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    A Glimpse of Roma … dall’altra riva…

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    Ancora da uno sguardo di Eyal Baruk , il quadro che ha ispirato il racconto che segue…

    La prima volta la vidi comparire che ancora la primavera non era arrivata. E avrebbe tardato più del previsto. Nonostante, se non mi sbaglio, fosse già la fine di marzo. Una primavera stizzosa, lo scorso anno. Persino con punte di gelo. A tormentare le mie povere ossa gonfie d’umido. Con troppe giornate piene di pioggia. A ingigantire la voce del fiume, che continuamente continuamente borbotta parole per non lasciarmi tregua.

    Lei prese a venire tutti i giorni. Scendeva lungo la scala che veniva giù dal ponte, faceva poche decine di passi e poi si fermava all’altezza del punto in cui l’acqua del fiume urla più forte, fa un breve salto, e poi riprende a scorrere piana dopo essersi arruffata in una striscia schiumosa. (foto di Eyal Baruk)

    Verso dove? – 14

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    Dunque venti anni fa, all’ombra del muro in frantumi…

    13.12.89 Berlin

    Berlino sembra non fermarsi mai. Partito Baker, il ministro degli esteri americano, il  borgomastro di Berlino Ovest, Momper, e’ andato da Hans Modrow, il primo ministro della DDR: E’ la prima volta dal dopoguerra che due protagonisti delle due Berlino si incontrano al di la’ della porta del Brandeburgo, il simbolo della divisione. Poca ideologia. Insieme, hanno problemi pratici da risolvere. I trasporti, i telefoni che all’Est non funzionano, le linee ferroviarie che devono essere potenziate prima di Natale. Insomma, le due citta’ cominciano a lavorare insieme. Si rivedranno a meta’ gennaio , e  questa volta sara’ Modrow ad andare a Berlino Ovest. Intanto l’ambasciatore sovietico  Berlino Est, Koscemassov,ha proposto ai tre alleati occidentali un regolare calendario di incontri.

    Angela…

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    Rileggendo, prima di riparlarne, nell’incontro di questa domenica, a Palestrina…

    "...Arrivarono infatti le note. Lente. Distanziate l’una dall’altra in tempi che non saprei dire. Ogni battito che dava sulla tastiera era il colpo dentro i confini di un punto nel quale sembrava concentrato l’infinito. Un tocco dietro l’altro, ad ogni nota, sembrava sforzarsi di sprofondare sempre più in fondo. Una nota dopo l’altra, come a cercare quella giusta che aprisse il passaggio verso latitudini sconfinate. Dove albergasse il centro del mondo. Fosse stato anche l’inferno. Erano suoni bellissimi. Non è stato facile ignorare quel pezzo di me che mi diceva: ma sì! perché non buttare tutto per aria, abbandonare ogni cosa, finalmente, e sprofondare anch’io lì dentro. A fare baccano, nel silenzio. Con lui. Il suono del pianoforte. Era per me la cosa più bella in questo mondo. Quel suono leggero che veniva dalla sua porta chiusa. Nei miei giorni con lui ha accompagnato ogni mio momento, i lavori in casa, le pause, le letture. Lo ricordo come ciò che sempre sapeva dare impeto e ritmo alle mie giornate. Ancora una volta, allora pensai, non potevo che essere, come sempre, dalla parte sua e della sua musica. Da qualunque parte fosse. Mi accostai alla porta. Restai ad ascoltare. Anche Micia si avvicinò, si acquattò sulle zampine e restò a guardarmi dilatando gli occhi come sanno fare i gatti quando un po’ s’inquietano, un po’ interrogano, senza però dire nulla. Poi il suo suonare divenne furioso. Come se l’avesse preso improvvisa un’immane incontrollabile voglia di distruzione."  ..da "Angela, Angela, angelo mio..." Stampalternativa

    Verso dove? – 13

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    Venti anni e circa uno, due giorni fa, a berlino… Appunti…

    10.12.BerlinKleist Park, il Palazzo del Controllo Alleato.  Qui nel settembre del 71, le quattro potenze vincitrici firmarono l’accordo  che stabiliva  che Berlino non apparteneva alla Repubblica Federale, anche se ne  confermava il legame molto stretto. Domani, 11 dicembre 89, ad un mese dall’apertura delle frontiere, si riuniranno ancora. La richiesta, probabilmente, e’ partita da Mosca. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Urss hanno all’ordine del giorno i problemi aereonautici. La gestione dei corridoi aerei, del cielo sopra a Berlino. Ma e’ evidente che il dopo Muro sara’ in primo piano. E’ probabile che un giorno di discussione non basti. Piu’ in la’,oltre la Porta del Brandeburgo, il simbolo della divisione che ancora non cade, sta finendo il primo giorno dopo il congresso straordinario della SED. Il nuovo segretario Ghisy promette ancora un socialismo umano e democratico. Una societa’ senza classi, e un partito come gli altri. I 2700 delegati, intanto, lavorano sulla bozza del nuovo statuto, che presenteranno  sabato, alla ripresa del Congresso. Quando il vecchio partito per l’Unita’ Socialista Tedesca dovra’ darsi un nome nuovo e ricominciare da tre.

    Verso dove? – 12

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    Ritornando a Berlino, e riaprendo il taccuino di Daniela Morandini, alla pagina di esattamente venti anni fa.

    Berlin 9.12.89

    Palazzo dello sport della Dynamo, a Weissensee, all’Est. Lontano dal centro, dai palazzi del potere, 2700  delegati del Partito per un congresso piu’ che straordinario, convocato ancora prima del previsto. Messo in piedi in due giorni. Provando ad usare metodi democratici. C’e’ il pubblico che ascolta. Gli applausi non sono controllati. Ci sono microfoni e telecamere. E’ la prima volta. Il primo ministro Modrow e’ tirato. E’ uno che al socialismo crede ancora. Vuole un direttivo contro lo sbandamento. Non parla piu’ di Comitato Centrale. Non parla neanche della riunificazione tedesca. Gli applausi sono tanti. Adesso questi 2700 delegati devono eleggere il successore di Krenz e fare i conti con le richieste dell’opposizione: riforme economiche, nuova  costituzione, nuova legge elettorale. Ma,soprattutto, qui si deve cambiare il Partito. E dietro agli applausi, le decisioni ci sono. C’e’ chi vuole un partito nuovo, socialdemocratico, e chi vuole ancora un partito comunista, ma senza stalinismi. Ma gli schieramenti ancora non si vedono. Fuori da qui ,c’e’ meno tensione. Soprattutto dopo che la procura generale ha aperto un procedimento contro il vecchio segretario della SED, Honecker, l’ex primo Stof, l’ex capo della sicurezza Milke, l’ex viceprimonistro Cleiber, e i due membri del Politburo Wolikowsky e Axen. Tranne  Honeker e Axen, molto malati, tutti gli altri  sono finiti in carcere.

    Ripensando, al 5 dicembre

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    Il discorso di Alessandro Gilioli dal palco del NoBDay. Vale la pena di rileggere.

    Presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a darle una notizia: lei è un uomo del secolo scorso. Siamo qui a comunicarle che lei è un uomo del tempo in cui bastava avere tre o quattro televisioni per imporre un modello culturale, un sogno fasullo, un partito creato a tavolino in una concessionaria di pubblicità. Un uomo del tempo in cui comunicazione voleva dire pochi grandi proprietari di mass media che potevano fare e disfare la realtà a loro piacimento, stabilire ciò di cui si doveva avere paura e ciò che si doveva desiderare. Un uomo del tempo in cui lei poteva entrare nelle case, nelle teste e nell’anima delle persone mescolando bugie e illusioni per modellarle secondo i suoi interessi prima economici e poi politici. Bene, presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a dirle che quel tempo è finito. Lo sappiamo, queste sera le sue tivù pubbliche e private faranno finta che noi non ci siamo mai stati, che oggi non sia successo niente e nessuno sia venuto qui a dirle quello che è già accaduto: e cioè che lei è diventato l’uomo del passato, è diventato l’uomo di un secolo che non c’è più.  Noi oggi siamo qui a comunicarle che il suo giocattolo si è rotto e non le servirà più a niente perché milioni di persone lo sapranno lo stesso, su Twitter e su Facebook, sui blog e su YouTube e in mille altri posti ancora di cui lei nemmeno conosce l’esistenza.

    Il colore Viola

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    5 dicembre. No b Day. Cosa marcia col corteo. Nel fiume screziato di viola. Colore della libertà. Colore dell’autodeterminazione. Dicono. Fermarsi a vederlo scorrere, in via Merulana. La nobile via Merulana, che unisce le due più belle basiliche di Roma. Arriva da Santa Maria Maggiore, scende verso San Giovanni. Da una finestra di un terzo piano, giusto al centro della via, qualcuno stende una bandiera arcobaleno, due finestre più a lato una sciarpa viola, forse un telo. Al secondo piano qualcun altro dirige verso la gente in strada degli altoparlanti, per regalare alla folla un suono di marcia e un canto di Intillimani del tempo che fu… E si applaudono a vicenda, le persone affacciate alla finestra e i gruppi affollati del corteo. Viola, colore della libertà. Della parola e del pensiero che non vuole briglie. Che uscendo dal luogo virtuale della rete, dice di essere carne e corpo e voce e che è ora di dire davvero basta alle urla afone del potere malato che ci sta soffocando… Per questa volta, forse, nel fiume in marcia, le teste sale e pepe e grigie non sembrano la maggioranza. Molti, moltissimi i giovani, e questo è già gioia. Pochissime le bandiere di partito, e questo è già speranza. Pochissimi gli slogan. E questo è già inizio di libertà.

    Io ci saro’

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    Una giornata in viola. Viola. Viola del pensiero.Colore di un fiore. Viola dunque: ” Il simbolismo di questo fiore deriva dal numero dei suoi petali: ne ha cinque e questa cifra è uno dei simboli del’uomo. La viola del pensiero designa l’uomo per ciò che gli è proprio: pensare; essa è scelta così per designare la meditazione e la riflessione”. Dal Dizionario dei Simboli , Bur Rizzoli. Un pensiero, sul colore di una piazza…

    A glimpse of Rome

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    A glimpse, of Rome, last weekend. Uno sguardo, che è un battito di ciglia. Per cogliere questo passo figurato di tango. Il tango, diceva Astor Piazzolla, è un pensiero triste che si balla. E questo pensiero è tutto qui. Nei passi inchiodati a un soffio da terra. Nel gesto delle ginocchia che si sfiorano, e chissà se di nascosto si toccano. Nel disegno rigido e morbido dei corpi. Nello sguardo attento di lui. Nel profilo nascosto di lei. Nella mano destra di lei, poggiata sul palmo della mano sinistra di lui. Nel braccio di lui che avvolge la vita di lei. E la stringe, come ad afferrare per l’ultima volta cosa già persa. IL tango, questo pensiero triste che si balla. E’ tutto nello sguardo della donna sulla sinistra. Che senza guardare guarda la coppia. O forse guarda solo il vuoto che la separa da loro. E tutto quello che sa di avere già perso. Struggente glimpse of Rome, di Eyal Baruk

    http://www.eyalos.com/1.html

    Appunti di viaggio – 7

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    Più o meno esattamente venti giorni fa. Marrakesh. Nel gomitolo di strade. Troppi gattini ammalati. Troppi asini straziati. Sotto pesi impossibili che curvano le zampe lì lì pronte a spezzarsi. Troppi morsi troppo grandi. E lingue gonfie e arse da troppa sete. Troppi uccelli in gabbie troppo piccole per almeno allargare le ali. Occhi sbarrati nel silenzio e gorgheggi disperati d’animali perduti. Troppi serpenti tramortiti. Troppo anche l’unica scimmietta al guinzaglio. Troppi ciechi per strada. Troppe donne agli angoli, mamme troppo bambine, bambine già troppo vecchie a chiedere l’elemosina di un dirham…