Appuntamento a Sollicciano, dunque..

16 09 2018

Locandina FarinaAppuntamento a martedì, a Sollicciano, al Gozzini, per la presentazione del libro di Giovanni Farina. Questo il testo dell’introduzione…

“Da qualche anno scambio con Giovanni Farina lettere. E a poco a poco ho conosciuto la sua storia. Ha iniziato, Giovanni, con qualche accenno alla sua condizione, le difficoltà, le durezze, le tappe di una vicenda giudiziaria, a tratti kafkiana, che toglie il respiro. Respiro che a singhiozzi torna, con le immagini di un mondo intimo che piano piano si svela. Piano piano, a partire da qualche cenno, da eco di ricordi, ansie di nostalgie, per poi tutto prorompere… Perché le lettere dal carcere molto presto escono dai binari della forma e della cortesia fra estranei. Si diventa in qualche modo subito intimi. Anche se mai c’è occasione d’incontrarsi. Chi scrive dal carcere non ha tempo e pensieri da perdere. I suoi, Giovanni Farina li appunta tutti. Tutti i pensieri e tutto il suo tempo, come nelle pagine di un diario lungo quanto i giorni della sua prigionia. Che corre parallelo a quello delle pagine fatte di udienze, di sentenze, di ricorsi, note, appelli, a affollare il percorso giudiziario che lo imbriglia.
Me li ha snocciolati nel tempo, Giovanni, i pensieri del suo diario. Pagine allegate alle lettere che mi ha inviato. Prima con cautela, un po’ alla volta, poi sempre un po’ più ‘osando’… e così mi sono trovata inondata da un mare di pagine, che alla fine mi ha chiesto in qualche modo di curare. E non è stato facile. Leggi il resto dell’articolo »



“Orizzonti Ristretti” sempre più. Per chi e perché…

27 08 2018

ristrettiLe domande, non finiscono mai…
Ma perché mortificare una bella realtà che tanti buoni risultati ha dato e pure tanti riconoscimenti negli anni ha ricevuto? Perché… perché…
Domanda che turbina intorno come un vento scomposto, mentre leggo di quel che accade a Padova. Nel carcere di Padova, il “Due Palazzi”, dove rischiano di essere drasticamente ridimensionati tutti i progetti di Ristretti Orizzonti.
“Ristretti”, come familiarmente la chiama chi intorno al mondo del carcere gravita, è una redazione fatta di volontari e detenuti intorno alla quale, in più di vent’anni d’attività, sono nati progetti straordinari, percorsi culturali che tante cose in meglio hanno cambiato, nel carcere e nelle persone… non solo per chi è dentro, ma anche per chi, da fuori, vi è entrato in contatto… e da anni è importante punto di riferimento per tutte le persone che, in un modo o nell’altro, si occupano di Giustizia.
Fra le tante cose, Leggi il resto dell’articolo »



fantasmi…

6 08 2018

riabilitazione-sospesa-800Questo non è il solito pezzo. E’ piuttosto una domanda, intorno alla quale quel rompiscatole di un Gatto Randagio sta girando da qualche giorno. Rompiscatole e petulante visto che sempre intorno agli stessi argomenti si arrabatta. Ma chiede, per cortesia, di aiutarlo a trovare una risposta.
La settimana scorsa, sapete bene tutti, Davide Casaleggio ha definito “inevitabile” il superamento della democrazia parlamentare. Avrete avuto anche voi le orecchie e gli occhi intasati da quello che ne è nato: prese di posizione, dibattiti, commenti, articoli, analisi… un fiume in piena di parole e pagine… che, giustamente, ognuno aveva da dir qualcosa…
Beh, qualche giorno prima, l’altro corno, se così si può dire, del vertice dei Cinque stelle, Beppe Grillo, ha parlato della necessità di abolire le carceri. “Dobbiamo tendere a un mondo a carceri zero. Almeno il minimo possibile”.
“Con società senza carceri Grillo crea dibattito”, ha detto, proprio mentre si trovava nel cortile della casa circondariale di Poggioreale, il presidente della Camera Fico. Ma, a dire la verità, dal tono della voce, sembrava non crederci neanche lui… al fatto che ne sarebbe nato un dibattito…
E infatti. Leggi il resto dell’articolo »



La morte in carcere

23 07 2018

lettera secondiglianoAscoltando il mare, che oggi stride, di una musica stonata…
“Qualcosa avranno pur fatto… avranno pur fatto… pur fatto…”
Ritorna stridente il mantra di un’obiezione che sento spesso fare, davanti a mie insistenze nel raccontare di storie che vengono da quel mondo buio che sono le nostre carceri. Certo, qualcosa avranno pur fatto. E certo “è facile immaginare la galera per chi ha commesso un reato ma, entrare in una sezione e vedere le persone recluse peggio degli animali, mi ha restituito la barbarie di cui è ancora capace l’umanità”… parole di Sandra Berardi, che dopo aver visto quello che ha visto ha sentito l’urgenza di creare un’associazione per i diritti dei detenuti, Yairaiha. E chissà che qualcosa non abbia visto anche Beppe Grillo se, come a sorpresa, riprendendo il pensiero del criminologo norvegese Nils Christie, arriva a parlare di carceri come “struttura progettata per infliggere legalmente dolore, uno strumento di controllo sociale e un vero e proprio business”. E vedremo se qualcosa per li rami del parlamento ne discenderà…
Ma oggi la realtà è quella delle tante denunce, Leggi il resto dell’articolo »



il treno

21 03 2018

treno_locomotiva_25nell’ultimo numero della rivista “Una città”, la lettera di Giovanni Lentini. Davvero un bel racconto, che fa riflettere…

“Nel laboratorio teatrale da poco iniziato, mi è stato chiesto di immaginare e descrivere il viaggio che vorrei fare. Premesso che viaggiare è impresa difficile per chiunque per l incognite che sempre nasconde, cosa può accadere, chi si può incontrare… se poi si aggiunge che il viaggiatore è un ergastolano che dovrà vivere da recluso per sempre, perché il suo fine pena è mai, il viaggio diventa ancora più difficile da immaginare, perché tanti anni di detenzione secondo me non illuminano la mente, anzi a mio avviso atrofizzano non soltanto i sentimenti, ma anche l’immaginazione più profonda.
Detto ciò, il mio viaggio immaginario è quello di tornare in libertà, a casa dai miei cari. Purtroppo sono tanti anni che immagino di essere fermo in una sala d’attesa di una stazione ferroviaria, ad aspettare il treno che mi riporta a casa. A volte questa stazione sembra abbandonata, a volte affollata di pendolari che si affrettano ognuno a prendere il proprio treno.
Io invece mi vedo fermo, immobile, mentre cerco di guardare con attenzione il cartellone che indica l’orario di partenza del mio treno. Leggi il resto dell’articolo »



Belve…

29 01 2018

belve....Ha proprio ragione Alessandra Celletti, che nella prefazione a “La Belva della cella 154” chiarisce subito di non farsi ingannare dal titolo: questa, assicura, “è una storia d’amore, di amicizia e di perdono, dove durezza e crudeltà si sciolgono come la neve al sole”… “La belva della cella 154”, nel libro risponde al nome di Nino, alias Carmelo Musumeci, ergastolano scrittore, detenuto dal 1991, oggi in regime di semilibertà. Naturalmente cambiato tutto quel che c’è da cambiare fra il protagonista di un romanzo, a metà fra realtà e fantasia, e il suo autore.
Di reale, realissimo, in questo racconto c’è il carcere, quell’Assassino dei sogni che non ammette la speranza, che ha molte armi per uccidere a poco a poco, dove c’è chi si aggrappa alla vita con rabbia e disperazione e chi finisce col non avere paura più di nulla, e amare solo la propria solitudine.
Eppure davvero durezze e crudeltà, in questo racconto, Leggi il resto dell’articolo »



Il telefono. La tua voce…

8 01 2018

fine-pena-mai“Straordinario! Distante anni luce dal nostro povero paese… Bèh, certo… come non considerare che quando in Francia scoppiò La Rivoluzione, la nostra penisola era ancora un grumo di stati spesso con vedute l’uno dall’altro lontane…”, ho sentito l’altro giorno bofonchiare il Gatto mentre leggeva il giornale. Ho dato un’occhiata anch’io e… davvero rivoluzionaria, la novità che arriva d’oltralpe… Udite udite: nelle carceri francesi i detenuti potranno avere presto un telefono in cella…
Avete sentito bene. Notizia davvero stupefacente, se vista con ottica italiana, data la considerazione che mediamente si ha nel nostro paese delle persone per un motivo o l’altro affidate alla discutibile custodia delle nostre prigioni, e sapendo cosa succede invece da noi.
Per la precisione, in Francia, si parla di installare apparecchi telefonici in più di 50.000 celle di circa 180 prigioni. Ovviamente, limitati e controllati i numeri da poter chiamare, identificate le persone che ricevono la chiamata… ma nessun limite di tempo, di giorno e di notte. Questo per aiutare a mantenere più saldi i legami familiari e favorire un futuro reinserimento… Il provvedimento viene preso dopo un esperimento partito l’anno scorso nella prigione di Montmédy, che sembra già dare i suoi frutti…
E pensare che nelle nostre carceri, quando va di lusso, si può fare una telefonata a settimana, ciascuna di massimo dieci minuti… e potete immaginare… Leggi il resto dell’articolo »



Contro il finepenamai

11 12 2017

COPURLANon so che programmi avete… fra il ponte dell’Immacolata e l’attesa della festa che verrà… forse già in molti, quelli che ne hanno possibilità e disponibilità, ad imbandire la tavola delle feste… fra fruscii di tovaglie, e tintinnar di piatti, di vetri e di posate…
Non per rovinarvi questo assaggio di Natale, ma vorrei invitarvi a sbirciare in alcuni luoghi dove si è digiunato.
Perché sono più di duemila trecento, per la precisione duemilatrecentotrentaquattro le persone che ieri non hanno toccato cibo, lì, al chiuso delle mura dei nostri istituti di pena. Da Trieste a Siracusa, da Oristano a Fossombrone, da Torino a Rossano… persone condannate all’ergastolo, ma non solo…
E con loro moltissimi altri che, fuori le mura, hanno aderito a questa giornata di digiuno voluta dall’Associazione Liberarsi, che da sempre ha un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia. E dato che “è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”… nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 10 dicembre, invita ad astenersi dal cibo. e comunque a partecipare ognuno come può, “secondo le proprie energie e le proprie disponibilità”.
E siccome questo sogno lo ha anche Gatto Randagio, da sempre allergico ad ogni forma di contenzione, fisica e morale… Leggi il resto dell’articolo »



Vorrei essere una formica

8 11 2017

COPURLADal numero di ottobre della rivista “una città, la testimonianza di Carmela, dal carcere di Reggio Calabria… leggete…

Dal carcere di Reggio Calabria, sezione femminile, 17 maggio 2017

Mi chiamo Carmela e sono stata trasferita in questo carcere per motivi processuali. Vi mando una mia testimonianza del colloquio avuto con mio figlio Francesco nella sezione a 41 bis di Spoleto. Era il 22 aprile del 2013 ed io allora ero libera ed andai con i miei due nipotini.
Il 22 aprile 2013, alle sei del mattino ero a Spoleto per fare il primo colloquio con mio figlio. Portai con me i suoi due figli Carlo e Nino, due gemelli di appena 6 anni. L’attesa fu snervante, dopo una minuziosa perquisizione, ci fecero entrare in una piccola saletta per il colloquio, l’impatto è stato devastante per me e i bambini. C’erano un tavolino, degli sgabelli, un grosso vetro, dietro quel vetro vidi mio figlio. Non lo vedevo da mesi e come madre il mio primo desiderio era quello di poterlo abbracciare forte, forte, che strazio! Ammutolita mi aggrappai a quel vetro, grosse lacrime inondavano il mio viso. Mio figlio era lì, davanti a me e non potevo abbracciarlo, baciarlo, avevo tanto bisogno di stringerlo forte e fargli sentire come batteva il mio cuore, avevo tanto bisogno di trasmettergli le mie emozioni. Mio figlio mi guardava, non diceva nulla, non volevo farmi vedere piangere da lui, ma non ho potuto fare nulla per trattenere le lacrime, scorrevano da sole, irrefrenabili. Leggi il resto dell’articolo »



Fu tortura….

26 10 2017

Una notizia diffusa da Antigone…  Carcere di Asti. Fu tortura. Dopo 13 anni la Cedu ripristina la giustizia

Al carcere di Asti fu tortura. A chiarire definitivamente ciò che Antigone ha sempre sostenuto, anche come parte civile, è stata oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, per l’ennesima volta, ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, per le violenze e le torture subite da due detenuti nell’istituto di pena del capoluogo piemontese. Il caso oggetto della sentenza odierna risale a ben 13 anni fa. Nel dicembre 2004 infatti i due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi. Leggi il resto dell’articolo »