravi problemi di salute) la possibilità di curarsi fuori dal carcere. 40 anni di carcere e nessuna pietà… Mi viene in mente quello che disse un giorno: “Cosa vuole da me lo stato più della mia vita?”

“Mario Trudu, da 40 anni in ergastolo ostativo, nonostante abbia gravi problemi di salute deve rimanere in carcere. Questo è il responso del tribunale di sorveglianza di Cagliari, sottolineando che il suo stato di salute è gestibile in carcere e quindi non «sussistono i presupposti per il differimento di pena». Respinta quindi l’istanza presentata – e sollecitata più volte – dall’avvocata Monica Murru del foro di Nuoro dove si evidenziava ulteriori gravi patologie certificate come incompatibili con il regime carcerario. Tramonta quindi la speranza per Trudu, nato ad Arzana nel 1950, in carcere dal 1979, diplomato all’Istituto d’Arte di Spoleto e autore di due libri. Finora, a causa dell’ergastolo ostativo, infatti non ha potuto fruire di alcun beneficio e con il passare del tempo vive una condizione di salute difficile – se non impossibile – da gestire in carcere. Attualmente ristretto presso la Casa Circondariale di Oristano (Massama), è affetto da sclerosi sistemica complicata da interstiziopatia polmonare e da ulteriori gravi patologie.

Nell’istanza presentata dall’avvocata Murru Leggi il resto dell’articolo »



Vivere, e morire, a Poggioreale…

28 02 2019

PoggiorealL’euro deputata Eleonora Forenza e Sandra Berardi, presidente dell’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha , hanno visitato il carcere di Poggioreale. Una situazione grave e sconcertante. Questo il comunicato di Eleonora Fiorenza, che ha chiesto l’intervento del Garante nazionale e del Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. Leggete..

“Domenica 24 febbraio mi sono recata in visita presso i padiglioni Firenze, Milano, Avellino e Genova del carcere di Poggioreale a Napoli. Ero assieme a Sandra Berardi, presidente dell’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha Onlus, che da lungo tempo collabora con me nel percorso di visite delle strutture penitenziarie e denunce delle gravi carenze del sistema carcerario italiano. Abbiamo visitato Poggioreale dopo le tante segnalazioni del movimento Ex detenuti Organizzati, in particolare a seguito degli ultimi tragici eventi come l’assurda morte di Claudio Volpe e dopo le mobilitazioni dei detenuti del padiglione Firenze.
Dalla visita, sebbene parziale, abbiamo riscontrato condizioni strutturali assolutamente inadeguate, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario. Ad esempio, ad eccezione del padiglione Genova, che è stato oggetto di recente ristrutturazione ed adeguamento funzionale, con i servizi sanitari separati tra loro e dalla zona letto, nelle celle e cameroni degli altri padiglioni (che arrivano a contenere fino a 10 persone) le cucine sono ricavate in un spazio angusto, che in origine avrebbe dovuto rappresentare l’antibagno. Leggi il resto dell’articolo »



Sogni lucenti tra mura bianche di cemento

3 12 2018

Copertina FARINA_Layout 1Riflettendo sui meccanismi dell’informazione, specie delle news, a volte delle macchine che tutto travolgono. Un ricercato finalmente veniva consegnato alla giustizia, e tutto per me finiva lì..
E invece, e invece… molti anni dopo ho capito che quando si chiudono le porte di un carcere, le storie non finiscono, ma lì cominciano.
Incontro con Giovanni Farina, implicato nel sequestro Soffiantini, accusato e poi assolto per l’omicidio dell’ispettore dei Nocs, Donatoni. Una vicenda dalle tante ombre. E due libri, per tentare di capire qualcosa di un uomo e del nostro paese.

Ricordate la vicenda del sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini? Era la fine degli anni ’90. L’ultima “zampata” dell’Anonima, si disse. Fra i coinvolti, Giovanni Farina, che nel mio vagare fra carceri e detenuti ho conosciuto. Prima attraverso una lunga corrispondenza, poi ho l’ho anche incontrato, dopo aver curato un libro con suoi testi. Racconti, riflessioni, poesie.
Farina è persona che scrive molto, e bene. Mi aveva colpito subito, perché oltre a raccontarmi della sua condizione, la fatica, le speranze, i momenti di sconforto… mi mandava di tanto intanto racconti. insieme a considerazioni sulla vita e sul mondo. Scritti molto profondi. Poesie anche qua e là…
La corrispondenza con chi è in un carcere all’inizio è molto cauta, come se ci si annusasse a distanza, poi accade che si “apre”… così è successo con la valanga di scritti e testi che Giovanni Farina mi ha mandato. Perché Giovanni (ormai ci diamo del tu) sembra aver registrato istante per istante tutta la sua vita. Leggi il resto dell’articolo »



Se la clemenza muore…

12 11 2018

untitled“Nell’iconografia della giustizia, è come se i gigli e i rami di olivo intrecciati alla spada si fossero ormai essiccati”…
Sempre ricco di metafore quanto mai appropriate il linguaggio di Andrea Pugiotto, docente di Diritto Costituzionale, che nel cammino che ho da qualche tempo intrapreso per cercare di capire qualcosa a proposito di delitti e di pene, è diventato irrinunciabile punto di riferimento… sempre più convinta che nella Costituzione è la ragione prima delle risposte da trovare…
Le sue riflessioni mi arrivano oggi con gli atti di un incontro, da Pugiotto introdotto, a proposito degli istituti di clemenza.
Immagino già… “Amnistia, indulto, grazia, commutazione della pena… che cosa contro corrente! Con tutto il bisogno di sicurezza che abbiamo… ancora si parla di atti di clemenza?”
Ma visto che qui si rema contro…
Impossibile riassumere il ricchissimo, complesso dibattito dell’incontro, che vale la pena di leggere nel libro che ne raccoglie gli atti. “Costituzione e clemenza” (a cura di Stefano Anastasia, Franco Corleone, Andrea Pugiotto, editore Ediesse, per La società della ragione). Un testo utilissimo anche per capire qualcosa di noi e del nostro paese.
Solo alcune annotazioni. Leggi il resto dell’articolo »



Appuntamento a Sollicciano, dunque..

16 09 2018

Locandina FarinaAppuntamento a martedì, a Sollicciano, al Gozzini, per la presentazione del libro di Giovanni Farina. Questo il testo dell’introduzione…

“Da qualche anno scambio con Giovanni Farina lettere. E a poco a poco ho conosciuto la sua storia. Ha iniziato, Giovanni, con qualche accenno alla sua condizione, le difficoltà, le durezze, le tappe di una vicenda giudiziaria, a tratti kafkiana, che toglie il respiro. Respiro che a singhiozzi torna, con le immagini di un mondo intimo che piano piano si svela. Piano piano, a partire da qualche cenno, da eco di ricordi, ansie di nostalgie, per poi tutto prorompere… Perché le lettere dal carcere molto presto escono dai binari della forma e della cortesia fra estranei. Si diventa in qualche modo subito intimi. Anche se mai c’è occasione d’incontrarsi. Chi scrive dal carcere non ha tempo e pensieri da perdere. I suoi, Giovanni Farina li appunta tutti. Tutti i pensieri e tutto il suo tempo, come nelle pagine di un diario lungo quanto i giorni della sua prigionia. Che corre parallelo a quello delle pagine fatte di udienze, di sentenze, di ricorsi, note, appelli, a affollare il percorso giudiziario che lo imbriglia.
Me li ha snocciolati nel tempo, Giovanni, i pensieri del suo diario. Pagine allegate alle lettere che mi ha inviato. Prima con cautela, un po’ alla volta, poi sempre un po’ più ‘osando’… e così mi sono trovata inondata da un mare di pagine, che alla fine mi ha chiesto in qualche modo di curare. E non è stato facile. Leggi il resto dell’articolo »



“Orizzonti Ristretti” sempre più. Per chi e perché…

27 08 2018

ristrettiLe domande, non finiscono mai…
Ma perché mortificare una bella realtà che tanti buoni risultati ha dato e pure tanti riconoscimenti negli anni ha ricevuto? Perché… perché…
Domanda che turbina intorno come un vento scomposto, mentre leggo di quel che accade a Padova. Nel carcere di Padova, il “Due Palazzi”, dove rischiano di essere drasticamente ridimensionati tutti i progetti di Ristretti Orizzonti.
“Ristretti”, come familiarmente la chiama chi intorno al mondo del carcere gravita, è una redazione fatta di volontari e detenuti intorno alla quale, in più di vent’anni d’attività, sono nati progetti straordinari, percorsi culturali che tante cose in meglio hanno cambiato, nel carcere e nelle persone… non solo per chi è dentro, ma anche per chi, da fuori, vi è entrato in contatto… e da anni è importante punto di riferimento per tutte le persone che, in un modo o nell’altro, si occupano di Giustizia.
Fra le tante cose, Leggi il resto dell’articolo »



fantasmi…

6 08 2018

riabilitazione-sospesa-800Questo non è il solito pezzo. E’ piuttosto una domanda, intorno alla quale quel rompiscatole di un Gatto Randagio sta girando da qualche giorno. Rompiscatole e petulante visto che sempre intorno agli stessi argomenti si arrabatta. Ma chiede, per cortesia, di aiutarlo a trovare una risposta.
La settimana scorsa, sapete bene tutti, Davide Casaleggio ha definito “inevitabile” il superamento della democrazia parlamentare. Avrete avuto anche voi le orecchie e gli occhi intasati da quello che ne è nato: prese di posizione, dibattiti, commenti, articoli, analisi… un fiume in piena di parole e pagine… che, giustamente, ognuno aveva da dir qualcosa…
Beh, qualche giorno prima, l’altro corno, se così si può dire, del vertice dei Cinque stelle, Beppe Grillo, ha parlato della necessità di abolire le carceri. “Dobbiamo tendere a un mondo a carceri zero. Almeno il minimo possibile”.
“Con società senza carceri Grillo crea dibattito”, ha detto, proprio mentre si trovava nel cortile della casa circondariale di Poggioreale, il presidente della Camera Fico. Ma, a dire la verità, dal tono della voce, sembrava non crederci neanche lui… al fatto che ne sarebbe nato un dibattito…
E infatti. Leggi il resto dell’articolo »



La morte in carcere

23 07 2018

lettera secondiglianoAscoltando il mare, che oggi stride, di una musica stonata…
“Qualcosa avranno pur fatto… avranno pur fatto… pur fatto…”
Ritorna stridente il mantra di un’obiezione che sento spesso fare, davanti a mie insistenze nel raccontare di storie che vengono da quel mondo buio che sono le nostre carceri. Certo, qualcosa avranno pur fatto. E certo “è facile immaginare la galera per chi ha commesso un reato ma, entrare in una sezione e vedere le persone recluse peggio degli animali, mi ha restituito la barbarie di cui è ancora capace l’umanità”… parole di Sandra Berardi, che dopo aver visto quello che ha visto ha sentito l’urgenza di creare un’associazione per i diritti dei detenuti, Yairaiha. E chissà che qualcosa non abbia visto anche Beppe Grillo se, come a sorpresa, riprendendo il pensiero del criminologo norvegese Nils Christie, arriva a parlare di carceri come “struttura progettata per infliggere legalmente dolore, uno strumento di controllo sociale e un vero e proprio business”. E vedremo se qualcosa per li rami del parlamento ne discenderà…
Ma oggi la realtà è quella delle tante denunce, Leggi il resto dell’articolo »