Esattamente, più o meno venti giorni fa. Marrakesh. E’ svegliarsi al mattino al canto degli uccelli del cortile di un riad. Dove mani silenziose accudiscono, puliscono, preparano. Dove ogni cosa è perfezione e armonia. E’ tempo tessuto intorno allo spazio cortese di un giardino di palme che è cuore della casa. Che è luogo aperto allo spazio dell’aria. Che è via di comunicazione fra il dentro e il fuori, e parla direttamente con il cielo. Marrakesh, esattamente più o meno venti giorni fa, nel riad di un signore venuto da Parigi, è avviarsi nel giorno con il canto al mattino di Grieg, ritrovare sul comodino accanto al letto letture di venti e più anni fa, aspirare con l’aroma della frutta sciroppata il tempo lento di tutta la tranquillità del mondo. Prima di varcare la porta, e buttarsi nel gomitolo affollato delle strade…
Appunti di viaggio – 6
Caldarroste…
Pensiero d’autunno inoltrato. Seguendo il fumo e il profumo delle caldarroste. Da scoprire su un marciapiede di via del Corso. Sull’angolo con una delle strade che salgono verso piazza di Spagna. Il caldarrostaio è un uomo del Bangladesh, ha un berretto bianco da fornaio, e sta parlando al cellulare. E tutto questo ha un che di surreale, come l’odore delle castagne arrosto e il caldo delle braci. In un giorno sporco di afa, come tanti, in questo strano autunno avaro d’autunno. Ma poco più avanti, all’angolo successivo, è riprodotta la stessa scena. Il fornellone su cui arrostiscono le castagne, accanto un uomo, del Bangladesh (o dell’India? Ma per noi fa quasi lo stesso…) con un berretto bianco da fornaio, esattamente uguale a quello del caldarrostaio seduto poco più avanti… Tempo fa, in un articolo di un quotidiano che non ricordo, un uomo del Bangladesh parlava del suo lavoro, spiegando come veniva sfruttato… Vendeva caldarroste, pagato poche lire, dodici ore sulla strada, controllato a vista dal ‘datore di lavoro’. Che, per la cronaca, era un italiano. Lo stesso italiano, forse? Che ora ha messo in piedi l’impresa che trucca d’autunno questo mesto novembre … l’ultimo travestimento della catena che sfrutta lavoro immigrato… ? Forse. Oppure no. Magari si tratta di una cooperativa di organizzatissimi immigrati. In ogni caso, sembriamo indifferenti anche a questo… e come tutto, senza un sussulto, ci scivolano davanti agli occhi anche queste figure… improbabili statuine, che quest’anno prendono posto, nel presepe senz’anima del nostro Natale senza Natale.
Appunti di viaggio – 5
Casablanca. Esattamente venti giorni fa.
Venti giorni fa, ancora Casablanca. E’ ancora negli occhi lo stupore per la maestria dei 6000 artigiani che hanno lavorato alla Grande Moschea, alla gloria di un re che proprio non vuole essere dimenticato. Maestri da ritrovare nella precisa minuzia di giochi di colore. Da fissare in un punto qualsiasi, per perdersi nel vortice di geometrie dipinte. Di azzurro, verde, giallo, blu. Di incredibili voli di blu. Forse cobalto. E lasciarsi risucchiare come precipitando nello spazio di un magico caleidoscopio. Casablanca, esattamente venti giorni fa. Sono i tessuti di marmi, venuti da Venezia, insieme ai piccioni, che qui, al riparo degli intarsi delle volte, hanno deciso di vivere. In attesa, chissà, anche loro, della Verità che arriverà dal mare. Casablanca è la gente che nella notte, ancora calda, affolla bordi di fontane, viali di giardini, marciapiedi di polvere, e parla, e bisbiglia, e guarda in silenzio. In attesa, forse, che la notte sia lunga. Più lunga del giorno che verrà. E la notte si riempie di guaiti di cane straziato, di grida di un ubriaco disfatto e impazzito che qualcuno tenta di fermare,che qualcuno tenta di atterrare. E chissà per chi dei due, il cane, l’uomo, lo strazio si fermerà per primo. La notte è calda. L’uomo dopo un po’ viene portato via. Rimane il pianto del cane. Che non smette, neppure, quando il canto del muezzin chiama alla prima preghiera del giorno.
Appunti di viaggio -4
Esattamente venti giorni fa. Tornando in Marocco.
Esattamente venti giorni fa. Casablanca. E’ la grande Moschea voluta da Hassan II. Smisurata come smisurato sa essere il desiderio di gloria eterna di un Re. C’è spazio per un’infinità di gente, dentro e fuori l’edificio. Venticinquemila dentro, assicura la guida. Ottantamila sulla spianata, assicura la guida. C’è posto per tutti. Viene da pensare, smarrendo lo sguardo nello spazio intorno, rannicchiati all’ombra di un colonnato. C’è posto anche per le anime di chi non è più sulla terra. Ma che immagini volare sul mare, a un pelo dall’acqua. E quasi le senti, lì intorno librarsi su latitudini così vicine, così lontane, sullo sfondo azzurro della Moschea. Immensa Casa seduta sull’Oceano. Perché è dal Mare che verrà
Verso dove? 11
Continuando, da Berlino. Esattamente venti anni fa. Tornando agli appunti di Daniela Morandini.
Berlin 24.11.89-Difficolta’ con la verita’- come dice Walter Janka uno degli intellettuali tedeschi da poco riabilitato in DDR.
Siamo all’Est , oltre il Checkpoint Charlie, il confine americano. Qui c’e’ il Berliner Ensemble. Qui c’era Brecht. Adesso ci sono i gruppi del dissenso. Ulrike Poppe, di Demokratie Jezt, democrazia adesso: “Sono sempre vissuta in un’atmosfera di terrore, di controllo, di paura. E’ dagli anni 70 che sono contro il regime. Sono anche andata in carcere. Adesso il popolo non ha piu’ paura”. Keller, il nuovo ministro della cultura, dice che ora e’ aperta la collaborazione con tutti gli artisti che hanno lasciato il paese. Rudolf Bahro, il filosofo ecologista, e’ gia’ tornato. Il cantautore Wolfe Bierman chiede che i suoi dischi possano essere venduti nella DDR. Sono ballate contro il regime. L’ultima e’ contro Egon Krenz, il nuovo leader della SED, considerato dai dissidenti del Neues Forum, amico della repressione cinese .E’ la canzone dei vecchi ammuffiti. “Non ti credo per niente. Non credo a nessuna parola”.
Verso dove? – 10
Riprendendo, dunque. Esattamente da venti anni fa, a Berlino. D.M.
23.11 Berlin
L’avevano promesso e l’hanno fatto. Dolorose e impopolari sono le nuove misure monetarie contro il crollo economico della DDR. Tre disposizioni per fermare la fuga di capitali e di merci: Da questa mattina ci sono piu’ controlli alla dogana, sotto al Muro. Fino a questo momento, dal 9 novembre, non se ne facevano quasi piu’- -Ma – dice Modrow, il nuovo primo ministro- non ci sara’ nessun ostacolo alla liberta’ di viaggio. Anzi, con la nuova legge -si spera entro il mese- per andare da Est ad Ovest, bastera’ un visto. Sempre da questa mattina , i negozi della DDR potranno vendere le merci sovvenzionate dallo Stato – cioe’ materiali industriali, tessili e alimentari – SOLO a chi risiede nella Germania Est. Saranno poi modificate le vie di transito per gli stranieri, in modo da fermare il contrabbando. Dal 9 novembre, piu’ di tre miliardi di marchi dell’est sono entrati in Occidente in modo illegale.
Appunti di viaggio – 3
Riprendendo, gli appunti di viaggio. Dal Marocco. Esattamente venti giorni fa.
Venti giorni fa. Casablanca. E’ il gesto di un giovane uomo che ripiega il colletto della camicia di un vecchio. Mentre, sommessamente, gli dice qualcosa. L’uno più alto, l’altro più curvo, tutti e due in piedi, all’incrocio di due strade. IL giovane è affettuoso, quasi paterno. Il vecchio un pò sdrucito, appena un cenno sul labbro, per il sottile piacere, come di chi riceva carezza di madre. Che riassetta la camiciola al bambino, prima di vederlo avviarsi, sulla strada del suo giorno. Gesti e sguardi di gente gentile. Persone cortesi. Sorridono nel piacere, che si avverte vero e profondo, di incontrare, riconoscere e riconoscersi, fermarsi a scambiare parole. E per quel sorriso e per quelle parole, il mondo può aspettare. Hanno labbra bellissime, uomini e donne, dal disegno regolare, tumide, appena rigonfio, il labbro superiore. Labbra pronte a schiudersi nel sorriso…
Verso dove? – 9
Berlino, esattamente il 21 novembre di venti anni fa.
21.11.89 BerlinBerlino Est. Comitato centrale della Sed. Il ministro per la cancelleria federale, Rudolf Zeiters ha incontrato il leader comunista Krenz, e il nuovo primo ministro Modrow. Con lui, altri funzionari di Bonn. E’ una prima presa di contatto tra le due Germanie. La promessa delle libere elezioni e’ arrivata. Potrebbero essere in autunno. Si e’ parlato anche dell’incontro Krenz-Kohl. Sara’ in dicembre, si spera. Ma prima bisogna aspettare il congresso straordinario della SED. Intanto a Lipsia, come ogni lunedi’, in centomila hanno chiesto ancora riforme veloci, elezioni libere, e che il Partito comunista non metta bocca nelle decisioni del nuovo governo Modrow.
Verso dove? – 8
Vent’anni fa. Muri e dintorni.D.M.
19.11.1989 berlin
-Gli occidentali la stanno trasformando in uno spettacolo. E io non ci sto. La porta del Brandeburgo, deve diventare un simbolo della convivenza civile, non uno show- Lo ha detto Krenz, il leader comunista dell’Est, facendo capire che non sono ancora maturi i tempi per l’apertura di questo varco. E contro Krenz, in centomila sono scesi in piazza a Dresda e a Berlino Est.. Vogliono lo scioglimento della Camera del popolo, elezioni libere, riforme veloci, l’abolizione dell’articolo 1, che sancisce il monopolio del potere comunista. Sul Taghezaintug, giornale della sinistra berlinese occidentale, esce una ballata di Wolf Bierman, musicista dell’Est, contro i vecchi leader della SED. E’ quasi un manifesto del dissenso. Intanto a Berlino Ovest, in questa serata gelida ma piena di stelle, gli ultimi tedeschi -dell’altra parte- che secondo venuti qui per la seconda domenica dopo il Muro, stanno tornando a casa. In ottocentomila sono andati dal Kudamm a Kreuzberg senza confusione, con civilta’. E’ anche questo un modo per chiedere democrazia.
Verso dove? – 7
Berlino, così vicino, cosi’ lontano. Solo vent’anni in fondo…. Daniela Morandini