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    Felicità, dunque -5

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    Felicità, forse…

    “(…) Poi venne la volta delle fragole con la panna. Rosse e zuccherose, stuzzicarono di nuovo il mio appetito. Che ora era diventato voglia di dolcezza. Maritè continuava a mangiare e a sorridermi. Un’orgia di lussuria s’impadronì del mio palato quando addentai la fetta di cassata. Tutti i miei sensi impazzirono con i colori della frutta candita, l’odore della ricotta, il sapore del liquore, la carezza del pan di spagna fra le labbra, lo scoppio della mia risata quando Maritè disse:-Allora, hai scoperto quanta lussuria può nascondersi in un morso di frutta candita?-  (…)”

    da “Maritè”, Vallecchi. p.65

    Felicità, dunque – 4

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    Un pensiero. Quasi un flash… del tempo lontano, di quando tutto, ma proprio tutto, sembrava possibile. Un attimo d’estate. Forse d’agosto. Forse proprio a ridosso della metà del mese. E una luce. Molto, molto più limpida di questa… da afferrare in un attimo. Di struggimento infinito… Irripetibile.

    Felicità, dunque – 3

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    In una società dedita allo shopping ( che brutta parola, diomio!), sembriamo felici finché non perdiamo la speranza di essere felici anche domani e poi dopodomani, e poi l’altro domani ancora, finché sapremo di potere continuare a possedere e comprare… comprare insomma anche la nostra felicità, in contanti o a rate… contradizione irrisolvibile di una società che definisce lo standard di benessere necessario per essere felici, standard poi impossibile da raggiungere per la maggior parte dei suoi membri… e oggi ai più sempre più lontano…società crudele e asfittica…Riflessioni …d’ansie infinite…

    Felicità, dunque -2

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    Per ora una premessa. Dalla Lettera sulla Felicità. A firma di Epicuro.

    “Meneceo, mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire”.

    Felicità, dunque

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    “Fermati qui,” mi disse “non partire più”.

    Poi lui lasciò la campagna per tornare a vivere in città. Io comiciai presto a stare più a casa sua che nella mia. occupava gli ultimi due piani di un vecchio stabile del borgo antico, un vecchio granaio ai piedi della Certosa. Nell’appartamento al piano di sotto abitava il fratello. Al piano terra c’era il laboratorio di artigiani, dove tagliavano e lucidavano il ferra. La casa era a ridosso della collina. Affacciata sul profilo della città. Inquadrati nelle finestre, ancora alberi, filari di cipressi, siepi, e prati morbidi di fiori. Per andare da lui laciavo il mio piccolo appartamento, acquattato anche quello ad un ultimo piano. Evidentemente eravano tutti e due ammalati di tetti. E poi laggiù in basso, per tutti e due da qualche parte scorreva tranquillo il fiume. Dà una certa serenità sapere che nelle vicinanza c’è dell’acqua che scorre. Ne avverti la presenza anche quando non puoi vederla. Accarezza la mente. Madre premurosa. Come quasi cercando di consolarti dall’assedio che tutt’intorno la città sempre solleva.

    Tema d’agosto

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    La felicità… questa cosa che tutti sembriamo dover inseguire per rendere la vita degna di essere vissuta… questa felicità… da conquistare ad ogni costo… se persino nella rivendicazione dei diritti naturali con cui si apre la Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776 leggiamo che a tutti gli uomini vanno riconosciuti “Il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”… eppure… tutti vogliono vivere felici, faceva notare Seneca, ma hanno l’occhio confusoquando devono discernere ciò che rende felice la vita…

    La felicità, dunque. Tema d’agosto…

    Pensiero di fine Luglio

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    Pensando a nostri guerrieri di guerre e terre lontane.

    Toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto questa disperazione/ che mi vela gli occhi, che mi blocca / il pensiero. / Toglietemi / solo per oggi le catene ai polsi, / solo per oggi le pastoie dalle gambe, / per oggi solo lasciate che vada / incontro al sole. /// Guerriero che ha perduto ritorno con il volto sfigurato,/ ritorno con le ossa spezzate, / ritorno con il cuore svuotato di ogni sentimento:/ m’è rimasta solo la rabbia./// Ma mostratemi com’è fatto il cuore di uno che vince,/ il cuore di chi mi ha vinto/ sia esso uomo o destino,/ angelo sia o demonio.///  Mostratemelo/ chi m’ha steso nella polvere:/ voglio piantargli nel cuore/ questa lama spezzata di coltello/ che mi è rimasta in mano.///  Oh, toglietemi/ almeno per oggi questa tristezza,/ per oggi soltanto.

    Guerriero che ha perduto, da Is Canzonis, di Benvenuto Lobina.

    Per un amico in concerto…

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    Gabin Dabiré, in concerto il primo agosto. “Notte Africana”, presso la Darsena Azzurra di Fiumaretta di Ameglia (Genova).

    “Il nuovo amico veniva da un paese dell’Africa occidentale. Alle percussioni era un mago. Ma non solo. Un poeta, direi.Continua a suonare. Ho sempre i suoi dischi. Anche qualche vecchia cassetta. Questa è una delle prime registrazioni. Il nastro è molto rovinato. Ma si può provare ad ascoltarlo. Potrebbe rompersi. Speriamo non succeda. Ecco… Il suono è opaco. In questo punto diventa troppo flebile. Si allontana. Peccato, il nastro è davvero troppo vecchio. Ma ancora si percepisce il pulsare della voce del suo paese. Immensa. Profonda. Magica. In questo punto… un timbro arcano… dà quasi una sensazione d’umore caldo… Si avverte ancora? Sì. E’ odore di terra. Respiro d’animali e di dèi d’acqua. Se chiudo gli occhi li vedo. Animali e dèi.  Questo suono. E’ un tamburo parlante. Dicono abbia poteri magici. Dum… dum… dummm...

    Un’antica fiaba armena

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    Un viaggio

    nelle regioni del Caucaso, con una fiaba che appartiene alla tradizione del popolo Armeno… una tradizione lontana, di quando la casa degli Armeni  si estendeva in un ampio territorio fra l’Eufrate e il Caucaso… prima, molto prima che, per le travagliate e dolorose vicende politiche culminate con il genocidio del 1915, la sua gente si andasse disperdendo in ogni angolo del mondo… “Il saggio tessitore”, dalla raccolta di fiabe armene di Sonya Orfalian. una fiaba di quelle che raccontavano gli ashug, i trovatori armeni, fatta di musiche, silenzi e parole di verità… tessuta della saggezza di antichi nobili mestieri, che c’erano una volta e da andare a scovare, da qualche parte, ancora adesso…C’era una volta un re. Che un giorno ricevette la visita di un messaggero di un paese lontano. Questi, appena giunto, tracciò un cerchio per terra  intorno  al trono. Il re mandò a chiamare i ministri e i saggi del regno perché gli spiegassero il significato di quel segno, ma nessuno seppe rispondere. Allora ordinò:– Portatemi una persona capace di capire questo disegno, o farò tagliare la testa a tutti! —Gli uomini del re cercarono, cercarono per tutto il paese, finché capitarono in una casa. Sembrava deserta, ma in una culla, che dondolava da sola, videro un bambino addormentato. Anche nella camera accanto dondolava dolcemente una culla …… Sentite, anche voi, questa ninna nanna? È un antico canto armeno ….

    22 luglio

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    “Non farò più niente per limitare o fare più grande la tua vita”. E’ tutto. Da un altro 22 luglio, ma era un sabato. Dagli appunti di Marguerite Duras. Dialoghi accennati. Impressioni. Cenni folgoranti. Dedicati al suo giovane amante. Qualche mese prima di morire. “C’est tout” .