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    Ancora sul Gatto Randagio… risposte ad alcune domande…

    Storie randagie, il graffio del Gatto per restare umani” ed. Strade Bianche di Stampa Alternativa.
    Breve intervista. E grazie a Monica Mariotti che me l’ha fatta…

    Questo libro è la raccolta di alcuni tuoi articoli di una rubrica, ospitata dal sito “Remocontro”, dal titolo “Gatto Randagio”. E la prima domanda che sorge spontanea; perché “Gatto randagio” che poi ispirerà il titolo del libro, “Storie randagie”… Un’idea plausibile è che come un gatto vagabondo, gira, guarda, osserva, così un po’ come fai tu…
    “Proprio così. L’idea è quella di identificarsi in un osservatore particolare come può essere un gatto randagio… che va in giro annusa, si imbatte in mille cose, e sa frugare anche nella “spazzatura”… quella che noi consideriamo spazzatura, ma che in realtà può svelare grandi tesori, a saperli vedere… un gatto si aggira soprattutto fra i vicoli e incontra tante cose della vita, tante storie e persone che noi consideriamo marginali, ma che molto spesso hanno da insegnarci, soprattutto a proposito della nostra presunzione e indifferenza…
    Il gatto è anche libertà.. di pensiero e di linguaggio…”

    Molti, forse la maggioranza, dei tuoi pezzi riguardano il sociale, racconti che diventano a volte una denuncia… Però ci sono poi articoli come quello dell’orchidea e il fagiolo, quasi filosofici, poetici anche. Dare importanza a una cosa piccola come un fagiolo e che “provoca” la fioritura di un’orchidea… Cosa ci insegna questa “onirica” accoppiata?
    “Miracolo napoletano”… Più che un articolo è un racconto. Ma è tutto assolutamente vero. Nasce dal suggerimento che mi ha dato un fioraio per far fiorire un’orchidea che da tempo non dava fiori. Seminarle accanto un fagiolo.. vedendolo nascere l’orchidea non vuole essere da meno… e fiorisce. E così è stato, lo giuro. Cosa insegna? A percepire la vita ovunque, la sensibilità della natura tutta, le sue regole e la forza vitale che ogni cosa può sprigionare e indurre… anche un modestissimo fagiolo… “

    Un tema che torna spesso, il carcere. Con la morte, anche di Mario Trudu, ergastolano morto dopo indicibili sofferenze, gravemente malato , dopo 40 anni ininterrotti di carcere, tu usi la metafora dei cavalli di razza e non…
    “E’ una frase che ha scritto lui, Mario, che ho seguito per tanti anni, di cui, grazie a Marcello Baraghini, abbiamo pubblicato tre libri e non solo… Mario aveva una scrittura davvero potente, che Marcello ha subito riconosciuto… Quasi un presentimento, un terribile presentimento, in una pagina che fa mi ha mandato qualche settimana prima di morire…: “Non si uccidono i cavalli di razza a quel modo, ci sono cavalli nati e cresciuti in una stalla lussuosa, ma ci sono anche quelli nati bradi nei pascoli, dove per sopravvivere si spaccano ogni giorno gli zoccoli, ma non per questo sono figli di una razza inferiore a coloro che sono nati in una stalla di lusso..”… lui, cavallo di pascoli liberi…”

    Non sei tenera anzi, giustamente spietata quando scrivi di Hevrin Khalaf politica attivista curda violentata, lapidata e uccisa. Affermi con forza che “l’orrore va visto e divulgato per scioccarci ma per smuoverci soprattutto”. Tutti i divulgatori dovrebbero pensarla in questo modo, ma purtroppo sappiamo non è così, cosa diresti loro per persuaderli?
    “Io penso che ci sono morti che sono “pubbliche” .. e sono immagini che vanno viste, anche se fa male. Veniamo a volte avvisati che “queste immagini potrebbero ledere la sensibilità”. Io penso che la nostra “sensibilità” debba essere lesa. Altrimenti, noi che abbiamo perso la capacità di immedesimazione, non capiamo veramente la gravità, il dolore delle cose… trincerandoci a volte anche dietro un, a mio parere ipocrita, rispetto delle vittime… Dobbiamo guardare in faccia alle cose, delle quali spesso siamo in qualche modo anche noi responsabili. E il giro sarebbe lungo… ma, ad esempio, noi siamo un paese esportatore di armi… perché abbiamo “pudore” nel vedere quello che le armi, anche in paesi lontani, provocano?”

    Poi cambi linguaggio e parli di Madonne che si riuniscono in mare la notte, prima della festa del 15 agosto.. con un corteo di sirene “mute da far paura. Coperte di veli neri, e con al collo collane di rami di corallo, che sono sangue, sangue di tutte le vittime…”. Come le trovi queste straordinarie rappresentazioni?
    “Le Sirene che piangono vittime del mare e le Madonne che preparano una protesta contro lo sventagliare di rosari dell’allora leghista ministro degli interni… Ah, queste idee vengono al Gatto… che riesce a leggere realtà che noi non vediamo. Non è “fantasia” o “delirio”. Il Gatto mi ha insegnato ad abbandonare i normali parametri, a cercare di leggere attraverso le cose. E anche il linguaggio si adegua…”

    In maniera anche molto ironica affronti i problemi della diversità delle classi sociali, l’episodio dei treni ad alta velocità e sulle diverse offerte di servizi tra prima e seconda classe è spassosissimo ma fa anche riflettere… raccontaci di più.
    “Usare i mezzi pubblici è fonte inesauribile di storie… Credo che usare i mezzi pubblici (io ho abbandonato l’auto definitivamente una quindicina d’anni fa) fa capire la realtà della vita di tante persone, dove va la società… Qui ti riferisci all’annuncio ascoltato su un Freccia: “uno speciale benvenuto con snack, bibite, piccoli omaggi e degustazioni esclusive”, ai clienti di prima classe. Annuncio che attraversa tutte le carrozze, anche di seconda. Annuncio triste, anche volgare, a mio parere, a rimarcare differenze di classe e di disponibilità… E il Gatto ne incontra, e racconta, tante di storie come questa… incontrate su treni, bus, dietro l’angolo di strade secondarie, nei vicoli…”



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