“Aniello era bello come Mastroianni e forte come Poseidone.
Sposò una donna bellissima venuta dal Nord. Costruì per lei e per i loro figli una grande in casa in cima alla montagna.
Portò sulle spalle le travi, le piastrelle, le pietre. Da lì, se si guarda bene, si vedono ancora gli dei che passeggiano.
Ma la sua vita era sul mare, proprio davanti all’isola delle sirene (c’è ancora in quei fondali, il relitto dell’ultima nave che non è riuscita a sfuggire all’incanto).
Una spiaggia tra due torri antiche, per avvistare i pirati.
I polpi, da lui, si lasciavano prendere con le mani. Le alalonghe lo guardavano negli occhi, senza sfida. Le meduse non lo ferivano. A volte il mare, prima di infuriarsi, lo avvisava. Il sole non lo bruciava.
Alla sua tavola c’era sempre un posto per lo straniero.
Era un giusto, a modo suo. E, se qualcuno violava le sue leggi, il suo furore tuonava tra gli scogli.
Quando le forze lo lasciarono, Aniello si addormentò sulla spiaggia.
Lo accompagnarono in barca. Prima lo portarono a fare un giro lunghissimo al largo, per asciugare il pianto delle sirene”.
E come non iniziare ricordando questo bellissimo ritratto che Daniela Morandini aveva fatto di Aniello, Aniello Cappiello, anima di un pezzo della Costiera amalfitana, Positano. Un ritratto che me ne fece innamorare, di lui e della sua gente… che poi pure un giorno ho conosciuto. Ché a questo è volato il mio pensiero scorrendo le pagine di “La mia Marinella, storie di mare, di cose buone e di fatiche”, che Daniela ha scritto insieme ad Alessandra Cappiello, che di Aniello è la figlia.
Un libro che Alessandra ha fortemente voluto come omaggio questo suo mitico padre che a Positano è già leggenda. E tanti suoi ricordi ha voluto regalarci.
Un album di parole e di immagini, che scorrono con la storia iniziata nella prima metà del secolo scorso, per la precisione nel 1932 quando Aniello nacque. Storia di lui, della sua affollata famiglia e di tutto quel che si è mosso intorno a quel pezzo di mare “a Positano, a Fornillo, tra due torri antiche per avvistare i saraceni”.
Ed è lì che Aniello, che ha fatto mille mestieri, infine, nel 1949 costruisce il primo stabilimento sulla spiaggia tra le due torri: La Marinella, appunto, “una serie di palafitte a forma di zampa di cavallo conficcate tra i sassi, una piattaforma, un piccolo bar, qualche cabina, poche sdraio, alcune pagliarelle, un tegame per le cozze e uno specchio per farsi la barba”.
E poi arriva dal profondo nord Magdalena Koriczek, Lena. Aniello ne fa la regina della sua casa, … Lena, che … “I matrimoni sono tutti uguali, ma i panorami no!”, impara le tradizioni mediterranee, ed è ancora lì, oggi insieme ai figli, a organizzare la cucina nella roccia.
Un racconto affollato di gente, di figli che nascono, di persone che arrivano e ogni estate ritornano, altre che definitivamente restano, catturate da quell’angolo di paradiso…, e sono amici, e sono personaggi più o meno noti, e sono artisti, che tutti in quel tratto di costa vengono accolti, “in quella stagione del Novecento dove pittori, scrittori, esuli della Rivoluzione d’Ottobre e scampati al nazismo ricercarono un Sud metafisico”.
Storie di mare, di cose buone e di fatiche, se nulla è semplice, ma Aniello sa cosa fare, e ci insegna che si può, si deve, quando tutto sembra fermarsi, ricominciare… come quando una mareggiata, nell’87, distrusse lo stabilimento…
“Chi tene ‘o mare cammina ca vocca salata e ogni volta Aniello ricomincia. Porta sulle spalle travi, piastrelle, pietre. Rassicura una figlia con gli occhi lucidi: “ Nun chiagnere, ‘o refacimm n’ata vota”. Ché lo spirito di Aniello è tutto qui.
“La mia Marinella”, dunque, che con i suoi ricordi Sandra, con Daniela, ci regala… un racconto che è la storia di una famiglia, ma anche di un pezzo della nostra storia, che a tratti commuove.
Col racconto scorrono foto… dagli archivi Cappiello e Morandini,… immagini in bianco e nero di quel passato, ma anche ricche dell’esplosione di colori dei ritratti che Martine Lefévre, artista che su quel tratto di mare da tempo si è fermata, qua e là ha posato…
“La mia Marinella, storie di mare, di cose buone e fatiche“, Alessandra Cappiello e Daniela Morandini
In copertina, la Marinella anni ’60, di Michele Theile