Le fiabe… dove sono… Sono in ogni cosa, diceva Gianni Rodari, nell’albero, nel tavolo, nella sedia… nella rosa. Le fiabe sono una Bella Addormentata. Basta svegliarla e tirarla fuori… Ed è esattamente quello che fa Giampiero Pierotti, che ha scritto “Fiabe di ogni giorno”…, piene di poesia, piene di voci, suoni… piene delle piccole, grandi cose, che ci accompagnano
Scarpe
sempre a proposito di parole
Eccone una nuova nuova. O meglio, vecchia come tante. E che come tante passava quasi in sordina. Anche perché non bella, diciamo la verità… come qualcosa di sgarbato, di poco armonico. Ma ora, da qualche tempo, rimbalza qua e là con leggera disinvoltura… Eccola: Respingimento. Meglio Respingimenti. E sono, devono essere, si sente dire, cosa comune. Come dire oggi c’è il sole. E oggi, c’è stato un respingimento. La politica dei respingimenti, assicura il ministro deputato alla cosa, continuerà. E non c’è nulla di male… Forse, ma c’è qualcosa che suona male, in questa parola, come una nota stonata… Mano al vocabolario, allora. Alla voce respingimento, si legge: energico allontanamento, dal verbo respingere, allontanare prontamente, violentemente. Andiamo al soggetto che esercita l’azione del respingimento. Un termine che suona ancor peggio: respingitore. E che significa ( dal Devoto-Oli): responsabile di allontanamenti, o autore di rifiuti. Sì, proprio così, autore di rifiuti…
Sogni
“Una volta i sogni degli uomini erano di legno. Quelli belli erano fatti di balsa, quelli brutti, gli incubi, erano pesanti come il ferro. Con i sogni gli uomini al mattino ci facevano il fuoco e si scaldavano la minestra. Dovevano però fare in fretta perché alle prime luci dell’alba viene Baku, il mostro che mangia i sogni degli uomini. Baku ha una lunga proboscide per infilarsi nel cervello attraverso il naso o la bocca di chi dorme. Ha zampe da leone e artigli d’aquila per afferrarsi al petto di chi dorme. Il suo corpo termina con una coda di bue, e con questa coda s’attorciglia al collo degli uomini, così che fa loro sputare i sogni prima che siano terminati. E’ per questo che molti sogni non hanno né testa né coda”. Spigolando da Il sonno della ragione, puntuali appunti, e molto di più, di Brunamaria dal Lago. Cercando un appiglio, per sogni andati a male…
Ancora maghi e magie…
parole…
…e sempre a proposito di parole, di significati che si trasformano e deformano … chi ricorda il tempo quando “vecchio” non era una brutta parola… e aveva profumo di saggezza … quando “grande vecchio” era pensiero di conforto e forza, e simpatia… e non rimandava al terrore di tremori e debolezze da scacciare lontano…
… e c’è ancora adesso
Un racconto di Gabriele Ermini, della scuola media di Regello, in provincia di Firenze. Parlando di cose piccole, di cose grandi… toccando problemi che riguardano tutti noi… in maniera molto profonda, sorprendente…
C’era una volta, tanto tempo fa, una regina…
…proseguendo…
…le parole, appunto, con le quali pronunciamo il mondo… Tolleranza, ad esempio. Già molto meno di rispetto e riconoscimento di diritti. Ma a chi di noi piacerebbe essere “tollerato”? E non riconosciuto, rispettato…
Pensiero di fine maggio
“I guasti del mondo si annidano nelle parole con le quali diciamo il mondo”. Pensiero di fine maggio, da un testo di Baudrillard. “Il delitto perfetto“, forse. Ascoltando le parole intorno…
Cenerentola
Ancora una fiaba. Cenerentola, dunque. Racconto della scalata sociale più stupefacente che abbia mai colpito la fantasia, come è giunta a noi nela rielaborazione di Perrault, la più conosciuta e amata delle almeno 345 versioni della storia. Fiaba dell’eterna attesa del principe, di donne divise fra il piacere di sogni danzanti e la mestizia dei compiti di sempre… C’era dunque una volta un gentiluomo che, rimasto vedovo, aveva sposato una donna superba e intrattabile. Essa aveva due figlie che le somigliavano in tutto e per tutto. Il marito aveva inveceuna sola figlia, ma di dolcezza e bontà senza paro, ereditate da sua madre che era la persona migliore del mondo… Inutile dire che la matrigna sfogava il suo caratteraccio sulla povera bambina…
Una preghiera
Una preghiera. Che ho letto affissa nella bacheca all’ingresso di una chiesa, la cappella del Belvedere di San Leucio, sulla collina alle spalle di Caserta. Scoprendo poi che era comparsa anni fa, sulla bachecha di un’altra chiesa, su nel nord, e di bacheca in bacheca, di chiesa in chiesa, è arrivata fin qui. Dunque: la preghiera dell’asino…
“Signore, ormai stiamo per scomparire…/ Mi hanno detto che in Italia / siamo rimasti in soli centomila. / E’ vero, siamo semplici asini… / però Omero ci ha cantato in versi sublimi; / però tu stesso uno di noi hai cavalcato. / Conservaci Signore. / Che sarebbe il mondo? / C’è sempre bisogno di qualche asino / che tiri avanti in silenzio / senza farsi vedere in televisione; / c’è sempre bisogno di qualche asino / che sappia solo dare /e mai prendere / e mai rubare. / Signore salva questi asini; / sono essi che salveranno la Terra.