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    Cuore di neve

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    Un cuore di neve, per gli auguri a Barbi, da Carmelo Musumeci, dal carcere di Spoleto. Ascoltate, la lettera di un ergastolano…

    “Buon compleanno figlia dell’uomo ombra, in questi anni le lacrime versate per te sono state le più belle. Spesso il tuo amore è più forte di me, della malinconia, della tristezza e della sofferenza. Amore Bello, perdonami se non sono stato il padre che avrei voluto essere. Buon compleanno figlia dell’uomo ombra, tutte le notti il mio cuore, seppur coperto da sbarre, inferriate e cemento armato, scappa da me e dalla mia cella per venirti a trovare. Molti uomini ombra pensano spesso alla morte perché è la loro unica via di fuga, io piuttosto penso a te, perché sei la mia ragione di vita. Tesoro, perdonami se non sono stato un padre come tutti gli altri. Buon compleanno figlia dell’uomo ombra, il tuo amore mi ha sempre dato la forza di combattere e di non arrendermi. Il mio mondo e il mio futuro stanno scomparendo insieme alla mia vita, eppure io ti amo come il primo giorno che mi hanno portato via da te. Barbi, perdonami se sei cresciuta senza di me accanto. Buon compleanno figlia dell’uomo ombra, molti ergastolani hanno bisogno della speranza per vivere, io invece ho solo bisogno del tuo amore. Per resistere all’Assassino dei Sogni e per soffrire di meno molti uomini ombra cercano di dimenticare quello che erano, io invece per resistere cerco di ricordarmi che ero un uomo libero. Figlia mia, perdonami se sono più di venti anni che non riesco a darti il bacio della buona notte. Buon compleanno figlia dell’uomo ombra, oggi ho afferrato con le mani le sbarre della mia cella, le ho strette forte, mentre il mio cuore provava inutilmente a spezzarle. Vita mia, perdonami se non riuscirò mai a uscire. E grazie di esserti tatuata: “Divisi da sempre, uniti dall’anima”.

    Il mio cuore ti ama, io pure.

    Tuo papà.

    Carcere Spoleto,  Febbraio 2012

     

    Il giardino di Brigitta

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    I giardini. Luoghi privilegiati di fiabe e racconti, un lembo di terra da far fiorire… sembra qualcosa di irrinunciabile, un pensiero che ci portiamo dentro… dal tempo del Paradiso Terrestre, il primo giardino, che appartiene alla fiaba più antica…  Anche se poi è arrivato Caino. E ha costruito la prima città… Ma ancora l’invito, è a godere di un giardino… Questo che fiorisce nel racconto di Lauretta Chiarini.

    “Non troppo vicino, ma nemmeno molto lontano da qui, c’era la casa di Brigitta.
    La costruzione di per sé non era niente di speciale: una casa come tante, di mattoni rossi e con un grande portico ombreggiato.
    Quello che era a dir poco spettacolare, era il giardino.
    Nei dintorni non cresceva niente del genere: cipressi, querce e grandi faggi proteggevano, dall’alto delle loro fronde, un giardino dalle fioriture fantastiche. Farfalle e uccelli d’ogni tipo, svolazzavano rendendo quel giardino un posto da favola.
    Del resto Brigitta non si sarebbe accontentata di niente di meno. Era ormai avanti con gli anni, ma vivace e attiva come una giovinetta.
    Tutti quelli che abitavano nelle vicinanze, la ritenevano una vecchietta stravagante dato che la vedevano spesso a comprare terriccio e concime oppure a cercare riviste di giardinaggio, tosaerba, bulbi o vasi, ma non la incontravano mai al cinema o dalla parrucchiera.
    Iolanda, una sua anziana vicina di casa, tutta dedita ai suoi tre gatti e ai quattro nipoti, un giorno la fermò davanti al negozio di prodotti agricoli.
    “Salve, Brigitta! Sempre indaffarata col suo giardino, eh? Mi piacerebbe vederlo, ma da fuori la sua bella siepe nasconde le fioriture… Eppure il profumo che si sente lascia credere che lei coltivi qualcosa di speciale…”
    Brigitta le sorrise, affabile: “Beh, sì. In effetti… io coltivo la speranza…” (…)

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    … e così gli ho regalato quel gattino con in testa un’aiuolina di non-ti-scordar-di-me color rosso pallido, quasi rosa… avete presente i gattini con in testa cespuglietti di non-ti-scordar-di-me..? … era bellissimo…!

    Pensiero d’inizio febbraio..

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    Pancia che ha fame grida, strepita, si lamenta.

    Pancia che ha fame d’amore è muta

    Leggendo Guido Ceronetti. Come sempre fulminante. Da “Insetti senza frontiere”. Spietato vagabondare, fra le pieghe della vita e della morte, del Filosofo Ignoto.

    Luci…

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    “Mai un’arma può tagliare a pezzi l’anima né il fuoco può bruciarla; l’acqua non può bagnarla né il vento inaridirla.  L’anima individuale è indivisibile e insolubile; non può essere seccata né bruciata. E’ immortale, onnipresente, inalterabile, inamovibile ed eternamente la stessa”.

    Due versi della Srimad Bhagavad-gita … Krishna canta al suo discepolo, Arjiuna, le glorie dell’anima individuale… e questi versi, come tutti i testi sacri degli Hare Krishna, il movimento induista,  oggi sono accessibili in rete, anche per chi non vede, grazie al sito  www.sathyaananda.it costruito e messo in linea da Luca Pistolese, cultore di religioni orientali ed esperto di informatica. Luca, cieco dalla nascita…  non è facile esserlo ma, dice, questo portale è fonte di luce… Vi sono compresi anche i testi del  maestro spirituale indiano scomparso nel 1977 che aveva fondato il movimento, un lavoro che è costato molto impegno, molta fatica, iniziato quando, anni fa, aveva iniziato a leggere i testi che ora, dal suo sito, affre a tutti. I testi sono in italiano e in sanscrito, e la biblioteca é fruibile sia tramite la cosiddetta barra braille sia attraverso la sintesi vocale. Insomma, grazie al suo lavoro, quello di cui Luca Pistolese fa parte, è il primo movimento religioso ad avere messo tutte le scritture online per chi non vede….  e questo lavoro aggiunge una pagina importante al patrimonio culturale e di informazione oggi accessibile ai ciechi.  Ma c’è una cosa importante che Pistolese vuole sottolineare, e di cui va molto orgoglioso: questo sito è stato pensato proprio per tutti, e chiunque può accedervi, consultare riviste del settore, seguire corsi…
    La cecità… Ha detto Luca Pistolese che la sua cecità gli ha insegnato a capire che cos’è la dipendenza, e ad amare questa dipendenza…. che poi è esattamente il contrario di quello che ci viene insegnato fin dalla nascita… la vera cecità, ancora sottolinea, è la mancanza di una visione spirituale. E questa, aggiungo, è cosa che tutti i testi sacri, tutte le religioni sanno insegnare… Un invito dunque ad aprire gli occhi, quelli veri, quelli dell’anima… e ognuno trovi la sua…

    Un appello, per i morti della Marlane

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    Ricevo e volentieri pubblico, questo appello, che chiede “Verità e giustizia per i morti della Marlane”.

    Alla Marlane di Praia a Mare, in provincia di Cosenza, industria tessile del gruppo Marzotto, si è consumata una tragedia del lavoro della quale si parla poco. Ben oltre 100 lavoratori si sono ammalati di tumore di varia natura e a decine sono deceduti (secondo fonti attendibili e realistiche sono oltre 80). Purtroppo questi numeri, che nascondono vite spezzate, sono destinati a crescere nel tempo. Il Tribunale di Paola, il 12 novembre 2010 ha rinviato a giudizio Pietro Marzotto ed altri 11 dirigenti della Marlane, della ex-Lanerossi, della Marzotto, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, aggravato dalla omissione delle cautele sul lavoro, lesioni colpose gravissime, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e disastro ambientale doloso, per aver sversato e interrato nell’ area antistante lo stabilimento tessile, tonnellate di rifiuti speciali di cui la maggior parte di natura altamente cancerogena. (…)

    Al mio fantastico amico

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    Ancora una poesia, di uno dei ragazzi di Giovanna Cantoni. “Al mio fantastico amico”, ed è  stata scritta da Emilio. Il suo fantastico amico è un ragazzo rom…  ascoltiamo…
    “Ho un amico magnifico, fantastico, / spinge la mia carrozzella per andare in classe; / mi fa salire le scale / e a volte a guardare dal davanzale: / è le mie braccia e le mie gambe. //Studia con me / e dice: “sono aiutato da te” .// Il mio amico fantastico / Rom, zingaro, nomade per tutti / per me gentile e caro / Luigi, amico assai raro.//Il suo popolo è riconosciuto da trent’anni/ anche se esiste da tremila anni./ La sua storia fa invidia: e le sue origini sono in India. / I Rom non hanno una terra / e non hanno mai fatto la guerra, / non hanno sfruttato nessuno / hanno sofferto emarginazione e digiuno.//Nel giorno della memoria, / quando si profonde l’oratoria, / dei Rom tutti si dimenticano / che migliaia ne ha uccisi il lager nazista / e gassati la furia razzista. / Nessun Rom ucciso ha un nome scritto in un libro, / a nessuno di loro è stato dedicato un monumento / quasi fosse un comandamento / dei Rom l’esistenza dimenticare / e ad altre cose pensare. / Il prof della Shoah ha parlato, / ho detto: “prof dei Rom ti sei dimenticato”. / “Che cosa c’entrano? / Degli Ebrei dobbiamo parlare, / degli Ebrei è l’olocausto”./ //Non ho risposto/ il capo ho nascosto /per la vergogna, / mi sentivo veramente alla gogna / per non essere andato fino in fondo / “scusami, amico, tu sei il mio mondo./ Per viltà non ti ho difeso / spero di non averti offeso”

    Emilio adesso non c’è più. E forse il più bel ricordo, che ci lascia Giovanna Cantoni, della sua storia è l’immagine dei due amici, Emilio e Luigi, in prima fila ad ascoltare la conferenza sullo sterminio dei Rom che il padre di Emilio, per rimediare alla grande delusione dei due ragazzi, ha organizzato nel suo paese.

    L’olocausto…

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    Il 27 gennaio torna il ricordo della Shoah, lo sterminio degli ebrei nei lager nazisti … e c’è uno sterminio di cui raramente si parla. Quello delle persone disabili, “vittime dimenticate”, come i rom, gli omosessuali, i testimoni di Geova… “ascoltate” questa poesia… l’ha scritta Nicoletta, piccola amica di Giovanna Cantoni, l’ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione, si è già affacciata con i suoi ragazzi su questa riva…,  che ha raccolto poesie di bambini disabili di tutta Italia

    “Una conferenza ho ascoltato / che mi ha scombussolato / Giovanna raccontava / e mentre parlava /// io vedevo dei disabili l’olocausto / in un periodo assai nefasto. ///
    Se fossi nata cinquant’anni prima / sarei la milionesima vittima:  / anch’io sarei un mucchio di cenere / nella totale indifferenza, /  tranne qualche rara ricorrenza. / Sarei stata nel lager nazista / in attesa di essere gassata / come una bestia macellata. / O insieme ad altri portata, come una mandria,/ in una stanza a sentire l’aria portarmi via / insieme alla vita mia. /// Tutto questo sarebbe successo / perché parlo in modo sconnesso, / cammino con grande fatica,/ e la mia testa è un po’ caotica / e spesso sembro sclerotica. ///  Vorrei conoscere il mondo / ma questo mondo non mi piace / e non mi dà pace / tutto l’orrore del mondo”.

    Nicoletta aveva quattordici anni quando ha composto queste parole … e “Giovanna che raccontava”  … è Giovanna Cantoni. Quel giorno, per la prima volta Nicoletta ( che ora va all’università) aveva sentito parlare dello sterminio dei disabili nella Germania nazista, l’Operazione T4…  quella conferenza l’aveva davvero sconvolta. Nicoletta, ragazzina tanto “chiacchierina”, per alcuni giorni si è ammutolita. “Io non pensavo…” le uniche parole soffiate a testa bassa, tornando a casa, quella sera. E poi più nulla. Già perché … noi ad esempio…  presunti non disabili, non ebrei, non omosessuali… alla fine pensiamo sempre che la cosa riguardi altri… mentre lei sì che si è sentita e si è vista possibile vittima… “solo perché parla un po’ sconnessa” …  una frase breve, che contiene tutto l’orrore, la perdita di senso … e gli interrogativi che ancora si aprono su un abisso… cos’è l’uomo… cosa può essere l’uomo…

    La poesia è tratta dal libro “Poesie dalle scuole“, a cura di Giovanna Cantoni. Alberto Perdisa Editore

    Nessuno resti a terra…

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    Da una riva di mare, appena appena più a nord, questo invito a navigare, e a imparare a farlo, anche quando si è uomini di terra…

    A un tratto provai quella sensazione incredibile ma mai dimenticata di quando molli gli ormeggi e piano piano cominci a muoverti. Non si può esprimere cosa vuol dire per una barca navigae… mi vennero alla mente i meravigliosi versi di Paul Verlaine che il mio armatore amava declamare a ogni partenza: “Ma poiché torna a sorridere,/ finito l’uragano, /l’avvenire, con la fronte incoronata/ di fiori indorati da un gioioso sole,/ speriamo, amica mia, speriamo!

    Questa è la voce di Eea, barca a vela che accompagna, come in un diario, la narrazione di “Nessuno resti a terra”, che è la storia, raccontata da Giovanna Caratelli, della rinascita di una barca a vela che era stata abbandonata, ma anche la storia degli “amici della darsena”, che è un’associazione, con base a Civitavecchia, di persone che da sempre vanno per mare, in vela, e un giorno hanno deciso di portare a cavalcare le onde ( e non solo del mare) chi da solo forse non ce l’avrebbe fatta… (…)

    Un pensiero

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    Si nasce
    non soltanto per morire,
    ma per camminare a lungo
    con piedi
    che non conoscono dimora
    e vanno oltre ogni montagna

    Alda Merini

    Un pensiero… mandato da Peppe dell’Acqua, con gli auguri per questo anno… essendo ancora in tempo… rigiro… pensandoci un pò su…