Continuando dunque a parlare di fiabe. Perché i racconti ci permettono di entrare in luoghi meravigliosi… montagne, mari, boschi, in cui sono inevitabili i richiami a mondi fantastici, con riferimenti alla mitologia, alla religione, ai nostri stati d’animo. I luoghi delle fiabe… boschi e praterie dove far correre l’immaginazione. L’uomo ha bisogno di sapere immaginare… il bambino ha bisogno di incantarsi… Le fiabe… hanno quasi sempre un lieto fine…perché l’uomo, ha bisogno di sperare. Dunque, arrendiamoci alle fiabe… e vi ricordiamo che la loro proprietà è collettiva. Tutti vi possono accedere, aggiornare, riraccontare… Allora, proviamoci ancora , a ripescarle. Ma le fiabe dove stanno?La risposta di Rodari: Ce ne è una in ogni cosa, nel legno del tavolino, nel bicchiere, nella rosa, … la favola sta dentro le cose da tanto tempo. Non parla, è una Bella Addormentata, e bisogna svegliarla…
Fiabe, dunque…
Appello per il Draghetto
Mario Villani, fondatore della Compagnia del Draghetto, ha scritto questo appello, che invito a leggere, fino in fondo…
“Il Draghetto è nato a L’Aquila nell’ottobre del 1989, quindi tra qualche mese compirà venti anni di attività. e dà lavoro stabile a sette persone, coinvolgendone un’altra decina in progetti occasionali. Siamo presenti sul Catalogo ETI del teatro ragazzi dal 1995, tra le compagnie non finanziate, e lavoriamo soprattutto in Abruzzo, pur collaborando con altre compagnie in Italia. Ci occupiano di teatro per ragazzi, di teatro di strada e di formazione teatrale, e oltre a produrre spettacoli e a organizzare rassegne attiviamo ogni anno una sessantina di laboratori nelle scuole delle province di L’Aquila e Teramo. Il terremoto ci ha duramente colpito, come tanti altri nostri concittadini, sia a livello personale che a livello professionale. Per fortuna nessuno di noi ha avuto lutti tra i parenti più stretti, ma tutti abbiamo perso amici, purtroppo anche intimi, e alcuni hanno perso casa e/o attività familiari. Il nostro spazio, il teatro Dedalus, che si trovava in pieno cento, è andato distrutto e anche il nostro magazzino è attualmente sepolto dalle macerie. …. Con il terremoto abbiamo perso gran parte delle attrezzature, delle scenografie, tutti i nostri amati pupazzi giganti, e poi fari, costumi, computer…si sono salvati due spettacoli “e mezzo” che erano caricati nel furgone, e il furgone ( almeno quello, per fortuna…)
“No, il pomodoro, no!”
Una storia messa in scena dalla Compagnia del Draghetto. Un gruppo teatrale nato 20 anni fa, a L’Aquila, proprio con l’idea di mettere il racconto, la fiaba in primo piano. Tutti convinti di quanto sia importante ascoltare, raccontare, giocare con le parole, e con l’immaginazione. Anche adesso che il terremoto ha portato via loro quasi tutto, a molti, anche la casa. Fra le storie che gli attori del Draghetto hanno portato nelle scuole, e sulle piazze,… “No, il pomodoro no”, una parodia dal mito del pomo d’oro, per scherzare sul mondo degli dei, così dispettosi, così umani, così crudeli… scritta da Mario Villani, con Manuela del Beato, fra i fondatori della compagnia.
“Giorni cattivi”
Leggendo, di rimpatri forzati e di persone ributtate in non patrie. E chissenefrega che fine faranno… Sentendo, di carrozze riservate e non potendo non pensare ad altre carrozze…vagoni, piuttosto, di treni spediti verso la morte. E di gesti selvaggi, e linciaggi, che passano, sempre più, nell’indifferenza. Vivendo i “giorni cattivi”, di questi ultimi tempi…
speranze…
E Lauretta ancora interviene, e insiste: “Terra da far fiorire… Non possiamo rinunciarci. C’è bisogno di far crescere fiori, di coltivare ‘cose belle’; bisogno di sognare e coltivare ancora la
speranza. Proprio come Brigitta. Allora leggiamo le favole ai bambini; contribuiremo a coltivare il più bello dei giardini e a raccogliere un fiore speciale: la loro crescita.”
Giardini
Sarà perché è primavera… ma i racconti profumano di fiori, e di giardini… curati da fate generose. E ci sono alberi, da difendere da streghe cattive, come nelle fiabe. Per parlare di sentimenti delicati, di generosità, di speranza. Come nella storia di Lauretta Chiarini. La storia di una fata buona. “Il giardino di Brigitta”. Ecco:
Non troppo vicino, ma nemmeno molto lontano da qui, c’era la casa di Brigitta. Una casa come tante, di mattoni rossi… ma con un giardino meraviglioso. Cipressi, querce e grandi faggi proteggevano, con le loro fronde, fioriture fantastiche. E poi farfalle, e uccelli d’ogni tipo. Insomma, un posto da favola. Un giorno una vicina chiese a Brigitta di poter vedere quel giardino. Dall’esterno una siepe nascondeva i fiori, ma il profumo che ne arrivava… Sicuramente vi era coltivato qualcosa di speciale… E Brigitta: “…In effetti… io coltivo la speranza…”
Narcisi
E allora… una fiaba che arriva dalla Sicilia. Storia di riflessi d’acque e di sogni che rubano l’anima… e stordiscono, come il profumo dei fiori di maggio… e ipnotizzano, come la luce bianca e gialla dei narcisi. La storia della più bella delle ragazze del paese, che non dimenticava mai di esserlo. Fiaba delle vanità e dell’amore che uccide. Non vi fidate di Narcisa…
Sì, Narcisa sapeva di essere la più bella. Sapeva anche che in paese c’era un giovane che l’amava, un bravo pescatore, che aveva una bella casa, una bella barca, ed era incantato da Narcisa. Bella dunque da far girare la testa, come i fiori che hanno il suo nome, che ognianno a maggio esplodono di luce. Profumo di narciso, profumo di fiori, che solo chi ne conosce il segreto sa catturare… Il giovane un giorno chiese a Narcisa di sposarlo, ma lei gli rispose: “Sposerò chi miregalerà una camicia di lino, degli orecchini e un anello d’oro”. Il giovane amava Narcisa, e lui che era un pescatore, prese il fucile e andò sulla montagna… Ma quando tornò dalla montagna con i doni per Narcisa, lei di nuovo lo respinse… e ancora chiese uno scialle di seta, scarpe di raso, gonne di velluto. I giovane amava davvero Narcisa, e per accontentarla divenne brigante. Tornò con tutto quello che Narcisa aveva chiesto, ma lei ancora non era contenta, voleva altri regali, e lui vendette la casa e la barca, e tutto quello che aveva… divenne povero.
Fiabe…
Fiabe. Perché rileggerle? Perché sì. Se il tempo delle nostre cose va via in fretta. Cenerentola, i Musicanti di Brema, La rosa e l’usignolo… sono fiabe che tutti abbiamo ascoltato da piccoli, e magari leggiamo ancora. Come tutte le cose dell’uomo le fiabe si trasformano. Genere letteario con Perrault, raccolta per una sorta di monumento nazionale con i fratelli Grimm, poesia dell’animo con Andersen, ritorno alla fonte come letteratura con Calvino, che ha composto la grande raccolta di fiabe italiane, un lavoro prodigioso che Calvino ha descritto come “un tuffo in un mare dove ci si spinge non per il piacere sportivo di nuotare fra ode insolite, ma attratto da un richiamo di sangue… quasi per salvare qualcosa che si agità là in fondo… se no perdercisi senza tornare a riva…”
C’era una volta… la terra delle acque
C’era una volta… la terra delle acque. Con il racconto inviato da Salvo Nicosia, per parlare di Sicilia, seguendo le lezioni del professor Calì… La Terra della Acque, dunque. Un racconto nel racconto.
Piove a dirotto. Il professor Calì arriva a scuola in ritardo, ed è rimproverato dalla preside, per fortuna interrotta da un tuono fortissimo. Il professore entra in classe e trova i suoi alunni alunni ad aspettarlo… Tutti presenti. Quasi se ne stupisce. “Ma professore, oggi ci deve parlare di suo zio Santo, se l’è dimenticato?”, già, lo zio Santo, che si occupò di acqua in Sicilia. Attacca, Janu. “Carusi, questo bene preziosissimo è stato la base del ricatto sociale e mafioso mai perpetrato ai danni di un popolo. Con la sete, si sono vintidecenni di elezioni! Caso ancora più grave: solo poco tempo fa, un ministro si è accorto che la nostra terra è in costante emergenza per l’acqua e lui, il ministro, si è scusato con un: “nessuno me ne aveva mai parlato”.
Ricordate i punteruoli rossi?
Un anno fa circa, un pensiero a proposito di punteruoli rossi e tringoli neri… trovo oggi a margine di quell’articolo un commento che mi manda Giuseppe Bucceri, che è, piuttosto, un suggertimento, che riguarda i punteruoli. E che qui ripropongo.
“Qui a Letojanni abbiamo visto come si sia carenti nell’intervenire per proteggere le palme sane, un solo caso (almeno fino ad oggi) e la palma e’ rimasta a marcire senza nessun intervento. Ho letto un po qua e la’ che si puo intervenire ma di fatto la regione o le province non sono in grado di intervenire per mancanza di fondi e visto che tutti dicono la propria vorrei anch’io sparare la mia. Perche’, alla scoperta della palma ammalata, non incappucciarla come un preservativo in uso, basterebbero pochi euro e un tubolare di rete fino al punto di non permettere alle larve di emigrare e alla loro comparsa (nel tubolare) intervenire se si vuole con normali insetticiti, lasciare la pianta in quelle condizioni il tempo necessario per far morire il punteruolo e poi abbatterla “. Questo per i punteruoli rossi… Per quanto riguarda il triangolo nero, vedremo…