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    Pensandoci un pò…

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    Appiattiti nell’istante in cui vengono pronunciato, nello schermo a due dimensioni, il tempo e le cose vanno via in fretta. Le notizie il giorno dopo sono già morte. Eppure, ogni nostra azione, ogni nostro sentire, ha dietro la storia, la cultura dalle quali siamo nati… nascono da una profondità che nella nostra corsa quotidiana sembriamo dimenticare. Una dimensione che invece le fiabe da sempre sanno leggere. Per questo, a tratti, ne rileggeremo alcune…, per ricordare quanto sia vero che queste cose “non avvengono mai, ma sono sempre”.

    Terremoti

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    Ascoltando di ricostruzioni e new town. Di città nuove da far nascere un pò più in là. E chissà se con le spalle rivolte al luogo del passato. Vengono in mente le immagini di Gibellina. Il ricordo di Gibellina antica. E la bianca colata di cemento, che pare gesso, che pare un sudario, che pietrifica nel perimetro del paese che fu, il tracciato delle sue strette strade. Un’idea di Burri, che in paese qualcuno, con ironia, con simpatia chissà… ho sentito chiamava “burrata”. Ma stringeva il cuore vedere uomini e donne, che al lontano terremoto del 1968 erano sopravvissuti, aggirarsi fra quelle stradine. Sussurrando, qualcuno, ai bambini, di quello che c’era una volta e adesso quasi leggevano attraverso la trama di quel velo di gesso,…qui era la casa di uno, là s’affacciava la finestra dell’altro… Ma forse ancora più surreale mi apparvero le immagini di quegli uomini, di quelle donne, dei vecchi, seduti sulle panchine del paese ricostruito, qualche decina di chilometri più in là, nella piana. Nelle piazzette sfarinate dal sole. A fissare le geometrie squadrate delle case, le superfici specchiate di alcuni palazzi, i segni arditi delle opere che altri artisti contemporanei avevano donato a quel nuovo paese… così lontano dal paese del loro ricordo. E ancora di più stringeva il cuore, a verderli, silenziosi, quasi persi, definitivamente spaesati…

    Trappole

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    “… non furono il canto o la musica a uccidere, ma la mancanza dell’istinto necessario per riconoscere le trappole, per sapere dire basta, per comprendere che gli eccessi provocano il crollo della psiche, e la persona diventa un confuso ammasso invece che una forza possente… Le sarebbe bastato ascoltare la voce selvaggia che vive dentro tutti noi, e invita a fermarsi, a meditare, a riprendere speranza”….In ricordo di Janis Joplin… dal Mito della donna selvaggia… in corsa con i lupi… Ripensandoci. Nel bel mezzo del crudele aprile…

    Fiabe …

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    Oggi che si celebra la Pasqua dei cristiani il pensiero va alla terra di Palestina, dove duemila anni fa è stata scritta la fiaba dei Vangeli, e dove si trovano i luoghi sacri più importanti di ognuna delle tre religioni monoteiste… e il racconto per questo giorno è la storia dei Tre anelli… un’antichissima parabola orientale che ha attraversato i secoli, come ce la racconta Nathan il saggio, storia, ci dice, del folle bisogno di avere il  dio migliore e imporlo al mondo intero…

    Siamo a Gerusalemme. Al tempo delle Crociate. Il Saladino, che è musulmano, chiede a Nathan, che è ebreo: qual è la vera fede? L’Islam, l’Ebraismo o il Cristianesimo? Nathan risponde raccontando questa storia. “Tanto tempo fa in Oriente viveva un uomo che possedeva un anello d’inestimabile valore. La sua pietra, un opale dai cento riflessi colorati, aveva un potere segreto: rendeva grato a Dio e agli uomini chiunque la portasse con fiducia. L’uomo lasciò l’anello al suo figlio più amato; e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato. E che ogni volta il più amato dei figli diventasse, per forza dell’anello, il capo e il signore del casato…Di figlio in figlio l’anello giunse alla fine a un padre di tre figli che, inacapace di dividere il suo amore, promise l’anello a tutti e tre. E, vicino al momento della morte, ordinò a un gioielliere due anelli perfettamente uguali al suo. L’artista fu talmente bravo che nemmeno il padre fu in grado di distinguere l’anello vero dai falsi. Allora chiamò i figli uno per uno, li benedì, a tutti e tre donò l’anello, e morì”….

    Apocalissi, ancora…

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    E così si rischia di scoprire che Terribili Cavalieri dell’Apocalisse sonnecchiano nascosti nel cemento dei pilastri delle case. Non sono fatti né di carne né di fuoco. Ma sanno di sabbia e di sale. Non sfoderano spade. Magari ne fossero armati. Ma si corrodono e corrodono le nostre fondamenta. E si sfarinano come pasta frolla. E altri, ancora. Sono a volte dentro di noi. E fra noi. Terribili e affamati, solo dell’oggi. E perché non sono né caldi, né freddi, ma tiepidi dell’incuranza, la Terra, li vomiterà dalla sua bocca.

    Apocalisse

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    A questo punto continuando, dalle pagine dell’Apocalisse. Poche parole, ma rimaste nella mente come marchiate col fuoco. “Tu non sei né freddo né caldo. Magari fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca”. Ripensando. Ancora una volta. L’Apocalisse di Giovanni.

    Profeti

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    “… e vidi come fu aperto il sesto sigillo; nacque un gran terremoto e il sole si fece nero come un sacco di crine, e la luna quasi tutta di sangue; e le stelle del cielo caddero sulla terra come il fico getta i suoi frutti acerbi quando è scosso da un gran vento; e il cielo si restrinse come un libro che s’avvolge; e ogni montagna, ogni isola si spostavano dai loro luoghi…”  Rileggendo l’Apocalisse di Giovanni, l’inventario delle sofferenze umane… mentre i profeti oggi come allora, ancora rimagono inascoltati. Qualcuno li chiama “imbecilli”. Oggi come allora, forse. In più, qualcuno oggi li denuncia. Per procurato allarme. E l’imputazione suona grave e beffarda. Oggi.

    Pensiero d’aprile

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    Dalle riflessioni su Medea e Cassandra. “Lei rischia la malattia e la morte perché è sempre più incerta che ci sia un altrove capace di accoglierla alla fine del suo percorso”. Dalle riflessioni di Christa Wolf. Pensiero d’aprile. Mentre il mese crudele esplode nel sole…

    Primo d’aprile

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    Sarebbe stato carino pensare a uno scherzo. Invece no. Leggendo della legge che, in Afghanistan, ha di fatto legalizzato lo stupro in famiglia. E vieta alle donne di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico senza aver prima avuto il permesso dal marito. E si ripete il crimine di Barbablù, il più bestiale dei mariti delle fiabe. E si ripete. La storia antica della donna oggetto di possesso, e quindi sottoposta al diritto del padrone che su di lei può prendere qualsiasi decisione. Di vita o di morte. E’ stato detto, che gli uomini, esclusi dal generare la vita, trovano nella morte un luogo più potente della vita, perché la vita toglie. E’ stato detto…

    Proposta

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    Leggendo dell’ultimo tremendo atto della Controriforma che avanza… pensando a un gruppo, nel quale unirsi per restare vicini, e provare a difendersi l’un l’altro, oggi che vogliono immolarci all’altare di chi disprezza a tal punto la vita da volerne rendere insopportabile e orrendo il momento altrimenti sacro della morte… Lo si potrebbe definire club, che è già cosa che mette almeno un pò d’allegria. Club “Liberi di Vivere, Liberi di Morire“, ad esempio. Pensiamoci.