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    Se dieci morti vi sembran pochi….

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    Riprendo il commento, ieri, di Vittorio da Rios alla gravissima situazione

    delle carceri. Se dieci morti vi sembran pochi….

    “I fatti gravissimi accaduti nel carcere di Modena “sette morti ma la conta purtroppo non sembra definitiva” evidenziano una cosa drammatica che ci deve far riflettere seriamente tutti indistintamente. Come è potuto accadere? E la causa di una simile tragedia gravissima è dovuta al “saccheggio” dell’infermeria-farmacia del carcere con relativo abuso di farmaci causa dei decessi da parte dei detenuti? E’ credibile obbiettivamente, razionalmente, questa versione? Ho serissimi dubbi.Mi auguro che si proceda a stabilire la verità dei fatti e di individuarne qualora ci fossero le relative responsabilità. Ma come versa oggi “effettualmente” il sistema carcerario italiano reso esplosivo e incandescente con l’esplosione del Corona virus? Oltre 10 mila ospiti in più rispetto alla capacità di contenimento delle strutture presenti sul territorio.

    Vittime della follia sperequativa

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    A proposito delle vicende di Valentina e Nicoletta, Vittorio da Rios ci propone la profonda riflessione a proposito di “delitti” e “pene” e della “violenza sperequativa” del mondo che abbiamo costruito.

    “Il grande Gaetano Filangieri ha intitolato la sua monumentale opera rimasta tra l’altro incompleta per la morte sopraggiunta in ancor giovane età: La “Scienza della legislazione”. Il diritto come scienza tra le maggiori nobili e prioritarie attività umane. Filangieri dedica un libro tra i sette che compongono l’opera alla scienza “dell’educazione”. Il cittadino va formato nella logica del diritto, come bene assoluto.che ne coordina le attività, ne tutela diritti e doveri con finalità di una vita “giusta e dignitosa” spingendo sempre più in alto il sapere e la ragione come strumenti indispensabili per garantire il perpetrarsi dei processi evolutivi della emancipazione umana. Filangieri creò la sua opera nel 1700 lo stesso secolo in cui un altro grande illuminista Cesare Beccaria scrisse “Dei delitti e delle pene”. Viene ragionevolmente da chiedersi ma come mai che dopo oltre due secoli il sistema giudiziario-carcerario Italiano versi in queste condizioni nonostante vette cosi alte raggiunte nel campo della elaborazione del pensiero filosofico-giuridico? Dobbiamo pur iniziare a porci questa domanda non rituale,e cercare concreti e percorribili rimedi. Non troviamo in questo assunto paradigmatico del “maestro Gerardo Marotta” l’origine dei molti mali che oggi affliggono l’umanità che la stanno devastando con sofferenze e tribolazioni di cui il carcere ne è tragico emblema?

    Dissenso e povertà dietro le sbarre … altro che mimose

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     A mural painted by Banksy, 

    Quali mimose… Sarà perché, in compagnia di una donna del Sud, Sandra Berardi, ho percorso la settimana, affiancandola in incontri per parlare, a proposito di quel “sud” che è il carcere, di quel sud del sud che sono le donne in prigione…
    Ma questo otto marzo, l’invito è a dedicare un pensiero a Valentina. Sì, alla donna che la settimana scorsa ha lasciato il suo bambino alle spalle della stazione Termini, a Roma, per allontanarsi, chissà per dove, con l’altra sua figlioletta. A Valentina, andata via da una casa-famiglia dove ultimamente era stata accolta e che chissà quale smarrimento l’ha portata ad abbandonare il suo bambino… Valentina, venuta anche lei da un sud del mondo,

    A proposito di Sorella Morte…

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    A proposito della morte, delle nostre paure e illusioni, dei desideri, delle violenze, di sistemi consolatori… la profonda riflessione di Vittorio da Rios, che ancora ringraziamo…

    “Tutti portiamo dentro le sofferenze di lutti personali e collettivi. La morte ci accompagna inesorabilmente. Sorella morte l’ha definita Francesco. A volte desiderata come forma ultima e sublime dello spirito, di ricongiungersi con “l’eterno”. O come quando il vivere diventa insopportabile dolore fisico e psichico, nonostante le conquiste in campo farmacologico. Spesso la morte colpisce con innata violenza, e rapina giovani creature. Determinate da malattie, guerre, fame, tribolazioni dovute al disordine globale in cui vive tutt’ora l’umanità. La morte questa sconosciuta, nonostante si abbiano a lei dedicato, nel corso dei secoli studi, riflessioni, profondissime escavazioni filosofiche-teologiche-scientifiche- antropologiche, rimane nella sua essenza “costitutiva” tutta ancora da decifrare.

    L’abbraccio virtuale che non ci salverà

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    Commuove, forse, ma molto più fa rabbrividire. E non è cosa che si possa presto accantonare. Io ancora rabbrividisco, dopo averlo visto… quel video che avrà già incuriosito molti di voi… e che mostra l’incontro di una donna con la figlioletta morta tre anni prima, incontro reso possibile in un mondo virtuale creato apposta per loro. “I met you”, il titolo del documentario che racconta l’esperienza di Jang, donna coreana, madre della piccola Nayeon, che una malattia incurabile le ha portato via quando aveva appena sette anni…. Ed eccola lì, Nayeon che alza lo sguardo lucido verso sua madre, che è lì davanti a lei, e che noi vediamo allungare le braccia verso la bambina, che la madre, attraverso il visore per realtà virtuale che indossa, riesce a vedere come fosse lì, viva e palpitante, su quel prato verde disegnato per i loro passi nel nulla… E grazie a sensori che ha alle mani, sembra che Jang riesca a toccare quella che sappiamo essere solo una riproduzione elettronica della figlia… E la chiama, e si commuove e, magia della realtà virtuale, in qualche modo mamma e figlioletta interagiscono…
    “Come stai mia piccola Neyeon?”

    Cavalcando in groppa a un Gatto

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    Per chiudere febbraio, mese, come si sa, dei gatti e delle streghe, lascio la penna tutta al Gatto, Gatto Randagio. Ad autocelebrarsi, se vuole, visto che si è fra l’altro appena celebrata la festa dei gatti… e a ben ragione…

    “Lo sentite? Il mio è un miagolio che arriva dalla notte dei tempi… carico del peso di tutto quello che la storia dell’uomo ci ha buttato addosso in un’estenuante altalena… adorati come divinità o temuti come servi dell’inferno…
    Tutte cose per nulla semplici da portare e sopportare. E di cui noi gatti, diciamo la verità, siamo un po’ stufi. Ne abbiamo discusso giusto domenica scorsa al raduno che teniamo la prima domenica di ogni mese. Ma siamo arrivati, per ora, alla conclusione che c’è poco da fare. A voi umani proprio non va giù la semplice verità: a questo mondo esistono persone (sì, persone) infinitamente più intelligenti e sagge di voi. Capaci di attraversare le ere e i mondi, capaci di sonni e sogni senza fine (e senza bisogno di ricorrere a sonniferi), di guardare il vostro mondo agitato, e con serena saggezza sorridere di voi, così impastoiati nelle miserie di cricche, compromessi e mediocrità.

    La pagina vuota

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    Beh, fa proprio un bell’effetto avere tra le mani un libro di cui avevi letto tempo prima… quando era ancora un manoscritto in cerca della sua strada… Con tutte le domande, i dubbi, le speranze… Ed eccolo qua. “La pagina vuota”, di Lisa Franca Satta. Copertina con fondo azzurro e al centro, nel bianco e nero degli anni a metà del secolo che fu, foto di famiglia in un esterno, che già molto racconta. Con la tenerezza di volti che riconosco… Lisa, Salia, Giovanna, il fratellino Antonio… manca solo Viviana che arriverà per ultima. Giovanna, soprattutto, la mia amica, che di questa sua famiglia sarda mi ha spesso parlato, e uno ad uno nel tempo mi ha fatto incontrare… E quindi mi è facile riconoscere subito l’autrice, benché piccolissima. Quella bambina imbronciata davanti ai tre fratelli. Giovanna sorride schietta e simpatica, come sempre… anche Salia e Antonio sorridono. Tutti, compreso, sembra, il canuzzo che Salia tiene in braccio, guardano diritti l’obiettivo. Tutti tranne lei. Lisa.

    Contro il Dio dell’ordine…

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    Il prezioso contributo di Vittorio da Rios, a proposito della “sconfitta delle Sirene”….

    “Un carissimo amico, Giuliano D’Elena che con le sue opere filosofiche e pittoriche sta ridisegnando un nuovo paradigma dove l’essere ontologico è posto al centro come amore incondizionato e totale, vede nella Genesi la fonte e causa dei cataclismi che hanno devastato la storia dell’umanità in questi ultimi 2.700 anni. La donna nasce da una costola dell’uomo quindi nella più profonda psiche umana è subordinata al maschio. Tutto il paradigma culturale che fin qui ci ha costruiti e plasmati è maschilista, fallocratico. Tutto in funzione del Dio dell’ordine, causa di tanto “disordine”.

    La sconfitta delle Sirene…

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    La settimana di San Valentino. Avrei voluto raccontarvi una bella storia d’amore. Ma come dimenticare gli occhi di Francesca, il bellissimo volto di Rosalia, il sorriso fiducioso di Speranza… e chissà quant’era lunghi i capelli di Fatima, e quanto profondo lo sguardo di Monica… La settimana scorsa in due giorni sono state uccise cinque donne. Un’emergenza nazionale. Quella vera. Ma non so se è stata l’apertura di qualche notiziario o titolo di testa di giornale. E’ pur vero che, tutti presi a preoccuparci di questo virus nuovo nuovo che agita il nostro inverno… le donne uccise, in fondo, roba vecchia… anche i numeri bene o male rimangono sempre gli stessi… quelle 120-140 donne l’anno… qualcuna in più, qualcuna in meno. Fenomeno comunque “circoscritto”, confinato per lo più dentro le mura delle nostre case-dolci case, comunque nel perimetro di un abbraccio…

    Se “nell’altro mondo l’uomo verrà mangiato da ciò che egli mangia”…

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    “E’ proprio lei. Polly. E dietro di lei Dino, Branko, Pupo, e gli altri. Tutti allineati nell’infinita teoria di grida di silenzio. Polly. Mi ha percepito. Mi ha sentito. Non parla. Ma il suo occhio rovesciato nel vuoto mi sta cercando. Ecco, mi vede… diomio, già più non mi vede. Uno scatto meccanico devia verso destra il movimento dei binari aerei. E’ uno scorrere lento, inarrestabile. L’ho di nuovo persa. Polly nascosta dalle sagome di Dino, Branko, Pupo, di tutti gli altri, ora scossi da fremiti elettrici. Ecco, svolto anch’io. Non posso che seguirli. E cosa sarei mai io senza Polly, senza tutti gli altri cresciuti con me, intorno a me, su di me, dentro di me, in una ressa senza la tregua di un respiro. Questo spazio che ora mi separa da loro, questo vuoto tra la mia testa e il suolo, mi sta dando la nausea. Il sangue mi annega la testa. Non ancora morto, ancora vivo nell’orrore elettrico che mi ha attraversato il corpo. E davanti a me qualcun altro ancora sbatte un’ala… Un altro scatto di ferraglia e rivedo Polly. Polly. Non reggo la vista del tuo sguardo tramortito. Le tue cosce, così indecorosamente divaricate, legate ai ganci del binario che ti porta via… Se tu potessi almeno chiudere gli occhi. Non vedresti nei corpi ora squartati degli altri, il tuo corpo violato. Se almeno mi si chiudessero gli occhi. Non vedrei nei tuoi occhi ancora pulsanti l’orrore meccanico che sta per lacerarmi l’anima…”
    Polly, una gallina. I suoi ultimi feroci momenti, appesa a testa in giù, ai binari che la portano a morire. Vista dal galletto che forse l’ha amata… anche lui lì, insieme a tutti gli altri compagni di sventura, con i quali ha condiviso i mesi della terribile vita dei polli d’allevamento…