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    Partendo dalla storia di Silvano, la Storia…

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    Ancora una bella lezione di Storia, e non solo, che arriva da Vittorio da Rios. Infinitamente grati…

    “Partendo dalla Storia tragica di Silvano, che è storia di milioni di creature che hanno incrociato i loro destini con il più abominevole e disumano dei periodi nella storia millenaria dell’ominide: il “secolo breve”, dove si sono praticati e compiuti crimini di tale efferatezza mai prima conosciuti. L’uccidere, lo sterminare l’altro, non solo come nemico da annientare (il compito delle guerre e di chi le comanda e le pratica, assassinare e uccidere), ma l’annientare l’altro in quanto “altro” per etnia, per storia, per condizione biologica, per idee politiche, per fede religiosa, o in quanto essere portatori di handicap. Il “collasso Morale” come lo definì Hannah Arendt.

    “Dal ritorno”. La vita rimasta laggiù…

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    Oggi che in troppi sembrano dimenticare…

    «Caro Silvano, quando ci siamo incontrati, una sera di dicembre, mi hai chiesto di accompagnarti. Volevi tornare laggiù, nel luogo di cui sei sopravvissuto. Io sono sempre laggiù, mi dicevi. In vita, solo, nell’incredulità dell’esistenza. Abbiamo iniziato il viaggio. Sei dovuto sopravvivere, di nuovo».
    Silvano Lippi che, ufficiale dell’esercito durante la guerra, era stato nel 1943 in Grecia, e dopo aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò fu prigioniero nei campi di concentramento. In Grecia, in Germania, in Austria. A Mauthausen fu addetto ai forni crematori. Silvano Lippi, che per sessant’anni ha taciuto, e poi…
    La sua storia mi è venuta incontro, tremenda e dolente, come una vertigine, dalle pagine del film di Giovanni Cioni, “Dal ritorno”, con il quale Lippi ha condiviso il tempo, infine, della parola. E sono due uomini che si incontrano, e si accompagnano nel viaggio verso “laggiù”… Silvano che parla e Giovanni che accompagna, in sospiri interroga e ascolta, e con lui tutti noi siamo catturati dal procedere del racconto.
    Testimonianze imprescindibili.

    L’Iliade di Mario Trudu

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    Da quel maestro, editore sempre controcorrente, di Marcello Baraghini, un annuncio che ci riempie di gioia… Pubblicherà il prossimo libro di Mario Trudu: La mia Iliade… Travolgente e stravolgente… leggerete… Intanto:

    “Stavamo pensando, in redazione, alla terza edizione del nostro Premio Stregone, mentre nani e ballerine al suono di trombe e trombette già stanno, più o meno velatamente, annunciando il possibile vincitore del Premio Strega, quello più prestigioso, e più inciucione, che sopravvive grazie alle “veline” giornalistiche e poi alla diretta televisiva tutta dentiere smaglianti e “magna magna”…
    Pensavamo a un rilancio, del quale avremo modo di parlare, quando ci è piovuto un fulmine sulla testa. Un fulmine chiamato Mario Trudu, giunto a noi attraverso Francesca de Carolis che, quando l’abbiamo incontrata al Partito Radicale in occasione della due-giorni per i 50 anni di Stampa Alternativa, ci ha sottoposto la sua ultima opera.

    Cercando una risposta ad degrado e al disastro verso il quale stiamo correndo….

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    A proposito del racconto.. de “l’uomo che cercava la vita nei giornali”… Vittorio da Rios ci onora di questa sua bella riflessione…
    “Inutile dire quanto mi abbia commosso questo racconto di Francesca. Mi nasce dentro stimolato da queste frasi scritte dalla carissima Francesca una domanda che noi tutti dovremmo porci: come è stato possibile che tutto ciò sia potuto accadere e che possa accadere quotidianamente nella quasi totale indifferenza? Oggi qui nel profondo Nord-Est dove sono nato e scrivo queste brevi note, ho ricevuto una telefonata da un carissimo amico d’infanzia; studi di medicina poi corsi di perfezionamento per operatore nelle case di riposo, da alcuni decenni opera in una delle più grandi e storiche case di riposo per anziani nel veneziano. Mi informava che da alcuni giorni sta seguendo da “volontario esterno” una giovane donna tra i 30-40 anni che vive in uno scantinato di una struttura abbandonata. Non si alza, parla a mono sillabe, dice si o no… Il mio amico, anche per il ruolo che svolge e la sua professionalità, ha avvertito Sindaco e relative autorità: carabinieri, vigili urbani ecc. Ognuno in base alle sue competenze dice che ha fatto il possibile,

    Dal ritorno

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    Invito, per chi è di Firenze e dintorni… nella giornata della Memoria, il film di Giovanni Cioni.:”Dal ritorno”. Per chi è di firenze e dintorni… ma anche per chi volesse spingersi da più lontano… ne vale la pena…

    appuntamento alle 16:00 , al circo ARCI, R.Andreoni, via D’Orso , 6 … a presentare il film, con il regista, Silvia Guasti, che fra l’altro è stata fra le protagoniste di altro film di GIovanni Cioni  “Per Ulisse” …. 

    L’uomo che cercava la sua vita nei giornali

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    Leggendo dei senzatetto ancora morti nel freddo… qualche nota di cronaca, l’accenno a un nome, una strada… arriveranno poi le statistiche, che tutto restituiscono in poltiglia di numeri…
    Andando a rileggere un racconto di un po’ anni fa. La storia di un uomo che per anni ho visto trascinarsi dietro pacchi di giornali, e giorno dopo giorno spiato, per cercare di capire… fino a incontrare, all’alba di un giorno d’inverno, un profilo trasparente di marmo che ancora non dimentico… ieri, come oggi…

    L’acqua era venuta giù all’improvviso. Lacerando la fredda calma che stava scendendo sulla città, sulla frenesia spenta del quartiere, sul sonnolento stile d’epoca dei palazzi, sulle vetrine e le dozzinerie dei negozi, sul sorriso masticato delle commesse, la polvere inquieta dei lavori in corso, i rami spogli dei tigli, sulla tenda a strisce della rosticceria, sulla tettoia dell’edicola… Sui pacchi di giornali che aveva raccolto negli ultimi mesi. Rubati alle panchine, chiesti in carità agli edicolanti, raccolti dai cumuli delle immondizie. Sette buste di plastica bianca gonfie di carta, tenute strette da nodi di spago.
    Un’impresa al di sopra delle sue possibilità,

    Il filosofo Kafka e le nostre gabbie…

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    A proposito di Filosofia e le nostre prigioni… bellissima riflessione di Vittorio da Rios… Ancora una lezione da appuntare…

    “Filosofia è sempre presente nell’agire umano. E questa acquista valore universale quando a praticarla sono menti a cui l’esistenza ha posto inanzi a prove definitive. Dentro il paradigma che tutto unisce, Mi chiedo quasi con ossessione cosa abbia voluto trasmetterci con le sue opere Kafka. Leggendo e rileggendo il Processo.Il Castello, la Metamorfosi, America ecc.ho come la sensazione che molti suoi studiosi e biografi non abbiano colto la vera essenza la cifra più profonda del suo messaggio, la sua ricerca filosofica sull’essenza e l’essere della nostra reale condizione che chiamiamo “Vita” Breve parantesi spirituale-biologica nell’infinito spazio del tempo, del prima e del dopo del nostro nascere e morire. Kafka anticipatore del cataclisma rappresentato dalla tragedia del secondo conflitto mondiale,interprete dell’angoscia del vivere dell’uomo giunto all’apice della modernità?

    Siamo tutti naufraghi…

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    A proposito di filosofia in carcere, Paolo Rausa, ci regala il racconto della sua esperienza…

    “Seconda stella a destra/questo è il cammino/e poi dritto, fino al mattino/poi la strada la trovi da te/porta all’isola che non c’è… così Edoardo Bennato. Ognuno/a di noi cerca l’isola dentro di sé, come luogo del benessere, della serenità, dell’espressione compiuta del proprio essere che cerca l’altro/a, il/la simile. Quell’isola riverbera la stella cometa, quella che annuncia la nascita del Cristo, la redenzione dell’umanità. Siamo tutti naufraghi, o ‘mendicanti di sogni’, come aveva titolato la sua raccolta di poesie Sergio, conosciuto nel carcere di Milano Bollate qualche anno fa e che ci ha lasciati l’anno scorso, ancora giovane, per una malattia…

    Naufraghi… in cerca di una stella

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    “Il Bene e il Male sono due realtà infinitamente lontane collegate tra loro da un filo sottile… Una corda tesa sull’abisso del nulla unisce le due contrapposte estremità, e noi uomini, come funamboli, su quella corda tesa siamo costretti a camminare per poter arrivare da qualche parte”.
    Funamboli. Un’immagine che dà le vertigini. E ancor più stordisce quando, più avanti… “Sulla corda tesa fra il Bene e il Male io ho trascorso quasi la mia intera esistenza”. Parole di Juan Dario Bonetti, che è persona detenuta. Ha partecipato, insieme a un gruppo di altri detenuti, al Laboratorio di Pratica filosofica della sezione Alta Sicurezza nella casa circondariale di Rebibbia. Un sorprendente esperimento di pratica filosofica, dal fondo di quel luogo, il carcere, che è caverna, ma è anche antro dentro ciascuno di noi…

    Ancora per gli angeli caduti…

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    Vittorio da Rios…. ancora una lezione. Tutta da leggere.. 

    “E allora inanzi al collasso morale etico e civile, in cui siamo precipitati appaiano drammaticamente attuali quanto lapidari da scuoterci nel profondo della nostra essenza i versi di Padre Davide Maria Turoldo. DIO PERFINO I BAMBINI? SEMPRE E OVUNQUE I BAMBINI SACRILEGHE VITTIME DI NOSTRI ORGOGLI DI ADULTI:MA FORSE TUTTI I SOLDATI SONO BAMBINI: I SOLDATI NON SANNO NON DEVONO SAPERE, E’ TOLTA LORO LA RAGIONE…ORA PER I BAMBINI DELL’IRAN IL FORNO E’ GRANDE COME IL DESERTO: UN DESERTO IN FIAMME… BAMBINI, UN DIO,CERTO UN DIO VI ACCOGLIE MA NON IN QUEL FATUO PARADISO DEL VOSTRO MOSTRUOSO SANTO DI QOM.( PERCHÉ QUESTO DIO, IL MIO DIO NON INTERVIENE AVANTI L’ASSASSINIO? PERCHÉ NON UCCIDE TUTTI GLI OMICIDI?) …