Dunque. A quest’ora, 20 anni fa……
17.11.89
Dunque. A quest’ora, 20 anni fa……
17.11.89
Ancora. Il Muro e dintorni. Esattamente venti anni fa….
Riprendendo, ancora dal taccuino di Daniela Morandini. Venti anni fa. Il Muro, dunque.
14.11.89 Berlin
Checkpoint Charlie, il confine americano. La fila adesso e’ da Ovest verso Est. Ma c’e’ una persona che non puo’ entrare. E’ una donna vestita di nero con un cartello enorme -TORNARE E’ PROIBITO- c’e’ scritto.
DONNA IN NERO. Sono nata a Berlino Est e sono riuscita ad andarmene nel 75, con mio figlio, che aveva quattordici anni. Perche’ qui dall’altra parte, a Berlino Ovest, c’e’ piu’ liberta’. D .Signora, come e’ scappata da Berlino Est? DONNA IN NERO. Non sono scappata, sono riuscita ad andarmene per vie legali. D. E adesso cosa chiede? DONNA IN NERO. Serve una legge. Non c’e’ motivo per cui io adesso non possa andare di la’. Anche se Krenz l’ha promesso…Da quando sono andata via, non sono piu’ potuta tornare. Neanche in questi giorni, neanche dopo che hanno aperto il Muro.
Interrompo un attimo le cronache da Berlino. Per questo sguardo, da accompagnare con poche parole. Dopo tanto parlare. Di Giorgio Bocca. Poche parole, che come sempre entrano nel cuore delle cose. E toccano la verità. A volte, come questa, banale come il male. “La vera colpa di Stefano Cucchi è di essere un ammalato, un rottame umano che vaga per la grande città. Nella stessa città una moltitudine di cittadini rispettosi dell’ordine e con posti di alta responsabilità sociale si drogano ma non spacciano, non cadono per le scale, non oppongono resistenza ai poliziotti”. Giorgio Bocca, da un articolo di questi giorni bui…
Ancora. Vent’anni fa. Voci da Berlino.
13.11.89 Berlin
Berlino Ovest, a quattro giorni dall’annuncio di Shabosky che, all’improviso, a Mosca, in una conferenza stampa del Comitato Centrale, ha annunciato l’apertura della frontiera. Pochi giorni prima, a Berlino Est, sulla Alexander Platz, un milione d persone aveva chiesto le dimissioni di Honecker, le dimissioni del governo.Via il partito unico. Via la polizia segreta,
Continuando. Esattamente venti anni fa. Un muro. Ancora cronache dal taccuino di Daniela Morandini
Berlin 12.11.89
Sono le ruspe che continuano a lavorare.... Da poche ore c'e' un varco tra Prenzlauerberg -all'Est- e Wedding -all'Ovest.Due quartieri operai che si erano battuti contro il nazismo. Qui
Interrompo gli appunti di viaggio. Per un altro, ben più lungo viaggio. Un muro. Venti anni fa. Da raccontare. Dal taccuino d’appunti di Daniela Morandini, in quei giorni inviata del giornale Radio, Gr2, della Rai. Ecco:
Casablanca. Al primo sguardo, è un sole caldo che brucia la pelle e l’arrivo su marciapiedi sconnessi di perferie del Sud. Sull’orizzonte di intrichi di strade, squarci di facciate decò del protettorato che fu. Che splendide si allargano, girato l’angolo, sui larghi viali della città moderna. Casablanca, è confusione di folla, e caos inquinato di automobili, che tolgono il fiato. Prima di arrivare alla confusione impossibile di medina. Scarpe, teli, abiti, frutta, verdura, animali, spezie, cianfrusaglie, una piramide di melograni, e fumo di carni e interiora ad arrostire. Vicoli bui e sguardi d’elemosina che non pronunciano parole. Tre dirham per un cono di carta di ceci bolliti e uno spruzzo di curcuma. E già la paura di perdersi. Via, via. Fuori dalle mura, di là dall’orologio che sovrasta la piazza. E Casablanca è esplosione di piazze e giardini. Dove inseguendo una palla giocano ragazzini. E lo spazio, aperto, è tutto loro, e il tempo del futuro sembra infinito, e infinito il loro spazio fra la terra e gli alberi. E viene un pensiero, di tristezza, per i nostri bambini, prigionieri, di case, di nevrosi di giochi bugiardi, di tempi adulti, che già non appartengono più loro. Prigionieri del tutto che hanno. Ma, appena arrivati, non c’è molto tempo per pensare. Più forte prende, ovunque, l’odore nuovo dove si mescolano, ed è difficile, per ora impossibile, distinguere, sentore di spezie, di cibi cucinati, aroma di caffè dei caffè, di menta dolciastra infusa nel tè, odore di gatto, di pani appena cotti e di dolci e di miele e di fritti… L’odore di una porta che si apre sull’Africa…
Un pensiero, per iniziare. Valeva la pena arrivare fin qui, solo per vederle. Le cicogne. Discrete signore dei tetti. Di Marrakech. Che sorvegliano, con affettuosa, attenta indifferenza, dall’alto dei loro nidi. Sul punto più vicino al cielo delle rovine, affacciati sugli spazi immensi del palazzo del Sultano che fu. Su un tetto. Sopra una sporgenza di mura. In bilico, sembra, su quel che resta di un bastione corroso dal tempo. Si potrebbero trascorrere ore, a guardarle. Fantastiche. Come quella coppia ritta sul nido intrecciato di rami secchi. Sette cieli al di sopra del chiasso della città. Basta salire fino all’ultimo piano del Nid’Cicogne. Appunto. Un ristorante sui tetti. E vederle, all’altezza dei tuoi occhi, dall’altro lato della strada. Le cicogne. Immobili nel sole. Poi un uccello muoversi, e spostarsi sul ciglio estremo del morso di muro. Ancora tornare accanto alla compagna, piegare il capo all’indietro, fletterlo in avanti. E sorprendersi di quell’improvviso battere il becco veloce, e del suono, più forte delle voci della folla laggiù nella strada… Scambi, fra loro, di parole, leggere. Di felicità, forse. In attesa che trascorra e passi l’inverno. Prima di ripartire per le latitudini su a Nord. Solo un pensiero. Alle cicogne. Per iniziare a raccontare…

Ricordando, sia pure con qualche giorno di ritardo, l’anniversario della morte di Pasolini, e ripensando, a quanta storia di oggi, nelle sue parole di ieri, di profeta che grida nel deserto. Con le parole di Eduardo de Filippo. “Non li toccate / quei diciotto sassi / che fanno aiuola / con a capo issata / la “spalliera” di Cristo. / I fiori, / sì, / quando saranno secchi, / quelli toglieteli, / ma la “spalliera”, / povera e sovrana, / e quei diciotto irregolari sassi, / messi a difesa / di una voce altissima, / non li togliete più! / Penserà il vento / a levigarli, / per addolcirne / gli angoli pungenti; / penserà il sole / a renderli cocenti, / arroventati / come il suo pensiero; / cadrà la pioggia / e li farà lucenti, / come la luce / delle sue parole; / penserà la “spalliera” / a darci ancora / la fede e la speranza / in Cristo povero”. (Pier Paolo da ‘O penziero e altre poesie di Eduardo )