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    Home Blog Pagina 159

    Seguendo…

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    Seguendo il filo di luce delle fotografie di Letizia Battaglia. Ricordando e ritrovando la foto quasi identica di Rosaria Schifani. Quasi identica. Solo gli occhi… Solo, ora, schiuso l’occhio visibile nello spazio della luce. Sulla copertina di un libro pubblicato dal Saggiatore nel secolo scorso. E forse ora introvabile. “Le donne, la mafia”, di Renate Siebert, sociologa di origine tedesca, che si definisce studiosa del Mezzogiorno, donna del sud per scelta. Testimonianze, racconti, deposizioni, un’analisi storica che si intreccia a narrazioni tragiche di storie d’individui. Un libro da ripubblicare, magari…

    Quando Rosaria Schifani…

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    Quando Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro furono fatti saltare in aria sulla strada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, nei pressi dello svincolo di Capaci… e quando furono i giorni dello smarrimento e i giorni del lutto, e quando in una chiesa affollata all’inverosimile, fin fuori la piazza e oltre, si svolsero i funerali… e quelle bare … ancora viene da piangere, a ricordarle lì, con quei corpi straziati, e tutta la loro vita, chiusi al mondo …  e poi si alzò Rosaria Schifani… minuta, un volto scolpito nel pallore, bellissimo, come solo alcuni volti del sud… e all’improvviso ruppe il suo pacato parlare per urlare: “Vi perdono, ma inginocchiatevi… inginocchiatevi…“. Con quell’urlo, come nessun altro, forse, seppe dare voce alla voce della Palermo di quei giorni, al suo pubblico dolore. Qualche giorno dopo lessi, su un giornale, di altre sue parole, ricordando il compagno ucciso, e una frase, forse sfuggita… “…aveva delle gambe così belle…”. Una frase, forse sfuggita, dal baratro del suo privato dolore… che ancora brucia la pelle… e lascia la gola secca… Inginocchiatevi, ancora quella parola rimbalzava qua e là… Oggi, diciassette anni dopo, molto silenzio, troppo, negli ultimi tempi … Già, sembra finita la stagione dei “grandi” omicidi, dei “troppi” omicidi, e quando la mafia non uccide, o uccide con moderazione e senza clamori, e si muove con silenzio e nel silenzio… vuol dire, mi spiegarono allora, che piuttosto, nell’accordo, prospera…

    Rosaria Schifani, Foto di Letizia Battaglia, Palermo 1993

    Usignoli

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    Oggi vi vogliamo raccontare una fiaba che parla d’amore. D’amore grande … che sa essere ragione profonda dell’esistenza… Storia del colore di fuoco delle rose di maggio: l’usignolo e la rosa rossa…  racconto, anche, dell’amore disilluso… di Oscar Wilde, che ancora si chiede e ci chiede:  quando muore l’amore e dove inizia l’indifferenza?  Fiaba dal profondo del suo dolore… Tutto comincia col pianto disperato di uno studente: “Il principe dà un ballo domani sera e il mio amore ha detto che ballerà con me se le porterò delle rose rosse. Ma non v’è rosa rossa nel mio giardino, … così lei non si curerà di me e il mio cuore si spezzerà». Lo udì l’usignolo, che pensò: «Ecco uno che sa veramente amare….

    Un ricordo

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    Un pensiero alle tortore di ieri… che già oggi non tornano più…

    Rondini

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    Sono tornate. E’ già il secondo anno. Disegnano cerchi. Ampi quanto la circonferenza inclusa  nel quadrilatero segnato dal confine dei palazzi. Lo sfiorano. Quel confine. Arrivando a toccare, lo giuro, con la punta delle ali, la mia finestra. Quasi sapendo. Che la mattina sul davanzale compaiono briciole… Il pane non si getta via. Mai. E’ peccato. Neanche se avanzi di briciole della sera. Lasciarle, piuttosto, quelle briciole, e quegli avanzi, a qualcuno che si avvicini, all’alba, planando… E questa mattina arriva anche una rondine. Dopo le tortore, i passeri… un merlo… E lo stridore… di primavera…

    (foto. www.vogliaditerra.com)

     

    Prodotto nazionale lordo

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    Leggendo di felicità, e di ricchezza. Nell’Arte della vita Bauman ricorda un intervento di Robert Kennedy. Un passo: “Il calcolo del nostro Pnl tiene conto dell’inquinamento atmosferico, della pubblicità delle sigarette e dlle corse in ambulanza per soccorrere i feriti sulle strade. mette in conto i sistemi di sicurezza che acquistiamo per proteggere le nostre case e il costo delle prigioni in cui rinchiudiamo coloro i quali riescono a penetrarvi […] Comprende la produzione del napalm , delle armi nucleari e delle automobili blindate della polizia destinate a reprimere i disordini nelle nostre città. Mette in conto i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere i giocattoli corrispondenti ai nostri bambini. In compenso il Pnl non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione né dell’allegria dei loro giochi. Non misura la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni. Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri rappresentanti…

    Fiabe, dunque…

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    Continuando dunque a parlare di fiabe. Perché i racconti ci permettono di entrare in luoghi meravigliosi… montagne, mari, boschi, in cui sono inevitabili i richiami a mondi fantastici, con riferimenti alla mitologia, alla religione, ai nostri stati d’animo. I luoghi delle fiabe… boschi e praterie dove far correre l’immaginazione. L’uomo ha bisogno di sapere immaginare… il bambino ha bisogno di incantarsi… Le fiabe… hanno quasi sempre un lieto fine…perché l’uomo, ha bisogno di sperare. Dunque, arrendiamoci alle fiabe… e vi ricordiamo che la loro proprietà è collettiva. Tutti vi possono accedere, aggiornare, riraccontare… Allora, proviamoci ancora , a ripescarle. Ma le fiabe dove stanno?La risposta di Rodari: Ce ne è una in ogni cosa, nel legno del tavolino, nel bicchiere, nella rosa, … la favola sta dentro le cose da tanto tempo. Non parla, è una Bella Addormentata, e bisogna svegliarla…

    Appello per il Draghetto

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    Mario Villani, fondatore della Compagnia del Draghetto, ha scritto questo appello, che invito a leggere, fino in fondo…

    “Il Draghetto è nato a L’Aquila nell’ottobre del 1989, quindi tra qualche mese compirà venti anni di attività. e dà lavoro stabile a sette persone, coinvolgendone un’altra decina in progetti occasionali. Siamo presenti sul Catalogo ETI del teatro ragazzi dal 1995, tra le compagnie non finanziate, e lavoriamo soprattutto in Abruzzo, pur collaborando con altre compagnie in Italia. Ci occupiano di teatro per ragazzi, di teatro di strada e di formazione teatrale, e oltre a produrre spettacoli e a organizzare rassegne attiviamo ogni anno una sessantina di laboratori nelle scuole delle province di L’Aquila e Teramo.  Il terremoto ci ha duramente colpito, come tanti altri nostri concittadini, sia a livello personale che a livello professionale. Per fortuna nessuno di noi ha avuto lutti tra i parenti più stretti, ma tutti abbiamo perso amici, purtroppo anche intimi, e alcuni hanno perso casa e/o attività familiari. Il nostro spazio, il teatro Dedalus, che si trovava in pieno cento, è andato distrutto e anche il nostro magazzino è attualmente sepolto dalle macerie. …. Con il terremoto abbiamo perso gran parte delle attrezzature, delle scenografie, tutti i nostri amati pupazzi giganti, e poi fari, costumi, computer…si sono salvati due spettacoli “e mezzo” che erano caricati nel furgone, e il furgone ( almeno quello, per fortuna…)

    “No, il pomodoro, no!”

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    Una storia messa in scena dalla Compagnia del Draghetto. Un gruppo teatrale nato 20 anni fa, a L’Aquila, proprio con l’idea di mettere il racconto, la fiaba in primo piano. Tutti convinti di quanto sia importante ascoltare, raccontare, giocare con le parole, e con l’immaginazione. Anche adesso che il terremoto ha portato via loro quasi tutto, a molti, anche la casa. Fra le storie che gli attori del Draghetto hanno portato nelle scuole, e sulle piazze,… “No, il pomodoro no”, una parodia dal mito del pomo d’oro, per scherzare sul mondo degli dei, così dispettosi, così umani, così crudeli… scritta da Mario Villani, con Manuela del Beato, fra i fondatori della compagnia.

    “Giorni cattivi”

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    Leggendo, di rimpatri forzati e di persone ributtate in non patrie. E chissenefrega che fine faranno… Sentendo, di carrozze riservate e non potendo non pensare ad altre carrozze…vagoni, piuttosto, di treni spediti verso la morte. E di gesti selvaggi, e linciaggi, che passano, sempre più, nell’indifferenza. Vivendo i “giorni cattivi”, di questi ultimi tempi…