Oggi che in troppi sembrano dimenticare…
«Caro Silvano, quando ci siamo incontrati, una sera di dicembre, mi hai chiesto di accompagnarti. Volevi tornare laggiù, nel luogo di cui sei sopravvissuto. Io sono sempre laggiù, mi dicevi. In vita, solo, nell’incredulità dell’esistenza. Abbiamo iniziato il viaggio. Sei dovuto sopravvivere, di nuovo».
Silvano Lippi che, ufficiale dell’esercito durante la guerra, era stato nel 1943 in Grecia, e dopo aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò fu prigioniero nei campi di concentramento. In Grecia, in Germania, in Austria. A Mauthausen fu addetto ai forni crematori. Silvano Lippi, che per sessant’anni ha taciuto, e poi…
La sua storia mi è venuta incontro, tremenda e dolente, come una vertigine, dalle pagine del film di Giovanni Cioni, “Dal ritorno”, con il quale Lippi ha condiviso il tempo, infine, della parola. E sono due uomini che si incontrano, e si accompagnano nel viaggio verso “laggiù”… Silvano che parla e Giovanni che accompagna, in sospiri interroga e ascolta, e con lui tutti noi siamo catturati dal procedere del racconto.
Testimonianze imprescindibili.





