Passo dopo passo. Si va avanti. A Berlino, venti anni fa… Ancora qualche appunto.
17.11 .89 Berlin –Applausi per Ghisy, ma anche per
Passo dopo passo. Si va avanti. A Berlino, venti anni fa… Ancora qualche appunto.
17.11 .89 Berlin –Applausi per Ghisy, ma anche per

Un pensiero, a proposito di rete, di controlli, di censure… guardandosi un pò intorno… una frase Ludwig Boerne, scrittore, giornalista tedesco, a cavallo fra il ‘700 e l’800.
“I governi che sopprimono la libertà di parola, fanno come quei bambini che chiudono gli occhi per non farsi vedere”…
Continuando. Ripercorrendo. Quei giorni. Ancora ospitando Daniela.
16.12 berlin
Sabato scorso gli avevano regalato una scopa. Per buttare via la corruzione, l’ingiustizia, lo stalinismo.
Adesso Ghisy, il nuovo segretario della SED, dovra’ dimostrare quello che e’ riuscito a fare in sette giorni.
Il suo partito, il vecchio partito dell’Unita’ Socialista Ted esca, oggi dovrebbe cambiare nome, statuto, tutto.
I suoi duemilasettecento delegati hanno lavorato senza fermarsi mai.
Sul Neues Deuchland – l’organo della SED- escono le proposte per la trasparenza, di cittadini, di intellettuali, di politici. Mentre sulla Taz – quotidiano indipendente di Berlino Ovest- continua il concorso, lanciato per gioco, per cambiare il nome alla SED. E c’e’ gia’ chi,sorridendo, suggerisce di cambiare nome anche alle ferrovie dello stato… Primo premio, un week-end a Wendliz, il quartiere di lusso dei vecchi uomini del Comitato Centrale. Perche’ adesso quei vecchi leader sono tutti in carcere.
Ancora cronache dal tempo di venti anni fa. Appunti, impressionisti, di Daniela Morandini. Quasi ieri..
15.12.89 Berlin
Basta con le spaccature. Ora bisogna andare avanti. Le chiese di Lipsia chiedono che quella di lunedi’ sia l’ultima manifestazione. In piazza, alle sei e un quarto, una catena umana per la democrazia. In mano solo candele. Alle sei e mezza suoneranno le campane. Poi si deve ricominciare, perche’
Lunedi’ potrebbe essere sciolta
Ancora da uno sguardo di Eyal Baruk , il quadro che ha ispirato il racconto che segue…
La prima volta la vidi comparire che ancora la primavera non era arrivata. E avrebbe tardato più del previsto. Nonostante, se non mi sbaglio, fosse già la fine di marzo. Una primavera stizzosa, lo scorso anno. Persino con punte di gelo. A tormentare le mie povere ossa gonfie d’umido. Con troppe giornate piene di pioggia. A ingigantire la voce del fiume, che continuamente continuamente borbotta parole per non lasciarmi tregua.
Lei prese a venire tutti i giorni. Scendeva lungo la scala che veniva giù dal ponte, faceva poche decine di passi e poi si fermava all’altezza del punto in cui l’acqua del fiume urla più forte, fa un breve salto, e poi riprende a scorrere piana dopo essersi arruffata in una striscia schiumosa. (foto di Eyal Baruk)
Dunque venti anni fa, all’ombra del muro in frantumi…
13.12.89 Berlin
Rileggendo, prima di riparlarne, nell’incontro di questa domenica, a Palestrina…
Venti anni e circa uno, due giorni fa, a berlino… Appunti…
10.12.BerlinKleist Park, il Palazzo del Controllo Alleato. Qui nel settembre del 71, le quattro potenze vincitrici firmarono l’accordo che stabiliva che Berlino non apparteneva alla Repubblica Federale, anche se ne confermava il legame molto stretto. Domani, 11 dicembre 89, ad un mese dall’apertura delle frontiere, si riuniranno ancora. La richiesta, probabilmente, e’ partita da Mosca. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Urss hanno all’ordine del giorno i problemi aereonautici. La gestione dei corridoi aerei, del cielo sopra a Berlino. Ma e’ evidente che il dopo Muro sara’ in primo piano. E’ probabile che un giorno di discussione non basti. Piu’ in la’,oltre
Ritornando a Berlino, e riaprendo il taccuino di Daniela Morandini, alla pagina di esattamente venti anni fa.
Berlin 9.12.89
Palazzo dello sport della Dynamo, a Weissensee, all’Est. Lontano dal centro, dai palazzi del potere, 2700 delegati del Partito per un congresso piu’ che straordinario, convocato ancora prima del previsto. Messo in piedi in due giorni. Provando ad usare metodi democratici. C’e’ il pubblico che ascolta. Gli applausi non sono controllati. Ci sono microfoni e telecamere. E’ la prima volta. Il primo ministro Modrow e’ tirato. E’ uno che al socialismo crede ancora. Vuole un direttivo contro lo sbandamento. Non parla piu’ di Comitato Centrale. Non parla neanche della riunificazione tedesca. Gli applausi sono tanti. Adesso questi 2700 delegati devono eleggere il successore di Krenz e fare i conti con le richieste dell’opposizione: riforme economiche, nuova costituzione, nuova legge elettorale. Ma,soprattutto, qui si deve cambiare il Partito. E dietro agli applausi, le decisioni ci sono. C’e’ chi vuole un partito nuovo, socialdemocratico, e chi vuole ancora un partito comunista, ma senza stalinismi. Ma gli schieramenti ancora non si vedono. Fuori da qui ,c’e’ meno tensione. Soprattutto dopo che la procura generale ha aperto un procedimento contro il vecchio segretario della SED, Honecker, l’ex primo Stof, l’ex capo della sicurezza Milke, l’ex viceprimonistro Cleiber, e i due membri del Politburo Wolikowsky e Axen. Tranne Honeker e Axen, molto malati, tutti gli altri sono finiti in carcere.
Il discorso di Alessandro Gilioli dal palco del NoBDay. Vale la pena di rileggere.
Presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a darle una notizia: lei è un uomo del secolo scorso. Siamo qui a comunicarle che lei è un uomo del tempo in cui bastava avere tre o quattro televisioni per imporre un modello culturale, un sogno fasullo, un partito creato a tavolino in una concessionaria di pubblicità. Un uomo del tempo in cui comunicazione voleva dire pochi grandi proprietari di mass media che potevano fare e disfare la realtà a loro piacimento, stabilire ciò di cui si doveva avere paura e ciò che si doveva desiderare. Un uomo del tempo in cui lei poteva entrare nelle case, nelle teste e nell’anima delle persone mescolando bugie e illusioni per modellarle secondo i suoi interessi prima economici e poi politici. Bene, presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a dirle che quel tempo è finito. Lo sappiamo, queste sera le sue tivù pubbliche e private faranno finta che noi non ci siamo mai stati, che oggi non sia successo niente e nessuno sia venuto qui a dirle quello che è già accaduto: e cioè che lei è diventato l’uomo del passato, è diventato l’uomo di un secolo che non c’è più. Noi oggi siamo qui a comunicarle che il suo giocattolo si è rotto e non le servirà più a niente perché milioni di persone lo sapranno lo stesso, su Twitter e su Facebook, sui blog e su YouTube e in mille altri posti ancora di cui lei nemmeno conosce l’esistenza.